Beato transito di S. Teresa Benedetta della Croce

Introduzione

L'anno dell'Incarnazione di Nostro Signore Gesù Cristo 1942, il 9 agosto, Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), insieme alla sorella Rosa, entra nella vita. È domenica, il più bel giorno per morire in Cristo. Il beato transito avviene nel lager di sterminio di Auschwitz-Birkenau in Germania, oggi Polonia.

Benedetto XVI in visita ad Auschwitz-Birkenau il 28 maggio 2006 disse: "Ho sentito come intimo dovere fermarmi in modo particolare anche davanti alla lapide in lingua tedesca. Da lì emerge davanti a noi il volto di Edith Stein, Theresia Benedicta a Cruce: ebrea e tedesca scomparsa, insieme con la sorella, nell'orrore della notte del campo di concentramento tedesco-nazista; come cristiana ed ebrea, ella accettò di morire insieme con il suo popolo e per esso. I tedeschi, che allora vennero portati ad Auschwitz-Birkenau e qui sono morti, erano visti come Abschaum der Nation - come il rifiuto della nazione. Ora però noi li riconosciamo con gratitudine come i testimoni della verità e del bene, che anche nel nostro popolo non era tramontato".

"Ciò che non era nei miei piani era nei piani di Dio"

Edith Stein nasce a Breslavia (Wroclaw, allora Germania, oggi Polonia) il 12 ottobre 1891 nel giorno del Kippùr, dell'Espiazione. Ultima di una famiglia numerosa. Prussiana, ebrea di stirpe e religione, poi atea e quindi cattolica e monaca carmelitana scalza.

Dopo i primi studi universitari a Breslavia, segue le lezioni di Husserl a Gottinga e a Friburgo e rimane affascinata dalla figura di Max Scheler. Allieva prediletta di Husserl e quindi sua assistente a Gottinga e poi a Friburgo. Nell'estate del 1921 si converte al cattolicesimo e il 1° gennaio dell'anno successivo riceve il battesimo. Insegna a Spira (1923-1931) e poi a Münster all'Istituto Tedesco di Pedagogia Scientifica. Nel 1931 le viene rifiutata una cattedra alla Facoltà di Filosofia di Friburgo; Heidegger, successore di Husserl, la ritiene troppo cattolica. La sua carriera accademica viene bruscamente e definitivamente interrotta nel 1933 con le prime leggi razziali promulgate da Hitler. Il 14 ottobre dello stesso anno, realizza la sua vocazione entrando al Carmelo di Colonia.

Perseguitata... perché ebrea e cattolica

"Ciò che non era nei miei piani era nei piani di Dio. In me prende vita la profonda convinzione che - visto dal lato di Dio - non esiste il caso; tutta la mia vita, fino ai minimi particolari, è già tracciata nei piani della provvidenza divina e davanti agli occhi assolutamente veggenti di Dio presenta una correlazione perfettamente compiuta".

Riguardo alla sua conversione suor Teresa Benedetta scrive: "Non si può neanche immaginare quanto sia importante, ogni mattina quando mi reco in cappella, ripetermi, alzando lo sguardo al crocifisso e all'effigie della Madonna: erano del mio stesso sangue"; al padre gesuita Hirschmann scrive: "Non può immaginare che cosa significhi per me essere figlia del popolo eletto, significa appartenere a Cristo non solo con lo spirito, ma con il sangue", e suggella la sua radicale sequela di Cristo affermando: "Ho ricevuto il nome che avevo chiesto (Theresia Benedicta a Cruce). Sotto la croce ho capito il destino del popolo di Dio... oggi so meglio cosa voglia dire essere sposa del Signore nel segno della croce". Ed aggiungeva: "Alla fine della vita ci sarà una sola tristezza: quella di non essere santi".

La lunga "notte oscura" di Edith Stein

La chiaroveggenza con cui Edith Stein testimonia la crudeltà del regime nazista è pari al coraggio del suo intervento, quando al papa Pio XI in una lettera personale del 1933 predice la Shoah: "Si tratta di un fenomeno che provocherà molte vittime. Si può pensare che gli sventurati che ne saranno colpiti non avranno abbastanza forza morale per sopportare il loro destino. Ma la responsabilità di tutto ciò ricade tanto su coloro che li spingono verso questa tragedia, tanto su coloro che tacciono. Non solo gli ebrei, ma anche i fedeli cattolici attendono da settimane che la Chiesa faccia sentire la sua voce contro un tale abuso del Nome di Cristo da parte di un regime che si dice cristiano". E aggiunge: "L'idolatria della razza, con la quale la radio martella le masse, non è di fatto un'eresia esplicita? (...) Noi temiamo il peggio per l'immagine mondiale della Chiesa se il silenzio si prolungherà ulteriormente".

Ancor prima dello scoppio della seconda guerra mondiale (1939-1945) giudica senza esitazioni gli avvenimenti politici e interviene in essi, seguendo la logica di Dio, quella della croce. In una lettera a madre Giovanna van Weersth, del Carmelo di Beek, in Olanda scrive: "Bisogna dire alla povera gente la verità così com'è: prima è venuto dall'oriente il Bolscevismo, con la lotta contro Dio, poi il Nazionalsocialismo, con la lotta contro la Chiesa. Ma né l'uno né l'altro vincerà. Vincerà alla fine Cristo".

Reichskristallnacht... la notte dei cristalli

Con la "notte dei cristalli", dal 9 al 10 novembre 1938, inizia il genocidio degli ebrei europei, pianificato dai nazisti in modo industriale. Complessivamente quella notte sono uccise quasi 200 persone, rase al suolo dal fuoco 267 sinagoghe e devastati 7500 edifici tra negozi, uffici e abitazioni di ebrei. Circa 20-30 mila ebrei sono deportati nei campi di concentramento di Dachau, Buchenwald e Sachsenhausen. La polizia ha l'ordine di non intervenire e i vigili del fuoco badano soltanto che il fuoco non si propaghi ad altri edifici. Nessuno tra i vandali, assassini e incendiari viene processato.

Fino ad ora gli ebrei possono ancora espatriare, in America perlopiù o in Palestina, ma - dopo "la notte dei cristalli" - occorrono inviti, permessi, tutte le carte in regola; è molto difficile andare via. In Germania comincia la caccia aperta al giudeo.

La presenza di suor Teresa Benedetta al Carmelo di Colonia rappresenta un pericolo per l'intera comunità: nei registri della famigerata polizia hitleriana, infatti, è registrata come "non ariana".

Nessuno desidera che parta. È lei a prendere l'ultima decisione. Il suo primo obiettivo, andare in Palestina, si rivela impossibile. C'è, invece, molto vicino, il Carmelo olandese di Echt. Là potrà rimanere al sicuro e ritornare al normalizzarsi della situazione.

Avverte però con lucidità profetica che la partenza è definitiva: "Se non posso continuare qui, non c'è più nessuna possibilità per me in tutta la Germania. Provai quasi un senso di sollievo al pensiero di essere colpita anch'io dalla sorte comune".

La notte di capodanno del 1938

Al mattino del 31 dicembre 1938, giorno di San Silvestro, giunge il visto per trasferirsi in Olanda. Si parte nel tardo pomeriggio dello stesso giorno. Il viaggio avviene in macchina. Il Dott. Strerath, contattato dalla Priora, attraversa il confine dei Paesi Bassi e conduce suor Teresa Benedetta al monastero delle Carmelitane di Echt.

Prima di lasciare la Germania chiede di fare una sosta nella Chiesa del primitivo Carmelo di Colonia: "Un fedele amico del Carmelo mi ha condotto ad Echt la sera di San Silvestro... Con la macchina siamo passati dalla Schnurgasse, così ho potuto ricevere la benedizione della Regina della pace per il viaggio... sono salita nel vecchio Coro delle monache, cosicché mi sono trovata vicinissima all'immagine venerata; poi sono andata nella cripta dove sono sepolte le prime carmelitane..." (Da varie Lettere).

Sopra l'altare spicca la scritta latina: "Regina Pacis in his diebus atris pacat Ecclesiam", Regina della Pace in questi giorni oscuri pacifica la Chiesa. "Maria - scrive la Stein - può formare a propria immagine coloro che le appartengono". "E chi sta sotto la protezione di Maria - conclude -, è ben custodito".

Al Carmelo di Echt

Il Carmelo di Echt fondato da quello di Colonia rappresenta una certa continuità e comunione di vita e di abitudini fra i due Carmeli. Quando suor Teresa Benedetta vi giunge, trova una comunità composta da 17 monache. Eccetto tre olandesi, tutte le altre sono di nazionalità tedesca. Più tardi la raggiunge anche la sorella Rosa che nel frattempo dopo la morte della madre si è fatta battezzare e come Terziaria svolge la mansione di portinaia del Carmelo.

Il 26 marzo 1939, Domenica di Passione, chiede il permesso alla Priora di offrire la propria vita per la pace: "Cara madre, mi permetta di offrire me stessa al Cuore di Gesù quale vittima d'espiazione per la vera pace: affinché cessi il dominio dell'anticristo, possibilmente senza una seconda guerra mondiale e possa venire instaurato un nuovo ordine. Vorrei farlo ancor oggi, poiché è l'ora X. So di essere un nulla, ma Gesù lo vuole, ed egli chiamerà molti altri in questi giorni a fare lo stesso".

Prevedendo la sua imminente fine stende il suo testamento spirituale il 9 giugno 1939: "Già da ora accolgo la morte che Dio mi ha riservato, sottomettendomi pienamente con gioia alla Sua santissima volontà. Prego il Signore che voglia accogliere la mia vita e la mia morte a Suo onore e gloria, per tutte le intenzioni dei Santissimi Cuori di Gesù e Maria e della Santa Chiesa; in particolare per la conservazione, la santificazione e il perfezionamento del nostro santo ordine, soprattutto del Carmelo di Colonia e di Echt, in espiazione dell'incredulità del popolo ebreo e perché il Signore venga accolto dai suoi e venga il Suo regno nella Gloria, per la salvezza della Germania e la pace nel mondo, infine per i miei familiari vivi e defunti e tutti quelli che Dio mi ha donato: che nessuno di loro vada perduto".

1° settembre 1939: scoppia la II Guerra Mondiale

La Priora, conoscendo le capacità di suor Teresa Benedetta e la sua competenza, le chiede di scrivere un'opera per commemorare il IV centenario della nascita di Juan de la Cruz (1542-1591). Inizia a scrivere il saggio Scientia Crucis.

Nel 1941 scrive ad una religiosa: "Sono contenta di tutto. Una Scientia Crucis (la Scienza della Croce) può essere appresa solo se si sente tutto il peso della croce. Di ciò ero convinta già dal primo attimo e di tutto cuore ho pronunciato: Ave, Crux, Spes unica (ti saluto, Croce, nostra unica speranza)".

Il testo è pronto, anche se non sottoposto a revisione, nell'agosto del 1942: ossia dopo circa un anno di duro lavoro, condotto di giorno ed in parte anche la notte, a causa dell'esiguità del tempo libero che l'osservanza della vita carmelitana le concede.

La Germania invade i Paesi Bassi

L'invasione dell'Olanda ha inizio poco dopo la mezzanotte del 9-10 maggio 1940. Cinque giorni dopo, l'Olanda si arrende alla Germania. L'occupazione nazista segna automaticamente la sorte per gli ebrei olandesi. Su tutti gli edifici risalta la scritta: "Voor Joden Verboten" (proibito ai giudei). La macchina di sterminio nazista si dimostra, in Olanda, più efficiente, spietata e metodica.

Anche il Carmelo smette di rappresentare un rifugio sicuro per le sorelle Stein. Suor Teresa Benedetta sente che la rete si stringe e avvia le pratiche per tentare un trasferimento in Svizzera.

Il 4 agosto dello stesso anno realizza il suo desiderio e si offre al Cuore di Gesù: "O divino Cuore del mio Salvatore! Ti prometto solennemente di usare tutte le possibilità a mia disposizione per farti piacere; e là dove io mi trovassi di fronte a una scelta voglio fare ciò che maggiormente ti rallegra. Io ti prometto tutto questo per testimoniarti il mio amore e per raggiungere la pienezza della mia professione, cioè diventare una vera carmelitana, vera tua sposa. Ti prego di darmi la forza di realizzare il mio voto. Tua Madre e il mio santo angelo possano aiutarmi".

Ma intuisce che tutto fa parte del disegno di Dio: "Il Signore guida ciascuno per la propria strada, e ciò che chiamiamo destino è l'opera sua d'artista, Artista divino che si prepara la materia e la forma in diversi modi: con lievi tocchi delle dita, ma anche a colpi di scalpello. Non è materia inerte quella che Dio lavora. La sua più grande gioia di Creatore è che nasce vita sotto la sua mano, che vita gli sgorga incontro, vita che risponde ai tocchi lievi delle dita, ai colpi di scalpello. È così che collaboriamo alla sua opera d'artista".

Intanto le SS moltiplicano i centri per la registrazione dei non ariani. Le sorelle Stein nell'ottobre del 1941 sono chiamate a Maastricht e devono fornire informazioni sul loro conto. Le SS esigono anche che portino la stella gialla sull'abito religioso. In quell'occasione suor Teresa Benedetta entrando nell'ufficio della Gestapo saluta i presenti con le parole: "Sia lodato Gesù Cristo!" mostrando coraggio nel professare la sua fede.

La protesta delle Chiese d'Olanda

I gravi soprusi delle forze d'occupazione tedesca nei confronti dei cittadini ebrei residenti in Olanda hanno collegato fra loro le Chiese Protestanti, già dalla fine del 1940. La chiesa Cattolica si unisce a loro alla fine del 1941. All'inizio del 1942, nasce un nuovo comitato denominato Commissione Interconfessionale. Il 17 febbraio 1942, alcuni rappresentanti di questa Commissione vengono ricevuti dal Commissario Generale del Reich Arthur Seyss-Inquart. In quell'occasione espongono la loro protesta contro gli arresti arbitrari, le deportazioni a Mathausen e l'imposizione dell'ideologia nazionalsocialista. Quando il 10 luglio 1942 si giunge a conoscenza di nuove deportazioni, la Commissione Interconfessionale presenta un'istanza al Commissario Generale Seyss-Inquart, che è spedita via telex l'11 luglio ai Commissari Generali Rauter e Schmidt e al Generale Christiansen, comandante supremo dell'esercito.

Il telegramma della protesta delle Chiese

Le Chiese d'Olanda qui sottoscritte, profondamente scosse dai provvedimenti contro gli ebrei olandesi, con i quali essi sono esclusi dalla partecipazione alla vita normale, profondamente addolorate, sono venute a conoscenza delle nuove disposizioni in forza delle quali uomini, donne, bambini e intere famiglie devono essere deportate nel Reich tedesco e nei territori occupati. La sofferenza, che colpisce più di diecimila persone, la consapevolezza che tali disposizioni sono contro il profondo sentimento morale del popolo olandese, e soprattutto il contrasto di tali disposizioni con l'esigenza di giustizia e di misericordia voluta da Dio, costringe le Chiese a rivolgere a Lei la pressante richiesta di non mettere in atto tali disposizioni. Formuliamo questa pressante richiesta soprattutto in nome e per conto degli ebrei che si professano cristiani, visto che, con tali disposizioni, viene loro vietata la partecipazione alla vita della Chiesa.

Firmato: Chiesa protestante d'Olanda; Arcivescovi e Vescovi della Chiesa Cattolica in Olanda; Le Chiese Calviniste in Olanda; La Chiesa Calvinista Cristiana in Olanda; La Società Mennonita Popolare; La Fraternità Remontstrantese; Le Chiese Calviniste Olandesi nell'Unione di Hersteld; Le Comunità Calviniste in Olanda; La Chiesa Evangelico Luterana nel Regno d'Olanda; La Chiesa Evangelico Luterana Rinnovata nel Regno d'Olanda.

Inaspettatamente, un rappresentante delle Chiese riceve il 14 luglio un invito ad un colloquio con il Commissario Generale Schmidt. Dove viene informato della decisione del Commissario del Reich Seyss-Inquart di escludere dalla deportazione tutti gli ebrei battezzati prima del 1° gennaio 1941. Questa eccezione non è mai stata richiesta dalle Chiese. Esse si sono, invece, impegnate in favore di tutti gli ebrei. Seyss-Inquart, a dire il vero, intende ingannare le Chiese, per poter eseguire la deportazione ormai programmata per il 15 luglio, senza essere intralciato da grandi proteste pubbliche.

La Commissione Interconfessionale non si accontenta del telegramma dell'11 luglio. Tanto meno accetta l'odiosa e inaspettata rassicurazione che gli ebrei cristiani saranno risparmiati e decide di rendere noto il testo del telegramma attraverso l'annuncio dai pulpiti delle chiese e cappelle. Il progetto viene a conoscenza del Commissario del Reich Seyss-Inquart che convoca il 24 luglio il rappresentante della Chiesa protestante olandese minacciandolo. Di fronte a questo ricatto la Chiesa protestante olandese accetta le condizioni. Le altre Chiese Protestanti insieme all'Episcopato Cattolico, che aveva già inserito il testo del telegramma all'interno della Lettera Pastorale il 20 luglio, le respingono e condannano apertamente e ufficialmente la persecuzione.

La protesta pubblica delle Chiese

La domenica 26 luglio 1942 dai pulpiti delle chiese del paese si dà pubblica lettura della protesta contro il razzismo nazista in cui si dice:

"Viviamo in un'epoca di grande miseria, sia nel campo spirituale che materiale. Ma due fatti molto dolorosi attirano soprattutto la nostra attenzione: il triste destino degli ebrei e la sorte di quelli che sono stati addetti ai lavori forzati all'estero. (...) Le inaudite sofferenze con questo mezzo inflitte a più di diecimila persone, la consapevolezza che un modo tale di procedere ripugna profondamente al sentimento morale del popolo olandese, e soprattutto è in contrasto assoluto con il comandamento divino di giustizia e di carità, costringono le sottoscritte comunità delle Chiese a rivolgere la più viva preghiera di non voler mettere in esecuzione i suddetti provvedimenti. (...) Questa nostra Lettera Pastorale collegiale verrà letta domenica prossima, il 26 luglio, in tutte le chiese della nostra Diocesi e in tutte le rettorie durante tutte le Sante Messe in programma e secondo le consuetudini".

Scritto a Utrecht, il 20 luglio nell'anno del Signore 1942.

Dottor J. de Jong, Arcivescovo di Utrecht, P.A.W. Hopmans, Vescovo di Breda, Dottor J.H.G. Lemmens, Vescovo di Roermond, J.P. Huibers, Vescovo di Haarlem, W.P.A.M. Mutsaerts, Coadiutore del Vescovo di 's-Hertogenbosch.

Ebrei cattolici kaputt

La risposta non si fa attendere; Adolf Hitler ordina l'arresto degli ebrei battezzati (che fino a quel momento sono stati risparmiati) e viene accelerata la deportazione degli ebrei di sangue e religione. Le forze d'occupazione reagiscono con violenza. La Gestapo, la polizia segreta del Terzo Reich, arresta tutti gli ebrei cattolici dei Paesi Bassi, inclusi i sacerdoti, i frati e le suore. Il rappresentante di Hitler, il Commissario Seyss-Inquart, non lascia sussistere nessun dubbio sul fatto che si tratta di una misura di repressione: "Essendosi i vescovi cattolici occupati di una questione che non li riguardava, tutti gli ebrei cattolici saranno espulsi fin dalla corrente settimana. Qualsiasi protesta sarà inutile". Anche il Commissario aggiunto Schmidt rilascia una dichiarazione ufficiale secondo la quale, avendo l'episcopato cattolico rifiutato di rispettare il segreto dei negoziati, le autorità tedesche si vedono costrette a "perseguire i cattolici ebrei, come i loro peggiori nemici, assicurandone il più presto possibile la deportazione verso l'Est".

Protesta contro la barbarie

Racconta suor Pascalina Lehnert, assistente di Pio XII, che quando il Papa fu avvertito della tragedia olandese e "i giornali del mattino vennero recapitati nello studio del Santo Padre, mentre egli era sul punto di recarsi all'udienza. Lesse solo i titoli e divenne pallido come un morto. Tornato dall'udienza, prima ancora di andare nella sala da pranzo, venne in cucina con due grandi fogli scritti molto fitti e disse: "Voglio bruciare questi fogli. È la mia protesta contro la spaventosa persecuzione antiebraica. Stasera sarebbe dovuta comparire su L'Osservatore Romano. Ma se la lettera dei Vescovi olandesi è costata l'uccisione di quarantamila vite umane, la mia protesta ne costerebbe forse duecentomila. Perciò è meglio non parlare in forma ufficiale e fare in silenzio, come ho fatto finora, tutto ciò che è umanamente possibile per questa gente"" (Pascalina Lehnert, Pio XII, il privilegio di servirlo Rusconi Editore, Milano 1984, pp. 148-149).

Proprio alla protesta della Chiesa olandese si riferisce ancora Pio XII quando scrive - il 30 aprile del 1943 - al vescovo di Berlino Von Preysing: "Per quanto riguarda le dichiarazioni episcopali, lasciamo ai vescovi del luogo la responsabilità di decidere che cosa pubblicare dei nostri documenti. Il pericolo di rappresaglie e di repressioni - come forse anche di altre misure dovute al protrarsi e alla psicologia della guerra - consigliano riserbo. Nonostante le buone ragioni a favore di un Nostro aperto intervento ve ne sono altre di pari peso per evitare mali maggiori, non interferendo. La Nostra esperienza del 1942, quando abbiamo permesso la libera pubblicazione di certi documenti pontifici rivolti ai fedeli giustifica un tale atteggiamento".

Il prezzo da pagare per ogni pubblica protesta contro la barbarie nazista è terribile. "Ogni parola da Noi rivolta a questo scopo alle competenti autorità, e ogni Nostro pubblico accenno - dice Pio XII nel discorso ai cardinali del 2 giugno 1943 - dovevano essere da Noi seriamente ponderati e misurati nell'interesse dei sofferenti stessi, per non rendere, pur senza volerlo, più grave e insopportabile la loro situazione".

In Olanda vivono più di 140.000 ebrei e di questi solo una minoranza, circa 700, è costituita da ebrei battezzati. Con circa 102.000 persone uccise la Comunità Ebraica olandese è stata annientata per più dei due terzi.

Il blitz del 2 agosto 1942

Al Carmelo di Echt si è ben lontani dal prevedere una simile catastrofe. Con un blitz, la Gestapo arresta gli ebrei cattolici, rastrella i monasteri, arresta i religiosi, incluse le persone che hanno trovato rifugio presso di loro nei monasteri o conventi.

Madre Antonia, priora del Carmelo di Echt racconta: la "domenica 2 agosto le monache erano tutte in Coro davanti al SS. Sacramento esposto, quando, poco dopo le cinque di sera, fui chiamata in parlatorio. Suor Teresa Benedetta aveva appena letto il brano per la meditazione. (...) Andai subito alla ruota per sapere chi volesse parlarmi. Quando sentii che erano due ufficiali tedeschi, venuti per suor Teresa Benedetta e la signorina Rosa, pensai che la visita riguardasse il visto d'ingresso in Svizzera, tanto atteso dalle due sorelle. Ritenendo che potessero sbrigarsela da sole chiamai suor Teresa Benedetta dal Coro in parlatorio mentre Rosa era già presente. Stando fuori, vicino alla finestra del Coro, dissi alla Comunità: "Sorelle, pregate per carità, temo che ci sia la Gestapo!" Poi mi fermai dietro la porta del parlatorio per seguire, non vista, lo sviluppo del colloquio. Mi spaventai quando capii che si trattava di una cosa molto seria. Erano davvero le SS! Uno dei due, il portavoce intimò a suor Teresa Benedetta di lasciare il Monastero entro cinque minuti. Lei ribatté dicendo: "Non è possibile, qui la clausura è rigorosissima". "Tolga questa cosa (intendeva la grata del parlatorio) ed esca subito!" "Lei mi deve dare prima le ragioni." "Chiami la superiora!".

"Per favore, sorelle, pregate!"

"Avendo sentito tutto, feci un giro un po' più lungo per tornare in parlatorio, mentre suor Teresa Benedetta ritornò in Coro. Fece la genuflessione davanti al SS. Sacramento con devozione, poi, lasciò il Coro dicendo: "Per favore, Sorelle, pregate!" Alcune la seguirono fino in cella, dove prepararono rapidamente alcuni indumenti, mentre lei nel frattempo infilava un paio di scarpe di cuoio. Io intanto discutevo con l'uomo delle SS. Mi chiese: "Siete la Superiora?" "Sì." "Suor Stein deve lasciare il Monastero entro cinque minuti." "Non è possibile." "Allora fra dieci minuti. Non abbiamo tempo!" "Ma noi abbiamo in corso una pratica per permettere alle sorelle Stein di essere accolte in Monasteri in Svizzera e aspettiamo solo il visto d'espatrio tedesco. Da parte della Svizzera tutto è a posto." "Questo si potrà vedere più tardi; ora suor Stein deve venire fuori. Può cambiarsi o seguirci con abiti religiosi. Le dia una coperta, un bicchiere, un cucchiaio e viveri per tre giorni." Allora protestai di nuovo. L'uomo delle SS rispose: "Lei può ben immaginare a quali rischi va incontro la sua casa e a quali pericoli lei si espone, se si rifiutasse di lasciar uscire suor Stein". Pensando che si trattasse solo di false intimidazioni dissi: "Lasciateci almeno un'ora di tempo!" "Non è possibile. Non abbiamo tempo!" Quando compresi che non avrei ottenuto più nulla, dissi solo: "Se dobbiamo cedere alla forza, allora facciamolo nel nome di Dio". Lasciai il parlatorio e andai sopra nella cella di suor Teresa Benedetta. Lei stessa immediatamente mi disse: "Per favore scrivete subito al Console svizzero a L'Aia per il permesso". Era molto sicura di potersi trasferire al Carmelo di Le Pâquier. Dalla cella mi diressi verso la porta della clausura, dove la signorina Rosa era inginocchiata per ricevere la benedizione. Una nostra conoscente le stava accanto con tanto amore. Poco dopo arrivò anche suor Teresa Benedetta. Le altre consorelle correvano avanti e indietro, per prendere dalla cucina ancora qualcosa da mangiare. Ma suor Teresa Benedetta riuscì soltanto a prendere qualche boccone. Il tempo era ormai scaduto."

Settimana di Passione 2 - 9 Agosto

"Quando entrambe uscirono dalla clausura, sentii suor Teresa Benedetta parlare al portavoce dei suoi progetti di espatrio. Il secondo ufficiale non l'ho sentito parlare. I due uomini in parlatorio attendevano in silenzio. Anche noi eravamo rimaste in silenzio per quanto fosse possibile tanto era dolorosa la reciproca separazione" (Antonia Engelmann, Priora).

Davanti alla porta del Monastero, sulla via si sono riuniti molti olandesi indignati. Una testimone sente suor Teresa Benedetta mormorare alla sorella Rosa: "Vieni, andiamo per il nostro popolo". Ed intende il popolo ebraico. Sono le sue ultime parole dette al Carmelo. Un'amica del Monastero, Maria Delsing, avvertita telefonicamente dell'arresto delle Stein, si precipita in Bovenstestraat appena in tempo per vedere le sorelle Stein che vengono portate via da due tedeschi in divisa. "Per congedarmi mi diressi velocemente verso di loro, ma fui aggredita verbalmente da uno dei tedeschi: "Deve venire anche lei con noi?" Dopo di che le due sorelle mi strinsero le mani per salutarmi...".

A un angolo della strada attende un Überfallswagen (carro d'assalto) che aveva già prelevato altre vittime, le due sorelle sono costrette ad entrarvi (Processo Ordinario).

Il "bottino" di quella domenica, secondo le dichiarazioni della direzione del dipartimento ebreo per il distretto dell'Aia, è di 212 arrestati. A questi si aggiungono altri 32 ebrei, agli arresti presso la succursale di Amsterdam.

Lager di Amersfoort

Le sorelle Stein sono condotte dapprima all'ufficio distrettuale di Maastricht e di lì, nella notte tra il 2 e il 3 agosto, con molti altri arrestati vengono trasferite nel lager della polizia di Amersfoort. Il campo di concentramento è situato lungo la strada principale Utrecht-Amersfoort, nella provincia di Utrecht.

"L'autista del carro in cui si trovava suor Teresa Benedetta sbagliò strada, così arrivò al campo per ultimo, a notte già inoltrata. La Baracca assegnata a questo trasporto era stracolma di prigionieri. Non era possibile pensare ad un riposo perché gli agenti della polizia tedesca facevano continuamente l'appello... Le sette religiose formavano un gruppo a sé, una piccola comunità: pregavano insieme, dicendo il Breviario e recitando il Rosario... suor Teresa Benedetta era spontaneamente considerata da loro come superiora, perché traspariva in lei una forza soprannaturale" (Processo Ordinario).

"Fu in quest'occasione - afferma un testimone - che uno degli agenti domandò a suor Teresa Benedetta, che già era stata spintonata col calcio del fucile, a quale religione appartenesse, rispose fiera: Sono cattolica. L'ufficiale replicò: Niente affatto, tu sei una maledetta ebrea. Poi gli uomini furono divisi dalle donne, i mariti dalle mogli, le madri dai propri figli, con proibizione di qualsiasi comunicazione tra loro". Le urla e la confusione nel campo sono indescrivibili. Lei si muove qua e là tra le donne consolando, aiutando e calmando come un angelo. Julius Markan, un sopravvissuto, testimonia che: "la Stein era perfettamente calma e in perfetto auto-controllo e che questo la distingueva dagli altri prigionieri".

Un testimone oculare c'informa che ha fatto molto per prendersi cura dei bambini. "Molte madri, vicine ormai alla follia, non si occupavano più dei loro bambini e guardavano davanti a sé con ottusa disperazione. Lei li lavava, li pettinava, e curava".

Lager di Westerbork

Poi, nella notte tra il 3 e il 4 agosto, con altri prigionieri vengono portate al lager di transito di Westerbork (nella provincia di Drente al confine con la Germania). Posto in una zona completamente disabitata al nord dell'Olanda, il lager è situato a circa 15 chilometri dal villaggio di Westerbork. In questo lager i prigionieri hanno ancora diversi contatti personali ed epistolari con il mondo esterno.

Abbiamo una testimone d'eccezione di quei giorni, Etty Hillesum. Scrive in una lettera: "Fu uno strano giorno quando arrivarono degli ebrei cattolici - o se si preferisce dei cattolici ebrei -, suore e preti con la stella gialla sui loro abiti religiosi. Ricordo due giovani gemelli dagli identici, bei visi scuri del ghetto e dagli occhi calmi e fanciulleschi sotto i loro zuccotti, che raccontavano con cortesia e stupore di essere stati portati via dalla messa alle quattro e mezzo di mattina, e di aver mangiato cavolo rosso ad Amersfoort. C'era un monaco ancora abbastanza giovane che per quindici anni non era uscito dal proprio convento e ora si ritrovava per la prima volta nel "mondo". Mi ero fermata un poco accanto a lui e avevo seguito il suo sguardo, che vagava tranquillo per la grande baracca dove si accoglievano i nuovi arrivati. I rapati a zero, i picchiati e maltrattati, che quello stesso giorno si erano riversati a Westerbork insieme con i cattolici, incespicavano e si muovevano con gesti ancora incerti per quel grande locale di assi, e tendevano le mani verso il pane che non bastava. (...) Io fisso il monaco che dopo quindici anni si ritrova nel "mondo" e gli chiedo: "E allora, che cosa ne dice del mondo?" Ma il suo sguardo rimane tranquillo e amichevole sopra la tonaca marrone, come se ciò che lo circonda gli fosse noto e familiare già da molto tempo. Più tardi qualcuno mi raccontò che quello stesso giorno aveva visto alcuni monaci camminare in fila tra due baracche scure nel crepuscolo, mentre dicevano il rosario con la stessa calma con cui avrebbero recitato le preghiere nei corridoi del loro convento. E non è forse vero che sì può pregare dappertutto, in una baracca di legno come in un convento di pietra - come pure in ogni luogo di questa terra, su cui Dio pensa bene di scaraventare i suoi simili in tempi agitati?" (Lettere 1942-1943, p. 42, Adelphi).

La Hillesum e la Stein s'incontrano nell'unica Baracca del campo, la 36 destinata alle donne durante i pochi giorni prima della deportazione. Che cosa si sono dette prima che un ufficiale ponesse bruscamente fine al loro colloquio?

La Stein scrisse: "Oggi è bene tener presente che fa parte della povertà da noi professata essere pronte a dover lasciare il nostro monastero. Ci siamo obbligate noi ad osservare la clausura, ma Dio non si è obbligato a lasciarci lì per sempre, per proteggerci dietro le mura della nostra clausura... Lo stesso si può dire dei sacramenti... Nel momento in cui per violenza esterna fossimo impedite di riceverli, Egli potrà soccorrerci per altra via abbondantemente".

Suor Teresa Benedetta dal lager invia un'ultima richiesta d'aiuto nella speranza di ottenere un rinvio provvisorio. Spera che il Consolato svizzero ad Amsterdam possa ancora salvarle. Lo testimonia il testo del telegramma che acclude ad una lettera per il monastero di Echt:

Drente - Westerbork
Baracca 36, 4 agosto 1942
Cara Madre e care consorelle,

questa notte abbiamo lasciato il campo di smistamento di A. (Amersfoort) e siamo arrivate qui. Siamo state ricevute gentilmente. Si sta facendo tutto per poter essere liberate o quantomeno poter restare qui. Tutti i cattolici sono qui riuniti, nel nostro dormitorio, tutte le religiose (due trappistine, una domenicana, Ruth (Kantorowicz) Alice, (Reis), Dr. Meirowsky, e altri. Due Padri trappisti sono ugualmente con noi). Ad ogni modo occorrerà che ci mandiate i nostri documenti personali, i nostri tagliandi di razionamento e le carte del pane. Fino ad ora siamo state interamente mantenute dalla carità degli altri. Noi speriamo che abbiate trovato l'indirizzo del Console (della Svizzera) e che vi siate messe in contatto con lui. Abbiamo chiesto a numerose persone di portarvi nostre notizie. Sono con noi anche i due gentili bambini dei Koningsbosch (Anna-Maria e Elfriede Goldschmidt). Siamo tuttavia contente e tranquille. Evidentemente sinora né messa né comunione; può darsi che sarà per più tardi. Ci organizziamo intanto come si possa vivere solo interiormente. Con tutto il cuore. Scriveremo certamente ben presto.

In corde Jesu vostra
B.

Il giornalista Piet O. van Kempen, mandato dal Carmelo di Echt, per informarsi della sorte di suor Teresa Benedetta, testimonia: "Ho avuto l'impressione di trovarmi di fronte ad una donna spiritualmente grande e forte, che non sembrava venire da un lager. Abbiamo parlato per venti minuti. La prima cosa che la Serva di Dio mi domandò fu se le avessimo portato un abito... Mi disse che avrebbe sempre portato il suo abito di Carmelitana. Disse anche che nel campo si poteva pregare... Era contenta di pregare e di poter allo stesso tempo fare qualcosa per i compagni di prigionia. Parlò di donne che si trovavano disorientate con i loro bambini e delle quali doveva prendersi cura... Durante la conversazione ho fumato una sigaretta. Le chiesi se ne voleva una anche lei. Mi rispose che lo aveva fatto un tempo e che un tempo aveva pure ballato".

6 agosto - Trasfigurazione: inizia la Via Crucis

È la festa liturgica della Trasfigurazione, quando nella notte dal 6 al 7 agosto i prigionieri sono destati di soprassalto: si procede ad un nuovo penoso appello in cui sono elencati coloro che devono tenersi pronti per una nuova partenza.

In un resoconto della polizia vengono menzionati i coniugi Bromberg, che, insieme alla figlia Ruth e al figlio Riccardo, si trovano con gli altri nel campo di Amersfoort e di Westerbork. Quando il 7 agosto viene stilata la lista dei trasporti, loro sono risparmiati. Da loro abbiamo avuto più tardi un esauriente resoconto degli avvenimenti nel lager e della deportazione. Il resoconto termina con le parole: "Al mattino presto del 7 agosto, quando il sole non era ancora sorto, una lunga fila di uomini, donne e bambini attende sulla strada che attraversa il lager. Stranamente si distinguevano gli abiti religiosi dagli zaini e fagotti. Al posto dei poliziotti ci sono le SS armate, che impartendo ordini severi, fanno uscire la lunga fila dal lager. Per molto tempo ancora coloro che sono rimasti hanno salutato facendo cenni con la mano. Costoro sono stati gli ultimi ad aver visto qualcosa di quel trasporto".

La signora Bromberg, sfuggita alla morte insieme ai suoi due figli, racconta: "Quello che la distingueva dalle altre religiose era il silenzio. Ebbi l'impressione che fosse triste fin nel profondo dell'anima, ma non angosciata. Non so come dire: il peso del suo dolore era immenso, schiacciante, così che quando sorrideva, quel sorriso veniva da una tale profondità di sofferenza che faceva male. Parlava appena e guardava la sorella Rosa con indicibile tristezza. Certo prevedeva la sorte che era destinata a loro tutte. (...) Sì, credo proprio che misurasse in anticipo la sofferenza che le aspettava, non la propria ma quella della altre. Quando la rivedo nella memoria, seduta in quella Baracca, tutto il suo atteggiamento evoca in me un solo pensiero: quello di una Vergine dei Dolori, una Pietà senza Cristo".

Ma prima di lasciare il campo suor Teresa Benedetta riesce ancora ad inviare un biglietto alla Priora del Carmelo di Echt, che affida alla mamma di una religiosa, giunta al campo con valigie per la figlia.

Drente - Westerbork
baracca 36, - 6. 4. 1942
(errore del mese, 4 anziché 8)

...una suora è arrivata ieri sera con delle valigie per le sue consorelle e recapiterà ora una letterina. Domattina parte un convoglio (Slesia o Cecoslovacchia?). Il necessario è: calze di lana; 2 coperte. Per Rosa tutta la biancheria personale di lana e ciò che era in lavanderia; per entrambe fazzoletti e spugne per lavarsi. A Rosa manca inoltre lo spazzolino da denti, la croce e il rosario. Io vorrei avere anche il volume successivo del breviario (finora ho potuto pregare meravigliosamente); le nostre carte d'identità, i certificati di origine e le tessere del pane.

Mille grazie. Saluti a tutte,

Sua grata figlia B.
1 abito e grembiuli 1 piccolo velo

Il Signor H. Wielek, un impiegato olandese del campo di Westerbork, ha lasciato una testimonianza dei suoi incontri con Suor Teresa Benedetta: "Mi accorsi immediatamente che si trattava di una grande personalità nel vero senso della parola. Nel caos di Westerbork si fermò solo alcuni giorni, ma lei si muoveva, parlava, pregava, come... come una santa. Sì, era proprio così. Era questa l'immagine di quella donna avanti in età che sembrava essere ancora così giovane, che era proprio assolutamente vera. "Per piacere - mi supplicò - per piacere, scriva a Echt di mandare ancora dei rosari". Parlava in modo così sincero e sommesso che chi l'ascoltava era costretto ad acconsentire. Cercare di discutere della cosa sarebbe stato come entrare in un altro mondo. In quegli istanti era come se Westerbork non esistesse più. (...) "Non sapevo che gli uomini potessero essere così - mi disse una volta, quando le raccontai una brutalità commessa dalle SS - E che le mie sorelle e fratelli dovessero soffrire così! Purtroppo anche questo non lo sapevo stando in convento. Per ore e ore prego per loro. Ascolterà Dio la mia preghiera? Senz'altro ascolterà il mio lamento". Quando si seppe con sicurezza che sarebbe stata deportata insieme agli altri battezzati, le chiesi chi avrei dovuto informare in merito; qualcuno che avrebbe potuto intervenire. Una delle guardie di cui ci si poteva fidare, non poteva forse telefonare a Utrecht? Lei sorrise di nuovo. "No, lasci stare, per piacere lasci stare! Perché io dovrei essere esclusa? La giustizia non sta forse nel fatto che io non tragga vantaggio dal mio battesimo? Se non posso condividere la sorte dei miei fratelli e sorelle, la mia vita è in un certo senso distrutta" (Giovanni Paolo II. Omelia Canonizzazione). Poi l'ho vista orientarsi pregando verso il treno, accanto a sua sorella Rosa (...). E vidi il suo sorriso, la sua forza, la sua incrollabile fermezza che l'accompagnava verso Auschwitz". Era l'ottavo convoglio di deportati che partiva per Auschwitz.

Venerdì 7 agosto, stazione di Schifferstadt!

Nel primo pomeriggio, alle 13.00 del 7 agosto, primo venerdì del mese, il treno dei deportati si fermò casualmente alla stazione di Schifferstadt nella Renania. Il capostazione, Valentino Fouquet, dalle sbarre del finestrino, udì qualcuno che gli chiedeva se fosse del posto. Alla risposta affermativa gli disse: "Porti i miei saluti al reverendo Giuseppe Schwind. Disse di essere Edith Stein che viaggiava verso l'oriente".

Mentre il convoglio, composto da 50 carrozze, riparte lentamente, suor Teresa Benedetta lascia cadere dal finestrino l'ultimo suo biglietto. Qualcuno lo raccoglie. È indirizzato alle religiose insegnanti del vicino Collegio di S. Maddalena di Speyer dove ha insegnato per dieci anni. Dice: "Saluti dal viaggio per la Polonia".

Auschwitz-Birkenau cioè "il posto delle betulle"...

Tutti questi convogli di ebrei fino alla prima metà del 1942 vengono avviati per intero a Birkenau a circa 3 Km. di distanza dalla stazione di Auschwitz, nell'area del paese di Brzezinka, e immediatamente eliminati.

Secondo il "Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945", a Birkenau, prima della costruzione dei quattro crematori, due case coloniche polacche preesistenti sono trasformate dall'amministrazione del campo in "camere a gas" omicide. La "casa rossa", o "Bunker 1", e la "casa bianca", o "Bunker 2".

Solo a partire dal luglio 1942 la carenza di manodopera interna al campo induce le SS a praticare una selezione all'arrivo dei deportati. Si tratta di una tragica procedura che vede dividere le famiglie, strappare i bambini alle madri, gli anziani ai figli, i mariti alle mogli sulla rampa stessa di arrivo dei treni. Da una parte sono allineati gli uomini, dall'altra le donne con i bambini piccoli. Pianti e grida si levano dalle file per l'inaspettata separazione che non lascia il tempo per un addio. Poi, avanzando a pochi per volta davanti al medico SS esaminatore, coloro che hanno i capelli bianchi, gli invalidi, gli anziani, le donne incinte o con i loro figli sono separati e fatti salire sui camion, o se questi sono insufficienti, avviati a piedi attraverso i campi verso le camere a gas.

Nella zona delle camere a gas, i deportati vengono convinti che una disinfestazione e un bagno li attendono, si devono spogliare nelle due baracche prospicienti e poi entrare nella sala delle supposte docce. Sia le SS, sia i detenuti addetti hanno il compito di tranquillizzare i deportati perché tutto si svolga nel massimo ordine. Se qualcuno fa resistenza, viene portato dietro l'edificio e ucciso con una revolverata, lo stesso viene fatto in caso di surplus di persone da uccidere.

Il gas usato per l'assassinio di massa è lo Zyklon B (acido prussico o cianidrico). L'acido prussico è un gas altamente tossico per l'uomo, blocca lo scambio di ossigeno nei tessuti, provocando senso di vertigine, mal di testa, vomito, convulsioni.

Auschwitz-Birkenau, sabato 8 agosto 1942

L'ottavo convoglio dell'Organizzazione dei servizi di sicurezza delle SS (RSHA) proveniente dall'Olanda, dopo aver transitato per la stazione di Breslavia, città natale della Stein, giunge alla stazione di Auschwitz l'8 agosto 1942. Appena scesi dal convoglio sul binario ferroviario, gli uomini delle SS procedono immediatamente alla selezione dei prigionieri; quel convoglio trasportava 987 ebrei, 510 uomini e bambini e 477 donne e bambine, provenienti dal lager di Westerbork. Dopo la selezione, 315 uomini e 149 donne sono internati nel lager come detenuti. Nel trasporto si trovano parecchi ebrei cattolici, suore e frati. I rimanenti 523 uomini donne e bambini vengono subito uccisi tra l'8 e il 9 agosto. Tra loro vi è Theresia Hedwig Stein, dottore in Filosofia, nota come suor Teresa Benedetta della Croce, dell'Ordine delle Carmelitane Scalze, nata il 21 ottobre 1891 a Breslavia. Ha 51 anni e sua sorella Rosa Maria Agnese Adelaide Stein 59.

Le vittime ignare della loro sorte raggiungono a piedi due baracche-spogliatoio, dove la gente si spoglia prima di entrare nella camera a gas. Situate nel bosco vi sono le due ex case coloniche adattate a camere a gas. Accanto, erano situate 4 grandi fosse, i cosiddetti "mucchi crematori", per bruciare i cadaveri all'aria aperta. Per accelerarne l'incenerimento, i prigionieri delle squadre speciali incaricate di questi compiti prelevano il grasso che fuoriesce dai cadaveri che bruciano, e lo spargono di nuovo sui corpi.

Patì sotto Hitler

Le testimonianze di due sopravvissuti a quel medesimo trasporto (J. Van Rijk e J. Veffer) affermano soltanto di aver visto sul marciapiede di Auschwitz-Birkenau delle donne vestite da religiose e che quel gruppo non superò la selezione, venendo probabilmente annientato subito dopo.

Un teste, Luigi Schlütter, scambiò qualche parola con la Stein poco prima della partenza da Westerbork. Riferisce questa sua affermazione: "Qualunque cosa possa accadere, sono preparata a tutto. Gesù è anche qui in mezzo a noi". E Gesù sarà stato in mezzo ai poveri ebrei che, spasimando sotto il terribile tossico, hanno terminato la loro vita chiusi nella famigerata "casa bianca".

"Una morte sofferta con magnanimità, col sigillo di una testimonianza cruenta senza pari" testimonia la sua madrina di battesimo Edvige Conrad-Martius (Relatio et vota p. 141).

Papa Benedetto XVI in visita ad Auschwitz-Birkenau il 28 maggio 2006 pregò dicendo: "Ci vengono in mente le parole del Salmo 44, il lamento dell'Israele sofferente: "...Tu ci hai abbattuti in un luogo di sciacalli e ci hai avvolti di ombre tenebrose... Per te siamo messi a morte, stimati come pecore da macello. Svegliati, perché dormi, Signore? Destati, non ci respingere per sempre! Percheacute; nascondi il tuo volto, dimentichi la nostra miseria e oppressione? Poiché siamo prostrati nella polvere, il nostro corpo è steso a terra. Sorgi, vieni in nostro aiuto; salvaci per la tua misericordia!" (Sal 44, 20.23-27). Questo grido d'angoscia che l'Israele sofferente eleva a Dio in periodi di estrema angustia, è al contempo il grido d'aiuto di tutti coloro che nel corso della storia - ieri, oggi e domani - soffrono per amor di Dio, per amor della verità e del bene; e ce ne sono molti, anche oggi".

"Il Salvatore non è solo sulla Via della Croce, attorno a Lui non ci sono soltanto nemici che lo sospingono: c'è anche chi gli è vicino da amico. Come modello dei seguaci della Croce di ogni tempo, c'è la Madre di Dio; come immagine di coloro che si assumono il carico di una sofferenza loro imposta e che, sopportandola, sperimentano la sua benedizione, c'è Simone di Cirene; come rappresentante di coloro che amano e il cui impulso è quello di servire il Signore, c'è la Veronica..." (Santa Teresa Benedetta della Croce).