La Riforma Teresiana

Tuttavia, alla fine del Medio Evo, specialmente dopo le sofferenze della Chiesa nel periodo in cui i Papi, lasciata Roma, si trasferirono ad Avignone e durante lo Scisma d'Occidente, si sentì ovunque il desiderio e il bisogno di riforme. Fu così che si vide nella Chiesa realizzarsi una serie di provvedimenti in questo senso e i Concili di Costanza (1414-1418), di Basilea (1431-1437) e di Ferrara-Firenze (1438-442) sono tappe di questo programma, come pure le grandi opere apostoliche di predicatori di penitenza, quali San Vincenzo Ferreri, San Bernardino da Siena, San Giovanni di Capistrano.

Anche nell'Ordine Carmelitano vi furono monaci e monache che non se ne stettero inattivi, come Bartolomeo Fanti, Angelo Mazzinghi, Giovanna Scopelli, Arcangela Ghirlani, Giovanni Soreth, e il Beato Battista Mantovano che diede vita alla cosiddetta Congregazione Mantovana. Soprattutto importante fu tuttavia quella che passa sotto il nome di Riforma Teresiana. Il 1500 fu il secolo d'oro per la Spagna, in cui essa raccolse il frutto di una lunga crociata di 777 anni (715-1492) per la conquista del suolo e della libertà di fede contro gli Arabi. Questo fatto impresse al carattere cattolico spagnolo un calore eroico, inconfondibile. In questo clima nacque, il 28 marzo 1515, S. Teresa de Ahumada, che entrò fra le Carmelitane della sua città natale (Avila) a ventun'anni, rimanendovi fino al 1562 presso il monastero dell'Incarnazione. Con un gruppetto di suore riunite nella sua cella Teresa decise di tornare all'antico spirito carmelitano, quello eremitico: con la fondazione del piccolo monastero di San Giuseppe (24 agosto 1562), Teresa dà inizio alla sua riforma fra le monache; riforma che avrebbe poi estesa anche fra i frati (Duruelo 1568) con l'aiuto di S. Giovanni della Croce. L'ideale Carmelitano Teresiano è insieme contemplativo e apostolico. Le caratteristiche fondamentali dei "mezzi" che la Santa considera essenziali per il raggiungimento dei suoi ideali sono l'orazione, lo zelo apostolico, la solitudine (silenzio, ritiro, clausura), la vita comunitaria (piccolo gruppo, vita fraterna, semplicità, libertà spirituale, umanesimo), lo spirito Mariano, l'ascesi e il lavoro.

Per diversi secoli ci fu una sorta di diffidenza reciproca fra i Carmelitani di S. Teresa, cosiddetti "Scalzi" e i Carmelitani dell'A.O.. Pensate che nel 1631 furono i Carmelitani Scalzi, nella persona di Padre Prospero dello Spirito Santo, a ritornare sui luoghi di nascita, sul Monte Carmelo, da cui quattro secoli prima quegli altri erano stati costretti a fuggire. Il fatto è che entrambi i rami dell'Ordine si ritenevano eredi legittimi e continuatori ideali dello spirito primitivo del Carmelo. E in effetti eredi legittimi lo erano entrambi...