La voce del Carmelo

Nota per i visitatori del sito

"Mi ha rivestita delle vesti di salvezza" (Is 61). "Così preghiamo nella festa della Regina del Carmelo, la più grande solennità del nostro Ordine. Noi che possiamo chiamarci sue figlie e sorelle, riceviamo da lei un abito particolare di salvezza, il suo stesso abito. Come segno della sua materna predilezione, Ella ci dona il santo Scapolare, questa armatura di Dio nel ricevere il santo Abito assumiamo l'impegno di dare un'eccezionale testimonianza di amore non solo al nostro divino Sposo, ma anche alla sua santissima Madre. Non possiamo rendere migliore servizio alla Regina del Carmelo e dimostrarle la nostra riconoscenza, che considerandola nostro modello e seguendola nella via della perfezione" (16 luglio 1940).

Per essere in grado di apprezzare lo Scapolare, è necessario volgersi indietro alla nostra tradizione e volgersi attorno considerando la sensibilità contemporanea con gli elementi culturali che la costituiscono. L'abito di Maria è un tema ricco sia nella spiritualità delle Chiese orientali sia in quelle occidentali. Il velo, o mantello di Maria, è in Oriente un segno della sua protezione, mentre in Occidente l'abito di Maria è un segno della nostra appartenenza a lei. Entrambi i significati sono combinati insieme nella riflessione di Teresa Benedetta della Croce, Edith Stein. Ella parla del "santo abito della Madre di Dio, il bruno Scapolare", dicendo che il 16 luglio noi "ringraziamo Maria che ci ha rivestiti con le "vesti di salvezza", segno visibile della sua protezione materna".

Santa Teresa di Gesù fa riferimento diverse volte all'"abito di Maria". Racconta volentieri dell'artifizio della Vergine verso padre Gracián, al quale volle dare l'abito carmelitano, sottolineando che "è costume della Vergine non smettere mai di favorire chi si mette sotto il suo patrocinio".

Dall'acuta consapevolezza che l'abito del Carmelo è di Maria, santa Teresa di Gesù trae le conseguenze concrete per la vita dei suoi membri: "Tutte noi che indossiamo questo sacro abito del Carmine siamo chiamate all'orazione e alla contemplazione" e "all'umiltà". Sarebbe facile moltiplicare le citazioni dei santi e degli scrittori del Carmelo nei confronti dell'abito carmelitano (Fondazioni 28, 30.38; Vita 36, 6.28; Fondazioni 23, 1-8; Fondazioni 23,4).

In altri punti riprende lo stesso tema, dicendo che le nostre vite devono corrispondere al nostro abito: "Sa bene il Signore che non posso in altro sperare che nella sua misericordia. Ed essendomi impossibile di non essere quella che sono, non mi resta che appoggiarmi alla sua clemenza e di confidare nei meriti del suo Figlio e della Vergine sua Madre, della quale indegnamente porto l'abito. [...] Imitatela, considerate la grandezza e il vantaggio che abbiamo nell'avercela a Patrona..." 3M 1, 3.

"Il Signore mise fine a quest'opera (una fondazione) così importante per l'onore e la gloria della sua santissima Madre, mentre io ero a Palencia. Questo è veramente l'Ordine di sua Madre, ed Ella è nostra Signora e Protettrice", Fondazioni 29, 31, 5M 1, 2.

Cammino di perfezione 13, 3: "Sforziamoci, figliole mie, d'imitare almeno in qualche cosa la profonda umiltà della santissima Vergine, di cui portiamo l'abito".