Beato transito di Teresa di Gesù, nostra madre

L'anno dell'Incarnazione del Signore Nostro Gesù Cristo 1582, il 4 ottobre, la nostra Santa Madre Teresa de Jesús entra nella vita. Il transito avviene nel Monastero di Alba di Tormes in Spagna. Ricevuto il viatico passa da questa vita al Cielo esprimendo il desiderio di vedere Dio. Muore esclamando: "Sono Figlia della Chiesa".

Morte in Viaggio

Partì da Burgos il 26 luglio 1582: la destinazione era Avila dove l'attendevano, come sempre, gioie e fatiche. Nel viaggio si fermò qualche giorno a Palencia, a Valladolid e a Medina, dove il Signore permise, come ultima prova, che fosse ricevuta dalle sue figlie predilette un po' freddamente.

Per ordine di Antonio di Gesù (Heredia), Teresa si diresse verso Alba de Tormes, sebbene fosse un po' contrariata da questa deviazione per la fretta che aveva di arrivare ad Avila. Giunse ad Alba il 21 settembre, affaticata e indebolita.

La comitiva era partita da Medina del Campo il 19 settembre 1582, e a ogni passo che facevano qualcosa della vita di Teresa se ne andava. La sua infermiera, Anna di San Bartolomeo, dice: "Il viaggio le causò tanta sofferenza che, quando giungemmo a una piccola località, la santa era così sofferente e sfinita, che perdette i sensi e procurò a tutti noi una grande pena e preoccupazione".

Non trovarono nulla da darle da mangiare, così che quando giunsero al Monastero di Alba de Tormes e le sue porte si aprirono per accoglierla, fra gli abbracci commossi delle sue figlie, dovette confessare di essere molto debole. Disse che "si sentiva così rotta che le pareva di non avere neppure più un osso sano". E contro ogni sua abitudine e desiderio dovette andare subito a letto, confessandosi vinta dal male e mormorando: "Mio Dio, come mi sento stanca. In venti anni è la prima volta che vado a letto così presto!".

Ad Alba la priora era stata eletta proprio in quei giorni, e non era una sua figlia devota. Pare che Teresa avesse già dovuto rimproverarle alcune cose, dovute specialmente alla sua giovane età.

Per la priora questo fu un motivo sufficiente per trattarla con una certa durezza. Perciò, non solo privò la santa del suo affetto quando ne avrebbe avuto un maggior bisogno, ma volle privarla anche dell'affetto degli altri. Non permise che ricevesse altre visite all'infuori di quelle delle sorelle del Convento. La fece mettere in un'infermeria molto appartata, e non si presentò con la comunità quando le fu portato il Viatico.

Poche volte come nella morte di Teresa, si è avverato quel detto secondo il quale la morte è esattamente come è stata la vita. Come la sua era stata un continuo impegno per camminare e cercare sempre un modo più perfetto di servire Dio, il suo grande amico, così, quando sentì che la morte le era ormai vicina, la salutò dicendo: "Ormai è tempo di mettersi in cammino". A dire il vero, la morte era stata per Teresa il desiderio di un incontro che sentì molto presto e che invecchiò con lei; un desiderio coltivato per lungo tempo e mai soddisfatto, ma al quale non aveva saputo rinunziare. Ora però lo sentiva misteriosamente a portata di mano, come chi è sicuro d'aver portato a termine la missione che gli era stata affidata. Perciò, quando il padre Antonio si avvicinò al suo letto, e presagendo la sua fine, le chiese che pregasse il Signore di lasciarla ancora fra le sue figlie, Teresa gli rispose: "Taci, padre, proprio tu dici queste parole? Io non sono più utile in questo mondo".

La sua missione era veramente finita: le restava da compiere l'ultimo sforzo per superare la soglia della morte e trovarsi nelle braccia di Dio per rendergli conto del lungo viaggio che aveva fatto. Ed essa, perfettamente conscia della situazione, chiese, per compiere meglio quell'ultimo passo, il Viatico. Nessuno dei presenti poté dimenticare l'emozione provata in quel momento. Erano le cinque della sera del 3 ottobre 1582. Teresa chiese che le fosse portato il Santissimo. La sua infermiera, Anna di San Bartolomeo ricorda che "sebbene fosse così debole da non potersi muovere dal letto senza essere aiutata, quando il Santissimo entrò nella sua cella, si pose a sedere sul letto senza che alcuno l'aiutasse, e lo fece con tale impeto quasi volesse buttarsi fuori dal letto... Con le mani giunte e con grande fervore, diceva tra l'altro: Oh mio Signore e mio Sposo! Finalmente è giunta l'ora di vederci! È giunta l'ora di partire; andiamocene in pace. Sia fatta la vostra volontà. Sì, è giunta l'ora che io esca da questo esilio e che goda Voi che tanto ho desiderato. Vi ringrazio mille volte per avermi fatta figlia della Chiesa e di finire in essa la mia vita".

Si rivolse poi alle consorelle e figlie presenti e disse loro: "Figlie mie e signore mie, vi prego per amore di Dio di tenere in grande conto l'osservanza della Regola e delle Costituzioni; se le osserverete con esattezza non avrete bisogno di altro miracolo per essere canonizzate. Non badate al cattivo esempio che questa cattiva monaca vi ha dato e perdonatela per amore di Dio".

In quel momento Teresa vedeva ancora più chiaro quello che aveva sempre presentito: che, per presentarsi a Dio senza sentirsi oppressi, è necessario portare nelle mani un documento del prossimo che attesti il nostro amore per lui e dica che ci ha perdonato le nostre mancanze d'amore nei suoi confronti. Allo stesso tempo, come se sentisse il peso di tutti i peccati della sua vita, ne chiedeva continuamente perdono a Dio. Quindi non cessava di ripetere alcuni versetti del Salmo di Davide col quale come peccatrice, sentiva di identificarsi: "Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato tu, o Dio non disprezzi. Crea in me, o Dio, un cuore puro. Non respingermi dalla tua presenza".

Queste furono davvero le sue ultime parole. Era come se sentisse d'essere a un passo da Dio e pensasse che, per vederlo a faccia, a faccia, è necessario che Egli purifichi ancora un'ultima volta gli occhi e più ancora il cuore.

Ripeté queste parole per tutta la notte, ma, quando spuntò l'alba, come se Dio avesse consolato il suo cuore, Teresa rimase in silenzio, l'unico modo veramente rispettoso di disporsi all'intimità con Dio.

E così, essa trascorse l'ultimo giorno della sua vita sulla terra in una grande quiete, come per smaltire meglio la fatica di tutti i suoi lunghi viaggi.

Non pronunziò più una parola fino alle nove di sera, quando spirò. Quella fu la sua ora, quella in cui terminò davvero il suo ultimo viaggio per il faccia a faccia.