Tobia 8, 4-8
Marco 3,31-35

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

le letture che sono state proclamate in questa memoria dei Beati Luigi e Zelia Martin, genitori, educatori, ma altresì i maestri della più grande santa dei tempi moderni: Santa Teresa di Gesù Bambino, sono particolarmente significative della esperienza cristiana che questi coniugi, da pochi anni elevati agli onori degli altari, hanno testimoniato lungo tutto l’arco della loro esistenza.

Già nella giovinezza, come tutti noi, si sono posti seriamente posto la domanda circa la propria vocazione in seno alla Chiesa chiedendosi dove la volontà del Signore li chiamava, in quale stato di vita si trovasse la volontà del Signore; Luigi e Zelia erano mossi da un unico desiderio compiere la volontà del Signore, Durante gli anni in cui si sono prepararti professionalmente come merlettaia lei, e come orologiaio lui la ricerca della volontà del Signore è sempre stata la bussola delle loro scelte. La certezza della chiamata apparve chiara nel sì alla vocazione coniugale, suggellata dal sacramento del matrimonio, e pur tra le alterne vicende della vita rimase sempre indiscusso che l’orientamento del loro cammino era la ricerca della sua volontà.

Sì, cari fratelli e sorelle il segreto della santità dei Coniugi Martin è proprio tutto qui: hanno compiuto la volontà di Dio insieme come sposi e genitori. Come proclama il Vangelo di questa sera i Martin hanno sentito lo sguardo di Gesù posarsi su di loro e dire: “Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre”.

Il cuore amante della famiglia Martin era imperniato nella ricerca e nel compimento della volontà di Dio, come Gesù ci ha insegnato a chiederla ogni giorno con la preghiera del Padre Nostro, “sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra”.
Più tardi, Zelia prossima alla morte, alla figlia Paolina sedicenne scrive: “Ci dobbiamo mettere nella disposizione di accettare generosamente la volontà di Dio, quale che sia, poiché sarà sempre quello che vi può essere di meglio per noi”.

Tra le pareti domestiche, nella bottega di orologiaio, nella gestione della piccola azienda familiare di fabbricanti del punto d’Alençon, nelle varie relazioni con il prossimo, Luigi e Zelia vissero secondo il puro spirito del Vangelo senza mezze misure, osservando con fedeltà e serietà gli impegni matrimoniali assunti davanti a Dio con il loro sì. Un sì durato diciannove anni, fino alla scomparsa della cara consorte, e poi rispettato e custodito da Luigi come prezioso tesoro per diciassette anni, fedele a questo primo e unico amore, “perché - come leggiamo nel Cantico dei Cantici - tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma del Signore! Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo” (Ct 8 6).

L’esempio di una coppia di coniugi Beati è una provocazione per tutta la Chiesa se teniamo presente che in venti secoli di cristianesimo, sono ancora pochissime (cinque o sei) le coppie di sposi vissuti e morti in fama di santità e riconosciuti ufficialmente come tali dal popolo di Dio, proprio per avere intessuto di opere e di virtù ordinarie l’intera loro esistenza terrena.⿨

Per secoli la Chiesa è stata accusata di denigrare il corpo e demonizzare la dimensione sessuale. Ma se nei secoli passati abbiamo, assisto al disprezzo del corpo umano, quasi si trattasse di una minaccia per un cammino di santità; oggi la situazione si è sbilanciata sul versante opposto, con il culto del corpo, esaltato, finché è giovane, bello e fonte di piacere, ma poi rifiutato quando appare la decadenza, la malattia e la morte.

Partendo da questa dicotomia tra anima e corpo, in tutto l’arco del suo pontificato, il Beato Giovanni Paolo II confutò questa tesi affermando l’unità inscindibile di corpo e anima. Con una serie memorabile di catechesi note oggi come “teologia del corpo”, che vi invito a leggere, egli si prodigò a spiegare il dono divino della sessualità umana e la sacralità del corpo.
Fratelli e sorelle, è fuor di dubbi il matrimonio è un autentico cammino di santità, i coniugi sono chiamati per vocazione all’amore e a santificarsi insieme, perché creati sin dall’origine a essere “una sola carne e un solo spirito”, a raggiungere da coniugati la carità perfetta, cioè la perfezione dell’amore, non nonostante la sessualità, non nonostante i soldi, il lavoro e figli, ma attraverso la sessualità, i soldi, il lavoro e i figli, attraverso quel marito o quella moglie che non sono come li vorremmo ma come li ha voluti e pensati Dio, cioè un dono l’uno per l’altro.

Questa verità sta alla base di quanto è capitato alla Beata Zelia, quando in un giorno imprecisato del 1858, tre mesi prima delle nozze, incontra Luigi un giovane uomo la cui dignità e la riservatezza la impressionano fortemente e percepisce una parola che risuona nel suo cuore chiara e inconfondibile: “È lui che ho preparato per te”.

Per Zelia, Luigi non è un uomo da conquistare, forse sgomitando tra rivali, non è ammirato per le sue qualità umane, per il suo conto in banca, Zelia non si ‘appropria’ possessivamente di quanto Dio le regala, è mossa invece dal desiderio di accogliere il disegno che un Altro ha preparato, predisposto sapientemente proprio per lei.

In una rara lettera che ci è stata conservata, Zelia in viaggio e assente da casa scrive al marito: “ Io sono assolutamente come i pesci che tu tiri fuori dall’acqua: appena non sono più nel loro elemento devono morire!… Non vedo il momento di esserti vicina, mio caro Luigi; ti amo con tutto il mio cuore e sento ancora raddoppiare il mio affetto per la privazione che provo della tua presenza; mi sarebbe impossibile vivere lontana da te”.

Durante l’omelia che ho tenuto ad Alençon in occasione del 150° anniversario delle nozze di Luigi e Zelia affermavo quanto convengano a questa coppia le parole che Paul Claudel, scrive ne L’Annuncio a Maria: “Non alla pietra tocca fissare il suo posto, ma al Maestro dell’Opera che l’ha scelta… Santità non è farsi lapidare in terre pagane o baciare un lebbroso sulla bocca, ma fare la volontà di Dio, con prontezza, si tratti di restare al nostro posto, o di salire più in alto”.

La santità è proprio tutta qui: “fare la volontà di Dio con prontezza”, la dove Egli ci ha collocati, “si tratti di restare al nostro posto, o di salire più in alto”.

Quando Luigi e Zelia celebrano le loro nozze Luigi, fa dono alla sua sposa di una medaglia a ricordo dei loro impegni coniugali. Sceglie come raffigurazione le nozze Tobia e Sara: un’icona biblica sapienziale. Luigi e Zelia hanno scelto la storia di Tobia e Sara, come cammino di spiritualità coniugale. Come non trovare un’eco anche nella prima lettura che ci presenta la preghiera di Tobia e Sara, unica preghiera riguardante una coppia presente nell’intera Sacra Scrittura, compreso il Nuovo Testamento. Un testo quello che abbiamo ascoltato che non è semplicemente una preghiera di una coppia di sposi, ma una preghiera coniugale che è parola di Dio. Questo brano ci mostra cosa può diventare un rapporto coniugato con la preghiera, abbiamo qui l’esempio di una preghiera che s’incarna nella vita stessa della coppia, anzi che vive nella carne della coppia consapevole di essere ministri, servitori, non padroni assoluti dell’amore e della vita.

“La sessualità, mediante la quale l’uomo e la donna si donano l’uno all’altra con gli atti propri ed esclusivi degli sposi, non è affatto qualcosa di puramente biologico, ma riguarda l’intimo nucleo della persona umana come tale. Essa si realizza in modo veramente umano solo se è parte integrante dell’amore con cui l’uomo e la donna si impegnano totalmente l’uno verso l’altra fino alla morte” (Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 11)

Tobia e Sara, Luigi e Zelia Martin, come ogni altra coppia di credenti, si sposano alla luce di un disegno divino scritto nell’opera stessa della creazione.

Termino con le parole del Libro della Sapienza che si addicono perfettamente ai nostri Beati Coniugi: “Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé: li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come un olocausto. Nel giorno del loro giudizio risplenderanno; come scintille nella stoppia, correranno qua e là”. (Sapienza 3, 1-19.

E loro stanno già percorrendo l’Italia e il mondo.