Teresa, dottore della Chiesa

Giovanni Paolo II: L'annuncio del Papa alla Giornata Mondiale della Gioventù

Parigi, Ippodromo di Longchamp - Domenica 24 Agosto 1997

1. Al momento di concludere questa Giornata Mondiale in Francia, desidero evocare la grande figura di santa Teresa di Lisieux, entrata "nella vita" cento anni fa.

Questa giovane carmelitana fu interamente presa dall'amore di Dio. Visse radicalmente l'offerta di se stessa in risposta all'Amore di Dio. Nella semplicità della vita quotidiana, seppe allo stesso tempo praticare l'amore fraterno. Imitando Gesù, accettò di sedersi "alla tavola dei peccatori", suoi "fratelli", perché essi fossero purificati dall'amore, giacché era animata dall'ardente desiderio di vedere tutti gli uomini "rischiarati dalla luminosa fiamma della fede" (cfr Ms C, 6 r).

Teresa ha conosciuto la sofferenza nel corpo e la prova nella fede. Ma è rimasta fedele perché, nella sua grande intelligenza spirituale, sapeva che Dio è giusto e misericordioso; comprendeva che l'amore è ricevuto da Dio piuttosto che donato dall'uomo. Fino al termine della notte, fissò la sua speranza in Gesù, il Servo sofferente che ha offerto la sua vita per molti (cfr Is 53,12).

2. Il libro dei Vangeli non lasciava mai Teresa (cfr Lettera 193). Ne penetrò il messaggio con straordinaria sicurezza di giudizio. Comprende che nella vita di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, "misericordia e verità si incontrano" (Sal 85/84,11). In pochi anni percorse "una corsa da gigante" (Ms A, 44 v). Scoprì che la sua vocazione era quella di essere nel cuore della Chiesa l'amore stesso. Teresa, umile e povera, traccia la "piccola via" dei fanciulli che si abbandonano al Padre con una "audace fiducia". Centro del suo messaggio, il suo atteggiamento spirituale è proposto a tutti i fedeli.

L'insegnamento di Teresa, vera scienza dell'amore, è l'espressione luminosa della sua conoscenza del mistero di Cristo e della sua esperienza personale della grazia; ella aiuta gli uomini e le donne di oggi, e aiuterà quelli di domani, a meglio percepire i doni di Dio e a diffondere la Buona Novella del suo Amore infinito.

3. Carmelitana e apostola, maestra di sapienza spirituale per numerose persone consacrate o laiche, patrona delle missioni, santa Teresa occupa un posto di prim'ordine nella Chiesa. La sua eminente dottrina merita di essere riconosciuta fra le più feconde.

Rispondendo a numerose richieste e dopo attenti studi, ho la gioia di annunciare che, la domenica delle missioni, il 19 ottobre 1997, nella Basilica di San Pietro in Roma, io proclamerò santa Teresa di Gesù Bambino e del Santo Volto, Dottore della Chiesa.

Ho voluto darne qui il solenne annuncio, perché il messaggio di santa Teresa, giovane santa così presente nel nostro tempo, è particolarmente adatto a voi giovani: alla scuola del vangelo, ella vi apre il cammino della maturità cristiana; vi chiama ad una infinita generosità; vi invita ad essere nel "cuore" della Chiesa i discepoli e i testimoni ardenti della carità di Cristo.

Invochiamo santa Teresa, affinché conduca gli uomini e le donne di questo tempo sul cammino della Verità e della Vita!

Con Teresa, rivolgiamoci alla Vergine Maria, che ella ha lodato e pregato nel corso della vita con filiale fiducia!

Giovanni Paolo II

Prima della recita dell'Angelus, al termine della Messa conclusiva della Giornata Mondiale della Gioventù a Parigi.

GIOVANNI PAOLO II
LITTERAE APOSTOLICAE Sancta Teresia a Iesu Infante et a Sacro Vultu, Doctor Ecclesiae universalis renuntiatur

1. LA SCIENZA DELL'AMORE DIVINO, che il Padre delle misericordie effonde mediante Gesù Cristo nello Spirito Santo, è un dono, concesso ai piccoli e agli umili, perché conoscano e proclamino i segreti del Regno, nascosti ai dotti e ai sapienti; per questo Gesù ha esultato nello Spirito Santo, rendendo lode al Padre, che così ha disposto (cfr Lc 10, 21-22; Mt 11,25-26).

Gioisce pure la Madre Chiesa nel costatare come, lungo il corso della storia, il Signore continui a rivelarsi ai piccoli e agli umili, abilitando i suoi eletti, per mezzo dello Spirito che "scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio" (1 Cor 2, 10), a parlare delle cose "che Dio ci ha donato..., non con un linguaggio suggerito dalla sapienza umana, ma insegnato dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali" (1 Cor 2,12.13). In questo modo lo Spirito Santo guida la Chiesa verso la verità tutta intera, la provvede di diversi doni, la abbellisce dei suoi frutti, la ringiovanisce con la forza del Vangelo e la rende capace di scrutare i segni dei tempi, per rispondere sempre meglio alla volontà di Dio (cfr Lumen gentium, n.4.12; Gaudium et spes, n.4).

Fra i piccoli, ai quali sono stati manifestati in una maniera del tutto speciale i segreti del Regno, splende Teresa di Gesù Bambino e del Santo Volto, monaca professa dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi, della quale ricorre quest'anno il centenario dell'ingresso nella patria celeste.

Durante la sua vita, Teresa ha scoperto "luci nuove, significati nascosti e misteriosi" (Ms A 83 v) e ha ricevuto dal Maestro divino quella "scienza dell'amore" che ha poi manifestato con particolare originalità nei suoi scritti (cfr Ms B 1r). Tale scienza è l'espressione luminosa della sua conoscenza del mistero del Regno e della sua esperienza personale della grazia. Essa può essere considerata come un carisma particolare di sapienza evangelica che Teresa, come altri santi e maestri della fede, ha attinto nella preghiera (cfr Ms C 36 r).

2. Rapida, universale e costante è stata la ricezione dell'esempio della sua vita e della sua dottrina evangelica nel nostro secolo. Quasi ad imitazione della sua precoce maturazione spirituale, la sua santità è stata riconosciuta dalla Chiesa nello spazio di pochi anni. Infatti, il 10 giugno 1914 Pio X firmava il decreto d'introduzione della causa di beatificazione, il 14 agosto 1921 Benedetto XV dichiarava l'eroicità delle virtù della Serva di Dio, pronunciando per l'occasione un discorso sulla via dell'infanzia spirituale e Pio XI la proclamava Beata il 29 aprile 1923. Poco più tardi, il 17 maggio 1925, il medesimo Papa, davanti ad un'immensa folla, la canonizzava nella Basilica di San Pietro, mettendone in risalto lo splendore delle virtù nonché l'originalità della dottrina e due anni dopo, il 14 dicembre 1927, accogliendo la petizione di molti vescovi missionari, la proclamava, insieme a San Francesco Saverio, Patrona delle missioni.

A partire da tali riconoscimenti, l'irraggiamento spirituale di Teresa di Gesù Bambino è cresciuto nella Chiesa e si è dilatato nel mondo intero. Molti istituti di vita consacrata e movimenti ecclesiali, specialmente nelle giovani Chiese, l'hanno scelta come patrona e maestra, ispirandosi alla sua dottrina spirituale. Il suo messaggio, spesso sintetizzato nella cosiddetta "piccola via", che non è altro che la via evangelica della santità per tutti, è stato oggetto di studio da parte di teologi e cultori della spiritualità. Sono state innalzate e dedicate al Signore, sotto il patrocinio della Santa di Lisieux, cattedrali, basiliche, santuari e chiese in tutto l'orbe. Il suo culto è celebrato dalla Chiesa Cattolica nei diversi riti di Oriente e di Occidente. Molti fedeli hanno potuto sperimentare la forza della sua intercessione. Tanti, chiamati al ministero sacerdotale o alla vita consacrata, specialmente nelle missioni e nel chiostro, attribuiscono la grazia divina della vocazione alla sua intercessione ed al suo esempio.

3. I Pastori della Chiesa, incominciando dai miei predecessori, i Sommi Pontefici di questo secolo, che hanno proposto la sua santità ad esempio per tutti, hanno pure messo in rilievo che Teresa è maestra di vita spirituale mediante una dottrina, insieme semplice e profonda, che ella ha attinto alle sorgenti del Vangelo sotto la guida del Maestro divino ed ha poi comunicato ai fratelli e sorelle nella Chiesa con vastissima efficacia (cfr Ms B 2 v-3 r).

Questa dottrina spirituale ci è stata trasmessa soprattutto dalla sua autobiografia che, desunta dai tre manoscritti da lei redatti negli ultimi anni della sua vita e pubblicata un anno dopo la sua morte con il titolo Histoire d'une Âme (Lisieux 1898), ha suscitato uno straordinario interesse fino ai nostri giorni. Questa autobiografia, tradotta insieme agli altri suoi scritti in circa cinquanta lingue, ha fatto conoscere Teresa in tutte le regioni del mondo, anche fuori della Chiesa cattolica. Ad un secolo di distanza dalla sua morte, Teresa di Gesù Bambino, continua ad essere riconosciuta come una delle grandi maestre di vita spirituale del nostro tempo.

4. Non desta perciò meraviglia che siano state presentate alla Sede Apostolica molte petizioni, affinché fosse insignita del titolo di Dottore della Chiesa universale.

Da qualche anno, e in modo speciale all'avvicinarsi della lieta ricorrenza del primo centenario della sua morte, tali richieste sono giunte sempre più numerose anche da parte di Conferenze Episcopali; inoltre si sono svolti Congressi di studio e abbondano le pubblicazioni che mettono in rilievo come Teresa di Gesù Bambino possieda una straordinaria sapienza ed aiuti con la sua dottrina tanti uomini e donne di ogni condizione a conoscere e ad amare Gesù Cristo ed il suo Vangelo.

Alla luce di questi dati ho deciso di fare attentamente studiare se la Santa di Lisieux avesse i requisiti per poter essere insignita del titolo di Dottore della Chiesa Universale.

5. Mi è caro, in questo contesto, ricordare brevemente alcuni momenti della vita di Teresa di Gesù Bambino. Nasce ad Alençon in Francia il 2 gennaio 1873. È battezzata due giorni più tardi nella Chiesa di Notre-Dame, ricevendo i nomi di Maria Francesca Teresa. I suoi genitori sono Louis Martin e Zélie Guérin, dei quali ho recentemente riconosciuto l'eroicità delle virtù. Dopo la morte della madre, avvenuta il 28 agosto 1877, Teresa si trasferisce con tutta la famiglia nella città di Lisieux dove, circondata dall'affetto del padre e delle sorelle, riceve una formazione insieme esigente e piena di tenerezza.

Verso la fine del 1879 si accosta per la prima volta al sacramento della penitenza. Nel giorno di Pentecoste del 1883 ha la singolare grazia della guarigione da una grave malattia, per l'intercessione di nostra Signora delle Vittorie. Educata dalle Benedettine di Lisieux, riceve la prima comunione l'8 maggio 1884, dopo una intensa preparazione, coronata da una singolare esperienza della grazia dell'unione intima con Gesù. Poche settimane più tardi, il 14 giugno dello stesso anno, riceve il sacramento della cresima, con viva consapevolezza di ciò che comporta il dono dello Spirito Santo nella personale partecipazione alla grazia della Pentecoste. Nel Natale del 1886 vive un'esperienza spirituale molto profonda, che qualifica come "completa conversione". Grazie ad essa, supera la fragilità emotiva conseguente alla perdita della mamma ed inizia "una corsa da gigante" sulla via della perfezione (cfr Ms A 44 v-45 v).

Teresa desidera abbracciare la vita contemplativa, come le sue sorelle Paolina e Maria nel Carmelo di Lisieux, ma ne è impedita per la sua giovane età. In occasione di un pellegrinaggio in Italia, dopo aver visitato la Santa Casa di Loreto e i luoghi della Città eterna, nell'udienza concessa dal Papa ai fedeli della diocesi di Lisieux, il 20 novembre 1887, con filiale audacia chiede a Leone XIII di poter entrare nel Carmelo all'età di 15 anni.

Il 9 aprile del 1888 entra nel Carmelo di Lisieux, ove riceve l'abito dell'Ordine della Vergine il 10 gennaio dell'anno seguente ed emette la sua professione religiosa l'8 settembre del 1890, festa della Natività della Vergine Maria. Intraprende nel Carmelo il cammino della perfezione tracciato dalla Madre Fondatrice, Teresa di Gesù, con autentico fervore e fedeltà, nell'adempimento dei diversi uffici comunitari a lei affidati. Illuminata dalla Parola di Dio, provata in modo particolare dalla malattia del suo amatissimo padre, Louis Martin, che muore il 29 luglio del 1894, Teresa si incammina verso la santità, insistendo sulla centralità dell'amore. Scopre e comunica alle novizie affidate alla sue cure la piccola via dell'infanzia spirituale, progredendo nella quale ella penetra sempre di più nel mistero della Chiesa e, attirata dall'amore di Cristo, sente crescere in sé la vocazione apostolica e missionaria che la spinge a trascinare tutti con sé incontro allo Sposo divino.

Il 9 giugno del 1895, nella festa della Santissima Trinità, si offre vittima di olocausto all'Amore misericordioso di Dio. Il 3 aprile dell'anno successivo, nella notte fra il giovedì ed il venerdì santo, ha una prima manifestazione della malattia che la condurrà alla morte. Teresa la accoglie come la misteriosa visita dello Sposo divino. Nello stesso tempo entra nella prova della fede, che durerà fino alla sua morte. Peggiorando la sua salute, a partire dall'8 luglio 1897 viene trasferita in infermeria. Le sue sorelle ed altre religiose raccolgono le sue parole, mentre i dolori e le prove, sopportati con pazienza, si intensificano fino a culminare con la morte, nel pomeriggio del 30 settembre del 1897. "Io non muoio, entro nella vita", aveva scritto ad un suo fratello spirituale, don Bellière (LT 244). Le sue ultime parole "Dio mio, io ti amo" sono il sigillo della sua esistenza.

6. Teresa di Gesù Bambino ci ha lasciato degli scritti che le hanno giustamente meritato la qualifica di maestra di vita spirituale. La sua opera principale rimane il racconto della sua vita nei tre manoscritti autobiografici (Manuscrits autobiographiques A, B, C), pubblicati dapprima con il titolo, divenuto ben presto celebre, di Histoire d'une Âme.

Nel Manoscritto A, redatto dietro richiesta della sorella Agnese di Gesù, allora priora del monastero, ed a lei consegnato il 21 gennaio 1896, Teresa descrive le tappe della sua esperienza religiosa: i primi anni dell'infanzia, specialmente l'evento della sua prima comunione e della cresima, l'adolescenza, fino all'ingresso nel Carmelo e alla sua prima professione.

Il Manoscritto B, redatto durante il ritiro spirituale dello stesso anno su richiesta di sua sorella, Maria del Sacro Cuore, contiene alcune delle pagine più belle, più note e citate della Santa di Lisieux. In esse si manifesta la piena maturità della Santa, che parla della sua vocazione nella Chiesa, Sposa di Cristo e Madre delle anime.

Il Manoscritto C, compilato nel mese di giugno e nei primi giorni del luglio 1897, a pochi mesi dalla sua morte, e dedicato alla priora Maria di Gonzaga, che glielo aveva chiesto, completa i ricordi del Manoscritto A sulla vita al Carmelo. Queste pagine rivelano la sapienza soprannaturale dell'autrice. Di questo periodo finale della sua vita, Teresa traccia alcune esperienze altissime. Essa dedica pagine commoventi alla prova della fede: una grazia di purificazione che la immerge in una lunga e dolorosa notte oscura, rischiarata dalla sua fiducia nell'amore misericordioso e paterno di Dio. Ancora una volta, e senza ripetersi, Teresa fa brillare la scintillante luce del Vangelo. Troviamo qui le pagine più belle da lei dedicate al fiducioso abbandono nelle mani di Dio, all'unità fra amore di Dio e amore del prossimo, alla sua vocazione missionaria nella Chiesa.

Teresa, in questi tre manoscritti diversi, che coincidono in una unità tematica ed in una progressiva descrizione della sua vita e del suo cammino spirituale, ci ha consegnato una originale autobiografia che è la storia della sua anima. Da essa traspare come la sua sia stata un'esistenza nella quale Dio ha offerto un preciso messaggio al mondo, indicando una via evangelica, la "piccola via", che tutti possono percorrere, perché tutti sono chiamati alla santità.

Nelle 266 Lettres che conserviamo, indirizzate ai familiari, alle religiose, ai "fratelli" missionari, Teresa comunica la sua sapienza, sviluppando un insegnamento che costituisce di fatto un profondo esercizio di direzione spirituale delle anime.

Fanno parte dei suoi scritti anche 54 Poésies, alcune delle quali di grande spessore teologico e spirituale, ispirate alla Sacra Scrittura. Fra di esse meritano una speciale menzione Vivre d'Amour!... (P 17) e Pourquoi je t'aime, o Marie! (P 54), sintesi originale del cammino della Vergine Maria secondo il Vangelo. Vanno aggiunte a questa produzione 8 Récréations pieuses: composizioni poetiche e teatrali, ideate e rappresentate dalla Santa per la sua comunità a motivo di alcune feste, secondo la tradizione del Carmelo. Fra gli altri scritti è da ricordare una serie di 21 Prières. Né si può dimenticare la raccolta delle sue parole, pronunciate durante gli ultimi mesi della vita. Tali parole, di cui si conservano varie redazioni, conosciute come Novissima verba, sono anche note con il titolo di Derniers Entretiens.

7. Dallo studio accurato degli scritti di Santa Teresa di Gesù Bambino e dalla risonanza che essi hanno avuto nella Chiesa, si possono cogliere gli aspetti salienti dell'"eminente dottrina", che costituisce l'elemento fondamentale sul quale si basa l'attribuzione del titolo di Dottore della Chiesa.

Risulta innanzitutto l'esistenza di un particolare carisma di sapienza. Questa giovane carmelitana, infatti, senza una speciale preparazione teologica, ma illuminata dalla luce del Vangelo, si sente istruita dal Maestro divino che, come lei dice, è "il Dottore dei Dottori" (Ms A 83 v), da cui attinge gli "insegnamenti divini" (Ms B 1 r). Sente che in lei si sono compiute le parole della Scrittura: "Se qualcuno è piccolo venga a me...; la misericordia è concessa ai piccoli" (Ms B 1 v; cfr Pr 9, 4; Sap 6,6) e sa di essere stata istruita nella scienza dell'amore, nascosta ai sapienti e ai saggi, che il divino Maestro si è degnato di rivelare a lei, come ai piccoli (Ms A 49 r; cfr Lc 10, 21-22).

Pio XI, che considerò Teresa di Lisieux come "Stella del suo pontificato", non esitò ad affermare nell'omelia del giorno della sua Canonizzazione, il 17 maggio dell'anno 1925: "... eidem Spiritus veritatis illa aperuit ac patefecit, quae solet a sapientibus et prudentibus abscondere et revelare parvulis; siquidem haec - teste proximo decessore nostro - tanta valuit supernarum rerum scientia, ut certam salutis viam ceteris indicaret" (AAS 17 [1925] p. 213).

Il suo insegnamento non è solo conforme alla Scrittura e alla fede cattolica, ma eccelle ("eminet") per la profondità e la sintesi sapienziale raggiunta. La sua dottrina è insieme una confessione della fede della Chiesa, una esperienza del mistero cristiano ed una via alla santità. Teresa offre una sintesi matura della spiritualità cristiana; unisce la teologia e la vita spirituale, si esprime con vigore ed autorevolezza, con grande capacità di persuasione e di comunicazione, come dimostra la ricezione e la diffusione del suo messaggio nel Popolo di Dio.

L'insegnamento di Teresa esprime con coerenza ed unisce in un insieme armonioso i dogmi della fede cristiana come dottrina di verità ed esperienza di vita. Non si deve a tal proposito dimenticare che l'intelligenza del deposito della fede trasmesso dagli Apostoli, come insegna il Concilio Vaticano II, progredisce nella Chiesa sotto l'assistenza dello Spirito Santo: "crescit enim tam rerum quam verborum traditorum perceptio, tum ex contemplatione et studio credentium, qui ea conferunt in corde suo (cfr Lc 2,19 et 51), tum ex intima spiritualium rerum quam experiuntur intelligentia, tum ex praeconio eorum qui cum episcopatus successione charisma veritatis certum acceperunt" (Dei Verbum, n. 8).

Negli scritti di Teresa di Lisieux non troviamo forse, come in altri Dottori, una presentazione scientificamente elaborata delle cose di Dio, ma possiamo scorgere un'illuminata testimonianza della fede che, mentre accoglie con fiducioso amore la condiscendenza misericordiosa di Dio e la salvezza in Cristo, rivela il mistero e la santità della Chiesa.

Con ragione quindi si può riconoscere nella Santa di Lisieux il carisma di Dottore della Chiesa, sia per il dono dello Spirito Santo che ha ricevuto per vivere ed esprimere la sua esperienza di fede, sia per la particolare intelligenza del mistero di Cristo. In lei convergono i doni della legge nuova, la grazia cioè dello Spirito Santo, che si manifesta nella fede viva operante per mezzo della carità (cfr S. Thomas Aquinas, Summa Theol. I-II, q. 106, art. 1; q. 108, art. 1).

Possiamo applicare a Teresa di Lisieux quanto ebbe a dire il mio Predecessore Paolo VI di un'altra giovane santa, Dottore della Chiesa, Caterina da Siena: "Ciò che più colpisce nella Santa è la sapienza infusa, cioè la lucida, profonda e inebriante assimilazione delle verità divine e dei misteri della fede [...]: una assimilazione, favorita, sì, da doti naturali singolarissime, ma evidentemente prodigiosa, dovuta ad un carisma di sapienza dello Spirito Santo" (AAS 62 (1970) p. 675).

8. Con la sua peculiare dottrina ed il suo inconfondibile stile, Teresa appare come un'autentica maestra della fede e della vita cristiana. Attraverso i suoi scritti, come attraverso le asserzioni dei Santi Padri, passa quella vivificante linfa della tradizione cattolica le cui ricchezze, come attesta ancora il Vaticano II, "in praxim vitamque credentis et orantis Ecclesiae trasfunduntur" (Dei Verbum, n. 8).

La dottrina di Teresa di Lisieux, se colta nel suo genere letterario, corrispondente alla sua educazione e alla sua cultura, e se misurata con le particolari circostanze della sua epoca, appare in una provvidenziale unità con la più genuina tradizione della Chiesa, sia per la confessione della fede cattolica sia per la promozione della più autentica vita spirituale, proposta a tutti i fedeli in un linguaggio vivo e accessibile.

Essa ha fatto risplendere nel nostro tempo il fascino del Vangelo; ha avuto la missione di far conoscere ed amare la Chiesa, Corpo mistico di Cristo; ha aiutato a guarire le anime dai rigori e dalle paure della dottrina giansenista, più incline a sottolineare la giustizia di Dio che non la sua divina misericordia. Ha contemplato ed adorato nella misericordia di Dio tutte le perfezioni divine, perché "perfino la giustizia di Dio (e forse più di ogni altra perfezione) mi sembra rivestita d'amore" (Ms A 83 v). È divenuta così un'icona vivente di quel Dio che, secondo la preghiera della Chiesa, "omnipotentiam suam parcendo maxime et miserendo manifestat" (cfr Missale Romanum, Collecta, Dominica XXVI "per annum").

Anche se Teresa non ha un vero e proprio corpo dottrinale, tuttavia particolari fulgori di dottrina si sprigionano dai suoi scritti che, come per un carisma dello Spirito Santo, colgono il centro stesso del messaggio della rivelazione in una visione originale ed inedita, presentando un insegnamento qualitativamente eminente.

Il nucleo del suo messaggio, infatti, è il mistero stesso di Dio Amore, di Dio Trinità, infinitamente perfetto in se stesso. Se la genuina esperienza spirituale cristiana deve coincidere con le verità rivelate, nelle quali Dio comunica se stesso e il mistero della sua volontà (cfr Dei Verbum, n.2), occorre affermare che Teresa ha fatto esperienza della divina rivelazione, giungendo a contemplare le realtà fondamentali della nostra fede unite nel mistero della vita trinitaria. Al vertice, come sorgente e termine, l'amore misericordioso delle tre Divine Persone, come essa lo esprime, specialmente nel suo Atto di offerta all'Amore misericordioso. Alla base, dalla parte del soggetto, l'esperienza di essere figli adottivi del Padre in Gesù; tale è il senso più autentico dell'infanzia spirituale, cioè l'esperienza della figliolanza divina sotto la mozione dello Spirito Santo. Alla base ancora e di fronte a noi, il prossimo, gli altri, alla cui salvezza dobbiamo collaborare con e in Gesù, con lo stesso suo amore misericordioso.

Mediante l'infanzia spirituale si sperimenta che tutto viene da Dio, a Lui ritorna e in Lui dimora, per la salvezza di tutti, in un mistero di amore misericordioso. Tale è il messaggio dottrinale insegnato e vissuto da questa Santa.

Come per i santi della Chiesa di tutti i tempi, anche per lei, nella sua esperienza spirituale, centro e pienezza della rivelazione è Cristo. Teresa ha conosciuto Gesù, lo ha amato e lo ha fatto amare con la passione di una sposa. È penetrata nei misteri della sua infanzia, nelle parole del suo Vangelo, nella passione del Servo sofferente, scolpita nel suo Volto santo, nello splendore della sua esistenza gloriosa, nella sua presenza eucaristica. Ha cantato tutte le espressioni della divina carità di Cristo, come sono proposte dal Vangelo (cfr PN 24, Jésus, mon Bien-Aimé, rappelle-toi!).

Teresa è stata illuminata in maniera particolare sulla realtà del Corpo mistico di Cristo, sulla varietà dei suoi carismi, doni dello Spirito Santo, sulla forza eminente della carità, che è come il cuore stesso della Chiesa, nella quale ella ha trovato la sua vocazione di contemplativa e di missionaria (cfr Ms B 2 r- 3 v).

Finalmente, fra i capitoli più originali della sua scienza spirituale è da ricordare la sapiente esplorazione che Teresa ha sviluppato del mistero e del cammino della Vergine Maria, giungendo a risultati molto vicini alla dottrina del Concilio Vaticano II nel cap. VIII della Costituzione Lumen Gentium e a quanto io stesso ho proposto nella mia Enciclica Redemptoris Mater, del 25 marzo 1987.

9. La principale sorgente della sua esperienza spirituale e del suo insegnamento è la Parola di Dio, nell'Antico e nel Nuovo Testamento. Lei stessa lo confessa, specialmente mettendo in rilievo il suo appassionato amore per il Vangelo (cfr Ms A 83 v). Nei suoi scritti si contano oltre mille citazioni bibliche: più di quattrocento dall'Antico e oltre seicento dal Nuovo Testamento.

Malgrado la preparazione inadeguata e la mancanza di strumenti per lo studio e l'interpretazione dei libri sacri, Teresa si è immersa nella meditazione della Parola di Dio con una fede ed una immediatezza singolari. Sotto l'influsso dello Spirito ha raggiunto per sé e per gli altri una profonda conoscenza della rivelazione. Con la sua concentrazione amorosa sulla Scrittura - avrebbe perfino voluto conoscere l'ebraico ed il greco per meglio capire lo spirito e la lettera dei libri sacri -, ha fatto vedere l'importanza che le sorgenti bibliche hanno nella vita spirituale, ha messo in risalto l'originalità e la freschezza del Vangelo, ha coltivato con sobrietà l'esegesi spirituale della Parola di Dio, tanto dell'Antico come del Nuovo Testamento. Ha così scoperto tesori nascosti, appropriandosi parole ed episodi, a volte non senza audacia soprannaturale, come quando, leggendo i testi di Paolo (cfr 1 Cor 12-13), ha intuito la sua vocazione all'amore (cfr Ms B 3r-3v). Illuminata dalla Parola rivelata, Teresa ha scritto pagine geniali sull'unità fra l'amore di Dio e l'amore del prossimo (cfr Ms C 11 v- 19 r); e si è immedesimata con la preghiera di Gesù nell'ultima Cena, come espressione della sua intercessione per la salvezza di tutti (cfr Ms C 34 r-35 r).

La sua dottrina coincide, come già detto, con l'insegnamento della Chiesa. Fin da bambina, è stata educata dai familiari alla partecipazione alla preghiera e al culto liturgico. In preparazione alla sua prima confessione, alla prima comunione e al sacramento della cresima, ha dimostrato un amore straordinario per le verità della fede, ed ha imparato quasi parola per parola il Catechismo (cfr Ms A 37 r-37 v). Alla fine della sua vita ha scritto con il proprio sangue il Simbolo degli Apostoli, come espressione del suo attaccamento senza riserve alla professione di fede.

Oltre che con le parole della Scrittura e la dottrina della Chiesa, Teresa si è nutrita fin da giovane con l'insegnamento dell'Imitazione di Cristo, che, come confessa lei stessa, sapeva quasi a memoria (cfr Ms A 47 r). Sono stati determinanti per la realizzazione della sua vocazione carmelitana i testi spirituali della Madre Fondatrice, Teresa di Gesù, specialmente quelli che espongono il senso contemplativo ed ecclesiale del carisma del Carmelo teresiano (cfr Ms C 33 v). Ma in un modo del tutto speciale Teresa si è nutrita della dottrina mistica di San Giovanni della Croce, che è stato il suo vero maestro spirituale (cfr Ms A 83 r). Non è quindi da meravigliarsi se alla scuola di questi due Santi, dichiarati posteriormente Dottori della Chiesa, anche lei, ottima discepola, sia diventata Maestra di vita spirituale.

10. La dottrina spirituale di Teresa di Lisieux ha contribuito alla dilatazione del Regno di Dio. Con il suo esempio di santità, di perfetta fedeltà alla Madre Chiesa, di piena comunione con la Sede di Pietro, come pure con le particolari grazie da lei impetrate per molti fratelli e sorelle missionari, ha prestato un particolare servizio alla rinnovata proclamazione ed esperienza del Vangelo di Cristo e all'estensione della fede cattolica in tutte le nazioni della terra.

Non occorre dilungarci molto sull'universalità della dottrina teresiana e sull'ampia ricezione del suo messaggio durante il secolo che ci separa dalla sua morte: ciò è stato ben documentato negli studi compiuti in vista del conferimento del titolo di Dottore della Chiesa alla Santa.

Particolare importanza a questo proposito riveste il fatto che lo stesso Magistero della Chiesa non solo ha riconosciuto la santità di Teresa, ma ha pure messo in luce la sua sapienza e la sua dottrina. Già Pio X disse di lei che era "la santa più grande dei tempi moderni". Accogliendo con gioia la prima edizione italiana della Storia di un anima, egli ebbe ad esaltare i frutti che si ricavano dalla spiritualità teresiana. Benedetto XV, in occasione della proclamazione della eroicità delle virtù della Serva di Dio, illustrò la via dell'infanzia spirituale e lodò la scienza delle realtà divine, concessa da Dio a Teresa, per insegnare agli altri le vie della salvezza (cfr AAS 13 [1921] 449-452). Pio XI, in occasione sia della sua beatificazione che della canonizzazione, volle esporre e raccomandare la dottrina della Santa, sottolineando la particolare illuminazione divina (Discorsi di Pio XI, vol. I, Torino 1959, p. 91) e qualificandola maestra di vita (cfr AAS 17 [1925] pp. 211-214). Pio XII, quando fu consacrata la Basilica di Lisieux nel 1954, affermò, fra l'altro, che Teresa era penetrata con la sua dottrina nel cuore stesso del Vangelo (cfr AAS 46 [1954] pp. 404-408). Il Card. Angelo Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII, visitò diverse volte Lisieux, specialmente quando era Nunzio a Parigi. Durante il suo pontificato manifestò in varie circostanze la sua devozione per la Santa e illustrò i rapporti fra la dottrina della Santa di Avila e della sua figlia, Teresa di Lisieux (Discorsi, Messaggi, Colloqui, vol. II [1959-1960] pp. 771-772). Più volte, durante la celebrazione del Concilio Vaticano II, i Padri evocarono il suo esempio e la sua dottrina. Paolo VI, nel centenario della sua nascita, indirizzava il 2 gennaio 1973 una Lettera al Vescovo di Bayeux e Lisieux, nella quale esaltava l'esempio di Teresa nella ricerca di Dio, la proponeva come maestra della preghiera e della speranza teologale, modello di comunione con la Chiesa, additando lo studio della sua dottrina ai maestri, agli educatori, ai pastori e agli stessi teologi (cfr AAS 65 [1973] pp. 12-15). Io stesso, in varie circostanze, ho avuto la gioia di riferirmi alla figura e alla dottrina della Santa, in modo speciale in occasione dell'indimenticabile visita a Lisieux, il 2 giugno 1980, quando ho voluto ricordare a tutti: "De Thérèse de Lisieux, on peut dire avec conviction que l'Esprit de Dieu a permis à son coeur de révéler directement, aux hommes de notre temps, le mystère fondamental, la réalité de l'Evangile [...] La "petite voie" est la voie de la "sainte enfance". Dans cette voie, il y a quelque chose d'unique, un génie de sainte Thérèse de Lisieux. Il y a en meme temps la confirmation et le renouvellement de la vérité la plus fondamentale et la plus universelle. Quelle vérité du message évangélique est en effet plus fondamentale et plus universelle que celle-ci: Dieu est notre Père et nous sommes ses enfants?" (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol. III/1 [1980] p. 1659).

Questi semplici cenni ad un'ininterrotta serie di testimonianze dei Papi di questo secolo sulla santità e la dottrina di Santa Teresa di Gesù Bambino e alla universale diffusione del suo messaggio, esprimono chiaramente quanto la Chiesa abbia accolto, nei suoi pastori e nei suoi fedeli, la dottrina spirituale di questa giovane Santa.

Segno della recezione ecclesiale dell'insegnamento della Santa è il ricorso alla sua dottrina in molti documenti del Magistero ordinario della Chiesa, specialmente quando si parla della vocazione contemplativa e missionaria, della fiducia in Dio giusto e misericordioso, della gioia cristiana, della vocazione alla santità. Ne è una testimonianza la presenza della sua dottrina nel recente Catechismo della Chiesa Cattolica (nn. 127, 826, 956, 1011, 2011, 2558). Colei che tanto amò imparare nel catechismo le verità della fede, ha meritato di essere annoverata fra i testimoni autorevoli della dottrina cattolica.

Teresa possiede una universalità singolare. La sua persona, il messaggio evangelico della "piccola via" della fiducia e dell'infanzia spirituale hanno trovato e continuano a trovare un'accoglienza sorprendente, che ha varcato ogni confine.

L'influsso del suo messaggio comprende prima di tutto uomini e donne la cui santità o eroicità delle virtù la stessa Chiesa ha riconosciuto, pastori della Chiesa, cultori della teologia e della spiritualità, sacerdoti e seminaristi, religiosi e religiose, movimenti ecclesiali e comunità nuove, uomini e donne di ogni condizione e di ogni continente. A tutti Teresa reca la sua personale conferma che il mistero cristiano, di cui è diventata testimone ed apostola facendosi nella preghiera, come ella si esprime con audacia, "apostola degli apostoli" (Ms A 56 r), deve essere preso alla lettera, con il più grande realismo possibile, perché ha un valore universale nel tempo e nello spazio. La forza del suo messaggio sta nella concreta illustrazione di come tutte le promesse di Gesù trovino piena attuazione nel credente che sa con fiducia accogliere nella propria vita la presenza salvatrice del Redentore.

11. Tutte queste ragioni sono chiara testimonianza dell'attualità della dottrina della Santa di Lisieux e della particolare incidenza del suo messaggio sugli uomini e sulle donne del nostro secolo. Concorrono inoltre alcune circostanze che rendono ancor più significativa la sua designazione quale Maestra per la Chiesa nel nostro tempo.

Innanzitutto, Teresa è una donna che, nell'accostarsi al Vangelo, ha saputo cogliere ricchezze nascoste con quella concretezza e profonda risonanza vitale e sapienziale che è propria del genio femminile. Ella emerge per la sua universalità nella schiera delle donne sante che risplendono per la sapienza del Vangelo.

Teresa è, poi, una contemplativa. Nel nascondimento del suo Carmelo ha vissuto la grande avventura dell'esperienza cristiana, fino a conoscere la lunghezza, la larghezza, l'altezza e la profondità dell'amore di Cristo (cfr Ef 3, 18-19). Dio ha voluto che non rimanessero nascosti i suoi segreti, ma ha abilitato Teresa a proclamare i segreti del Re (cfr Ms C 2 v). Con la sua vita Teresa offre una testimonianza ed un'illustrazione teologica della bellezza della vita contemplativa, come totale dedicazione a Cristo, Sposo della Chiesa, e come affermazione viva del primato di Dio su tutte le cose. La sua è una vita nascosta che possiede una arcana fecondità per la dilatazione del Vangelo e riempie la Chiesa ed il mondo del buon odore di Cristo (cfr LT 169, 2 v).

Teresa di Lisieux, infine, è una giovane. Essa ha raggiunto la maturità della santità in piena giovinezza (cfr Ms C 4 r). Come tale si propone quale Maestra di vita evangelica, particolarmente efficace nell'illuminare i sentieri dei giovani, ai quali spetta di essere protagonisti e testimoni del Vangelo presso le nuove generazioni.

Non solo Teresa di Gesù Bambino è il Dottore della Chiesa più giovane in età, ma pure il più vicino a noi nel tempo, quasi a sottolineare la continuità con la quale lo Spirito del Signore invia alla Chiesa i suoi messaggeri, uomini e donne, come maestri e testimoni della fede. Infatti, qualunque siano le variazioni che si possono costatare nel corso della storia e nonostante le ripercussioni che esse sogliono avere nella vita e nel pensiero delle persone delle singole epoche, non dobbiamo perdere di vista la continuità che unisce tra loro i Dottori della Chiesa: essi restano, in ogni contesto storico, testimoni del Vangelo che non muta e, con la luce e la forza che loro viene dallo Spirito, se ne fanno messaggeri tornando ad annunciarlo nella sua purezza ai contemporanei. Teresa è Maestra per il nostro tempo, assetato di parole vive ed essenziali, di testimonianze eroiche e credibili. Perciò è amata e accolta anche da fratelli e da sorelle delle altre comunità cristiane e perfino da chi neppure è cristiano.

12. In quest'anno, in cui si celebra il Centenario della gloriosa morte di Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, mentre ci prepariamo alla celebrazione del Grande Giubileo del 2000, dopo aver ricevuto numerose ed autorevoli petizioni, specialmente da parte di molte Conferenze Episcopali di tutto il mondo, e dopo aver accolto la petizione ufficiale, o Supplex Libellus, indirizzatami in data 8 marzo 1997 dal Vescovo di Bayeux e Lisieux, come pure da parte del Preposito Generale dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo e da parte del Postulatore Generale del medesimo Ordine, decisi di affidare alla Congregazione delle Cause dei Santi competente in materia, "praehabito voto Congregationis de Doctrina Fidei ad eminentem doctrinam quod attinet" (Cost. Apost. Pastor bonus, 73), il peculiare studio della causa per il conferimento del Dottorato a questa Santa.

Raccolta la necessaria documentazione, le suddette due Congregazioni hanno affrontato la questione nelle rispettive Consulte: quella della Congregazione per la Dottrina della Fede il 5 maggio 1997, per quanto riguarda la "eminente dottrina", e quella della Congregazione delle Cause dei Santi il 29 maggio dello stesso anno, per esaminare la speciale "Positio". Il 17 giugno successivo, i Cardinali ed i Vescovi membri delle stesse Congregazioni, seguendo una procedura da me approvata per l'occasione, si sono riuniti in una Sessione Interdicasteriale plenaria ed hanno discusso la Causa, esprimendo all'unanimità parere favorevole alla concessione a Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo del titolo di Dottore della Chiesa universale. Tale parere mi è stato notificato personalmente dal Signor Cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e dal Pro-Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, Mons. Alberto Bovone, Arcivescovo titolare di Cesarea di Numidia.

In considerazione di ciò, il 24 agosto scorso, al momento della preghiera dell'Angelus, alla presenza di centinaia di Vescovi e davanti ad una sterminata folla di giovani di tutto l'orbe, radunata a Parigi per la XII Giornata Mondiale della Gioventù, ho voluto personalmente annunciare l'intenzione di proclamare Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo Dottore della Chiesa universale in occasione della celebrazione della Giornata Mondiale delle Missioni [in Roma].

Oggi, 19 ottobre 1997, nella Piazza san Pietro, gremita di fedeli convenuti da ogni parte del mondo, essendo presenti numerosi Cardinali, Arcivescovi e Vescovi, durante la solenne celebrazione eucaristica ho proclamato Dottore della Chiesa universale Teresa di Gesù Bambino e del Santo Volto con queste parole:

Venendo incontro ai desideri di un grande numero di Fratelli nell'Episcopato e di moltissimi fedeli di tutto il mondo, udito il parere della Congregazione delle Cause dei Santi ed ottenuto il voto della Congregazione per la Dottrina della Fede in ciò che attiene l'eminente dottrina, con certa conoscenza e matura deliberazione, in forza della piena autorità apostolica, dichiariamo Santa Teresa di Gesù Bambino e del Santo Volto, vergine, Dottore della Chiesa universale. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Compiuto ciò nel modo dovuto, stabiliamo che questa Lettera Apostolica sia religiosamente conservata ed abbia pieno effetto sia ora che in futuro; e che inoltre così giustamente si giudichi e si definisca, e sia vano e senza fondamento quanto di diverso intorno a ciò possa essere attentato da chiunque, con qualsivoglia autorità, scientemente o per ignoranza.

Dato a Roma, presso San Pietro, sotto l'anello del Pescatore, il giorno 19 del mese di ottobre dell'anno del Signore 1997, ventesimo di Pontificato.

TERESA DOTTORE DELLA CHIESA
Intervista a Mons. Guy Gaucher, Vescovo ausiliare di Bayeux e Lisieux

Santa Teresa di Gesù Bambino è la terza donna, dopo santa Caterina di Siena e santa Teresa di Gesù (Avila), a essere proclamata Dottore della Chiesa. Mons. Guy Gaucher, ci spiega le conseguenze di questa proclamazione.

Innanzitutto, Mons. può spiegarci chi è un Dottore della Chiesa?

Perché un cristiano posso essere Dottore della Chiesa occorrono tre condizioni:

Prima condizione: essere un santo la cui santità è già stata riconosciuta, cioè, canonizzata dalla chiesa.

La seconda condizione, la più importante e più precisa: aver arricchito la Chiesa di una dottrina detta eminente, vale a dire che ha un certo peso, una certa superiorità, una certa autorevolezza, e che è utile alla Chiesa universale. Non si tratta di qualcosa di totalmente nuovo, perché di fatto non c'è niente di nuovo da aggiungere al Vangelo. Ma la Chiesa è nella Storia. Si tratta di una dottrina che illustra qualcosa di particolarmente utile in un momento particolare della storia della Chiesa universale, e il cui contenuto è riconosciuto come un apporto teologico e spirituale molto importante.

Questa dottrina perché possa essere proposta concretamente deve essere formulata in modo tale che possa essere esaminata, il risultato di questo lavoro di presentazione viene chiamato "positio", vale a dire un dossier che vuole giustificare la domanda di Dottorato e l'eminenza della dottrina.

Questa "positio" è esaminata da tre commissioni: una di teologi della Congregazione della Fede, una di teologi della Congregazione dei Santi e una composta dai cardinali di entrambe le Congregazioni. Una volta che questi tre "esami" sono superati positivamente, la richiesta viene sottomessa al giudizio del Santo Padre.

È la terza questione, cioè, la dichiarazione di Dottorato fatta dallo stesso Santo Padre.

Come si è posta per Teresa la questione del Dottorato?

La storia del Dottorato di Teresa è una antica questione. Si può dire che in un certo modo risale a Teresa stessa, poiché ella aveva desiderato (uno dei suoi tanti desideri "folli") essere Dottore: "Mi sento la vocazione di Guerriero, di Sacerdote, di Apostolo, di Martire (...). Malgrado la mia piccolezza, vorrei illuminare le anime come i Profeti, i Dottori..." (B2°v-3r°).

Nella Chiesa, la questione si è imposta quasi subito dopo la sua canonizzazione. Dal 1926-27, sono apparsi un po' dappertutto nel mondo, anche al di là della Francia, dei laici, dei sacerdoti, dei religiosi, dei vescovi che si auguravano che santa Teresa di Gesù Bambino fosse proclamata Dottore della Chiesa. Nel 1932, durante un grande congresso che ebbe luogo a Lisieux per l'inaugurazione della cripta, il Padre Desbuquois, un gesuita molto conosciuto, si augurò, nel corso di una conferenza che Teresa fosse proclamata Dottore della Chiesa, e l'ha giustificato. Il congresso ha applaudito molto convinto. Il giorno dopo, il giornale La Croix rilanciava la domanda.

Un dossier fu dunque preparato e inviato a Pio XI, una specie di "positio" ante litteram. Questo pontefice era un grande teresiano poiché ha beatificato, canonizzato Teresa e l'ha dichiarata "patrona delle Missioni". Ma per il Dottorato ha detto "no" perché era una donna. Aveva già rifiutato il Dottorato di Teresa di Gesù (Avila) per la stessa ragione. Forse era prematuro?

Il Papa ha lasciato il caso ai suoi successori. Padre Desbuquois, da buon gesuita, ha obbedito perfettamente, dicendo: "Un giorno, si vedrà bene, Teresa sarà Dottore...".

Nel 1970, ebbe luogo un evento fondamentale: Paolo VI ha dichiarato due donne Dottori: Teresa di Gesù (Avila) e Caterina da Siena. Fu un avvenimento considerevole, di cui sfortunatamente, ventisette anni dopo, non si sono ancora tratte le conseguenze. Alcuni dissero allora: "E Teresa di Gesù Bambino?".

Il Cardinal Garonne, arcivescovo di Toulouse e membro della Curia tenne una conferenza su Teresa per il centenario della nascita, in cui affermò che vedeva molto bene Teresa Dottore della Chiesa. A partire da questo momento si susseguono sempre più insistenti dichiarazioni a vario livello.

Nel 1981, il Cardinal Etchegaray, presidente della Conferenza Episcopale di Francia, domandò a Roma che Teresa fosse proclamata Dottore.

A questo proposito i Carmelitani Scalzi incaricarono di questa questione il Padre Simeone della Santa Famiglia, postulatore delle cause dei santi.

Voi stesso, avete svolto un ruolo particolare?

Nel 1989, avendo lavorato su Teresa ed essendo vescovo ausiliare di Mons. Pierre Pican, egli mi incaricò ufficialmente per lettera di riprendere il dossier del Dottorato, in collaborazione con Padre Simeone.

Mi sono rivolto all'ordine dei Carmelitani Scalzi per avere il loro parere; durante il Capitolo generale, nel 1991, venne votata una mozione per domandare al Santo Padre il Dottorato per Santa Teresa di Gesù Bambino.

La questione venne allora sottoposta ai vescovi di Francia riuniti a Lourdes nel 1991, sotto la presidenza di Mons. Duval: essi votarono a favore per il Dottorato.

Poi altre conferenze episcopali di tutto il mondo hanno dato a loro volta il loro parere e votato... Oltre cinquanta conferenze episcopali nel mondo hanno domandato il Dottorato per Teresa. Ciò è considerevole!

Ci sono stati anche dei laici, dei sacerdoti, dei religiosi che, non potendo votare, hanno voluto pero partecipare per mezzo di "suppliche". Migliaia e migliaia di fedeli di tutte le condizioni sociali hanno sottoscritto la loro adesione inviandola a Lisieux.

Essendomi trovato alla Congregazione dei Santi, se ne parlò, ma essendo i criteri per conferire il Dottorato in corso di revisione, mi è stato detto che non era possibile valutare l'opportunità di dichiarare Teresa Dottore della Chiesa in questo momento. La situazione rimase perciò stagnante per lungo tempo.

Poi un giorno, bruscamente e all'improvviso, hanno accettato che si presentasse una "positio" per Dottorato. La si è formulata, bisogna dirlo, velocemente, ma molto seriamente, perché c'erano già alle spalle trent'anni di lavoro su questa questione. La "positio" che noi abbiamo depositato è dunque passata per i tre "esami" di cui ho parlato: tutto è andato bene ed è arrivata al Santo Padre.

Bisogna sottolineare che questo non è un affare francese, né tanto meno del Carmelo. Molti vescovi e cardinali andando a Roma, per le visite ad limina hanno chiesto espressamente al Santo Padre: "Santissimo Padre, non farete Teresa Dottore?"

Già nel 1980, quando il Papa venne a Lisieux, una carmelitana glielo ha domandato. Dunque, il Papa ha sentito questo parecchie volte.

Secondo lei, c'è una posta in gioco particolare al fatto che Teresa, che è una donna, sia proclamata Dottore della Chiesa?

C'è una posta in gioco particolare, penso. Il messaggio di Teresa, la spiritualità di Teresa, sono particolarmente adatti al nostro tempo.

E poi, è molto importante nel dibattito sul ruolo della donna nella Chiesa. È giustamente il dibattito attorno al Dottorato. Alcuni dicono di amare molto Teresa, la sua santità, ma che non avendo scritto dei trattati di teologia, non può essere Dottore.

Da questo punto di vista, per diciannove secoli, non si sono mai potuto avere delle donne Dottore. In effetti, l'educazione e lo studio erano riservati agli uomini, già, nel 1973, Urs von Balthasar, uno dei grandi teologi di questo secolo, domandò, a Notre Dame di Parigi, per il centenario di Teresa, che il corpo degli uomini teologi incorporasse l'apporto delle grandi donne mistiche della Chiesa. Citò anche Ildegarda, Caterina di Siena, Teresa di Gesù (Avila), ecc.

Quando si integrerà Teresa alla Teologia, che è rimasta una teologia speculativa e maschile? Ora, le donne fanno degli studi, ma fino a qualche tempo fa, non potevano. Per esempio, Caterina di Siena, nel XIV secolo, morta a trentatrè anni, era illetterata. Noi abbiamo un Dottore della Chiesa illetterato! Fu guardata con sospetto dall'inquisizione; in più era una mistica.

Fu seguita da Raimondo di Capua, domenicano, che era il suo padre spirituale e che divenne Generale dell'Ordine. Vide che questa donna poteva dire qualche cosa, e che la Teologia non è solamente speculativa ma anche simbolica e intuitiva.

San Tommaso d'Aquino mostra che ci sono due vie per parlare di Dio: la via speculativa, di cui si è valso, ma anche la via metaforica, la via simbolica. Per ragioni storiche, le donne sono piuttosto da questo lato. Teresa di Gesù (Avila), due secoli più tardi, diceva anche che lei non sapeva niente. Anche lei è stata minacciata dall'Inquisizione. Anche lei è stata salvata dai domenicani, dai gesuiti, che hanno mostrato che non era folle ma che apportava qualche cosa. C'era un pregiudizio anti-femminile molto forte. Le donne erano considerate "ignoranti", non avevano voce in capitolo. Giovanna d'Arco ne ha subito le conseguenze...

Ma c'è un modo oltre a quello speculativo di parlare di Dio, e di apportare su Dio, come diceva Balthasar, delle luci e delle intuizioni che spesso gli uomini non hanno visto. Insistette soprattutto sul fatto che nella scoperta della Misericordia, che è al centro del mistero di Dio, le donne sono andate più lontano degli uomini.

È vero che i santi sono teologi perché hanno sperimentato Dio, e come diceva Julien Green "hanno fatto il cammino". Anche se pretendono di balbettare, perché Dio è Dio, e non si sa come parlare di Lui. Conoscono meglio il cammino di coloro che fanno della teologia in camera.

Questo significa che Teresa è considerata come teologa?

Il Cardinale Poupard, al sinodo del 1990 sulla formazione dei sacerdoti, ha fatto una dichiarazione secondo la quale nel corso degli studi teologici dei seminaristi, non si può in un modo o nell'altro, non incontrare Teresa di Lisieux. Si è obbligati ad incontrarla. Che questo sia in cristologia, in ecumenismo, in mariologia o in spiritualità ben inteso.

Penso che il fatto che ella sia Dottore farà passare all'azione, molto più che fino ad ora. Ho fatto personalmente molti insegnamenti teresiani nei seminari, e so che questo segna i giovani sacerdoti. Molto più che Dottore, questo forse sarà più facilmente inteso.

Teresa ha trovato il senso della Trinità, il senso dell'Incarnazione, il legame del Padre e del Figlio. Ha ritrovato la Chiesa come luogo di comunione e d'amore in cui lo Spirito Santo è il primo. Ha aperto un cammino di santità per tutti, anche se sono poveri, se hanno fiducia in Dio. Perché la Speranza è una virtù fondamentale per il nostro mondo. Ha ritrovato una mariologia che annuncia quella del Vaticano II, una Vergine Maria che ha avuto fede, che ha seguito suo Figlio, dall'annunciazione al Calvario.

Nel Concilio Vaticano II, Teresa non è mai nominata, non più del resto che Teresa di Gesù (Avila). Non si sono citati i santi moderni, ma i Padri. È il modo di fare di un concilio. Ma teologi hanno detto che Teresa vi era presente. Degli articoli sono stati fatti per mostrare che i grandi assi della teologia di Teresa sono passati nel Vaticano II. Ma, nel Catechismo della Chiesa Cattolica, che è uscito nel 1992, ella è citata sei volte, e sempre in punti strategici. Vi si trova Teresa di Gesù (Avila), Caterina di Siena e altre donne, ma Teresa è la più citata di tutte le donne. È un segnale forte e pieno di speranza.