Teresa Martin

Antefatti di una vicenda

Il capitano dell'esercito napoleonico Pierfrancesco Martin nel 1830 va in pensione. Vuole rivedere la sua terra natale che è la Normandia, decide perciò di stabilirsi ad Alençon. Pierfrancesco è il nonno paterno di Santa Teresa di Gesù Bambino, grazie alla quale tutti i personaggi che sono partecipi di questa vicenda non sono scomparsi nell'oblio. Pierfrancesco è un uomo molto religioso e pur essendo lui un militare di professione, ha origini da contadini, che erano realisti all'epoca della rivoluzione del 1789.

Risalendo nell'albero genealogico della mistica di Lisieux troviamo un tale Giovanni Martin (1692) che precisa le origini contadine dei Martin. Il capitano Pierfrancesco aveva sposato la figlia di un altro capitano dell'esercito, tale Annamaria Stefania Boureau, e da questa unione nasce nel 1823 a Bordeaux Louis Martin, il padre della santa, chiamato Louis come il re di Francia, di tutt'altra indole: ama il disegno, la poesia, i poeti del romanticismo e in particolare Lamartine e Chateaubriand.

Risalendo invece nell'albero genealogico di Thérèse lungo il ramo materno, troviamo una storia per certi aspetti simile. L'antenato Isidoro Guérin, infatti, era nato proprio nell'anno in cui a Notre-Dame a Parigi veniva consacrata la Dea Ragione della nuova epoca illuminista che si apriva. Era il 1789. Questi, anche lui divenuto militare di professione, venne assegnato al distaccamento dell'Orne. Sposatosi con Luisa Gianna Macé, donna religiosissima, ebbe tre figli: Marie-Louise che sarebbe divenuta monaca Visitandina, Zélie Guérin, mamma di Thérèse e Isidoro.

Santa Teresa di Gesù Bambino, una delle sante moderne più conosciute e amate del giorno d'oggi, nacque ad Alençon il 2 gennaio 1873, in una famiglia profondamente cristiana.

Il padre, Luigi Martin, anima pensosa e contemplativa, da giovane, aveva desiderato abbracciare la vita religiosa, tra i Canonici Regolari di S. Agostino, ma il Priore, non avendo egli compiuto gli studi di latino, non poté accoglierlo.

La madre, Zelia Guérin, giovane di grande pietà e di grande energia di carattere, aveva pensato anch'ella di farsi religiosa, ma aveva avuto risposta negativa. I disegni di Dio sui due giovani erano diversi.

Diedero infatti vita ad una famiglia, fondata sul vero amore di Dio. Ebbero una situazione economica molto agiata: Luigi Martin aveva un laboratorio di orologeria e Zelia gestiva un'industria di merletti del famoso punto di Alençon. Poiché il laboratorio di cucito di Zelia era molto più produttivo del negozio di orologiaio-orefice di Louis, questi lo vendette e si dedicò all'amministrazione del lavoro della moglie la quale tra l'altro aveva assunto una ventina di operaie alle quali dava lavoro e che considerava come una famiglia allargata. A contatto con le "signore" di Alençon iniziò a imparare l'arte dell'abbigliamento e la moda. Si diceva di Zelia che lavorava per abbellire le donne e le chiese.

Ebbero nove figli, di cui quattro morirono in tenera età: rimasero cinque figliole, di cui l'ultima fu appunto Maria Francesca Teresa, chiamata comunemente Teresa. La sua nascita, dopo il vuoto lasciato dalla recente perdita di due sorelline e di due fratellini, fu accolta con grande gioia.

Zelia, già ammalata di un cancro al seno, ebbe presto anche per questa sua piccola vere preoccupazioni. Dovettero chiamare una nutrice, per consiglio del medico, che per un anno se la tenne con sé.

Così la piccola si riprese e poté, dopo un anno di vita, ritornare in famiglia, camminando già da sola. Crebbe in quei primissimi anni come bambina graziosa e intelligente, circondata dalla tenerezza e dall'affetto di tutti i familiari: era un folletto sensibile, vivace, espansivo ed era chiamata dal padre "la sua reginetta".

Mostra una pietà superiore alla sua età: ha un cuore generoso, anche se è capace di fare capricci, di bisticciare con la sorella Celina, di avere qualche vanità e amor proprio.

Purtroppo il male della mamma crebbe e, nonostante ella avesse chiesto in un viaggio a Lourdes la sua guarigione, morì, lasciando un immenso vuoto in famiglia. Teresa aveva quattro anni: si gettò allora fra le braccia della sorella maggiore Paolina, dicendo: Paolina sarà la mia mamma!

Il signor Martin, adempiendo un grande desiderio della defunta, portò la famiglia a Lisieux, in una ridente villetta, vicino al cognato, divenuto tutore delle fanciulle.

Paolina fu così per Teresa una saggia maestra ed educatrice: sotto la sua guida Teresa fece progressi nella virtù e nello studio. Aveva una particolare attenzione per Gesù Eucaristico.

Molto teneri e intensi erano i rapporti col babbo e con lui andava spesso a pescare; era anche innamorata dei fiori e degli uccelli.

Verso i sette anni Teresa fece la sua Prima Confessione; a nove anni cominciò a frequentare come semiconvittrice la scuola della Benedettine, dove già si trovava la sorella Celina: era avidissima di apprendere la verità della fede e fu sempre tra le prime della sua classe. Ebbe però molto a soffrire in quell'ambiente poco adatto al suo animo, particolarmente delicato e sensibile. L'attendeva però una seconda prova, da lei molto sofferta: la partenza della sua seconda mamma, di Paolina, per il Carmelo. Fu in quell'occasione che pensò anche lei, pur così piccola, di farsi un giorno religiosa.

Il distacco dalla sorella fu così penoso per lei che incominciò ad ammalarsi, a soffrire d'insonnia e di mali di testa continui. Pochi mesi dopo fu colpita da una strana malattia, con tremiti nervosi, convulsioni, allucinazioni, deliri e fobie. Probabilmente c'era in tutto questo anche qualcosa di diabolico. In casa, specialmente il padre, erano per questo molto angosciati, tanto da temere che Teresa stesse per impazzire o morire.

Non rimase che il ricorso alla preghiera: anche Teresa si rivolse con tanta fiducia alla Madonna, perché avesse pietà di lei. E la Vergine le diede un giorno risposta, facendole vedere "il suo incantevole sorriso" e guarendola da tutti questi suoi disturbi.

Pare che la sua malattia non fosse che una nevrosi infantile, dovuta alla conseguenza della perdita della mamma prima e della seconda mamma Paolina, fattasi religiosa.

Dopo la guarigione e dopo un'accurata e lunga preparazione sotto la guida della sorella Maria, Teresa fece la sua Prima Comunione. Fu per lei un giorno di felicità piena, nel quale ella si offrì completamente a Gesù, per appartenere a Lui per sempre.

Nel mese successivo fece la Cresima e in quel giorno sentì "la forza di soffrire", quasi presaga che il martirio dell'anima e del corpo sarebbe stata la sua strada.

In uno slancio eroico disse: "Oh Gesù! Dolcezza ineffabile, trasforma per me in amarezza tutte le gioie della terra!".

Ebbe in seguito, mentre ancora frequentava gli studi all'Abbazia delle Benedettine, emicranie e scrupoli, per cui fu tolta dall'Istituto e mandata a lezioni private. Ma l'aspettava la terza prova: la sorella Maria, che pure in questi ultimi anni l'aveva seguita, entrava anche lei al Carmelo.

Teresa si sentì sola, senza conforto e guida: le rimanevano il babbo e Celina. Si rivolse allora agli angioletti, i fratellini e sorelline che non aveva mai conosciuto, perché la liberassero dagli scrupoli: ne fu completamente esaudita!

Nella seguente notte di Natale, in cui aveva già quattordici anni, in seguito ad un avvenimento in sé abbastanza banale, ebbe una grazia tutta particolare che le fece riscoprire in sé "la forza d'animo perduta all'età di quattro anni, il suo equilibrio e la piena padronanza di sé".

Fu quello per lei un avvenimento importantissimo, che ella non esitò a definire "la sua conversione"; con esso incominciò il terzo periodo della sua vita, decisivo per la sua santificazione.

In effetti la conversione di Natale fu "completa". Teresa iniziò da allora "la sua corsa di gigante!". Si sentì spiritualmente accesa da un grande fuoco di amore verso Dio, di amore e comprensione verso il prossimo, di zelo apostolico per le anime e per la loro salvezza.

Crebbe in lei il desiderio di consacrarsi al Signore. Era il suo grande sogno, da quando nell'estate del 1882 la sorella Paolina le aveva parlato della vita religiosa e lei, bambina di poco più di nove anni, aveva deciso di seguirla al Carmelo.

Le Costituzioni delle Carmelitane stabilivano formalmente che non si ammettessero postulanti di meno di diciassette anni.

Un primo grosso ostacolo da superare, dal lato affettivo, era rappresentato dal padre, che già era stato colpito da un attacco di arteriosclerosi; il secondo era quello dello zio Isidoro, che sembrò irremovibile di fronte alla sua richiesta. Teresa non si dette per vinta; quindici giorni dopo tornò all'attacco e trovò con vera sorpresa lo zio cambiato e consenziente alla sua entrata.

Ma Teresa ebbe prove più gravi: le furono contrari il Superiore del Carmelo, Don Delatroette, il Vicario vescovile e il Vescovo stesso. Teresa pensò di poter avere allora un'autorizzazione da Roma, in un pellegrinaggio prossimo fatto alla capitale italiana, insieme al papà e a Celina.

Bellissimo è il ricordo di questo lungo viaggio, ove passarono per Milano, Venezia, Padova, Bologna e Loreto. Si fermarono a Roma otto giorni: ai Martin fu concessa un'udienza dal S. Padre Leone XIII: Teresa gli fece la sua domanda per entrare al Carmelo a quindici anni. Il Papa rispose alla sua insistenza: "Bene, bene, entrerete, se il buon Dio lo vuole!".

Ritornate in Francia, il Vicario Vescovile, Mons. Révérony le promise che avrebbe fatto tutto il possibile per farla entrare presto al Carmelo, e difatti, nel dicembre successivo, la Priora del Carmelo, Madre Maria di Gonzaga, ricevette da parte del Vescovo l'autorizzazione tanto attesa per l'ingresso di Teresa. Il 9 aprile dell'anno seguente 1888 Teresa, accompagnata dal padre, fece la sua entrata varcando la soglia con passo fermo e deciso e abbracciando la nuova vita.

Iniziò così il suo postulandato, osservantissima della regola e di quanto le veniva ordinato, esercitandosi nell'ubbidienza, nell'umiltà, nella mortificazione, nello spirito di povertà e di rinunzia. Volle subito prendere "sul serio" la sua vita: s'impose fin dal principio per la sua maturità, il suo equilibrio, il suo distacco e la sua amicizia verso tutte.

La Madre Priora la trattò, pur stimandola nel profondo, con una severità quasi eccessiva: non le risparmiò rimproveri e umiliazioni. Teresa stessa considerò questo una grazia.

Il postulandato di Teresa dovette essere prolungato per la malattia del padre: egli, in seguito ad arteriosclerosi cerebrale, con attacchi progressivi che si rinnovarono, arrivò fino alla demenza e poi alla morte. Fu però in grado di assistere alla vestizione della sua ultima figlia, la "sua reginetta" come chiamava Teresa. La sua malattia fu una prova molto dolorosa per Teresa e per le sorelle: la chiamarono esse stesse "la grande prova".

Alla fine del suo anno di noviziato, a causa della persistente opposizione del Superiore del Carmelo, Teresa si vide rimandare anche la professione: fu per lei un grande sacrificio, che però seppe sopportare con tanta umiltà e abbandono.

Fece la professione con otto mesi di ritardo: durante il ritiro di preparazione ebbe a soffrire la più assoluta aridità di spirito: quasi l'abbandono. Le sembrò di attraversare un sotterraneo pieno di oscurità. Tuttavia ella stessa dice: "Il buon Dio mostrava chiaramente, senza che io me ne accorgessi, il mezzo per piacergli e praticare le virtù più sublimi" (Ms A,). Ebbe anche, fra l'altro, la tentazione di avere sbagliato strada!

Il giorno della Professione invece fu "senza nubi" e Teresa pronunciò i suoi voti in una grande pace. Aggiunse al nome datogli di Teresa di Gesù Bambino anche quello: e del Volto Santo, per una particolare devozione alla Passione del Signore. Fece al Signore l'offerta piena di se stessa, dicendo tra l'altro: "Concedimi, o Signore, il martirio del corpo e del cuore!". E fu esaudita.

Trascorse un anno senza avvenimenti degni di rilievo, attendendo sempre con impegno alla sua santificazione interiore; ebbe l'incarico di aiuto sacrestana. Nel 1893, scaduto il Priorato di Madre Maria di Gonzaga, ed eletta Priora la sorella, Madre Agnese di Gesù, l'ufficio di Maestra delle novizie fu affidato alla vecchia Priora; le fu posta al fianco suor Teresa come vice-maestra, nonostante la sua giovanissima età.

Il compito di suor Teresa era difficile: ella aveva due novizie, cui in seguito se ne aggiunse una terza, la sorella Celina e una quarta, suor Maria dell'Eucaristia.

Portò nel suo incarico un profondo spirito di fede, una sensibilità soprannaturale e una profonda umiltà. Ebbe per queste novizie un amore sincero, puro, totale fino al sacrificio, nel completo distacco da sé stessa: svolse il suo ufficio con attenta vigilanza e con grande fermezza, che a volte le costò molto.

La sua discrezione, il suo rispetto, la sua finezza, capacità di adattamento ed intuizione, furono in questo campo davvero eccezionali. Una particolare difficoltà le veniva dal carattere ombroso e geloso della Maestra stessa. Ma Teresa seppe sempre agire con tatto e prudenza, riscuotendone la fiducia, tanto che quando Madre Maria di Gonzaga fu rieletta Priora, la riconfermò nella carica.

Teresa, in sostanza, insegnò e attuò la sua piccola via e le fortunate novizie amarono profondamente, fino alla venerazione, la loro giovane maestra.

Agli inizi del 1895 Madre Agnese di Gesù ordinò a Teresa di scrivere i ricordi della sua infanzia; Teresa per ubbidienza si mise al lavoro, anche senza avere molto tempo a disposizione.

Lo consegnò però puntualmente alla sorella Priora, per la sua festa, il 21 gennaio 1896. Era il quaderno che costituisce il Manoscritto A, corrispondente ai primi otto capitoli di "Storia di un'anima".

Dietro invito di suor Maria del Sacro Cuore, sua sorella maggiore, che desiderava conoscere la sua "piccola via di confidenza e d'amore", Teresa, in tre soli giorni, scrisse, nelle ore di tempo libero, quelle pagine infuocate d'amore, che costituiscono il Manoscritto B, capitolo XI sempre di "Storia di un'anima".

La composizione del Manoscritto C, che corrisponde al capitolo IX e X (il IX e X del C sono prima del capitolo XI del B, ma, considerata la fonte, sono il "male minore" del libro), risale all'ultimo periodo della vita di Teresa, quando ormai, molto ammalata, non aveva più speranza di guarigione. Ha come tema centrale la Carità e fu redatto tre mesi prima della sua morte.

Ella scrisse anche, in occasione di varie feste o delle sue sorelle o della Comunità, varie poesie.

Nel 1894 iniziò per Teresa una grande prova, senza confini. Fu colpita da un persistente mal di gola, primo sintomo di una tubercolosi polmonare, che iniziava la sua opera di distruzione nel suo giovane organismo. Nella notte tra il giovedì e il venerdì santo del 1896, la terribile malattia si manifestò improvvisamente con una emottisi violenta, che dava inizio al suo martirio del corpo e, ben presto, anche a quello dello spirito, l'uno e l'altro da lei ardentemente implorati dal Signore.

Ebbe infatti anche l'inaspettata prova, terribile, di provare delle profonde tentazioni contro la fede e la speranza, rimanendo come avviluppata da tenebre profonde: una lunga notte di fede che si protrasse fino alla sua morte. Fu proprio durante questo periodo che Teresa redasse i manoscritti B e C, componendo le pagine più belle della sua autobiografia.

Nonostante le atroci sofferenze - era divorata dalla sete ed era inverosimilmente dimagrita - di corpo e di spirito, Teresa non perse il suo sorriso, la sua amabilità e a volte la sua allegria, con battute di spirito. Questa gamma di battute appare molto bene nei suoi Ultimi colloqui.

Il giorno 30 settembre trascorse la giornata senza un attimo di riposo. Alle cinque il suo volto ebbe un cambiamento improvviso: fu convocata al suo letto tutta la Comunità. Ad un tratto reclinò verso destra il suo capo, gli occhi fissi estatici: rimase così per il tempo di un Credo, con il volto esprimente una felicità indescrivibile. Poi chiuse gli occhi ed esalò l'ultimo respiro.

Nel 1925 fu proclamata Santa da Pio XI e nel 1997 Dottore della Chiesa da Giovanni Paolo II.