Opere, pensiero, dottrina di Juan de la Cruz

S. Giovanni della Croce non è uno scrittore di mestiere. Non ha mai scritto in vista della pubblicazione, né ha mai visto stampare una sola riga delle sue opere. Scriveva con riluttanza e sempre su pressione, perché si facesse capire meglio anche da coloro che non potevano essere presenti alle sue conversazioni. Preferiva parlare, conversare... In questo senso il magistero orale, nella sua realtà cronologica, antecede, accompagna e segue il magistero scritto: entrambi si illuminano, si richiamano e si completano.

I suoi scritti tradiscono lo sforzo tipico di ogni mistico di vincere l'ineffabilità dell'esperienza vissuta, pur rivelando eccezionali capacità di esprimere e descrivere appropriatamente e competentemente i fenomeni mistici. Vi prevale nettamente l'intenzione esclusiva di giovare ai lettori, scartando drasticamente altri argomenti trattati già da altri e lasciando addirittura incompiuti i suoi progetti, una volta descritto ciò che più gli premeva di comunicare. Uno scrittore che ha tentato di essere sistematico, ma non gli riusciva e non ci teneva. Il meglio della sua produzione si riferisce a ciò che di suo aveva da dire. Uno scrittore originale, quindi, anche se un po' ostico.

Le opere di S. Giovanni della Croce sono classiche in due campi: quello della letteratura spagnola e quello della mistica universale. In entrambi i campi non si può prescindere da esse. Sono universali in quanto indiscusso e riconosciuto il loro valore archetipo in campo religioso, spirituale e mistico. Diffuse in lingua spagnola, continuano ad essere tradotte nelle lingue più importanti, comprese le extraeuropee, come la giapponese, l'araba e l'indiana... Sono riferimento obbligato in ogni discorso di mistica comparata.

Lineamenti Caratteristici

Gli scritti di S. Giovanni della Croce sono frutto di consacrazione e vocazione religiosa. Sono pagine occasionali motivate da due obiettivi fondamentali: le Poesie sgorgarono spontaneamente in momenti di intensa esperienza mistica e ne sono il canto; le Prose furono composte per orientare le anime in cammino. Tutti gli scritti hanno finalità pedagogica e pastorale. Domina in essi l'obiettivo didattico, anche se fortemente impregnati di esperienza personale. Una delle note peculiari sta nel curioso intrecciarsi tra ciò che è descrittivo-narrativo e ciò che è espositivo-dottrinale tipico della riflessione teologica. In questo aspetto risiede ciò che è specifico di questo genere letterario e la maggior difficoltà per la sua comprensione. Lo straordinario livello artistico-letterario, soprattutto delle Poesie, è frutto dell'innata capacità del Santo più che dello sforzo elaborativo. Rifugge sempre l'artificio retorico e si limita all'applicazione delle conoscenze acquisite. Eccettuate le Poesie ed alcuni scritti brevi, gli scritti di S. Giovanni della Croce presentano vuoti e trascuratezze più o meno percettibili. Il corso redazionale è qualche volta tortuoso e discontinuo, come nella Salita del Monte Carmelo. Altre volte è precipitoso come nella prima redazione di Fiamma d'amor viva. Il Santo non perfezionò mai le sue opere con lo scopo di pubblicarle, e perciò rivelano una stesura fatta nei ritagli di tempo e dove gli capitava.

Letterariamente le Poesie sono all'apice della lirica spagnola. Perfezione tecnica di composizione, varietà di forme e generi letterari, carica poetica e assenza di artifici, sobrietà e precisione di vocabolario, ricchezza e profondità delle immagini e dei simboli: notte, fiamma, monte; allegorie e metafore suggestive: l'interiore cantina, l'orto ameno, il ventaglio di cedri...

I Poemi

Dieci poemi gli sono attribuiti con certezza. I più belli sono nati durante la sua prigionia, in un contesto degno dei quadri del Goya. È la sua esperienza personale, dolorosa prima e poi sazia, che è traboccata in questi versi: il Cantico Spirituale, la Fonte e soprattutto la Notte oscura. Più tardi gli altri poemi avranno tutti, o quasi tutti, una storia: nasceranno dall'incontro di un Crocifisso commovente, o di un'anima limpida, innamorata della bellezza di Dio. Questi poemi ebbero un influsso considerevole sui Carmelitani e sulle Carmelitane dell'inizio della Riforma. Nel prologo del Cantico spirituale egli stesso spiega il carattere di densità veramente esclusivo della poesia intrisa di simboli, nella quale la Scrittura ha dato l'esempio nei Salmi, nel Cantico dei Cantici e soprattutto nei Profeti.

Ai poemi bisogna aggiungere le Romanze, composizioni poetiche di stile popolare meno ricche di simbolismo, ma non prive di emozione.

I Grandi Trattati

I quattro gradi trattati - Salita del Monte Carmelo, Notte oscura, Cantico Spirituale, Fiamma d'amor viva - sono il commento dei suoi poemi. I due primi commentano la stessa composizione: la Notte oscura; gli altri commentano ciascuno un rispettivo poema. A monte dei grandi trattati vi sono le domande sui poemi, le frequenti conversazioni alle grate dei Carmeli, i consigli pratici di vita spirituale, dati nell'intimità durante anni interi.

Profondamente convinto dell'importanza oggettiva dell'unione ai misteri di Cristo, della necessità della vita sacramentale, dell'eminenza della preghiera della Chiesa, il Santo è stato di frequente sconvolto dagli errori e deviazioni delle anime nel cammino verso Dio, e più ancora di quelle delle loro guide. La sua opera è di un esperto di vita spirituale, preoccupato di evitare gli atteggiamenti falsi ed i comportamenti devianti. Un ottimismo integrale, basato sulle promesse del Cristo del Vangelo e sull'esperienza acquisita nel corso degli anni, lo induce a credere che la Redenzione è un mistero vivente, capace di trasformare la totalità dell'essere umano. Tutto il suo progetto sta nel mostrare in che modo accogliere e lasciar sbocciare questa grazia redentrice.

È questo che realizza l'unità dei quattro grandi trattati. La Salita e la Notte insegnano, l'una il lavoro personale di spogliamento dell'anima in cammino versi Dio; l'altra, l'azione diretta di Dio nell'essere che la subisce passivamente. Sono due aspetti talora simultanei di una stessa fase, spesso dolorosa, della vita spirituale. Il Cantico spirituale continua a descrivere questo itinerario dal punto in cui la Notte oscura lo aveva lasciato. Si tratta degli splendori degli incontri con Dio nella gioia dell'amore ricompensato fin da quaggiù. La Fiamma viva descrive il vertice dell'unione con Dio, un vertice che non tutti raggiungono, ma che rimane nella linea dell'itinerario tracciato fin dall'inizio della Salita.

Scritti brevi

Le Lettere. Appena trenta lettere o frammenti sopravvivono alla persecuzione di cui Giovanni fu oggetto alla fine della sua vita. In genere trattano di direzione spirituale, ma arricchite di applicazioni particolari e di una sfumatura di tenerezza personale.

Le Massime. Circa duecento, hanno notevole importanza, poiché il Santo amava servirsene come parole d'ordine - quasi dei mantra - per orientare e stimolare lo sforzo personale. Occorre saggiamente integrarle l'una con l'altra, ricordando che furono motivate da un bisogno particolare di una persona o di una comunità.

Tutte queste opere risentono di una grande familiarità con la S. Scrittura, su cui poggiava tutta la sua argomentazione. Ne recitava a memoria pagine intere, traducendole in castigliano per i suoi uditori o lettori. Non si avvale certo di un'esegesi critico-letteraria, si rimane però sbalorditi da certe sue ardite ed indovinate interpretazioni.