Omelia di Sua Eminenza

il CARDINALE JOSÉ SARAIVA MARTINS

Prefetto emerito della Congregazione per le Cause dei Santi

Rappresentante di Sua Santità

BENEDETTO XVI

in occasione della solenne veglia di preparazione
alla beatificazione dei Venerabili Servi di Dio

LUIGI MARTIN E ZELIA GUÉRIN
laici, coniugi e genitori

 

UNA SANTITÀ CHE NON FA RUMORE

 

Veglia aNotre-Dame d’Alençon, 18 ottobre 2008
XXIX domenica del Tempo Ordinario
Giornata Mondiale delle Missioni

Venerabili confratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Eminenti Autorità,
Cari pellegrini, fratelli e sorelle, in Cristo.

1. Due personalità affascinanti e ricche
Ritorno di nuovo in questo luogo così importante e significativo per i Coniugi Martin, qui infatti si svolse la loro giovinezza qui si unirono in matrimonio, qui lavorano insieme per 19 anni e qui probabilmente si sarebbe conclusa la loro parabola terrena se la provvidenza non avesse avuto altri progetti. Dio conduce l’uomo per sentieri misteriosi il cui senso appare solo alla fine. In questa coppia la Chiesa ha intravisto un esempio particolarmente riuscito di sposi cristiani, che nella fedeltà allo stato di vita voluto dal Signore hanno raggiunto la perfezione della santità come persone singole, come coppia e come famiglia, lungo tutto l’arco della loro vita. Generando, allevando ed educando, il frutto più bello del loro amore coniugale, Teresa, la Patrona secondaria della Francia, la Patrona delle Missioni e il Dottore della Chiesa. Primo esempio, e speriamo non l’ultimo, della versione moderna della vita della Santa Famiglia di Nazareth. Senza timore si può affermare che Teresa visse sottomessa a Luigi e Zelia in modo esemplare, come Gesù “a Nazareth stava sottomesso” a Maria e a Giuseppe (Lc 2,51) e come Gesù, anche Teresa poté crescere alla scuola del suo papà e della sua mamma “in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini”.
La società nella quale hanno vissuto si orientava verso un laicismo sfrenato che esalta matrimonio civile e divorzio i Martin osservano il modello della Famiglia di Gesù, non come nostalgia per il passato, ma piuttosto come la manifestazione della loro fede profonda di proporre come vivibile il modello del matrimonio come l’ha voluto il Creatore. Qui, da voi, in questa città di Alençon, hanno concepito di vivere all’ombra della famiglia di Nazareth. Si potrebbe quasi dire che Alençon è la Nazareth dei Martin, di fatto Maria, Gesù e Giuseppe sono il modello che hanno seguito fin dai primi giorni del loro matrimonio.
Vengono in mente le parole di Paolo VI, pronunciate in occasione della sua visita a Nazareth (1965): “La casa di Nazareth è la scuola dove si è iniziati a comprendere la vita di Gesù, cioè la scuola del Vangelo. Qui si impara ad osservare, ad ascoltare, a meditare, a penetrare il significato così profondo e così misterioso di questa manifestazione del Figlio di Dio tanto semplice, umile e bella. Forse anche impariamo, quasi senza accorgercene, ad imitare”.
È a questa scuola che Luigi e Zelia hanno forgiato lo stile di vita della loro famiglia. Maria e Giuseppe sono stati amati non tanto come protettori ma come modelli da imitare. Tanto era forte questo convincimento che tutti i figli al battesimi riceveranno come primo nome quello di Maria ed se maschietti anche quello di Giuseppe. Silenzio, preghiera, lavoro, opere di misericordia relations amicali hanno ritmato la loro quotidianità.
A questa scuola, Luigi e Zelia hanno capito che potevano santificarsi non nonostante il matrimonio ma attraverso il matrimonio, nel matrimonio e con il matrimonio, e che le loro nozze erano il punto di partenza per una scalata a due verso il monte della perfezione. Quanto è difficile oggi fare intendere questa semplice verità. Famiglia specchio di Dio non per avere fatto cose straordinarie ma per la trasparenza del loro amore. Questa scalata a due è diventata poi anche una scalata a tre a quattro a cinque, fino alla piccola Thérèse. In una parola hanno coinvolto tutti i loro bambini poiché l’esempio offerto è stato convincente soprattutto Thérèse che allenata dall’esempio della sua relazione spingerà ancor più lontano questa scalata verso Dio.
Oggi sono qui non solo in veste di Prefetto emerito della Congregazione per le Cause dei Santi, ma come Rappresentante del Santo Padre il Papa Benedetto XVI che mi ha incaricato personalmente a procedere alla Beatificazione di questi incomparabili coniugi e genitori che in modo egregio illustrano la bellezza e il fascino della vocazione cristiana e matrimoniale. Sono veri e autentici figli della Chiesa di Dio, figli esemplari di questa chiesa diocesana e in modo del tutto particolare di questa parrocchia, che hanno amato e servito con dedizione indefettibile lasciando dietro di sé il buon “profumo di Cristo… ma non come molti che falsificano la parola di Dio” (2 Corinzi 2,14-17).
Passarono in mezzo a voi quasi inosservati, solo qualcuno si accorse di loro, anche oggi non tutti sembrano apprezzare nella giusta ottica lo loro beatificazione, domani a Lisieux il Successore dell’Apostolo Pietro con autorità inscriverà nel Libro dei Beati i nomi dei Venerabili Servi di Dio Luigi e Zelia. Domani voi vedrete la loro gloria. Siamo qui riuniti come alla vigilia di un grande avvenimento e ci prepariamo con la preghiera ad accogliere domani il dono di grazia che Dio tramite la Chiesa fa a tutti.
Luigi e Zelia, sono figli della Francia travagliata del XIX, appena uscita dalle convulsioni dell’era napoleonica e avviata alla quasi radicale trasformazione culturale, economica, civile e religiosa. Appartengono alla piccola borghesia, non sperimentano le tragiche difficoltà di folle di proletari del loro tempo, ma conoscono anch’essi la dura lotta quotidiana della vita, sfoderando perciò una concretissima.
Entrambi da giovani ipotizzano seriamente la vita religiosa consacrata, Luigi in un ordine monastico, Zelia in un istituto di carità; poi, conosciuta la loro vocazione matrimoniale, vi entrano non per ripiego e con la chiara volontà di santificarsi in essa.
Lui, Luigi Martin, dall’aspetto distinto ed elegante, di intelligenza portata alla tecnica e anche alla riflessione e meditazione, si impone come orologiaio e gioielliere e, sul piano più vero, come uomo saggio, misurato e coerente. Lei, Zelia Guérin, minuta, graziosa e vivace, si specializza nel merletto che conoscete molto bene il Punto d’Alençon, dando lavoro anche a numerose operaie, ma è soprattutto dedita al marito e alle creature che arrivano (e anche partono!), con tutte le risorse dell’intelligenza pronta e dell’affetto ben temprato che si rivelano nelle molte lettere che ha lasciato.
Davanti a loro non si può restare indifferenti, perché non sono persone opache e insignificanti, bensì ben definite nella loro fede e nelle loro qualità umane, imponendosi come persone di grande caratura umana e cristiana, persone cioè
* persone semplici, umili e insieme piene di dignità
* persone attente al Cielo non meno che alla Terra
* persone obbedienti e pur sempre libere interiormente
* persone pronte e spedite nell’agire, ma sempre ponderate e vigilanti
* persone attaccate ai figli, capaci di distacco da essi
* persone sagge senza presunzione, coraggiose senza ostentazione
* persone adorne delle virtù teologali
* persone ricche di tutte le virtù, conquistate via via con un’attenta vita morale

2. Centro della loro vita è Dio
In un’epoca in cui l’Europa si allontana dalle sue radici cristiane e ostenta un ateismo aspro e rozzo o magari un teismo sospetto, questi vostri concittadini, sentono intuitivamente di dover accrescere la loro adesione al Dio della rivelazione, che a noi si fa presente nell’Umanità di Cristo. Con una presa di coscienza sempre più netta, mettono Dio al centro della loro vita, là dove molti altri tendono a porre se stessi e le loro mille faccende umane.
Contro ciò che ai loro e ai nostri giorni si pensa spesso, Dio è per loro una presenza luminosa e viva: altro che frutto di un sentimento pessimistico della vita, come vanno da tempo sentenziano “i prudenti e sapienti del mondo”. Mentre molti anche ad Alençon e Lisieux vivono “quasi Deus non daretur”, come se Dio non ci fosse, essi al contrario mostrano quanto è positivo e illuminante vivere e pensare e lavorare e amare per la gloria di Dio, che sentono che va onorato tutti i giorni, ma specialmente nel “dies Domini”, nel giorno del Signore che purtroppo già allora molti tendono a ridurre a “dies hominis”, per cui Luigi si impone esemplarmente di non aprire mai il negozio e neppure di viaggiare di domenica.
Ogni mattina presto, escono silenziosamente di casa di rue Pont-Neuf prima e di rue Saint-Blaise dopo, ma i vicini li sentono: “Sono i Martin che vanno a messa”, si portano in parrocchia per porre il giusto sigillo alla giornata. Inginocchiarsi davanti all’Eucaristia è per loro il più autentico atto di libertà e prendere quel Cibo è garantirsi la forza per e compiere bene tutto il resto. In sostanza, danno a Dio quel che è di Dio, cioè Gli consacrano tutta la loro mente, il loro cuore, le loro attività. Consapevoli poi che un po’ tutte le cose passano per le più varie mediazioni umane, non si sottraggono affatto ad esse, per cui attendono al dovere di dare concretamente ai figli, ai parenti, agli amici, alla parrocchia, ai diversi circoli cui sono iscritti, alle istituzioni civili e politiche quel che è dovuto e anche più del dovuto, sapendo che la carità è l’adempimento vero della giustizia e della legge.
Questi sposi cristiani, bandendo ogni falso pietismo o devozionismo, si lasciano plasmare docilmente nelle fibre più profonde del loro essere dal mistero di Dio, cosicché la fede per loro non è arida dottrina o teoria, ma adesione totale a Dio e visione lucida su tutto l’arco dell’esistenza; la speranza è più che una attesa, divenendo una continua proiezione verso l’eterno (“Il tempo è la tua nave, non la tua dimora” ripete spesso con il poeta alle figlie Luigi Martin); la carità è la forza che unifica le loro persone, le consegna l’una all’altra nell’amore sponsale, le rende disponibili a tempo pieno non solo ai loro cari, ma anche ai poveri e ai bisognosi, spesso con grande dispendio di tempo e denaro e soprattutto attenzione umana. In breve, mettendo Dio al centro di tutto, essi vivono una presenza amorosa a Lui e altrettanto amorosa al mondo, senza quella schizofrenia così frequente anche in coloro che dicono di credere.

3. Pronti a dare a Cesare quel che è di Cesare
Luigi e Zelia nella grande storia del loro tempo, se stiamo alle corte valutazioni umane, non hanno un particolare rilievo. Ma in realtà partecipano in maniera sostanziosa ed efficace alla costruzione di un mondo più giusto secondo tutte le esigenze ed urgenze che si presentano al loro orizzonte.
Sospinti dalla loro coscienza cristiana prima ancora che dalle provocazioni della realtà sociale circostante, si fanno sinceri e umili testimoni di Cristo. Sono quei laici che la Chiesa ha sempre cercato: fieri del loro battesimo, forti del sacramento della cresima (tanto festeggiato e apprezzato anche dalla loro figlia Teresa), solidamente preparati in quella dottrina cristiana che non riducono a semplice morale, ma che si concretizza in uno stile di vita inconfondibile.
Come sanno che le cose della terra hanno un inestimabile valore se sono tenute in relazione con il cielo, così vogliono andare verso il loro prossimo passando per Dio, non permettendo che si tolga nulla al prossimo come neppure a Dio. La loro visione politica e sociale non si distingue molto da quella di altri che vivono nel loro ambiente e nella loro condizione sociale: è una visione datata e imperfetta, tuttavia in loro non per impostazione egoistica.
Per essi i due regni, quello di Dio e quello di Cesare, sono diversi, ma non necessariamente opposti e neppure separati. In ogni caso, il regno di Dio non è un mito o una chimera, ma una realtà che comincia già qui. E la città terrena non è l’unica realtà e invano si proporrebbe come il paradiso terrestre, ma ha una importanza insopprimibile per cui bisogna collaborare lealmente per costruirla giorno per giorno.
Luigi e Zelia avvertono chiaramente che nella loro Francia, in concreto nelle cittadine di Alençon e di Lisieux, è in corso un distacco tra Chiesa e mondo un po’ a tutti i livelli: culturale, sociale, tecnico, imprenditoriale, lavorativo. E sentono che sono in discussione i grandi valori. Essi sanno che non devono fare altro che impegnarsi a difendere tali valori dentro il perimetro segnato loro dal Signore.
Per il valore-famiglia, senza chiasso ma anche senza alcuna paura, propongono la loro testimonianza di sposi che si stimano, si rispettano, si amano in maniera inequivocabile; e poi offrono la loro dedizione incondizionata alle nove creature che nascono nella loro casa e che fanno versare loro tante lacrime di gioia e anche di dolore per la malattia e purtroppo la morte.
Quanto al valore-lavoro essi vi sono talmente fedeli che ha un certo momento si accorgono lucidamente di dovere imporsi un limite per non essere travolti dagli impegni che arrivano eccessivi, specialmente nel laboratorio di Zelia.
Per l’educazione delle cinque figlie sopravvissute ai lutti dolorosi affrontano spese onerose pur di prepararle convenientemente e di tenerle al riparo da influssi dannosi, badando però a non parcheggiarle comodamente presso qualche istituzione. E quando esse saranno nell’età giusta per scegliere la propria strada (mamma Zelia sarà già morta), Luigi non avanzerà nessuna obiezione, ma anzi, vedendole orientate verso il monastero, si sentirà onorato dal Signore, anche se umanamente proverà una comprensibile fatica, specialmente nel caso della prediletta Teresa.
È così che questi Sposi e Genitori seri e responsabili danno concretamente a Dio e alle realtà terrene quello che è loro richiesto. Per quello che danno a Dio vengono criticati da alcuni cui pare tutto eccessivo; ma essi sanno valutare e superare le critiche con saggezza e serenità. Nessuno invece osa mai rimproverarli di non essere fedeli e generosi negli impegni cosiddetti terreni. Essi seguono il principio di Federico Ozanam che conoscono bene poiché frequentano le Conferenze da lui fondate: “Non farsi vedere, ma lasciarsi vedere”.

4. Veri cristiani, cioè autentici missionari
C’è in questa straordinaria coppia cristiana una tale unanimità di propositi e di realizzazioni da lasciare incantati e stupefatti, nel momento stesso che essi sanno accettarsi nelle loro differenze e nei distinti ruoli. Un punto nel quale sono ben uniti e d’accordo è quello dello spirito missionario che fanno aleggiare nella loro famiglia e che trasmettono in maniera assai marcata specialmente alla piccola Teresa.
Sognano di avere un figlio che diventi sacerdote e parta per le missioni in terre lontane. Tanto Luigi che Zelia si iscrivono all’Opera della Propagazione della Fede e versano ogni anno consistenti offerte con animo così convinto e che, alla loro morte, le figlie decidono di continuarle in loro memoria.
Sono molti su questo argomento i particolari che si narrano: per esempio, Luigi ama firmarsi Xavier come il grande Missionario che egli ammira; egli si affretta a iscrivere tutte le sue figlie all’Opera della S. Infanzia e a Teresa bambina concede un borsellino personale da cui ella prende le sue offerte per i poveri e per le missioni. Interessato alla evangelizzazione del Canada, invia una somma assai consistente per un seminario e una cappella in quella terra.
Secondo l’espressione del tempo, è la salvezza delle anime ciò che a questi sposi cristiani preme maggiormente, sia nel piccolo mondo dove risiedono, sia in Francia, sia nel mondo intero. Per essi l’uomo realizzato e compiuto è quello che vive nella grazia di Dio, sentendosi amato da Dio e fedele a questo amore. Per essi c’è davvero una sola tristezza: quella di non essere santi della santità di Cristo e di non vivere della vita della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica.
Mamma Zelia è affascinata dalla umiltà e insieme dalla carità missionaria della Vergine Santa quando accorre a visitare la cugina Elisabetta e a portarle la presenza del Verbo di Dio fatto carne: icona questa tra le più significative dell’indole missionaria di coloro che siano in qualche modo “eletti” da Dio; icona che tutta la Chiesa vuole imitare e prolungare fino alla fine dei tempi, come S. Teresa di Gesù Bambino ha icasticamente espresso in pagine indimenticabili, che qui, in questa città, per le sue vie e, mi auguro ancor più nella sua case, nelle sue famiglie, riecheggiano, risuonino proprio come un’eco, i sentimenti che ha appreso dai suoi venerabili genitori.

5. “Compimento integrale di volontà divina”
Ma prima di terminare - permettetemi - di tratteggiare per questa chiesa parrocchiale un piccolo  profilo di questa coppia ammirevole e lasciarlo come riassunto alla riflessione delle famiglie venute qui questa sera: Ho appena detto che Luigi e Zelia “non erano due santi di cera, senza ardore, senza passioni, che, il 13 luglio 1858, a mezzanotte, secondo i costumi del loro tempo, oltrepassavano questo portico prestigioso di Notre-Dame per unirsi dinanzi a Dio. Erano due esseri di carne e di sangue, si amavano con entusiasmo, volevano reciprocamente la propria felicità, ed erano talmente uniti che la minima separazione sembrava loro insopportabile, mai l’ombra di una discordia sfiorò il loro pensiero, e dopo cinque anni di matrimonio, la signora Martin auspicava a tutte le donne un coniuge come il suo. Il gioielliere dal portamento di gentiluomo, la merlettaia smagliante che non aveva uguale nel lavorare il punto di Alençon, formavano in quella città aristocratica il più invidiato dei matrimoni. Non è non da loro che la letteratura romantica si fornirebbe in temi scabrosi. Luigi e Zelia hanno arricchito invece la Storia della Chiesa di un episodio di pura luce. Delusi nelle loro aspirazioni di gioventù verso la vita religiosa, avevano scalato uno verso l’altro, in una castità inviolabile, il versante della montagna dell’amore, dove, all’ora di Dio, si incontrarono sulla cima. Dopo un preludio virginale, dieci mesi di relazioni fraterne dove i loro cuori si armonizzarono sotto il segno del sacrificio, vissero solo per la loro famiglia, si santificarono con e nel matrimonio, imprimendo all’opera di vita il sigillo della carità sovrannaturale che di fatto, secondo la parola di San Paolo, è “un grande sacramento” immagine dell’unione del Cristo e della chiesa. Le nove nascite che, in meno di quindici anni, allietarono la loro unione attestano che, per questi coniugi coraggiosi il dovere non conosceva nessuno sconto. “Viviamo soltanto per i nostri bambini” - scriverà la signora Martin poco prima della sua morte, in una lettera che ricapitola le sue gioie e le sue prove. I figli “Sono tutta la nostra felicità, e noi l’abbiamo trovata soltanto in loro. Nulla ci sembrava pesante per loro; il mondo noi non era più un peso. Per me, erano la grande ricompensa, così desideravo averne molti, per crescerli per il cielo”. L’unità dei cuori si realizza solo sulle cime. Luigi Martin e Zelia Guérin avevano ereditato dei loro genitori un senso splendido della sovranità di Dio. La loro comunione di vita fece più che raddoppiare questo contributo, lo moltiplicò. (…) La spiritualità della famiglia ha per centro e per legge il compimento integrale della volontà divina. Ciò che Dio chiede non si discute, che si tratti degli ordini o degli eventi, del dovere di stato o degli insegnamenti della Chiesa, delle malattie che si moltiplicano o delle altre tombe che si scavano prematuramente.
Suor Genoveffa del Volto Santo amava ricordare le citazioni poetiche dove la mamma faceva trasparire il suo desiderio delle realtà celesti. La corrispondenza familiare è ricchissima di caratteristiche dove si scopre l’abbandono più totale a Dio. Al Processo di Beatificazione di Teresa, Maria, la figlia maggiore dei Martin, potrà testimoniare sotto giuramento. “Mio padre e mia madre avevano una fede profonda, a sentirli parlare insieme dell’eternità, ci sentivamo disposti, benché giovani a considerare le cose del mondo come una pura vanità [...] .

Vi attendo tutti domani a Lisieux per la Beatificazione.

Stéphane-Joseph Piat, Un foyer idéal, in Etudes et Documents, 1955, n° 2 (avril), pp. 19-24.