Opere, pensiero, dottrina di Teresa de Jesús

Le sue più grandi opere sono: la sua Autobiografia, in cui fa conoscere tutte la tappe complesse del suo cammino spirituale, che assurge, attraverso varie peripezie, alle vette della contemplazione; Il Cammino di perfezione scritto per desiderio e richiesta delle sue monache, che spiega, seguendo la preghiera del Padre nostro tutte le virtù e l'amore che si devono praticare per raggiungere la santità.

Per ordine del suo Superiore, Girolamo Gracián, scrisse il Castello interiore, che terminò nel 1577; in esso l'argomento è sempre l'orazione. Quelle che ella chiama Mansioni, cioè dimore, sono i diversi gradi di orazione, salendo per i quali si giunge fino al punto più alto, alla mansione centrale, dove siede il Re della gloria e dove avviene quell'intima unione dell'anima con Dio, che, per ragioni di analogia, si chiama matrimonio spirituale.

Le prime tre mansioni sono proprie delle persone che combattono ancora con le occasioni cattive, raffigurate dalla santa in certe lucertolette che s'infiltrano dovunque.

Nelle quarte mansioni la persona incomincia a incontrarsi col soprannaturale e nelle quinte mansioni entra nell'orazione di unione.

Le seste mansioni corrispondono al fidanzamento spirituale, prima del quale l'anima stessa deve attraversare tremende purificazioni, che preludono poi ad estasi, rapimenti, visioni intellettuali e immaginarie. In seguito l'anima entra nelle settime mansioni, dove il suo spirito si unisce a Dio, divenendo una cosa sola con Lui.

Così ella sa concretizzare le cose più astratte in forme sensibili e attraenti, con la forza poetica del genio e con un simbolismo che si arricchisce di sempre nuovi particolari. In questo scritto s'intravede una donna resa esperta dei doni di Dio, innalzata alle più sublimi esperienze.

Scrisse il Castello interiore in cinque mesi: parte di getto, parte con continue interruzioni dovute a viaggi o imprevisti.

Molti di voi forse sanno che anche in questo nostro secolo è stato scritto un libro celebre intitolato Il Castello. - un romanzo di Kafka in cui il protagonista è chiamato dal Signore del Castello, è assunto con regolare contratto, abbandona tutto per recarvisi, ma poi si trova nell'assurda situazione di non potervi entrare e di non potersi neppure allontanare. Appartiene al Castello perché ha un contratto da rispettare, ma non può entrarvi perché nessuno ha bisogno di lui e il Castello sembra non avere alcuna porta. È impenetrabile.

Con questa parabola angosciante Kafka voleva descrivere l'assurdità a cui è approdato l'uomo moderno.

Ebbene, trecentocinquant'anni prima, Teresa de Jesús aveva invece descritto un Castello, quello dell'anima, ricco di molteplici dimore e migliaia di stanze tutte disposte concentricamente attorno alla dimora centrale, quella più intima, nella quale abita Dio Trinità e da cui emana uno splendore intensissimo che si riflette in tutto il Castello.

Nel libro delle Fondazioni parla dei suoi lunghi, pericolosi viaggi che affrontava insieme alle sue monache, per fondare sempre nuovi monasteri, incurante delle numerose difficoltà cui andava incontro, felicissima di poter soffrire qualche cosa per il suo Dio. Così ella doveva trattare affari, stipulare contratti, immergersi nelle più distraenti preoccupazioni materiali, senza perder di vista il Signore Gesù suo Sposo.

Nella narrazione si indugia con compiacenza, talora, su alcuni fatti edificanti che avvennero nei monasteri: a volte sono narrazioni curiose, schizzate con pochi tratti di penna. Le battute spesso si moltiplicano, sotto la sua mano, senza sforzo e senza preoccupazioni di alcun genere: a volte si compiace di una leggera tinta di ironia e di buon umore che fa comprendere la continua serenità del suo spirito.

Ben 17 furono le sue fondazioni (di cui 12 dedicate a S. Giuseppe!):

    il Protomonastero di San José in Avila, culla della Riforma, fondato il 24 agosto 1562;
    il Monastero di San Giuseppe nella città di Medina del Campo il 15 agosto 1567;
    il Monastero di San Giuseppe nella città di Malagón l'11 aprile 1568;
    il Monastero della Concezione nella città di Valladolid il 15 agosto 1568;
    il Monastero di San Giuseppe nella città di Toledo il 14 maggio 1569;
    il Monastero della Concezione della Vergine Maria nella città di Pastrana il 23 giugno 1569;
    il Monastero di San Giuseppe nella città di Salamanca il 1° novembre 1570;
    il Monastero dell'Incarnazione nella città di Alba de Tormes il 25 gennaio 1571;
    il Monastero di San Giuseppe nella città di Segovia il 19 marzo 1574;
    il Monastero del Glorioso San Giuseppe del Salvatore nella città di Beas della Sierra il 24 febbraio 1575;
    il Monastero del Glorioso San Giuseppe del Carmine nella città di Siviglia il 29 maggio 1575;
    il Monastero di San Giuseppe nella città di Caravaca il 1° gennaio 1576;
    il Monastero di Sant'Anna nella città di Villanueva de la Jara il 21 febbraio 1580;
    il Monastero di San Giuseppe di Nostra Signora della strada nella città di Palencia il 29 dicembre 1580;
    il Monastero della SS. Trinità nella città di Soria il 14 giugno 1581;
    il Monastero di San Giuseppe nella città di Granada il 20 gennaio 1582;
    il Monastero del Glorioso San Giuseppe di Sant'Anna nella città di Burgos, ultima fondazione di Teresa de Jesús fatta il 19 aprile 1582.

Scrive sul Modo di visitare i Monasteri delle Carmelitane Scalze, richiesta da P. Gracián, perché fosse di guida a Visitatori dei vari monasteri. In questo scritto si rivela la sua penna saggia e prudente, il senso di praticità e la cura di contemperare il rigore e la dolcezza nel modo di agire.

Gli Avvisi per le sue monache, sono una collezione di brevissimi scritti o frasi, conservate in alcuni monasteri carmelitani; non si sa se da lei stessa o raccolti dalle sorelle carmelitane, man mano che cadevano dalla sua bocca in conversazioni pubbliche o private.

Gli Scritti vari riguardano fatti avvenuti, o sfide fra Carmeli, come allora si usava fare, o raccomandazioni alle monache, ed altro.

Teresa compose anche delle Poesie, tipiche del linguaggio dei mistici. Il modo loro di scrivere infatti assume talora la foga impetuosa di un torrente di montagna, il bagliore del lampo o lo scoppio di un tuono; è invito che sa infiammare e tenerezza che fa piangere.

Sotto la sua penna balzano nella luce mille particolari deliziosi, che in pochi tratti, portano tutta la bellezza di un quadro.

Il soggetto preferito dei suoi canti sono sempre Dio, la sua brama di possederlo, il dolore di sentirsene lontana. A volte celebra anche le feste in uso nella sua comunità. La sua metrica, spesso, lascia parecchio a desiderare, perché non aveva cognizioni esatte intorno alle regole.

Infine c'è l'Epistolario... [SEZIONE IN ALLESTIMENTO]