L'orazione secondo Teresa

    Come due innamorati che si guardano dritti negli occhi.
    (Vita 27,10)

L'orazione mentale: una relazione esperienziale con Dio

Sebbene tutti siano sempre sotto gli occhi di Dio, ritengo che vi si trovino in maniera tutta speciale quelli che si dedicano all'orazione perché sentono che Lui li sta guardando, mentre gli altri possono stare anche per più giorni senza nemmeno ricordarsi che Dio li vede (...).

Molti santi e buoni autori hanno scritto sul bene di cui fruisce chi si applica all'orazione, intendo dire all'orazione mentale (...).

Posso dire soltanto quello di cui ho acquistato per esperienza: per quante colpe commetta chi ha cominciato a dedicarsi all'orazione non l'abbandoni, poiché essa costituisce il mezzo per riabilitarsi, e senza il suo appoggio l'impresa gli risulterà assai più difficoltosa. Non si lasci tentare dal demonio nella subdola maniera da lui adottata con me, persuadendosi a tralasciarla per umiltà; si convinca che le parole di Dio non possono andare a vuoto, che con un sincero pentimento e con il fermo proposito di non tornare ad offenderlo si ripristina l'amicizia di prima, ed Egli riprende a farci le stesse grazie, anzi a volte persino in misura maggiore.

Chi poi non ha ancora cominciato a praticarla, io lo scongiuro per amor di Dio a non privarsi di un bene così sostanzioso (...) e qualora perseveri, io spero fermamente nella misericordia di quel Dio che nessuno ha mai preso per amico senza esserne ripagato. Secondo me infatti, l'orazione mentale altro non è che il coltivare una relazione di amicizia intrattenendoci frequentemente in solitudine con Chi sappiamo che ci ama. E se voi ancora non lo amate (in quanto, affinché l'amore sia vero e l'amicizia durevole, occorrono condizioni di parità, e invece è notorio che quella di Dio va immune da qualsiasi difetto, mentre la nostra è viziosa, sensuale, ingrata), ossia se non riuscite ad amarlo abbastanza perché Lui non è alla pari con voi, per lo meno, constatando quanto vantaggio vi apporti godere la sua amicizia e quanto Egli vi ami, ce la farete a sopportare la pena di intrattenervi a lungo con Chi pure è tanto diverso da voi (...).

O bontà infinita del mio Dio, adesso sì mi sembra di vedere chi sei tu e la misera cosa che sono io e, constatando l'enorme divario esistente tra noi, vorrei proprio disintegrarmi nell'amarti. Quale benefica certezza ci dà il sapere che Tu sopporti chi ti permette di stargli vicino! Che buon amico dimostri di essergli, Signore! Come lo favorisci e con quanta pazienza lo sopporti, aspettando che egli adegui un pochino la sua condizione alla tua, mentre nel frattempo tu tolleri la sua! Tieni da conto gli istanti in cui ti ama, e per un attimo di pentimento dimentichi la valanga di offese che ti ha fatte.

L'ho constatato per esperienza personale e non capisco, o mio Creatore, perché mai il mondo non si precipiti ad allacciare con te questa amicizia: persino i cattivi, che sono ben lontani dall'essere al tuo livello, li farai buoni, purché acconsentano a che Tu stia con loro anche soltanto per due ore al giorno, sebbene essi stiano alla tua presenza impelagati in un mare di preoccupazioni e pensieri mondani come facevo io. Per la violenza che devono fare a se stessi, imponendosi di stare in così eccellente compagnia, Tu vedi chiaramente che di più non possono proprio ottenere nella fase iniziale, e talvolta nemmeno in seguito; ma già costringi anche i demoni a non tentarli, indebolendo giorno per giorno la loro irruenza offensiva e accordando invece energie fresche agli attaccati, perché possano vincere. No, Vita di tutte le vite, Tu non uccidi nessuno di quelli che si fidano di Te e Ti vogliono per amico (...).

Per alcuni anni, spesso badavo più a desiderare il termine dell'ora obbligatoria di orazione e ad ascoltare il segno dell'orologio, che non ad altre utili riflessioni; e moltissime volte poi, non so quale grave penitenza mi sarei volentieri sobbarcata, pur di non raccogliermi a fare orazione.

E in realtà, talmente intollerabile era la violenza esercitata su di me dal demonio o dalle mie cattive abitudini e tale la tristezza da cui venivo colta entrando nell'oratorio, che per vincermi dovevo far appello a tutto il mio coraggio (e sì che a detta di tutti ne possiedo una dose non trascurabile) (...). Comunque, dopo aver posto in atto tutti questi sforzi, provavo una maggior distensione e una più profonda gioia di quelle che sentivo certe altre volte, quando pure anelavo a pregare (...).

Ora, se persino a quelli che non lo servono ma anzi l'offendono, l'orazione è così benefica e necessaria, perché mai dovrebbero tralasciarla proprio coloro che servono e vogliono servire Dio? Io non riesco davvero a capirlo, a meno che non mirino intenzionalmente a sopportare con maggiore pena i travagli della vita e a sbarrare la porta a Dio, così da impedirgli di usarla per inondarli di gioia. Mi fanno proprio compassione quelli che servono Dio a loro spese; sì, perché quanti praticano l'orazione, ci pensa lo stesso Dio a pagarle, poiché per un po' di sforzo, accorda loro la gioia sufficiente ad alleviare ogni travaglio (...).

Affermo soltanto che la porta attraverso cui il Signore ha concesso tante grazie a me, è l'orazione: sprangata questa, non so come potrà elargirle, perché se Dio vuole entrare in un'anima a compiacersi e a compiacerla non trova alcun varco, in quanto la vuole sola, pura e ansiosa di riceverlo.

Nell'intento di mettere in luce la misericordia di Dio e il gran bene derivato a me dal non aver abbandonato l'orazione e la lettura spirituale, parlerò qui - poiché è quanto mai utile a sapersi - del fuoco martellante cui il demonio sottopone un'anima per conquistarla, nonché degli accorgimenti misericordiosi con cui il Signore cerca di attrarla a sé, affinché tutti si guardino dai pericoli a cui non ho saputo sfuggire io. E soprattutto, per amor del Signore, e per l'affettuosa premura che lo induce quasi ad affannarsi per avvincerci a sé, io scongiuro chiunque a stare alla larga dalle occasioni, perché, una volta intrappolati in esse, non si ha più alcun ancoraggio sicuro. (cfr. Vita 8, 2.5-10)

Il metodo dell'orazione

Il metodo di orazione da me adottato era il seguente: non riuscendo a discorrere con l'intelletto, cercavo di raffigurarmi interiormente Cristo, e a mio giudizio mi trovavo meglio fissandolo in quei momenti della sua vita in cui lo vedevo più solo. Mi pareva che, essendo solo ed afflitto, come persona bisognosa di conforto, avrebbe dovuto accogliere persino me e di ingenuità simili ne avevo parecchie.

Particolarmente a mio agio mi trovavo con l'orazione "dell'Orto". Qui gli tenevo compagnia; pensavo al sudore e all'afflizione che egli aveva sofferto e desideravo di potergli asciugare quelle stille impregnate di dolore, ma non osavo mai decidermi a farlo perché mi tornavano alla memoria i miei gravissimi peccati; me ne stavo con lui fintanto che me lo permettevano i miei pensieri, sempre intenti a frastornarmi come uno sciame molesto. Per vari anni, la maggior parte delle sere prima di addormentarmi, quando per prender sonno mi raccomandavo a Dio, meditavo sempre un po' su questo passo dell'orazione fatta da Gesù nell'Orto; e ciò sin dai tempi in cui non ero ancora monaca. Sono convinta che con questo esercizio la mia anima si sia molto avvantaggiata, perché avevo cominciato a fare orazione senza nemmeno saper cosa fosse, e già l'abitudine regolare da me contrattane mi impediva di lasciarla, così come mi obbligava a fare il segno della croce prima di addormentarmi (...).

A me tornava utile anche la vista della campagna, dell'acqua e dei fiori, tutte cose in cui scoprivo un richiamo al Creatore, intendo dire che me ne risvegliavano il ricordo, mi inducevano al raccoglimento e mi servivano da libro (...).

Possedevo un'abilità così scarsa a rappresentarmi le cose per via intellettiva che, se non si trattava di cosa vista con i miei occhi, l'immaginazione non mi serviva a nulla, e non riuscivo assolutamente a fare come altre persone che sono in grado di creare delle immagini su cui concentrarsi. Arrivavo solo a polarizzarmi su Cristo come uomo; ma anche così per quanto leggessi descrizioni della sua bellezza e ne contemplassi le immagini, non mi riusciva di raffigurarmelo interiormente se non come fa un cieco o uno immerso nel buio, il quale, sebbene parli con una persona e senta di essere alla sua presenza in quanto ha la netta consapevolezza che essa gli sta dinanzi, tuttavia non la vede. Ebbene: così succedeva a me quando pensavo a Nostro Signore. Per questo ho sempre avuto tanta predilezione per le immagini (...).

All'atto in cui cercavo di raffigurarmi Cristo e di prostrarmi ai suoi piedi nel modo poc'anzi accennato, e talvolta persino nel corso della semplice lettura, mi accadeva di trovarmi improvvisamente pervasa da un sentimento così vivo della presenza di Dio da non poter assolutamente dubitare ch'egli fosse dentro di me e io tutta immersa in Lui (...). Tale stato tiene l'anima così sospesa, da darle l'impressione di essere completamente fuori di sé (...) come attonito di fronte alle molte cose che intende. (cfr. Vita 9, 4-6.10)

Bisogna imparare ad innamorarsi molto dell'umanità di Cristo (Vita 12,2)

Venendo ora parlare di coloro che cominciano a essere servi dell'amore (poiché il determinarsi a seguire sulla rotta dell'orazione Chi tanto ci ha amati ritengo non comporti null'altro), dico subito che la loro è una dignità così sublime da suscitare in me una strana euforia solo a pensarvi. Sì, perché il timore servile sparisce immediatamente se in questo primo stadio procediamo come si deve (...). Infatti, tutta la nostra colpa sta nel non sfruttare subito questa altissima dignità, perché qualora arrivassimo rapidamente a possedere in modo perfetto l'autentico amor di Dio, esso ci porterebbe insieme ogni bene. Purtroppo noi siamo tanto avari e lenti nel darci completamente a Dio, che, non volendo Egli lasciarci godere un bene così prezioso senza che noi lo paghiamo a caro prezzo, non ci disponiamo mai a disporci convenientemente.

Vedo bene che qui in terra non esiste valuta con cui si possa comperare un tesoro così inestimabile (...). Ci sembra sì di dare tutto, mentre poi in realtà offriamo a Dio soltanto la rendita e i frutti, trattenendoci il capitale e la proprietà.

Bella maniera di cercare l'amore di Dio! E poi lo vogliamo subito a piene mani, come si dice con frase fatta. Conservare le nostre affezioni (visto che non ci sforziamo di tradurre in atto le nostre aspirazioni e non siamo capaci di sradicarle definitivamente dalla terra, e al contempo pretendere molte consolazioni spirituali, è assurdo; a mio avviso, infatti, esiste un'assoluta incompatibilità tra le due cose.

Sconfinata è la misericordia che Dio prodiga a un'anima quando le dona la grazia e il coraggio di risolversi ad impegnare tutte le sue energie per conquistare questo bene. Se persevera nell'impresa, il Signore, che non si nega a nessuno, andrà a poco a poco incrementando il suo coraggio fino a farle conseguire la vittoria (...).

Questa è la via battuta da Cristo, e questa devono quindi battere quelli che vogliono seguirlo, se non vogliono perdersi (...).

Dovrò servirmi di qualche paragone, anche se per quanto sta in me vorrei evitarlo, poiché sono una donna e dovrei limitarmi semplicemente a scrivere ciò che mi comandano; sennonché questo linguaggio spirituale risulta tanto difficile da manovrare a quanti sono privi di istruzione come me che dovrò pur escogitare qualche modo per esprimermi (...).

Come muovere i primi passi

Ecco ora un paragone che mi piace. Chi muove i primi passi in questo campo deve far conto di cominciare a coltivare un giardino in un appezzamento di terreno sterile, pieno di erbacce, che va trasformato in luogo di delizie per il Signore. Sua Maestà strappa le erbe cattive e vi pianta le buone. Supponiamo che questo sia un lavoro già fatto quando un'anima si determina per l'orazione e ha preso a praticarla. Con l'aiuto di Dio, noi da buoni giardinieri, siamo tenuti a far sì che quelle piantine crescano, da aver cura di innaffiarle perché non muoiano, ma producano invece fiori fragranti e profumati per ricreare Nostro Signore, cosicché Egli venga spesso a dilettarsi in questo giardino (...).

Ma cosa fai tu, Signore, che non sia diretto al maggior bene dell'anima che sai già tua, che si consegna a te intenzionata a seguirti dovunque, fino alla morte di croce, determinata ad aiutarti a portarla e a non lasciarti solo con essa (...). Dio non ha mai lasciato in ansia i suoi amici. Persuadiamoci che tutto tende al nostro maggior bene. Egli ci guidi dove vuole, poiché ormai non apparteniamo piú a noi stessi, bensì a Lui. Ci fa già un grande favore permettendoci di zappare nel suo giardino stando accanto a Lui, che ne è il Padrone e ci vede al suo fianco con simpatia (...).

Va messo bene in rilievo - e lo affermo perché lo so per esperienza che l'anima, quando ha imboccato con piglio risoluto questa via dell'orazione mentale ed è riuscita a non dar molto peso né alle consolazioni né agli sconforti, dovuti al fatto che il Signore le lasci mancare queste soddisfazioni e questa tenerezza, ha già percorso un buon tratto di strada, ha cominciato ad erigere l'edificio su basi solide. Infatti, l'amore di Dio consiste nel servirlo con rettitudine, con fortezza d'animo ed umiltà. (cfr. Vita 11, 1-6.12.13)

L'orazione come amicizia...

L'atteggiamento più sicuro per l'anima intenzionata a darsi all'orazione è quello di scordarsi di tutto e di tutti per attendere solo a se stessa e a contentare Dio (...).

Sembra una perdita di tempo, mentre io credo questa perdita di tempo molto vantaggiosa; come ho detto, bisogna che si tengano alla presenza del Cristo, senza stancare la testa, che gli parlino e si rallegrino con Lui; senza stancarsi a comporre discorsi, che gli presentino piuttosto i loro bisogni e si ricordino i motivi che Egli avrebbe di non ammetterli neanche di fronte a sé (...).

Non ci si affatichi continuamente andando alla ricerca di spunti, ma si cerchi invece di starsene lì tranquilli con Lui, mettendo a riposo l'intelletto. Se si riesce, lo si occupi nel rammentare che Egli ci sta guardando; e quindi Gli si faccia compagnia, Gli si parli, Gli si presentino le proprie richieste, umiliandosi, godendo di Lui e ricordandosi che non si meriterebbe di starsene alla sua presenza.

L'anima s'immagini di essere alla presenza di Cristo: impari ad innamorarsi molto della sua Umanità e a portarlo sempre con sé, a parlare con Lui, a chiedergli aiuto per le sue necessità, a lamentarsi con Lui dei suoi travagli, a rallegrarsi con Lui nei momenti di gioia, senza dimenticarlo mai a causa di essi, senza ricorrere a preghiere complicate, ma usando invece parole semplici, rispondenti ai suoi desideri e alle sue esigenze.

È un modo eccellente di progredire in brevissimo tempo. (cfr. Vita 12.2; 13,10.11.22)

...per pensare "in grande"

Bisogna avere grande fiducia in quanto è ottima norma non limitare i desideri, nella certezza che Dio, se ci mettiamo con impegno, a poco a poco ci concederà di arrivare al traguardo raggiunto da molti santi (...). Mi lascia addirittura stupita il constatare quanto peso abbia in questa corsa l'animarsi a grandi cose; quand'anche l'anima per il momento non ne abbia ancora le forze, spicca subito un bel volo e arriva molto in alto, sebbene si stanchi e debba posarsi presto come un uccellino di primo pelo (...).

Quantunque in materia di desideri ne abbia nutriti sempre di grandi, cercavo tuttavia di praticare l'orazione e nello stesso tempo vivere a modo mio. Credo però che se ci fosse stato qualcuno capace di spingermi a volare, mi sarei certo messa con maggiore impegno a tradurre anche in atto questi desideri. (cfr. Vita 13, 2.6)