Profilo Biografico

Santa Teresa Margherita del Cuore di Gesù

La vita di Santa Teresa Margherita del Cuor di Gesù fu una vita d’amore, che si sviluppò nella rapidità del suo itinerario terreno, con una intensità e pienezza da raggiungere la perfezione in tutti gli aspetti della sua realizzazione contemplativa, di applicazione ascetica, di esperienza mistica, di fecondità apostolica.

Anna Maria nacque il 15 luglio 1747 da Ignazio Redi e da Camilla Ballati, Anna Maria era la seconda di tredici figli. Fu educata dal padre, che le insegnò fin da piccola a pregare, a istruirla nelle cose di Dio e ad avviarla all’esercizio delle virtù. Egli, infatti, vero uomo di Dio, mentre sapeva con decoro mantenere il suo rango di patrizio, formava i figli in modo mirabile, per cui fede e vita camminavano coerentemente insieme.

In questa serena intimità familiare, Annina si aprì molto presto all’amicizia di Dio. Fu battezzata il giorno dedicato alla Madonna del Carmelo: a meno di sei anni era già presa dal pensiero di Dio. Ella domandava spesso di Lui a chi le viveva accanto, al babbo soprattutto e alla zia Anna; il padre, Ignazio, aveva per lei una particolare tenerezza e volentieri le narrava la vita di Gesù e le storie dei santi.
Il senso della paternità di Dio, che sarà nel futuro importante per lei, risale certamente a questa dolce esperienza infantile. Voleva bene alla mamma, anche se non amava le sue conversazioni di salotto e voleva bene ai suoi fratellini, lasciando però talvolta i loro giochi divertenti, per starsene da sola e pensare a Gesù.

A sette anni fece la sua prima confessione; il babbo l’accompagnò spesso in Chiesa e con lui la piccola si apriva a confidenze sui suoi sentimenti di amor per Dio, assai elevati per una bambina della sua età.

A nove anni entrò nell’Istituto di S. Apollonio, a Firenze. Qui le bambine erano affidate alle cure di una religiosa, incaricata della loro educazione. Ella rimase per sette anni sotto la cura di donna Maria Eleonora degli Albizzi. In quegli anni, apparve come una buona ragazzina, ma non si notò in lei nulla di particolarmente notevole: la sua vita interiore però maturava di nascosto e inosservata.

Il confessore don Bertini non la incoraggiava nella sua devozione al Sacro Cuore, appresa dal babbo e dallo zio gesuita don Diego. Don Dante Pellegrini, dopo aver predicato un corso di Esercizi Spirituali, divenne sua guida, la incoraggiò, l’iniziò a una certa vita di orazione, di mortificazione e di obbedienza e la orientò al mistero del Cuor di Gesù e dell’Eucaristia. Egli pensava ad una vera vocazione religiosa della giovinetta: anche Anna Maria, per parte sua, ne era sicura. Nel 1763 ella udì nel suo animo alcune parole: «Sono Teresa di Gesù e ti voglio tra le mie figlie».

Nel 1974 Anna Maria rientrò in famiglia, per «esaminare il suo stato di vita». Il babbo voleva, infatti, che facesse una scelta consapevole. Anna Maria, se per l’età era ancora una bambina, non lo era più per la sua maturità spirituale ed umana: era infatti già padrona di sé. Al suo diciottesimo compleanno confidò ai genitori la sua specifica vocazione: il padre volle sottoporre a un controllo la sua decisione per il Carmelo.

I successivi esami di diversi Padri religiosi o sacerdoti confermarono la cosa: Anna Maria fece la sua domanda al Monastero Carmelitano e nel settembre di quell’anno iniziò la sua prova.

A quei tempi il Carmelo fiorentino fioriva per una sincera carità fraterna, una vera obbedienza e un grande spirito di umiltà. Fu per Anna Maria un fulgente esempio di virtù, in una vita di regolare preghiera e di osservanza. La sua personalità carmelitana si forgiò in un ambiente decisamente teresiano, pieno di fervore e carico di vita.

Ella, entrata nel Carmelo, si sentì nel proprio centro e trovò i mezzi più adeguati a realizzare la sua vocazione contemplativa. La generosità delle madri e sorelle la riempì di tale ammirazione, che si sentì indegna di vivere in mezzo a loro tanto da temere di essere da un momento all’altro mandata via.
Da questa profonda umiltà deriverà in lei il bisogno di sottomettersi a tutte. Umiltà che fiorisce per lei in profonda gioia. Con disinvoltura riesce a privarsi anche lei di ogni comodità. La segue da vicino, come vice-maestra, Madre Anna Maria di S. Antonio, che la comprende fin da principio e che sa temprarla; la educa con materna e ferma tenerezza, istruendola sugli usi della vita monastica. La sua Maestra di noviziato, Madre Maria Teresa di Gesù, intuendo la solida virtù di Anna Maria, la tratta con severità e trova ogni pretesto per correggerla, senza risparmiarle rimproveri e umiliazioni che la novizia accetta, senza mai scusarsi. I tre mesi di probandato debbono essere prolungati per una borsite suppurata, che la costringe a letto con l’intervento di un chirurgo.

Nel gennaio 1765 è ammessa alla vestizione e, secondo l’uso del tempo, la postulante è ospitata, uscendo dalla clausura, da un’amica dei Redi. Accompagnata dal babbo, fece visita a tutti e da tutti si congedò.

Rientrata al Carmelo, prese l’abito e il nome di Teresa Margherita del Cuor di Gesù. Seguirono i suoi cinque anni di vita religiosa; le cui date più salienti furono la professione solenne nel 1766 e l’imposizione del velo nero. Dopo due anni di ulteriore permanenza in noviziato, ella avrebbe dovuto, come al solito, entrare in comunità: ottenne invece il permesso di rimanere ancora un anno tra le novizie. La sua vita di Comunità si ridusse così ad un solo anno: dal marzo del 1769 al marzo del 1770.

Gli avvenimenti più significativi però avvengono nel suo interno; si nota, nell’anno canonico di noviziato, la sua costante applicazione ascetica: nascondimento, completa obbedienza, povertà e fedeltà «a costo di qualunque ripugnanza». Vuole essere proprio solo di Dio: dopo un mese dalla vestizione il confessore le permette di fare i voti privati.

Ci sono poi le prove di purificazione, che la disporranno alla vita mistica: tra queste i dubbi sulla sua vocazione, che il confessore le dissiperà con sapienza.

Incontrerà, nello stesso anno, il carmelitano padre Ildefonso, che diverrà il suo direttore spirituale. Questo padre, grande teologo e vero contemplativo, la guiderà fino alla morte con una sapienza veramente singolare.

L’influenza di padre Ildefonso sulla formazione della santa è decisiva: egli la introduce nella lettura di opere come L’Istruzione dei novizi e La Disciplina claustrale, che la santa mediterà per assimilare lo spirito delle fonti della vita stessa carmelitana: erano i testi classici di quel tempo. La santa vi trovò il sistema pratico per regolare con cura ogni aspetto della sua stessa vita.

Padre Ildefonso ebbe il merito di formare personalmente la santa secondo lo spirito di S. Giovanni della Croce: ella seguiva Gesù in fede oscura, rifugio vero nella stritolante esperienza delle «notti del senso e dello spirito».
Teresa Margherita fu corroborata nella conoscenza sperimentale del santo di cui fu vera figlia, per una identità di esperienza che rende la loro parentela spirituale più convincente di una dipendenza a livello dottrinale.

Teresa Margherita non ebbe una via straordinaria, ma avanzò verso l’unione con Dio su di un cammino essenzialmente teologale; totalitaria nella ricerca e nella donazione, arrivò all’esperienza di Dio fuoco divorante, attraverso una faticosa salita ascetica e una dolorosa notte di amore sofferente, ponendosi proprio nella più pura e lineare traccia di S. Giovanni della Croce.

La «presenza viva» della Santa Madre Teresa di Gesù, farà poi di lei, a testimonianza di tutti, una sorta di nuovo ritratto della Riformatrice del Carmelo.

Appartengono al clima ascetico dell’anno canonico del noviziato i Propositi degli Esercizi Spirituali del 1766 il testo non fu suo nella formulazione, ma nella sostanza dell’impegno quotidiano di vita.

L’assenza del babbo, che lei assai teneramente amava, arricchì del sapore aspro della rinuncia la cerimonia dell’imposizione del velo nero: la neoprofessa aveva appena fatto il sacrificio assai duro del suo affetto per lui, alimentato dalla comune devozione al Cuore di Gesù.

Un senso grandissimo di riconoscenza per il dono della vocazione, rende assai più vivo, in questo momento, il bisogno di rendere a Dio «amore per amore» e, nello stesso tempo, acuisce la sua percezione di impotenza a soddisfarlo in maniera adeguata. Ella cerca allora nell’amore del prossimo il modo di esprimere al Signore il suo impaziente desiderio di amarlo; più esattamente diremo le sue «ansie d’amore». L’esercizio della carità fraterna, portata fino alle estreme conseguenze, ne sarà la testimonianza più sicura.

Oltre agli incarichi di lavoro che le vengono annualmente affidati, la vediamo iniziare, poco dopo la professione, il suo impegno di infermiera volontaria con le religiose anziane, in una dedizione di carità veramente instancabile. Giunta alla piena maturità ascetica, impegna nella ricerca dell’Amore tutti i suoi sforzi: e proprio in questo momento Dio stesso interviene direttamente a coronarli, attirandola a sé con una grande grazia di ordine contemplativo, che la rende capace di quella pienezza d’Amore cui aspira.

La domenica 28 giugno 1767, dopo la Pentecoste, mentre in coro si recita l’ora di Terza, alla lettura del testo di S. Giovanni: «Dio è Amore, e chi rimane nell’Amore, rimane in Dio e Dio in lui» (I Gv 4,16), Teresa Margherita si sente improvvisamente investita da una vera ondata di Amore divino che, nel farle esperimentare quello che è espresso nelle parole della Scrittura, la immerge nell’abisso dell’infinita carità di Dio. Le conseguenze di tale esperienza saranno di tale portata, da essere la nota centrale di tutta la sua vita spirituale.
Questa grazia la introduce infatti in un periodo di prevalente esperienza mistica, che trasforma il suo modo di andare verso Dio. Se, finora, sorretta dalla grazia, ella ha camminato incontro a Dio prevalentemente con i suoi passi, con un impegno attivo, ora uno spiccato elemento di passività si accentua nella sua vita e la mantiene sotto l’operante iniziativa divina, che si farà sempre più incalzante, fino alla morte.

È ora Dio stesso che la invade e l’attira a Sé, suscitando in lei passivamente la capacità di riamarlo come si sente amata: in maniera divina. Per più giorni Teresa Margherita appare tutta assorta, quasi astratta, durante le sue occupazioni. L’insistenza di un tale fenomeno preoccupa le religiose che, temendo una forma patologica mentale, sottopongono la Santa ad un vero esame di padre Ildefonso. Il risultato è dei più rassicuranti: si tratta di un raccoglimento profondo che l’assorbe in Dio.

Ma quando il flutto eccezionale di grazia si ritira, la santa si ritrova sola, impotente, e quello che ha gustato dell’Amore, le rende più acuto e tormentoso il senso della sua incapacità di riamare Dio. Ella sente di non saper amare, quanto più lo desidera: è questo il crogiolo rovente, attraverso il quale la sua anima raggiungerà in breve, in un vero eroismo di virtù, la più elevata perfezione d’amore. La carità fraterna, vissuta nella più assoluta dimenticanza di sé, ne sarà l’estrema conseguenza. L’atto di offerta al Cuore di Gesù, che ella si sente di fare, è un vero slancio di abbandono all’Amore consumante, da cui ella vuole lasciarsi invadere. Padre Ildefonso può constatarne gli stupendi effetti, che si riassumono in una sovrana libertà di spirito.

L’itinerario spirituale di Teresa Margherita è compiuto: il Cuore di Gesù l’ha condotta al vertice della vita di unione; l’Umanità di Cristo l’ha portata a partecipare al mistero della vita Trinitaria.

Per infervorarla sempre più, Dio lascia la sua anima immersa in una prova dolorosa: ella non solo avverte di non «saper amare», ma avverte il destarsi nella sua sensibilità, di ripugnanze sempre più vive per tutto ciò che è virtù e perfezione. Deve andare faticosamente contro corrente, in un’aspra e incessante lotta contro se stessa: la sua generosità allora non conosce più limiti: tutto affronta, tutto abbraccia, tutto subisce, pur di dimostrare a Dio l’intenso ardore della sete che l’accende. L’assistenza ad una povera sorella impazzita, in mezzo a difficoltà e contrasti di ogni genere, le fa toccare le vette dell’eroismo.

Intimamente tormentata, in preda alla ripugnanza per ciò che ha di più caro, assillata dalla convinzione di non «saper amare», priva spesso dell’aiuto del suo Direttore Spirituale, è bruciata invece dall’Amore consumante. Il fuoco divino non tarderà a consumato l’olocausto: ormai è arrivata al traguardo. Il 7 marzo 1770, Teresa Margherita muore improvvisamente, in circostanze che avvolsero l’improvvisa fine, in un clima di spoglio nascondimento. Era il suo Dio che si affrettò a rapirla con l’ultima «consumata vittoria». Aveva solo 22 anni.