Il Carmelo e Maria

Maria è al Carmelo un mistero di presenza e di imitazione, e secondo l'immagine biblica divenuta tradizionale nell'Ordine: Maria è la bellezza del Carmelo. Questo luogo, già ammirato nei tempi antichi, che significa etimologicamente giardino, rinvia alla vita spirituale: Maria è il giardino di Dio. I primi eremiti furono affascinati dalla sua trasparenza: bella della gloria del Verbo.

Più Maria diventa la Regina della mia vita, più lo Spirito diventa la mia vita. In un curioso impeto d'amore fiducioso ed ammirato, tutto carmelitano, Teresa di Gesù Bambino lasciava come suo ultimo scritto:

"O Maria se tu fossi Teresa
e io la Regina del cielo,
vorrei essere Teresa
perché tu sia la Regina del cielo".

A questo punto qualcuno potrebbe chiedersi cosa c'entri la Madonna in tutto questo...

Occorre tornare indietro a quegli eremiti del Carmelo: se leggiamo la Regola Primitiva, la Madonna non viene mai nominata; troviamo invece un'altissima concentrazione cristologica intrisa di Sacra Scrittura. Lo scopo degli eremiti del Carmelo era quello di vivere nell'obsequium a Gesù Cristo. Cosa fecero però? Al centro fra le loro celle essi costruirono una cappella e la dedicarono alla Madonna. Con questo gesto il primo gruppo di Carmelitani la prese come sua patrona, promettendo il suo fedele servizio mentre aspettavano da lei la sua protezione. C'era un continuo andare e tornare dalla cappella dedicata alla Vergine Madre di Dio. I primi carmelitani hanno fissato plasticamente la presenza di Maria, piantandola al centro della loro residenza e quindi delle loro attività quotidiane, al centro della loro esperienza di vita e quindi al centro della loro ricerca di unione con Dio. Si sono fatti compagni di una persona che conosceva bene quella strada. Per questo motivo sin dal XIV sec. i Carmelitani si sono definiti con un nome originalissimo che non ha eguali nella storia della chiesa: Fratelli della Beata Vergine. Fratelli e quindi compagni di strada, fratelli e quindi abitanti nella stessa casa, a condividere le stesse esperienze.
Un ordine "mariforme"

Potrebbe apparire strano ma le apparizioni, la Bolla Sabatina, cioè i fatti forse più famosi, sicuramente più appariscenti, per il vero devoto della Madonna del Carmine sono in realtà marginali.

Se ci fermassimo al fatto storico, saremmo solo spettatori; siamo invece chiamati ad entrare nell'esperienza di vita, nella spiritualità del Carmelo, siamo chiamati a relazionarci a Maria. È una devozione, quella carmelitana, che ci invita fortemente a rivivere anche noi quell'obsequium nei confronti di Gesù Cristo: Cristo sia il centro della vita. Per vivere l'obsequium, c'era bisogno del Signore (Gesù), del servo (il monaco) e della terra (la Terra Santa). Passando in Occidente, all'Ordine Carmelitano è venuta meno la terra. Ebbene, quella terra è ora Maria stessa, la terra su cui Dio ha piantato la propria tenda, il luogo della presenza di Dio. La Madonna è la terra su cui mettere a dimora il seme per poi raccoglierne i frutti, la terra dell'obsequium. E Lei diventa domina loci, cioè signora della terra. Noi poi, identificandoci con Lei diventiamo terreno dove Dio può manifestare la sua presenza. Se la Vergine è l'umanità dove Dio abita, noi siamo l'umanità dove Dio può continuare a manifestare la sua presenza. Anche lo Scapolare: siamo ben lontani da un vuoto devozionismo da sacrestia. Indossare lo scapolare non significa avere una garanzia di salvezza, non significa portare un amuleto. Scapolare significa habitus. Siamo chiamati ad indossare l'habitus Mariae, l'abito di Maria. È qualcosa che investe il comportamento, lo stile di vita prima di diventare un segno esteriore. Siamo chiamati quindi ad imitare Maria, le sue virtù, il suo silenzio, la sua carità, la sua docilità al volere di Dio. Questo è e deve essere, il senso autentico di ogni devozione alla Madonna o ai santi. La Madonna non è il fine, lo scopo della nostra devozione; ella è un mezzo, il più efficace, il più bello, ma sempre un mezzo. Ricordiamo le poche parole che la Madonna pronuncia nel Vangelo. Prima risponde all'Angelo "Avvenga di me secondo la tua parola" e poi alle nozze di Cana "Fate quello che vi dirà". Questo è l'insegnamento più alto che dalla Madonna ci può venire. Lei indica la strada (odòn, odigitria).

Per questo motivo "Il Carmelo è tutto di Maria" - come leggiamo nelle Costituzioni dell'Ordine. Una crescita nelle virtù di Maria è garanzia di comunione con Cristo. Cosa significhi veramente essere devoti della Madonna del Carmine ce lo dice il Papa in una sua recente lettera per i 750 anni dello Scapolare: "la devozione verso di Lei non può limitarsi a preghiere ed ossequi in suo onore in alcune circostanze, ma deve costituire un "abito", cioè un indirizzo permanente della propria condotta cristiana, intessuta di preghiera e di vita interiore, mediante la frequente pratica dei Sacramenti ed il concreto esercizio delle opere di misericordia spirituale e corporale. In questo modo lo Scapolare diventa segno di "alleanza" e di comunione reciproca tra Maria e i fedeli: esso infatti traduce in maniera concreta la consegna che Gesù, sulla croce, fece a Giovanni, e in lui a tutti noi, della Madre sua, e l'affidamento dell'apostolo prediletto e di noi a Lei, costituita nostra Madre spirituale".