Processo a Edith Stein

Edith Stein

"Chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo la salverà." (Mc 8, 35)

Giudice - causa numero 2933

La ragione contro l'imputata Stein Edith
Si dia visione della vita dell'imputata

Nata il 12 Ottobre 1891 a Breslavia da una ricca famiglia ebrea. Nel 1916 si è laureata in filosofia a Friburgo divenendo subito assistente di Husserl. Il 1° Gennaio 1922 ha ricevuto il battesimo nella chiesa cattolica. Dal 1923 insegna per circa dieci anni filosofia e lettere nel convento delle domenicane di Spira. Nel 1933 a seguito dalle leggi naziste le venne proibita ogni attività d'insegnamento. Nello stesso anno l'imputata entrò nel Carmelo di Colonia assumendo il nome di Teresa Benedetta della Croce. Nel 1938 per il pericolo delle persecuzioni naziste fu trasferita nel Carmelo olandese di Echt. Nel 1942 con l'invasione tedesca dell'Olanda viene deportata ad Auschwitz dove muore nelle camere a gas, era il numero 44074. Il 1° Maggio del 1987 viene beatificata dalla chiesa cattolica come martire.

L'imputata è chiamata a rispondere:
all'accusa di tradimento del popolo ebraico cui apparteneva,
all'accusa di opportunismo religioso e di falsa conversione,
all'accusa di mistificazione della propria persona.

Giudice - La parola all'accusa

Accusa - L'accusa chiama a deporre il signor Peter Wust

G- Signor Wust in base all'articolo 497 del codice di procedura penale legga la formula di impegno

Peter Wust - consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, m'impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.

G- Il teste può essere interrogato dall'accusa.

A- Signor Wust, che professione svolge attualmente?

Peter Wust - Sono un giornalista e lavoro per il "Kölnische Volkszeitung".

A- Conosce la dottoressa Edith Stein?

Peter Wust - Certo che la conosco... Su di lei ho scritto anche qualche articolo!

A- Cosa può dirci riguardo all'adolescenza di Edith Stein? Tutti sappiamo che da giovane si era dichiarata atea e aveva ricercato la verità non in Dio ma nella filosofia! In particolare sappiamo di un "venerato maestro", un certo sig. Edmund Husserl, fondatore di una corrente di pensiero detta "Fenomenologia", era forse lui il Dio di Edith Stein?

Peter Wust - È innegabile che nella giovinezza Edith Stein si sia allontanata, e non poco, da una qualsiasi risposta religiosa ai numerosi interrogativi che ogni filosofo, per ragion di verità, è costretto a porsi.

Ma se la risposta di fede tardò ad arrivare, dobbiamo, però, dire che ella rimase sempre un'appassionata ricercatrice della verità, una donna, insomma, animata da alti ideali. "La verità", come del resto dicevano già alcuni filosofi, "è ciò a cui tendono coloro che ragionano". Riguardo al rapporto esistente tra il "venerato maestro", il dott. Edmund Husserl, e la signorina Stein. Credo, infatti, che la Stein nutrisse per il maestro un sentimento di profonda venerazione, che lo percepisse quasi come un essere superiore. Anche il dott. Husserl stimava tantissimo la signorina Edith, infatti quando ebbe il resoconto della vestizione della Stein, egli disse: "È straordinario vedere Edith che, come dall'alto di una montagna, scopre la chiarezza e l'ampiezza dell'orizzonte, con meravigliosa agilità e trasparenza; al tempo stesso sa rivolgersi verso l'interno e conservare la prospettiva del proprio io. In lei, tutto è autentico".

A- Un'ultima domanda. Le avevo prima accennato della corrente filosofica fondata da Husserl, la "Fenomenologia". Quanto questa corrente filosofica, che la Stein per tutta la vita abbracciò e difese, poteva allontanarla da Dio?

Peter Wust - Rispondere a questa domanda non è molto semplice, perché non è facile stabilire quanto una corrente filosofica sia lontana da Dio. La "Fenomenologia", indubbiamente, propose una lettura della realtà estremamente razionale. Husserl intese, infatti, per "Fenomenologia" una scienza di essenze (perciò "eidetica")...

A- Signor Wust la pregherei di essere abbastanza semplice nel suo linguaggio, la giuria non è composta certo da filosofi.

Peter Wust - Si, cercherò di essere più semplice. Signor avvocato potrebbe favorirmi due penne?

A- Certo! Ecco le penne.

Peter Wust - Vedete io sto guardando e toccando queste due penne tra qualche giorno dimenticherò come erano fatte queste penne, ma certamente non dimenticherò mai cosa è una penna! Questo cosa vuol dire? Che in realtà la mia conoscenza non si basa su singoli oggetti fisici, ma sulle idee di questi oggetti che sono presenti nella mia mente. Facendo un altro esempio; vedete io sto guardando e toccando questa penna. E questa penna non è che un bastoncino di plastica che usiamo momentaneamente per giocare, mentre diviene quello per cui è stata creata solo quando qualcuno la apre e scrive; sono le possibilità che nasconde che la renderanno viva, ma chi la rende viva? Sono io che la rendo viva perché so ciò che può fare, so che può scrivere, ma senza la mia coscienza e la vostra coscienza questa penna sarebbe condannata per sempre solamente a un inutile gioco adolescenziale.

G- Se l'accusa ha terminato il teste può essere interrogato dalla difesa.

A- Sì, ho terminato.

Difesa - Sig. Wust non ritiene che la dissertazione intitolata "Il problema dell'empatia", che la Stein presentò nel 1916 per il suo dottorato, ridimensioni notevolmente gli attributi atea e razionalista riferiti dall'accusa alla giovane fenomenologa?

Peter Wust - Indubbiamente sì! Se, infatti, non è possibile una lettura unilaterale del pensiero di una qualsiasi persona, come possiamo pretendere che ciò possa valere, invece, per una filosofa come Edith Stein? Riguardo all'empatia credo che essa venga ad essere una lettura "inconsapevolmente cattolica" della fenomenologia di Husserl.

L'empatia infatti, indica un atto conoscitivo rivolto alla percezione dell'altro. Per fare un esempio possiamo dire che può definirsi empatico il cogliere il dolore di un amico o il vivere la gioia di una persona che ha brillantemente superato un esame. Empatia è, dunque, il "rendersi conto" dell'esperienza dell'altro.

D- Potremmo, dunque, dire che l'empatia è "il gioire con chi è nella gioia e il patire con chi è nella sofferenza", di cui parla San Paolo?

Peter Wust - In un certo senso sì.

D- Allora si può dire che suor Teresa abbia preso il concetto di empatia direttamente dal cristianesimo?

Peter Wust - La riflessione sull'empatia è anteriore alla conversione di Edith ed è, dunque, da escludersi una derivazione diretta dal Cristianesimo, inoltre essa è da considerarsi come una teoria che discende logicamente e rigorosamente dal pensiero fenomenologico.

D- Oltre a quest'opera la Stein elaborò anche altri scritti, posteriori alla sua conversione, che tentavano una conciliazione tra la "Fenomenologia" e il Cristianesimo, esempio lampante è lo scritto "La Fenomenologia di Husserl e la filosofia di Tommaso d'Aquino". È dunque possibile, in ultima analisi, una lettura cattolica della filosofia della Stein?

Peter Wust - Sì, con i debiti accorgimenti di cui prima parlavo, è possibile parlare di un pensiero cattolico della Stein. Un pensiero che l'accompagnò prima e dopo la conversione, un pensiero che le fece prendere coscienza oggettiva dell'esistenza dell'Altro.

D- Bene ho finito vostro onore. Chiamo a deporre l'Abate Raphael Walzer.

G- Sig. Walzer in base all'articolo 497 del codice di procedura penale, legga la formula d'impegno.

Raphael Walzer - Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.

G- Il teste può essere interrogato dall'accusa.

A- Sig. Raphael Walzer conosce la dottoressa Edith Stein?

Raphael Walzer - Sì, la conosco. Sono stato il suo padre spirituale.

A- Allora avrà sicuramente avuto dei colloqui spirituali con lei. Credo, dunque, che lei sia la persona che meglio di qualunque altra possa dirci dell'autenticità o meno dell'amore della Stein per Dio. Sig. Raphael Walzer: è stato amore sincero quello della Stein?

Raphael Walzer - Dai colloqui diretti avuti con suor Teresa Benedetta della Croce e dalle frequenti lettere ch'ella mi inviava, posso ben dire che ella è stata davvero una donna dotata di un amore incredibile per Dio. Un Dio, che se ella inizialmente ricercò come verità, scoprì poi essere amore concreto per il prossimo, un Dio capace di donarsi fino all'effusione del proprio sangue.

A- Sig. Raphael Walzer ci parli della conversione della dottoressa Stein. Sappiamo, infatti, che ella decise di passare dalla religione della Legge a quella, detta, dell'Amore, cioè dall'Ebraismo al Cristianesimo! Ci sa spiegare il perché di questo Tradimento?

Raphael Walzer - domanda alquanto provocatoria la sua?...

G- il teste è chiamato soltanto a rispondere alla domanda e non a formulare giudizi. Sig. Raphael Walzer la invito ad attenersi alle norme.

Raphael Walzer - Ok, Sig. Giudice, mi atterrò alle norme. Comincio, col dire, anzitutto che in realtà il fondamento su cui nasce il Cristianesimo è proprio l'Ebraismo. Gesù era ebreo, ebrei erano i suoi discepoli, ebrei furono i primi cristiani. Dunque potremmo concludere che tutti noi cristiani siamo, in fondo, figli dell'ebraismo! Riguardo alla conversione della Stein credo proprio che essa sia stata autentica e spontanea. Sicuramente nel suo cammino di conversione, fondamentale fu l'incontro ch'ella ebbe con la signora Reinach allora in lutto per la perdita del marito. Ella poi mi confidò che fu proprio quello il tempo in cui perdette l'ingenua sicurezza del razionalismo, impallidì la sua fede nell'ebraismo e Cristo si levò raggiante davanti al suo sguardo.

Raphael Walzer - Se la sua conversione fosse derivata dal sentimentalismo davanti alla sofferenza dell'uomo potrei darle ragione. Ma vede, ricordo ancora chiaramente quando Edith mi parlava delle sue svariate esperienze spirituali. In particolare ricordo di quando mi raccontò del fascino che aveva suscitato in lei la lettura della "Vita di santa Teresa d'Avila". Ricordo, inoltre, anche con quale determinazione decise di farsi battezzare. Ritengo, dunque, che non si possa parlare di "falsa" conversione o peggio di tradimento.

G- Se l'accusa ha terminato, il teste può essere interrogato dalla difesa.

A- Ho terminato, sig. Giudice.

G- Bene la difesa proceda pure.

D- Solo due domande abate Raphael Walzer. È vero che suor Teresa Benedetta della Croce voleva consacrarsi totalmente a Dio fin dal momento del battesimo e che fu lei a consigliarle di attendere?

Raphael Walzer - Sì, è proprio così fui io infatti a consigliarle di attendere. L'attesa, però, non fu fine a se stessa, ma, anzi, aiutò la Stein a maturare ancor di più nella fede e a prendere ancor più consapevolmente la scelta di entrare, il 15 ottobre 1933, nel Carmelo di Colonia.

D- Padre abate, è vero che la famiglia di suor Teresa della Croce, una famiglia rigorosamente ebraica, si oppose con tutte le forze alla scelta di Edith di entrare nel Carmelo di Colonia?

Raphael Walzer - Sì, è proprio vero. Ma suor Teresa Benedetta della Croce non si fece scoraggiare e, nonostante nutrisse per la famiglia un profondo affetto, decise tuttavia di seguire la strada che il suo Signore aveva tracciato per lei.

D- Ho finito vostro onore.

G- La corte chiama a deporre l'imputata Stein Edith. La avverto che le sue dichiarazioni potranno essere utilizzate contro di lei. Lei ha inoltre la facoltà di non rispondere ad alcuna domanda comunque il procedimento seguirà il suo corso.

Stein- No, intendo rispondere!

G- L'imputata può essere interrogata dall'accusa.

A- Bene signorina Stein ebrea, donna filosofa, atea poi monaca; dovremmo forse aggiungere Martire e Santa?

D- Obiezione vostro onore è una provocazione gratuita.

G- Accolta, avvocato si attenga alla disciplina processuale.

A- Riformulo la domanda, vostro onore. Signorina Stein quello che non capiamo, ci consenta, è come mai abbia deciso di entrare nel Carmelo proprio quando infuriava l'antisemitismo nazista, certo chiunque avrebbe preferito la grata di un convento al filo spinato dei campi di sterminio questo è naturale, e comprensibile da tutti noi; quello che ci è invece incomprensibile è come una scelta di comodo dettata dalla necessità del momento sia ora innalzata come un vessillo di santità a modello di spiritualità. Non le sembra alquanto comico che un'ebrea per di più atea sistematica sia indicata come modello di spiritualità e sia innalzata agli onori dell'altare?

Stein - È comico, è vero, ma la vita ha spesso del comico. Ma non sono entrata in convento per sfuggire alla persecuzione Nazista come lei insinua anzi avevo già un biglietto per gli Stati Uniti. Alcuni anni prima quando i miei fratelli, intuita la pesante situazione che stava precipitando, decisero di partire per l'America, ma io non volli partire; ero già da tempo Cristiana. L'entrata al Carmelo non fu una scelta di comodo; scelta di comodo sarebbe stata partire con i miei fratelli, ma io volevo seguire il Cristo che ormai era entrato nella mia vita. I limiti dei presupposti razionalistici nei quali ero cresciuta caddero e il mondo della fede comparve improvvisamente davanti a me. Soltanto 11 anni dopo la mia conversione sono entrata nel Carmelo di Colonia nel 1933. La mia conversione è quindi un fatto antecedente alla persecuzione nazista.

A- Allora non siamo davanti a una santa ma a una folle.

D- Obiezione vostro onore.

G- Accolta.

A- Riformulo vostro onore. Lei vorrebbe farci credere, signorina Stein, che non entrò nel Carmelo pur di rimanere in Germania ma che rimase in Germania pur di entrare nel Carmelo. E non solo ma che rimase in Germania consapevole di ciò che stava avvenendo, consapevole di dover affrontare la persecuzione e probabilmente anche la morte. Questa se non è pazzia è certamente masochismo.

Stein - La croce è sempre pazzia per i sapienti, io lo so bene, anche meglio di voi. Le pratiche ascetiche e la purificazione dei sensi per voi sono solo un perverso masochismo, ma il crocifisso è l'apice della nostra storia, della nostra salvezza, perché chi vorrà salvare la propria vita la perderà mentre chi avrà perduto la propria vita per causa del Cristo la salverà. Così il vero discepolo rinnega se stesso prende ogni giorno la sua croce e va dietro al maestro. Questa è la scienza della croce che a voi sapienti non si rivela. Io ho imparato che la logica di Dio che crocifigge il proprio Figlio non la si può capire con la ragione, è come voler gustare la cioccolata con una mano, non è l'organo adatto, solo la fede può dare quelle ragioni che la ragione da sola non comprende.

A- Non ho altre domande vostro onore non ho bisogno di dimostrare una tale follia che si è autoconfessata.

D- Obiezione vostro onore.

A- Anche qualora fosse veramente così voi non sareste entrate nel Carmelo di Colonia per convenienza ma per follia.

D- obiezione!

A- Sì, sì, ho finito vostro onore.

G- La parola alla difesa.

D- Suor Teresa Benedetta della Croce vorrebbe illuminarci, per quanto è possibile, circa la sua spiritualità che da quanto abbiamo capito è una spiritualità che si basa sulla croce.

Stein - La Scienza della Croce, la dottrina che riguarda la purificazione dei sensi e delle potenze dell'anima è semplice. Spesso quello che è difficile è metterle in pratica. Dire che questi insegnamenti sono impraticabili vorrebbe dire che i passi più sublimi del vangelo hanno solo un significato teorico e astratto. La croce è l'apice dell'unione nuziale tra Dio e l'uomo. Tale unione consumata sulla croce, verrà sigillata dalla croce per l'eternità.

D- Ci sta dicendo che predicare il vangelo sarebbe una cosa vana se non fosse in realtà espressione di una vita in unione col crocifisso.

Stein - Vede, la fede è essa stessa una partecipazione alla croce che arriva a toccare il suo traguardo finale nella perfetta unione amorosa con Dio, non si tratta di una sofferenza per la sofferenza, questo sì che sarebbe masochismo, ma di una sofferenza propria dell'amante che non può far a meno di com-patire con l'amato crocifisso per esser così unito all'amato in tutto. La vita spirituale è un salire dell'anima verso l'amato, verso Dio è come un cammino nella notte. L'anima amante si sforza di diventare una cosa sola con Cristo, vivendo della sua vita e battendo accanto a Lui la via della croce, poiché è la croce il mezzo di redenzione prescelto dall'insondabile sapienza di Dio.

D- Suor Teresa della Croce potrebbe essere più precisa riguardo il cammino spirituale che nasce da questa così detta scienza della croce, e come questo l'abbia portato in una logica a noi incomprensibile ad intendere la morte nel lager come dono di Dio.

Stein - Spesso la notte oscura della sofferenza, delle malattie, dei maltrattamenti, delle umiliazioni, la stessa morte vengono da sé, ma bisogna accettarle alla luce del Vangelo. Così, l'anima conosce se stessa, l'anima fa esperienza della propria nullità; e si sente come se la notte la inghiottisse, ma l'anima anelando di congiungersi all'amato si sforza e inizia ad entrare in quella che è detta la notte dei sensi; qui si è come sloggiati dalla casa della propria ragione per intraprendere una strada buia e immersa nella notte: la via della fede che condurrà all'unione perfetta con l'amato. È dura questa notte dei sensi, i sensi sono infatti come le finestre da cui entra in noi la luce della conoscenza, di essi non si può fare a meno; ma tramite i sensi l'uomo rischia di legarsi al mondo come luogo in cui appagare le proprie brame senza regole. Questo modo di comportarsi diviene quasi come una seconda natura spesso inconciliabile con la vita di fede. Perciò purificando i sensi l'uomo impara pian piano a spogliarsi dell'uomo vecchio e a rivestirsi dell'uomo nuovo, cioè di Cristo, dell'amato.

D- Noi, carissima suor Teresa, abbiamo compreso che la croce è la strada che guida al cielo tramite la fede che è abbandono in Dio; ma non capiamo come la fede sia anche abbandono da Dio in quella che lei chiama la notte oscura.

Stein - Vede l'uomo può iniziare questo cammino di purificazione e abbandonarsi alla notte dei sensi, l'uomo può abbracciare la croce, ma non può crocifiggersi da sé. La croce è sempre un dono dell'amato che totalmente fa partecipare della sua vita; ecco allora si passa per il silenzio e l'aridità spirituale progressiva fino alla morte dell'uomo sensibile, è qui che si sperimenta quell'abbandono di Dio che sempre si consuma sulla croce.

Soltanto successivamente inizia quella tappa chiamata notte dello Spirito o della fede. È questa via della fede che dona conoscenze inimmaginabili e che conduce all'unione con Dio.

D- Può dirci suor Teresa come avvenga tale unione dell'anima con Dio? Come l'anima nell'unione amorosa con Dio viene assorbita ed è trasfigurata?

Stein -Tale unione soprannaturale si verifica all'or quando le due volontà, quella dell'anima e quella di Dio, sono fuse in una sola. L'anima per amor di Dio si alleggerisce di tutto ciò che non è Dio e di contro Dio le comunica il suo stesso essere soprannaturale. Solo nel buio si vede veramente Dio. Come gli Apostoli sul Tabor furono come accecati dalla Luce, e nell'oscurità videro chiaramente il volto di Dio. In questo itinerario spirituale bisogna sforzarsi di camminare senza vedere; perché la ragione e gli occhi non possono vedere non sono i sensi adatti per percepire Dio; come ho già detto è come voler gustare la cioccolata con una mano, non è possibile! È invece una conoscenza amorosa accompagnata da contatti soavissimi con Dio. In questa oscura conoscenza piena d'amore la visione è molto più nitida che non quella degli occhi.

Tale unione amorosa può avvenire con una vera e propria crocifissione ma che sarà sempre una grazia! Perciò con verità, io posso dirvi che Auschwitz è stato per me quel dono di unione totale con l'amato che da tempo imploravo.

G- Lei si definisce dunque una martire?

Stein- Ai martiri fu dato il dono di morire per testimoniare la loro fede e il loro amore a Cristo, a me fu dato il dono di morire esaudendo la mia preghiera di poter partecipare totalmente alle sofferenze di Cristo il mio amato. Un amore che dona la propria vita non è forse sempre il ripetersi dello stesso miracolo della croce?

D- Ho finito vostro onore; ma per dire alla giuria la terribile morte che subì la mia assistita vorrei riportare alcune testimonianze dai lager sempre se il volto crocifisso dell'uomo non impressioni troppo la sensibilità di questa corte.

A- Obiezione, vostro onore, si potrebbe condizionare la giuria.

D- Non diciamo idiozie vostro onore, si tratta di una donna uccisa nei campi di concentramento, l'accusa vuole forse cancellare anche la morte orrenda della mia assistita come ha cercato di cancellare la sua conversione e la sua spiritualità?

G- Obiezione respinta, si proceda pure con le testimonianze.