Profilo Biografico di
Santa Teresa di Gesù, di Los Andes
Juana Enriqueta Josefina Fernández Solar

Una ragazza come tante altre, ma… «Nacqui nel 1900, il 13 luglio… Gesù non volle che io nascessi povera come Lui. Io nacqui in mezzo alle ricchezze, vezzeggiata da tutti. Ero la quarta…, benché fossi molto vezzeggiata, ero molto timida. Fin da piccola mi dicevano che ero la più carina dei miei fratelli… Solo Dio sa quello che mi è costato distruggere questo orgoglio o vanità che si impadronì del mio cuore…». Juanita trascorse i primi anni nella grande patriarcale casa del nonno, una grande amata figura spirituale che ha segnato di tanti ricordi il suo diario. Era curiosissima di Dio, domandava spiegazioni continue sulla comunione, il rosario, la Vergine, Gesù Crocifisso e… il cielo.

Ma Juanita non è per niente nata già santa… «Il mio carattere divenne irascibile, perché mi prendevano delle rabbiette feroci… L’obbedire mi costava. Soprattutto quando mi comandavano, per svogliatezza ritardavo ad andare». Le nacque dentro una tenera devozione alla Madre, la Vergine Maria. Le raccontava tutto e lei rispondeva e la consigliava maternamente, dicendole ciò che doveva fare per piacere a Nostro Signore. «Si può dire che fin d’allora Nostro Signore mi prese per mano insieme alla Santissima Vergine».
«Nel mese del Sacro Cuore cambiai completamente di carattere. Non bisticciavo più con i bambini. A volte mi mordevo le labbra e mi sbrigavo a vestirmi. Facevo atti di virtù che appuntavo sul mio libretto. Nessuno riusciva più a farmi perdere la pazienza… La mamma si mostrava felice nel vedermi preparare così bene alla Prima Comunione».

Il giorno della Prima Comunione fu un giorno radioso. Quanto somiglia a quello di Teresa di Gesù Bambino! «Fu un giorno bello anche per la natura: il sole spandeva i suoi raggi ricolmando la mia anima di felicità e di ringraziamenti al Creatore… Quello che passò nell’anima mia verso Gesù non è cosa che si possa descrivere. Gli chiesi mille volte di prendermi e sentii per la prima volta la sua voce. Gli chiesi grazie per tutti… Gesù dopo quel primo abbraccio, non mi lasciò più e mi prese per Sé».

Avviandosi alla giovinezza, si rivela una ragazza delicata di salute, ma gaia, briosa, amante dell’aria libera, pratica lo sport con lunghe cavalcate, nuoto, passeggiate. Slanciata, alta un metro e settanta, occhi azzurri, dolci e limpidi, un bel viso sempre sorridente e fresco. Si sentiva adocchiata dai ragazzi e ne gradiva le attenzioni, sorrideva rispondeva amabilmente… I genitori hanno un po’ di timore per il suo futuro e la iscrivono all’interno del collegio del Sacro Cuore per ultimare la sua formazione. Ne soffre molto, e si sfoga con il suo Gesù: «Ridurrei in cenere l’internato».

Impara a meditare, e la meditazione praticata fedelmente la trasforma rapidamente.

Arriva a conoscere prima Teresa di Gesù Bambino e poi Elisabetta della Trinità, che sente come delle sorelle.

La grande Teresa con la lettura del Cammino di perfezione le ha aperto i vasti orizzonti della vita d’orazione. Un giorno rivela alla sorella: «Sarò Carmelitana. l’8 dicembre ho fatto la promessa».

Ma l’instabilità tipica dell’età si fa sentire con rabbie, puntigli, voglia di piangere… A volte si sente triste, improvvisamente immusonita. Allora «…ero così desiderosa di carezze che non potevo stare sola… Ma Nostro Signore mi parlò e mi fece capire quanto fosse solo e abbandonato nel Tabernacolo. Mi disse di tenergli compagnia… Ogni giorno penso più intensamente al Carmelo… Sto leggendo la Vita di Santa Teresa di Gesù. Quante cose mi insegna!».

La lotta che deve combattere contro se stessa per essere fedele alla chiamata divina non potrebbe essere più dura, Lei stessa confessa l’estremo suo affetto verso la famiglia. Non crede che ci siano fratelli più uniti dei suoi. Il bisogno di tenerezza è innato in lei, perché ha un temperamento bisognoso di affetto. Lo dichiarano le lettere scritte ai suoi cari, specialmente al padre. Tornata alla casa paterna nasconde tutte queste sue pene e, per quanto può anche il suo progetto. Con molta naturalezza tratta a cuore a cuore con Gesù, intensamente, e pratica equitazione e nuoto, contagiando tutti con la sua allegria, aperta, amabile. Si dedica ai mestieri della casa, alle opere sociali e religiose, sensibile particolarmente ai poveri, agli anziani, ai malati, ai bambini bisognosi.

Ma non è tutto così facile. La salute delicata le presenta ogni tanto un menù di sofferenze fastidiose: mal di testa, stanchezze improvvise, aridità interiori… «Mi sento insensibile, fredda come un marmo, senza poter meditare né fare la comunione con devozione. Gesù mio, tutto ti offro per i miei peccati e per i peccatori, per il Santo Padre e per i sacerdoti. Mi unisco al tuo abbandono sul Calvario».

E ancora: «Ieri ho ricavato questo proposito dalla meditazione: mostrarmi allegra tutto il giorno. E l’ho fatto. Quasi non riuscivo a dominarmi… È una tristezza così grande che mi sento isolata da tutto il mondo… Questa è la volontà di Dio. Che si faccia come a Lui piace». Mentre tutti, parenti, amici, domestici, si compiacciono della sua chiassosa allegria.

Intanto dentro di lei si agitano dubbi e tormenti cruciali sul suo futuro: «Mi trovo in un periodo di dubbi così atroci che non riesco a decidermi se essere Carmelitana o delle Suore del Sacro Cuore… Ciò che desidero sapere è dove mi santificherò più presto, dato che Nostro Signore, come lo ha manifestato più volte mi ha fatto capire che vivrò molto poco…».
Ma una visita al piccolo monastero delle Carmelitane le toglie ogni dubbio: «Si sono finalmente compiuti i desideri che ho coltivato per anni. Ho conosciuto il mio caro piccolo colombaio. Che impressione mi ha fatto nel vedere quel conventino! Ha un aspetto molto povero… Appena l’ho visto mi ha incantato e sedotto… E loro, incantevoli: così allegre, così spontanee. Al principio mi sentivo un po’ emozionata e un po’ vergognosa; ma poi nulla. Ero diventata una gazza. Tutto è semplicità, confidenza, intimità. Tra loro scherzavano, ridevano, si prendevano amabilmente in giro. Mi hanno trovato molto alta…».

È tornata la pace del cuore. È ormai decisa per il Carmelo… Ma come dirlo in casa? Trema al solo pensarci, per sé e per loro. Intanto si dà con rinnovato ardore alle opere di carità e di apostolato. Con la sorella Rebecca fa catechismo, aiuta in tutti i modi i missionari, organizza doposcuola, commediole e giochi e perfino il cinema per più di cinquanta ragazzi troppo abbandonati a se stessi e all’ignoranza. Ed ogni tanto ancora si dà pazzamente alla equitazione, uscendo per giornate intere coi suoi fratelli, salendo «una collina di tale pendenza, che Edoardo credeva non l’avrei potuta salire. Mi sono aggrappata alla criniera del cavallo e ho cominciato a salire tranquillamente… Vi sono tratti di cammino che sono vere montagne russe: ciò mi dava un vero piacere».

Sente ormai avvicinarsi il giorno della separazione. Le si spezza il cuore soltanto a pensarci. E quando comunica la sua decisione, che del resto da tempo i suoi sospettavano, lei rimane senza lacrime in mezzo a tutti i suoi che piangono, e resiste! Ma quando è da sola, l’agonia le entra nel cuore. La mamma le chiede in ricordo il suo diario. E parte… «Se ieri mi sono separata dai miei con il cuore lacero, oggi godo di una pace inalterabile. Non puoi immaginare, papà caro, l’affetto e la sollecitudine veramente materna delle consorelle… Ora ti scrivo dalla mia cella che, seppure povera non cambierei con la casa più ricca del mondo. Mi sento felice in mezzo a tanta povertà, perché possiedo Dio ed Egli solo mi basta«.

Al Carmelo, come Teresa di Gesù Bambino, prova ansie di martirio, ma sa che il suo martirio sta nel terribile quotidiano, lì tra quattro mura, con le proprie consorelle: c’è il sufficiente per offrirsi tutta a Dio.

Preghiera, silenzio, amore, sacrificio, allegria: una vita donata nel nascondimento…

Juanita, ormai Teresa di Gesù, è entrata nel maggio 1919, muore in sorprendente maturità spirituale dopo soli undici mesi di Carmelo, edificando tutta la comunità con le sue virtù. Pochi mesi di intensa mistica esperienza della presenza di Gesù, contemporaneamente a terribili sensazioni di abbandono da parte di Dio, esperienza dolorosa dell’assenza di Dio. Come Teresa di Gesù Bambino propone e ribadisce la possibilità concreta in via ordinaria, quotidiana e feriale della santità per tutti, senza illusioni e senza requisiti e fenomeni straordinari.