Pensieri di
PADRE MAURIZIO DI GESÙ BAMBINO
da L’ostrica perlacea

 

“9 luglio 1996 Haifa-Israele.
Oggi mi raggiunge un intenso senso del mio nulla. Mi pare di aver perso il coraggio di dire: questo è mio, questo è tuo. Se assicuro che c’è qualcosa di mio ho l’impressione di operare un’esclusione di Te; se affermo che c’è qualcosa di solo Tuo mi pare di privarti della Tua eterna generosità. Tu sei il mio tutto, Signore! È tutto tuo, e insieme tutto mio, in Te. Lo dicesti Tu nel vangelo: “Figlio tutto quello che è mio, è tuo!”, mettendo come unica condizione la comunione nell’amore. Eppure sono un nulla senza di Te; anzi, meno che nulla perché il nulla non pecca, mentre io sono peccatore. Tolti i tuoi doni, di me restano soltanto le mie colpe. Quanto vorrei, per amore tuo, essere un nulla inoffensivo, impeccabile! E invece resto estraneo a Te, nella misura del mio peccato. Ma io oso dire che tu sei per me come “l’ostrica perlacea”, perché se rimango in Te almeno nel pentimento, sai impreziosire tutto di me. Appunto come l’ostrica, tua creatura!, la quale raggiunta dentro i suoi gusci da un sassolino, un insetto , un granello di sabbia, o comunque da un corpo estraneo, si affretta ad avvolgerlo con la sua bava, fino a farne il nucleo di una perla preziosissima. Com’è vero che tu sei la mia preziosità! Gioisco immensamente Signore, di essere l’anima nera della tua svelata grandezza. O Dio, mia ostrica perlacea, mio avvolgente amore, mio unico valore, mia opalescente bellezza… Tu che hai dato all’ostrica un riflesso del tuo delicato amore, finisci la tua opera in me! Rendi smaltata di Te la mia vita… nascondimi nel cuore della tua bellezza… e dà un prezzo al mio nulla, Tu che sei stato svenduto per me. Non dimenticare, Signore, che io nella mia debolezza ti ho offerto l’occasione di manifestare la tua potenza, soprattutto nella misericordia e nel perdono. In tal modo ti sei svelato al mondo, mostrando la tua bellezza e la tua bontà. E visto che non puoi essere da meno dell’ostrica, tua creatura, rivestimi della tua luce e fammi brillare di Te! Così non finirà mai il nostro stupore e i nostri inni di gloria per Te”.

“…Ho scritto per dare voce a tanti fratelli che gemono nel silenzio, quasi soffocati dal dolore, e che, comunque, non saprebbero mai ridire ciò che è passato in loro… (Premessa) Un tempo, che sento tanto lontano, anche se recentissimo, tenevo conferenze sulla struttura kenotica di ogni dono che viene dall’alto…, ma le mie carni erano intatte. Ora, Gesù, mi hai tolto le parole di bocca e me le hai conficcate nelle carni” (28-8-96).

“prego tutto il giorno e non prego mai, …brucio di desiderio e ho il cuore spento, …anelo alla patria celeste e cammino come un pellegrino senza meta, spero senza posa e tutto pare esasperarsi, credo e nessun credito fa cenno ad una risposta: eppure c’è un silenzio in me che pare un velo arcano e soavissimo, luogo segreto e fecondo di echi teneri e indimenticabili”.

“C’è oramai un’osmosi tra me e loro (gli altri malati come lui)… per cui mi risulta intuitivamente ovvio consentire al dolore altrui di scavare in me tutte le ferite possibili per lasciare loro godere la gioia e la bellezza… Così, Dio mio, divento padre e madre di tanti figli tribolati.. Sono un veterano della chemio, anch’io con loro siedo al comune banchetto del dolore e della debolezza. Non voglio dissociarmi da loro. Li vedo così bisognosi di te che perfino il loro grido di dolore pare essere espressone di fede, seppure disarticolata e urlata”.

Citazioni da:
L'ostrica perlacea. Diario di una malattia, Mimep-Docete, Pessano con Bornago, 1998]


Accontentarsi di Sacramenti ben celebrati è un velato ma reale tradimento... che tu vuoi demistificare. La compostezza del sacramento rischia di essere valutata per se stessa, se ad essa non fa seguito immediato la scomposta, forse, ma certo salvifica dedizione sino allo spasimo per la Chiesa e i fratelli.

Adorai le tue disposizioni con cocenti lacrime di pentimento, per averti chiesto di essere ripetitivo con me, piuttosto che innovativo.

Alcuni pur non essendo cristiani vivono la medesima sorte di Cristo!

Chi ho trovato sulla Via Crucis? semplicemente uomini sempre in atto di condannare e di percuotere, ma donne sempre pronte a compatire e consolare. È stupefacente, ma è così Infatti le donne sembrano fare da contrappunto all'atteggiamento degli uomini! Basti osservare l'ordine di comparsa. La Madonna, la Veronica, le pie donne, Maria e le donne sotto la Croce, nella deposizione, presso il sepolcro, nella resurrezione. Con la loro presenza sembrano controbilanciare l'opera di distruzione voluta ed eseguita dagli uomini. Perfino la moglie di Pilato agisce con maggior sapienza e prudenza degli uomini! Gli uomini giudicano, condannano, impongono la croce, colpiscono… Nel mio piccolo soffrire ho potuto godere di cure che, senza esagerazione, posso dire materne, da parte di alcune donne, che pure con me non hanno alcun legame di parentela. Allora è proprio una questione di cuore!

Data la mia tardiva e lenta comprensione, ho bisogno di poche mediazioni e di tante immediatezze.

Facci conoscere a fondo il mistero della Trasfigurazione. O, forse, taci perché non sappiamo ancora accogliere la Tua Passione?

Gesù cerca 'carne' appassionatamente, e non gli par vero di trovare qualcuno che si offra a Lui come aggiunta di umanità, per continuare la sua Pasqua di morte e di risurrezione.

Gesù, non ti piacciono le nostre costruzioni, se non sono ispirate a Te nostro unico Modello; e non per malsana gelosia ma per amore di autenticità e di verità.

I fratelli fungono da perno su cui tutto ruota.

Il tabù morte ha già steso i suoi tentacoli alla malattia ed anche si sospetti di malattia, ed è rafforzato dal silenzio sulle realtà eterne.

Insegnami a riconoscere la luminosità delle tue tenebre e la tenebrosità delle nostre false luci.

I medici non sono ancora giunti a completare il quadro diagnostico [...] Come è rassicurante la certezza che Lui sa tutto! E come è invitante il fatto che, nel suo silenzio, lasci spazio alla ricerca, perché l'uomo si industri a soccorrere i propri fratelli.

[I sani] passano tra i malati gonfi di sé, ignorando la loro sofferenza, negligendo il loro stato d'animo e producendo nei pazienti un senso di nullità avvilente, di oscura fatalità.

La morte non è priva del morire, ma è ricca della possibilità del dono di sé, totale ed irrevocabile.

Mentre noi ti [Gesù] abbiamo abbandonato al soffrire tu vuoi essere nostro fedele compagno del dolore.

Maria è sempre alla ricerca di persone semplici con cui dialogare.

Non mi fa paura l'esilio, se ci sei Tu, e neppure m'interessa di essere in patria, senza di Te.

Non tolleri che vi [sui tuoi doni] mettano sopra le mani, se non coloro che sono disposti a giocarsi la vita pur di possederli, a scarnificarsi pur di rivestirsi di loro, a morire pur di vivere di loro.

Occorre lasciarsi amare per capire che siamo chiamati ad amare, lasciarsi curare per capire la necessità che altri hanno di essere soccorsi.

Ogni sofferenza è il cuore di una gioia, ogni gioia avvia una nuova adesione alla sofferenza.

Ormai sono gli eventi meno appariscenti a dar voce al mistero di Dio. La stessa tua paura viene confortata ed è occasione di grazia.

Più sperimento la perdita delle mie potenzialità, delle mie forze, della mia salute e più avverto l'invasione del suo amore, che mi riempie di sé e che mi riporta a Lui.

Più ti amo [Dio] e più anche i minimo particolari di te mi paiono preziosissimi.

Quello che neppure in tanti sforzi ascetici ed in tante contemplazioni mistiche siamo riusciti a racimolare, Tu ce lo offri, tutto e subito, con il fiele di una malattia bene accolta e sul piatto d'argento di uno strano mesotelioma.

Se assicuro che c'è qualche cosa di mio ho l'impressione di operare un'esclusione di Te; se affermo che c'è qualche cosa di solo Tuo mi pare di privarti di generosità eterna.

Se è bello oggi contemplarti attraverso le lacrime, come sarai quando potrò contemplarti a pupilla aperta!

Sembra che manchi qualche cosa al cielo se non ci fosse Lei [Maria].

Se rimango in Te almeno nel pentimento, sai impreziosire tutto di me.

Siamo ammalati di adultismo cronico e abbiamo bisogno di essere ridotti all'impotenza, per tornare a Te, misura esatta del nostro cammino terreno ed eterno.

Siamo in balia di una illusione epocale che ci porterà fatalmente ad amarissime delusioni.
Sono felice di non aver alcun diritto di scegliere come vivere e come morire; la tua Provvidenza sa come provvedere.
Tanto più si è aggrediti dal male, tanto maggiore è l'esperienza della liberazione dai propri difetti, debolezze, imperfezioni.

Toglimi sempre più la gioia soddisfatta degli accessori, dei surrogati, delle ammiccanti sostituzioni.. e donami la gioia della pienezza.

Vuoi serietà nei destinatari dei tuoi doni, vuoi che non vivano più soltanto di prime impressioni, vuoi che sappiano sfidare persino se stessi, vuoi che diano corpo e sostanza alle belle teorie coltivate nel tempo della prosperità.

Come mi piacerebbe contemplarti direttamente al di là del velo della vita terrena, per misurare con cura i battiti del Tuo Cuore, i fremiti di tutto il tuo essere, la tensione composta e appena trattenuta del tuo amore, la fibrillazione dei tuoi sentimenti! Li vorrei conoscere per annunciare ai miei fratelli Chi sei realmente e quale potente eco hanno in Te le nostre condizioni terrene. Ma conoscerTi così bene è già paradiso ed è necessario attendere, magari sporgendosi sempre maggiormente verso di Te, fino a non accorgermi più dove realmente sono... forse perché Ti ho già cinto al collo con le mie braccia emaciate, bianche, ridotte a nulla... ma tanto innamorate!


Citazioni da: L'orazione mentale alla scuola di Santa Teresa di Gesù Bambino, Mimep-Docete, Pessano con Bornago, 2001

Colui che prega sa che la parola, in generale, ha qualcosa di tangenziale, di non espresso, rischia di essere puramente acustico, di essere la scomparsa della persona, rischia di essere-parola- e basta.

Dio non ha problemi per il successo, ha problemi per i suoi figli.

Dono e abbandono: sono i termini estremi di un lungo cammino: Dio è la fonte di ogni dono, che dobbiamo rimettere nelle sue mani. E noi siamo quel dono, che torna autentico solo quando ritorna alla fonte da cui è scaturito.

Il cuore a cuore è la strada per arrivare dovunque, è il modo più efficace per raggiungere i fratelli.

Il cuore, inteso come massima apertura dell'uomo, viene tenuto aperto dalla preghiera d'amore,… e segna le possibilità di mediazione che ogni uomo deve sviluppare per gli altri.

Il suo [di Dio] è uno sguardo che salva e il nostro è uno sguardo bisognoso di salvezza.

L'intimità della preghiera nell'amore ha una valenza apostolica insuperabile, fecondissima, più di quanto non facciano tutte le azioni apostoliche.

La bellezza seduce, letteralmente conduce con sé, più a fondo.

La Chiesa ha bisogno di queste creature [le contemplative] da confine che consentono la logica dei vasi comunicanti: più sono disponibili alla grazia e più essa si dilata nel mondo.

La contemplazione cristiana è sempre l'incontro di due sguardi che si divorano per amore e che dimorano per sempre; è sempre parlarsi con gli occhi.

Lo spontaneismo nel campo del mistero è assai pericoloso.

Nessuna spiritualità aveva osato eliminare dal concetto di santità ciò che Teresa di Lisieux eliminò: le mortificazioni straordinarie, carismi ed azioni eccezionali, soprattutto un metodo di orazione.

Occorre partire con umiltà, sia che tu abbia avuto un dono particolare di preghiera, sia nell'ammettere che, se non riesci a pregare, forse è dovuto alla mancanza di un minimo di introduzione agli stati della preghiera.

Ogni avvenimento che si presenta, il cristiano lo può trasformare in amore: sarà sufficiente che lo accetti e lo offra a Dio, secondo quel movimento perfetto dell'amore, che è l'abbandono.

Perché la spontaneità, per essere autentica, deve partire da un cuore che, in radice, non sia guasto o non lo sia a tal punto da tradire il mistero di Cristo.

Se l'ascolto è proprio dell'uomo di fede, lo sguardo è proprio della persona che ama e si lascia amare. Lo sguardo è una realtà sponsale.

Uno sguardo buono risveglia tante attitudini del cuore: è veicolo di amicizia, avvio di collaborazione, spinge alla generosità, apre alla creatività, restituisce vitalità.