Maria e il Carmelo

Jean Guitton

Lo scrittore Jean Guitton, Accademico di Francia e amico personale di papa Paolo VI, esprime un pensiero di grande rilievo sulla Vergine del Carmelo. Per quanto riguarda il Carmelo egli ritiene che goda di una particolare preminenza, fondata sulla sua antichità, quasi fosse stato fondato ancor prima di Cristo, cioè in quell'idea della Vergine Maria presente nel cuore di Dio.

Così afferma e descrive il compito geniale dello spirito mariano del Carmelo:

"L'Ordine del Carmelo ha nella sua tradizione l'idea di una donazione alla Vergine Maria, che considera la sovrana di tutti i mondi, Purgatorio compreso. Forse proprio questo è il senso recondito della consacrazione di Simone Stock.

Mi si obietterà che anche la maggior parte degli Ordini religiosi si onora d'una speciale protezione della Vergine, o perlomeno di comprenderla in qualche particolare maniera. Maria regna su ciascun Ordine al modo che la luce del sole batte sulle faccette d'un diamante, che ne ha tante e ciascuna può credersi baciata dal sole. Ma il Carmelo ha una preminenza d'antichità, esso solo potendo rifarsi all'economia antica: quasi come se il Carmelo fosse stato fondato, prima del Cristo, dalla Vergine antecedente, cioè dall'idea della Vergine in Dio.

Nel Carmelo non c'è bisogno che il nome della Vergine venga pronunciato in modo esplicito, non c'è bisogno che questo o quel suo attributo venga ricordato e sottolineato con evidenza.

Nel Carmelo è l'atmosfera stessa ad essere mariana, in forza della fondazione, dell'impregnazione, della consacrazione, dell'omaggio del silenzio. Per questo ogni vita carmelitana, anche quando non si propone in modo esplicito una qualche speciale imitazione di Maria, contiene in modo eminente lo spirito mariano" (J. Guitton, Il Genio di Teresa di Lisieux, ed. SEI, pp. 53-54).

Nel febbraio del 1374, l'Università di Cambridge decretò che "il titolo della gloriosa Vergine Maria conviene in maniera speciale a questo Ordine".

Anche quando i diversi Ordini cercavano di distinguersi per i loro privilegi e i loro titoli, nessuno si oppose al detto, ormai in uso approvato, che il Carmelo è tutto mariano. Fatto questo confermato dalla festa particolare, istituita nel XIV secolo ed estesa a tutta la Chiesa, della Madonna del Carmelo, che aveva come scopo quello di ringraziare la Vergine dei molteplici e rinnovati favori che Ella aveva sempre accordato a questo suo amato Ordine. Gli eremiti del monte Carmelo tributavano fin dalle origini un vero culto alla Vergine Maria.

Tra i documenti che ci manifestano questa tradizione, abbiamo il libro Citez de Jherusalem, scritto verso il 1220, in cui si legge:

"Presso l'abbazia di S. Margherita, sul fianco del medesimo monte Carmelo, vi è un luogo delizioso, in cui vivono gli eremiti latini, che si chiamano frati del Carmelo. Vi è una piccola Chiesa della Beata Vergine."

Un altro documento può essere quello di Gregorio IX, del 1227, che indirizza una bolla "Al caro figlio, Priore degli Eremiti di Maria Santissima del Monte Carmelo".

L'Ordine del Carmelo era dunque tutto mariano, prima del dono dello Scapolare: bisogna risalire dunque più da lontano, verso le origini dell'Ordine, per ritrovare questo suo carattere particolare ed essenziale.

Maria e il profeta Elia

C'è poi un fatto particolare che riguarda queste origini: gli eremiti, che s'appellavano di Elia, si stabilirono sul Carmelo, per ritrovarvi lo spirito del profeta.

Elia infatti si era rifugiato per ordine di Dio presso le rive del torrente Carith, le cui acque divennero un po' il simbolo della contemplazione, di cui essi erano avidi.

Rileggendo il cap. XVIII del libro III dei Re, che parla delle gesta di Elia sul Carmelo, si narra, a un certo punto, che egli si pose sulla sommità del monte, la testa tra le ginocchia, in atteggiamento di ardente supplica a Dio. Incaricò poi il suo ragazzo di scrutare l'orizzonte: sei volte questi risalì la cima, dove si scorge il mare, ma all'orizzonte non appariva nulla. Alla settima volta, segnalò ad Elia una piccola nube: il profeta si alzò, comprendendo che la pioggia era in arrivo.

Alcuni Padri della Chiesa, nutriti di Scrittura e di sensibilità cristologica, non tardarono a cogliere il simbolismo di questa piccola nube: i Carmelitani non fecero che ampliarlo e contemplarlo amorosamente.

F. Riboti nell'"Institutio primorum monachorum" commenta così l'episodio:

"A prescindere dall'evento storico, quella visione della nube conteneva in sé il sacramento di cose future e grandi misteri che Dio rivelava al profeta, prono in preghiera".

Elia - si dice - l'avrebbe rivelato non a tutti, ma segretamente solo ai suoi discepoli. Da questi poi, "per tradizione" e non certo per autenticità storica, sappiamo che attraverso quella visione il Signore avrebbe fatto conoscere ad Elia questi quattro grandi misteri:

    sarebbe nata, a suo tempo, una bambina che sarebbe uscita dal grembo materno monda da ogni peccato;
    il tempo in cui ciò si sarebbe adempiuto;
    che tale bambina avrebbe professato perpetua verginità, come Elia;
    che da quella Vergine, prendendone la natura umana, Dio sarebbe nato, fatto uomo.

Questo testo dell'"Institutio primorum monachorum", composto nel XIV secolo, fu presentato e a lungo ritenuto come il più antico testo spirituale dell'Ordine, risalente addirittura al V secolo. Fu un testo circondato da grande venerazione e i suoi primi capitoli erano considerati come la regola antica.

Senza dubbio è questa visione simbolica, non certo provata storicamente, sottolineata anche dal prefazio proprio della festa della Madonna del Carmine, che ha formato l'attrattiva del Carmelo per i figli di Elia.

Con una certa sicurezza, che proviene dalla costanza della sua tradizione, l'Ordine del Carmelo lega le sue origini a questa visione simbolica. Il carattere mariano del Carmelo viene nettamente determinato da questo fatto: esso è legato all'ideale e allo spirito stesso dell'Ordine e consiste nella ricerca affettuosa e nella scoperta di Cristo Gesù e della Vergine Maria, sua Madre.

L'attesa ardente di Elia e dei suoi discendenti si sarebbe poi compiuta, nella pienezza dei tempi, quando Maria potè giungere di persona alla sacra Montagna.

Frequentemente troviamo, sotto la penna dei nostri autori, delle allusioni agli incontri dei figli del profeta con la Vergine, e alle visite di Maria sul monte Carmelo. I figli di Elia, dice sempre l'"Institutio primorum monachorum", videro molte volte la Beatissima Madre di Dio a Nazareth, a Gerusalemme e in altri luoghi (cfr Daniele della Vergine, n. 222):

"Ella frequentò - si dice - i religiosi dimoranti in questi luoghi (il Carmelo); vi era condotta o per la santità del posto o per la sua vicinanza".

Difatti Nazareth non si trova che a tre miglia di distanza dalla santa montagna del Carmelo.

Questi pii racconti ci portano, in mancanza di attendibilità storica incontestabile, un'eco dei desideri dell'anima mariana dei nostri antenati e dello spirito che li animava: desideravano vedere la Vergine, per vivere nella sua affettuosa intimità.