Ricostruzione degli avvenimenti del 7 agosto 1942 accaduti alla stazione ferroviaria di Schifferstadt

"Ecco arriva il padrone del torchio
e rossa è la sua veste.
Spazza con una ramazza di ferro
tutto il territorio con violenza.
Con tutta la sua furia
annuncia la sua venuta finale.
Sentiamo un sibilo imponente,
il Padre solo sa quando arriverà."
(Edith Stein)

La persecuzione contro gli ebrei cattolici

Nella notte di San Silvestro del 1938 Edith Stein valica il confine della Germania per rifugiarsi nel Carmelo olandese di Echt. Anche lì la situazione precipita drammaticamente quando, nel 1940, i nazionalsocialisti prendono il potere. Edith Stein tenta disperatamente di poter essere ospitata in Svizzera, ma invano.

Quando in Olanda la persecuzione contro gli ebrei diventa sempre più accanita, le Chiese locali in data 11 luglio 1942 inviano un telegramma alle massime autorità in carica:

Le Chiese d'Olanda, qui sottoscritte, profondamente scosse dai provvedimenti contro gli ebrei olandesi, con i quali sono esclusi dalla partecipazione a una normale vita quotidiana, profondamente addolorate, sono venute a conoscenza delle nuove disposizioni in forza delle quali uomini, donne, bambini e intere famiglie devono essere deportate nel Reich tedesco e nei territori occupati.

La sofferenza, che colpisce più di diecimila persone, la consapevolezza, che tali disposizioni sono contro il profondo sentimento morale del popolo olandese e, soprattutto, il contrasto di tali disposizioni all'esigenza di giustizia e di misericordia volute da Dio, costringe le Chiese a rivolgersi a Lei con la preghiera di non mettere in atto tali disposizioni. (...) [Cit. da Mohr Anne / Prégardier Elisabeth (ed.) Passione d'Agosto (2-9 agosto 1942), 1995, 38-40.]

In modo del tutto inaspettato, le autorità danno risposta affermativa, che ben presto si rivela un semplice imbonimento. Allora i Vescovi cattolici decidono di scrivere una Lettera Pastorale che viene resa pubblica il 26 luglio, nonostante tentativi di dissuasione. Pieni di rabbia i nazionalsocialisti decidono di far deportare anche gli ebrei cristiani, che fino allora erano stati risparmiati.

Edith Stein e Schifferstadt

Ripercorriamo il testo "Edith Stein e Schifferstadt" di Gioacchino Feldes che approfondisce le varie testimonianze della sosta del convoglio su cui viaggiano la Stein e gli altri ebrei cattolici.

Il 2 agosto 1942 verso le ore 5 di pomeriggio due ufficiali delle SS si presentano al Carmelo di Echt e costringono Edith e sua sorella, la signorina Rosa, ad abbandonare il Carmelo. Dopo essere passate da Roermond e Amersfoort il 3 agosto sono condotte al lager di Westerbork dove sono concentrati i deportati. Di qui inizia per loro, al mattino presto del 7 agosto, il viaggio verso la morte insieme ad altri 985 ebrei - sono uomini, donne e bambini - e per l'ultima volta transitano anche da Schifferstadt. [Sulla situazione precisa del trasporto: ibidem 105-308.]

Prima di ricordare tre importanti testimonianze, Gioacchino Feldes riporta a questo proposito la relazione del 11 luglio 1985 fatta da Elsa Eckrich di Schifferstadt al Carmelo di Tubinga.

Relazione della sosta a Schifferstadt di Elsa Eckrich

Nel pomeriggio del 7 agosto 1942 scendevo dal treno proveniente da Ludwigshafen, e mi trovavo (alla stazione) di Schifferstadt al binario 2. Con me c'era la signora Maria Berkel, nata Schwind. Era la sorella del Decano Corrado Schwind, all'epoca dei fatti parroco di Frankenthal-Mörsch, e nipote del Vicario Generale Schwind, morto nel 1927. La signora era domiciliata nella casa natale della famiglia Schwind nella Ludwigstrasse.

Il capostazione Valentino Fouquet venne verso di noi tutto allarmato dicendoci: "Arrivate adesso - or ora è partito il treno su cui c'era una signora di nome Edith Stein. Mi ha chiesto informazioni sulla famiglia Schwind abitante nella Ludwigstrasse e voleva sapere se non vi fosse presente qualcuno della famiglia. Rimase male quando risposi no. Allora mi pregò di comunicare urgentemente quanto segue: "Vengo portata verso est. Saluti la famiglia Schwind nella Ludwigstrasse"".

Questo fatto ci aveva molto scosse, in quanto il signor Fouquet ci avvisò che si trattava di un trasporto di prigionieri. [In una lettera del 20 dicembre 1948 (Archivio Edith Stein di Colonia) Corrado Schwind riferisce che Fouquet avrebbe incontrato sua sorella mezz'ora dopo che questi aveva visto Edith Stein: (...) La dottoressa era sicura di passare per Schifferstadt. Sperava certamente di vedere qualcuno di noi, poiché si trattava della nostra città natale. Questa cosa era nota alla dottoressa. Per questo motivo si rivolse al capostazione per sapere se ci conoscesse. Questi era compagno di scuola di mia sorella. Mezz'ora dopo incontra mia sorella alla stazione e dice: "Poco fa si è fermato qui un treno di deportati in cui c'era anche una donna vestita di nero, la dottoressa Stein. Mi ha incaricato di riferirti i suoi saluti, lei personalmente sarebbe in viaggio per l'est". Costui si chiama Fouquet. Le Domenicane di Spira vengono così a sapere la cosa. Quindi suor Agnese viene a trovarmi e io la informo così. Tenuto conto che a Schifferstadt ci sono tanti Schwind, specifica al capostazione che un figlio della famiglia sarebbe parroco a Frankenthal-Mörsch. Avrebbe dovuto salutarlo tanto. Suor Teresa Benedetta della Croce sarebbe in Cielo - la sua via crucis sarebbe compiuta.]

* * *

La prima testimonianza è quella di Valentino Fouquet (26 maggio 1892 - 23 marzo 1977), dipendente delle ferrovie fino al pensionamento, avvenuto negli anni sessanta; dapprima a Limburgerhof fino all'inizio della guerra poi a Schifferstadt. È un uomo relativamente piccolo, corpulento, noto come lavoratore coscienzioso. Gli abitanti del luogo lo chiamano quello "dal cappello rosso".

Dopo aver riferito quei saluti - cosa che in tempo di guerra è abituato a fare sovente - si dimentica dell'incontro avvenuto alla stazione, fino al momento in cui negli anni cinquanta la cosa diventa per lui di nuovo attuale. Lo studioso di storia locale Giuseppe Bast, che cura abitualmente "Heimatklänge" - le voci della patria -, un inserto del "Schifferstadter Tagblatt" - quotidiano di Schifferstadt -, pubblica a proposito un articolo nel "Rheinpfalz" del 6 gennaio 1951 dal titolo "Ultimo saluto di suor Teresa Benedetta dalla stazione di Schifferstadt". In esso nomina suor Posselt che parla nel suo libricino - "Edith Stein: una grande donna del nostro secolo" -, dell'incontro del ferroviere con Edith Stein. In questo modo si risveglia in Fouquet il ricordo dell'incontro alla stazione avvenuto nove anni prima.

In seguito all'articolo di Bast, il 25 ottobre 1953 Fouquet decide di scrivere i suoi ricordi. Su richiesta del Carmelo di Colonia nel 1958 trasmette la sua relazione all'Archivio del Monastero.

Lettera di Valentino Fouquet

Edith Stein: il suo saluto del 7 agosto 1942 alla stazione ferroviaria di Schifferstadt

Valentino Fouquet
Impiegato delle ferrovie Wagnerstrasse 16

Schifferstadt, il 25 ottobre 1953

Molto Reverenda suor Agnese dell'Agnello di Dio
Monastero delle Carmelitane "Maria della Pace"
Colonia, vor den Siebenburgen

Il 7 agosto 1942 intorno a mezzogiorno, aspettavo il treno diretto proveniente da Saarbrücken per Ludwigshafen. Il treno entrò in stazione e davanti a me si fermò un vagone che trasportava dei prigionieri. Una donna vestita di nero che si trovava all'interno mi rivolse la parola, chiedendomi se fossi di Schifferstadt e se per caso conoscessi la famiglia del sacerdote Schwind. Risposi affermativamente, dicendole che la famiglia del Decano Corrado Schwind, mio compagno di scuola, mi era ben nota. Quindi la signora mi pregò di porgerle i saluti da parte di suor Teresa Benedetta, lei stessa sarebbe Edith Stein e sarebbe diretta verso est.

La signora aveva un atteggiamento tranquillo e cordiale.

Poco dopo potevo comunicare la notizia alla signorina Schwind, sorella del Decano e nipote del Vicario Generale Giuseppe Schwind, a sua volta direttore spirituale di Edith Stein, che era stata presente alla sua vestizione nel Carmelo di Colonia.

Valentino Fouquet
19 aprile 1958

* * *

Nel corso degli anni aumentano le testimonianze da parte di testimoni oculari. Ecco quella di Ferdinando Meckes nato a Dodalben il 8 dicembre 1911, all'epoca Cappellano a Ludwigshafen nella Parrocchia di San Bonifacio dal 1940 al 1944, oggi a riposo.

Il 3 aprile 1984 il sacerdote racconta i fatti nel modo seguente, in una lettera indirizzata a suor Adele Herrmann OP, presso il Monastero di Santa Maddalena:

Lettera di Ferdinando Meckes

Incontro con Edith Stein il 7 agosto 1942.

Venivo da Spira e alla stazione ferroviaria di Schifferstadt dovevo aspettare la coincidenza per Ludwigshafen, dove ero cappellano nella Parrocchia di San Bonifacio. Al mio stesso binario aspettavano altre due signore distanti circa 30 metri da me; tutt'intorno non c'era nessuno. Proveniente da Neustadt giungeva un treno merci, che si fermò sul binario più esterno. Il disco della segnaletica ferroviaria indicava lo "stop". Notai che alcuni vagoni più in là c'era una carrozza passeggeri con a bordo dei soldati. Dato che nella carrozza davanti a me sentivo sussulti rumorosi, pensavo si trattasse di un trasporto militare di bestiame. Da una feritoia provvista d'inferriata di filo spinato mi osservavano 2 occhi - erano occhi umani - e una voce maschile mi domandò: "Dove siamo?" La mia risposta fu: "A Schifferstadt". Nel vagone sentivo muoversi qualcosa e subito dopo - mi rivolse la parola una donna: "Lei non viveva al convitto?" "Certamente, ma lei chi è?" Ecco la risposta: "Io sono suor Teresa Benedetta della Croce - Edith Stein". " Ma io la conosco", le risposi. Subito dopo mi supplicò: "Porti i miei cari saluti a Sua Eccellenza Monsignor Lauer e alle Suore di Santa Maddalena. Aspetti!" In fretta cercai di vedere dove fosse diretto il convoglio, così mi avvicinai al vagone. Però tre soldati saltarono giù dalla carrozza passeggeri e uno di loro gridò: "Cosa succede là in fondo?" Io mi voltai e andai lentamente verso il centro del marciapiede; in quel momento vidi anche che il disco della segnaletica ferroviaria indicava "via libera" per il treno e notai che sul binario numero uno c'era il capostazione con il berretto rosso - era un uomo piuttosto anziano. Il treno si mosse lentamente, i tre soldati salirono di nuovo sulla carrozza. Edith Stein gridò: "Ehi, attenzione!" e lanciò fuori un minuscolo fogliettino, forse era la metà di un foglietto di un'agenda tascabile. Cadeva, volteggiando fra l'alto marciapiede e il binario. Allora mi spostai il più possibile verso il bordo del marciapiede per tenere sott'occhio il fogliettino; dato che le ruote del treno giravano sempre più veloci e temevo che potesse essere travolto, non volevo perderlo di vista. Ma questo non si mosse, era là deposto per terra. Era un treno merci molto lungo, circa 50 carrozze, che rullava davanti ai miei occhi, carico di povera gente.

Il capostazione seguiva con lo sguardo il treno che si allontanava rullando sui binari, non appena l'ultima carrozza lasciò la stazione egli si ritirò nel suo ufficio. L'aria era "libera", saltai fra le rotaie e raccolsi il fogliettino, risalii sul marciapiede e mi diressi subito verso le due signore dicendo: "Scusatemi, prego - siete sicuramente insegnanti, certamente eravate a Santa Maddalena?" Costoro mi guardarono sbalordite e dissero: "Sì, perché?" Risposi: "Allora conoscete Edith Stein, la stanno portando via in quel treno là in fondo dove vedete ancora il fanalino di coda. Mi ha dato questo fogliettino" - consegnai il fogliettino. Era piegato una sola volta, le signore lo aprirono e lessero: "Un saluto, Edith Stein". Allora aggiunsi: "Mi ha detto: Porti i miei saluti a Sua Eccellenza Monsignor Lauer e alle Suore di Santa Maddalena". Le due signore furono molto sorprese e dissero: "Oh, Dio, Edith Stein! Porteremo i saluti", e fuggirono via attraversando i binari. - Così mi ricordo l'incontro con Edith Stein - attraverso l'apertura scura con l'inferriata ho potuto vedere solo i suoi occhi e il suo volto illuminato da un bagliore. Questa la mia testimonianza.

Ferdinando Meckes, Parroco a Rodalben. [Herrmann Adele, Die Speyerer Jahre von Edith Stein, 1990, pag. 142-144.]

Rodalben, il 3 aprile 1984

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La terza testimonianza viene fatta infine da Emma Jöckle, nativa di Germesheim (25 agosto 1911 - 19 dicembre 1996), all'epoca scolara di Edith Stein e successivamente insegnante presso la Scuola Elementare di Alzenau dal 1939 al 1973. Interrogata dal Vescovo di Spira dottor Antonio Schlembach, risponde così il 18 settembre 1993:

Lettera di Emma Jöckle

Eccellenza Monsignor Vescovo,

mio figlio mi ha riferito del Suo colloquio telefonico e di alcune domande riguardanti Edith Stein e il mio incontro con lei a Schifferstadt. Intendo risponderLe molto brevemente con questo scritto.

1ª Domanda: La situazione al mio arrivo a Schifferstadt

Era mattina fra le ore 10 e le ore 12. Ero diretta a Spira per visitare mia madre ancora in vita, giungevo con il treno da Alzenau, dove ero domiciliata. Quando scesi dal treno a Schifferstadt, sul terzo binario sostava già un treno merci. Non ricordo più se le porte scorrevoli dei vagoni fossero aperte o chiuse. Il marciapiede fra il binario due e tre era deserto, c'era solo Edith Stein e non molto lontano c'erano due uomini alti di bella presenza (circa cinque metri di distanza da me). Le andai incontro e poco dopo lei mi passò accanto senza fermarsi. Fra lei e me c'erano due metri circa. Quando la dottoressa Stein, senza alzare lo sguardo mi superò, camminando dritta davanti a sé, disse in modo chiaro e preciso: "Emma mi saluti le Suore di Santa Maddalena. Parto per l'est". Mi arrabbiai non poco nel costatare che pur riconoscendomi non aveva avuto tempo per me, e pensare che a scuola ci intendevamo così bene. In quel momento non avevo ancora la più pallida idea della situazione in cui si trovava Edith Stein.

Subito dopo mi diressi frettolosamente, senza utilizzare del sottopassaggio, attraversando le rotaie verso il binario numero uno, da dove era in partenza la "strega" (in questo modo veniva chiamato il treno di collegamento Spira-Schifferstadt) e salii. Sul treno incontrai Suor Luigia che viaggiava in compagnia di una suora di clausura di Santa Maddalena, che conoscevo già da tempo. Solo allora venni a sapere delle persecuzioni contro gli ebrei da parte dei nazisti e dell'entrata in clausura di Edith Stein. Ero tuttavia così distratta dai discorsi fatti, che non ebbi modo di guardare ancora la dottoressa Stein. Suor Luigia era però molto eloquente con le sue argomentazioni e io mi convinsi; diceva infatti, che la donna incontrata da me non poteva assolutamente essere la dottoressa Stein, in quanto era in un luogo sicuro.

Riguardo alla domanda sull'abbigliamento:

Edith Stein indossava un abito sgualcito colore blu. Se avesse indossato l'abito monacale quasi sicuramente non l'avrei riconosciuta. La riconobbi esclusivamente per la riga dei capelli che portava in centro. Riguardo all'abbigliamento, non era mai stata tanto accurata.

Spero di essere stata esauriente con le mie risposte. La situazione verificatasi sul binario, che provvederò ad allegare a questa lettera, è stata approntata da mio figlio con uno schizzo fatto a mano, secondo le indicazioni da me date. Purtroppo non mi è più possibile aggiungere altre informazioni, in quanto sono nel frattempo trascorsi cinquant'anni da allora e solo più tardi ho capito l'importanza dell'incontro a Schifferstadt.

Cordiali saluti, Emma Jöckle

* * *

Nella primavera del 1995 il Rettore del Seminario di Spira, il Canonico Ottone Schüssler, mi pregò di tentare di fare una ricostruzione degli avvenimenti del 7 agosto 1942 accaduti alla stazione ferroviaria di Schifferstadt. Egli richiamò la mia attenzione su diverse contraddizioni e controversie, che si evidenziano mettendo a confronto le tre esposizioni. Era convinto che potessi essere la persona giusta per quella cosa, essendo nativo di Schifferstadt e, all'epoca Cappellano di Bad Bergzabern.

Dopo accurate ricerche all'inizio del 1996, potevo formulare una prima versione che fu di interesse generale e che venne diffusa su diverse pubblicazioni. Furono necessarie ulteriori ricerche, quindi venne rielaborata la relazione del 1996 in alcuni dettagli e ora posso presentare una seconda ricostruzione dei fatti, secondo me, migliore della prima. Con questo non posso ammettere di aver chiarito le questioni riguardanti la sosta di Edith Stein alla stazione ferroviaria di Schifferstadt. Alcune particolarità non potranno certamente mai essere ricostruite definitivamente e devono essere prese come ipotesi. L'accaduto deve quindi essere letto in quest'ottica:

Il 7 agosto il capostazione Valentino Fouquet attende l'arrivo del direttissimo proveniente da Saarbrücken per Ludwigshafen. Si presume possa trattarsi del direttissimo D5 in quanto, secondo Fouquet e gli altri due testimoni, era circa mezzogiorno. Gli altri treni direttissimi che percorrevano la stessa tratta transitando da Schifferstadt erano il D103 alle ore 9.45 e il D115, alle ore 16.10. Secondo l'orario delle ferrovie del Reich in vigore all'epoca, il treno D5 proveniente dal Lussenburgo e diretto a Francoforte sul Meno si ferma a Neustadt, sulla strada dei vini, alle ore 12.39 e a Ludwigshafen alle ore 13.07 e non a Schifferstadt. Pertanto avrebbe potuto fermasi brevemente intorno alle ore 13, non si sa per quale motivo.

Come anche per altri treni l'orario ferroviario delle ferrovie del Reich indica che il treno D5 non viaggia regolarmente, ma solo in seguito di particolari disposizioni. L'arrivo viene comunicato telefonicamente nelle singole stazioni, per permettere al capostazione di competenza di attendere per tempo l'arrivo del treno sul binario giusto.

Considerando che il treno proviene dal Lussemburgo è molto probabile che le carrozze con i prigionieri olandesi siano state agganciate già in loco oppure altrove, a occidente del confine col Reich. Facendo i calcoli la cosa dovrebbe corrispondere. Infatti il treno parte poco dopo le ore 9 dal Lussemburgo e il trasporto lascia la stazione di Hooghalen poco prima delle ore 4 del mattino. Hooghalen era la fermata obbligatoria per il trasporto dei prigionieri provenienti o diretti al campo di concentramento di Westerbork, da cui dista otto chilometri [Mohr 255]. La cosa viene messa in evidenza soprattutto da una telefonata fatta in quella mattina dal Parroco della città di Assen, che si trova poco distante: si deduce che il treno sarebbe partito da Hooghalen a quell'ora [Ibidem 145. Altre indicazioni riguardo quell'orario di partenza idem 53, 191, 254]. Quindi il treno avrebbe impiegato in tutto circa cinque ore per dirigersi a sud, costeggiando a occidente il confine del Reich, prima che i vagoni venissero agganciati al diretto D5.

A questo punto non si capisce il motivo per cui si scelse la tratta che attraversa il Lussemburgo e il Palatinato e non si scelse il percorso che attraversava il nord della Germania, che è apparentemente più breve, tenuto conto che la località di arrivo era Auschwitz-Birkenau. L'ipotesi più probabile, potrebbe essere quella secondo cui si voleva tenere nascosto il trasporto. Eugenio Fouquet e il dottor Emilio Sold prendono in considerazione l'ipotesi di Valentino Fouquet, che è convinto che si trattasse non di un vagone per il trasporto di bestiame, ma di un vagone passeggeri, anche se chiuso e sorvegliato, il cui obbiettivo era ignoto [Di un altro trasporto simile (forse lo stesso) proveniente dall'Olanda con arrivo ad Auschwitz-Birkenau il 7 agosto 1942, esistono racconti fatti da sopravvissuti. A riguardo il signor Isaia Veffer di Amsterdam fa notare che viaggiava in una carrozza normale, altri invece venivano trasportati su vagoni adibiti al trasporto di bestiame (Mohr 303)]. Questi ricordano anche che sarebbe stato il primo trasporto di prigionieri effettuato in quel modo e che la popolazione in linea di massima sarebbe stata assolutamente tenuta all'oscuro di quei trasporti. Se il trasporto fosse partito da Hooghalen attraversando tutto il nord della Germania per centinaia di chilometri, il rischio sarebbe certamente aumentato e la popolazione tedesca ne sarebbe venuta a conoscenza. Il tragitto effettivamente percorso garantiva un passaggio relativamente breve sul territorio, transitando per il protettorato della Boemia e della Moravia, prima di raggiungere definitivamente il lager della morte.

Un altro motivo per cui si sarebbe scelto la variante meridionale, è quello secondo cui ai prigionieri poteva essere tenuta nascosta la destinazione per un periodo abbastanza lungo. La stessa Edith Stein pensava si trattasse di un trasporto verso la Slesia oppure la Cecoslovacchia, come si deduce chiaramente dalla lettera del 6 agosto, indirizzata alla Priora del Carmelo di Echt [Gelber Lucy - Leuven Romaeus (edd.), Stein Edith, Selbstbildnis in Briefen. Seconda parte 1934-1942 = medesimi (edd.) Edith Steins Werke IX (1977) 178]. Si potrebbe concludere che i responsabili abbiano deciso di far attraversare il sud della Germania, per far credere ai prigionieri, quasi fino all'arrivo nel lager della morte, che si trattasse sicuramente di un trasporto che li portasse a est per lavorare.

Se si prendono però in considerazione altri trasporti, sorprende costatare che nel luglio del 1942 parecchie deportazioni, provenienti dall'Olanda, transitarono attraverso il nord della Germania. In una ricostruzione dettagliata, Martino Gilbert specifica, che fra il 15 e il 31 luglio transitarono sette convogli con 5978 ebrei da Westerbork ad Auschwitz verso la morte, attraversando il nord del Reich tedesco [Gilbert Martino, Endlösung. Die Vertreibung und Vernichtung der Juden. 21995, 106f]. Tuttavia riguardo al trasporto del 7 agosto prende in considerazione erroneamente la variante che attraversa il nord, [ibidem 109 cartella 133] ricordando che con l'inizio di agosto si effettuarono i primi trasporti provenienti dal Belgio e dal Lussemburgo. Le prime deportazioni dal Belgio datano 4 agosto [ibidem 110 cfr. 109].

Tenendo conto di tutto questo, posso pensare che il trasporto del 7 agosto sia passato attraverso il Lussemburgo per permettere di agganciare altre carrozze provenienti dal Belgio e/o dal Lussemburgo [In questo caso il trasporto su cui veniva deportata Edith Stein, sarebbe stato composto almeno da tre gruppi: 987 ebrei che sarebbero partiti dal Lager di Westerbork il mattino del 7 agosto, un gruppo proveniente dal Belgio e dal Lussemburgo e un terzo gruppo di prigionieri, proveniente in treno da Amsterdam e diretto a Hooghalen successivamente riunito col gruppo di Westerbork (Mohr 301,307). Un trasporto così eccezionale corrisponderebbe verosimilmente alla descrizione di Meckes, che parla di "circa cinquanta vagoni"].

La decisione presa da chi stava al potere, quella cioè di praticare la variante attraverso il Lussemburgo, diventa così chiara: non volendo prendere in considerazione l'ipotesi secondo cui, in questo modo, diversi trasporti avrebbero potuto essere collegati tra loro, il trasporto sarebbe comunque rimasto segreto alla popolazione tedesca. La scelta di questo percorso semplifica il trasporto dei prigionieri che sono più al sicuro e impedisce che sul treno si verifichino disordini prima del tempo, cosa che avrebbe richiesto controlli maggiori sul trasporto stesso. Proprio questa decisione dà infine la possibilità a diverse persone di incontrare Edith Stein a Schifferstadt.

Dopo le numerose lezioni tenute a Spira, Edith Stein conosceva molto bene la stazione ferroviaria di Schifferstadt. Sapeva anche con sicurezza che il treno proveniente da Neustadt avrebbe dovuto per forza transitare da Schifferstadt e quando effettivamente si ferma, coglie l'occasione per prendere dei contatti [Cfr. nota 4].

Sia Meckes che Jöckle informano unanimi che il convoglio si sarebbe fermato sul binario più esterno, il terzo. Quindi Fouquet si trova su questo binario quando Edith Stein, subito dopo l'arrivo del treno, gli rivolge la parola. Meckes afferma, però, che il capostazione avrebbe sostato per tutto il tempo sul binario numero uno, tuttavia avrebbe dovuto essere sullo stesso binario su cui era il cappellano, proprio perché doveva comporre il treno direttissimo e successivamente quello proveniente da Ludwigshafen. Considerando che doveva continuamente andare e venire fra i binari, si trovava anche vicino alla strada che all'epoca li attraversava (si tratta della Dannstadterstrasse e della Bahnhofstrasse). Edith Stein gli parlò dalla carrozza che si fermò davanti a lui, chiedendogli se fosse di Schifferstadt e se conoscesse la famiglia del sacerdote Schwind. Egli le rispose che conosceva molto bene la famiglia del Decano Corrado Schwind, già suo compagno di scuola. Così lo pregò di portarle i saluti da parte di suor Teresa Benedetta, lei stessa sarebbe Edith Stein in viaggio per l'est.

Fouquet continua nel suo racconto dicendo che, poco tempo dopo, la notizia veniva già inoltrata alla sorella del Decano, che aveva presenziato alla Vestizione di Edith Stein nel Carmelo di Colonia. A questo punto però, Fouquet avrebbe scambiato Lisetta per Maria, ambedue sorelle di Corrado. Infatti mezz'ora dopo l'incontro con Edith Stein, arrivò sul secondo binario un treno da Ludswigshasfen da cui scese Maria, la sorella maggiore di Corrado. La sua compagna Elsa Eckrich raccontò che Fouquet sarebbe andato loro incontro con fare molto agitato e avrebbe loro raccontato l'evento.

Mentre Fouquet si allontanava dal finestrino della carrozza per attendere l'arrivo dell'altro treno proveniente da Ludwigshafen che avrebbe dovuto entrare in stazione alle ore 13.05 sul binario due, Edith Stein avrebbe parlato con il prete che era sulla banchina in attesa del treno per andare a Ludwigshafen. Ferdinando Meckes aspettava sulla banchina già da mezz'ora. Essendo di ritorno dall'Ordinariato Vescovile, dove era stato al mattino, aspettava di prendere la coincidenza a Schifferstadt. Aveva conosciuto Edith Stein tramite alcune compagne di scuola di Rodalben, che erano state seguite da lei, durante il seminario per insegnanti. Vedendolo alla stazione Edith Stein gli chiese se fosse stato al convitto. Solo dopo aver ricevuto una risposta affermativa, fece sapere il suo nome e lo invitò a portare i suoi saluti a Sua Eccellenza Monsignor Nicola Lauer che dal 1927 è redattore del "Pilger" e professore all'Istituto Magistrale di Santa Maddalena.

Non è dato sapere se lei sia a conoscenza del fatto che nel frattempo (dal 16 giungo 1942) Monsignor Lauer è Parroco a Insheim.

La situazione diventa critica nel momento in cui arriva alle ore 13.05 sul binario due il treno 744. Scendono solo due donne, di cui una viene subito riconosciuta da Edith Stein che le rivolge immediatamente la parola, gridando nella sua direzione: "Emma mi saluti le Suore di Santa Maddalena. Io parto per l'est". Il 7 agosto Emma Jöckle è diretta a Spira per fare visita a sua madre - della sua compagna di viaggio non si hanno informazioni dirette - a Schifferstadt deve cambiare treno. Dopo essere scesa dal treno, si trova a circa cinque metri di distanza da due uomini (Meckes e Fouquet) e non a trenta metri come afferma Meckes. A questa distanza non poteva essere vista da Edith Stein, anche se il binario è largo circa sette metri. Il grido di Edith Stein però spiega il motivo per cui in quel momento tre soldati saltano giù dai vagoni anteriori e uno di loro urla: "Ma che cosa succede là dietro?" A questo punto Meckes si gira e va verso il centro del binario.

Delle tre testimonianze resta più incerta quella della signora Jöckle, che afferma che Edith Stein le sarebbe passata accanto sul binario. Escludendo le due donne e i due uomini, il binario sarebbe stato deserto. Sia Fouquet che la signora Jöckle parlano dell'abbigliamento di Edith Stein, mentre il primo parla di un abito scuro, la seconda di un abito logoro blu. Questa affermazione farebbe supporre che le porte dei vagoni fossero aperte - ciò contrasta però con le affermazioni di Fouquet e Meckes.

Nell'ipotesi che la cosa corrispondesse a realtà - cosa che secondo me appare del tutto irreale, tenuto conto che si trattava di un trasporto di prigionieri che sostava fuori orario - ci sono indicazioni secondo cui Edith Stein non sia scesa dal treno. Suor Placida Laubhardt OSB del monastero di Santa Lioba di Friburgo-Güthersthal, di cui parlerò più avanti, racconta fra l'altro di un dialogo avvenuto nel Lager di Westerbork fra il capo ebreo Wielek e Edith Stein. A questo proposito la informa, che le "guardie in loco sarebbero molto affidabili" e la fuga effettivamente possibile. Edith Stein però rifiuta l'offerta [A riguardo vedi anche Mohr pag. 103-105]. Anche in altri momenti della sua vita, Edith Stein dimostra di non voler trasgredire le leggi, pur considerandole ingiuste. Così deduco che Edith Stein, contrariamente all'affermazione della signora Jöckle, non è sicuramente scesa dal treno a Schifferstadt.

Meckes racconta poi, che dopo la partenza del treno vede sul binario uno il capostazione. Ciò significa che Fouquet avrebbe già composto precedentemente il treno 744, che secondo l'orario doveva partire alle ore 13.07. Quindi il treno D 5 parte poco dopo le tredici e zero sette. Prima della partenza però Edith Stein grida a Meckes "Ehi, attenzione!" facendo cadere un minuscolo fogliettino della misura di una mezza pagina di un taccuino. Meckes lo tiene sott'occhio e corre a prenderlo fra le rotaie, appena l'ultima carrozza esce dalla stazione poi si dirige verso le donne, tenendolo fra le mani.

Dopo l'arrivo a Schifferstadt la signora Jöckle deve aspettare, perché la coincidenza con l'automotrice per Spira - chiamata "strega" dagli abitanti del luogo - parte non prima delle ore 13.20. Lei aspetta sul binario dove c'è anche Meckes e fra i tre inizia un breve colloquio. Meckes presume infatti, dopo aver sentito l'appello di Edith Stein, che le due donne siano insegnanti e siano state al Santa Maddalena. Non appena le due lo confermano, egli consegna loro il fogliettino aggiungendo: "Lei ha detto: porti i miei cari saluti a Sua Eccellenza Monsignor Lauer e alle Suore di Santa Maddalena". Le due donne prendono il foglio e attraversano frettolosamente le rotaie per salire sul treno numero 2256 diretto a Spira già pronto per la partenza. Qui incontrano suor Luigia Fickinger OP, una suora di Santa Maddalena che conoscevano già da tempo. È probabile che la signora Jöckle consegni già allora il foglio con i saluti di Edith Stein.

Prima del Natale del 1942 suor Bonaventura Walther OP trasmette la notizia della deportazione al Carmelo di Colonia. Per motivi di sicurezza però non si sa se lei abbia avuto con sé il foglio. Tuttavia è sicuro che il foglio, non si sa come, è a Friburgo nel Breisgau nelle mani di suor Placida Laubhardt OSB, appena citata (1904 - 1998).

Suor Placida conosce Edith Stein già dall'estate 1922 ed è anche al corrente del massacro degli ebrei effettuato dai nazionalsocialisti. Essendo il padre ebreo, viene portata via dal Carmelo di Santa Lioba nell'aprile 1943 e condotta nel campo di concentramento di Ravensbrück. Per proteggere il Monastero, brucia il foglio alcuni giorni prima di essere prelevata. Lei è sicura che si tratti di un manoscritto di Edith Stein: "Saluti da suor Teresa Benedetta della Croce. Diretta ad orientem" [Comunicato all'autore in data 21 gennaio 1996].

Prendendo in considerazione l'episodio sull'incontro con Edith Stein alla stazione di Schifferstadt si evince che il tutto sia durato dai dieci ai quindici minuti. Da allora sono trascorsi più di cinquanta anni, e alla stazione sono avvenuti innumerevoli altri incontri. È facile descrivere degli incontri, come si può spiegarli? Chi può spiegare il perché della fermata del treno D 5, avvenuta proprio in quel giorno a Schifferstadt? E come mai la carrozza con a bordo Edith Stein si era fermata proprio davanti al capostazione, compagno di scuola di Corrado Schwind? Perché proprio in quei minuti una ex scolara di Edith Stein cambia treno a Schifferstadt?

A questi interrogativi è possibile rispondere come si vuole. Dopo tutte le mie ricerche, posso affermare che gli ultimi incontri con Edith Stein sono stati del tutto casuali. Questa cosa ha trasformato il mio compito in un esperienza profondamente spirituale.

L'incontro con Edith Stein alla stazione ferroviaria di Schifferstadt (7 agosto 1942) - Tentativo di ricostruzione.