Perché ti amo, Teresa

UNA VITA ORDINARIA

di Mons. Guy Gaucher, Vescovo ausiliare emerito di Bayeux e Lisieux

La santità non consiste in fenomeni straordinari, ma piuttosto nel "fare in maniera straordinaria le cose ordinarie!"

Si rimane male quando si apprende che la vita di Teresa Martin fu del tutto ordinaria. Si dimentica che è diventata santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo, conosciuta nel mondo intero, con numerosi titoli (Patrona Universale delle Missioni, Patrona secondaria di Francia, Dottore della Chiesa, ecc.), passando inosservata nella sua famiglia, nel suo ambiente, nel suo Carmelo, e perfino dal suo padre spirituale... Certo, a Lisieux, si è potuto parlare di una giovane che ebbe l'audacia di parlare al Papa Leone XIII durante un'udienza a Roma (un giornale locale lo segnalò).

Poi era entrata al Carmelo a quindici anni e tre mesi. Ma quando morì - il 30 settembre 1897 - in un piccolo Carmelo di provincia, era pressoché sconosciuta, non c'erano che 30 persone alla sua sepoltura nel cimitero di Lisieux. Il 17 maggio 1925, alla sua canonizzazione in San Pietro a Roma ce ne furono 500.000. Quindi?

Quindi, sì, fu una vita molto ordinaria e molto nascosta.

Alençon (1873-1877)

Una famiglia cristiana, a Alençon, il padre Luigi Martin, orologiaio-gioielliere, la madre, Zelia Guérin, merlettaia. Ebbero nove figli di cui quattro morti in tenera età. Restano quattro figlie ed ecco che a quarant'anni, la mamma è incinta: Teresa nasce il 2 gennaio 1873. Bambina allegra, vivace, dopo un anno a balia (sua madre non può nutrirla), ha una vita felice, riempita d'amore dai suoi genitori e dalle sue sorelle. L'ultima piccola riceve dalla sua famiglia una fede profonda, viva, caritatevole. Va tutto bene, fino al dramma: Zelia Martin muore di un cancro al seno (agosto 1877). Teresa ha quattro anni e mezzo.

Lo choc è molto forte per la piccola Teresa. Sceglie la sorella Paolina come seconda mamma ma la ferita è profonda e impiegherà dieci anni a cicatrizzarsi.

Lisieux (1877-1888)

Con cinque figlie da allevare, il signor Martin cede alle insistenze del cognato Isidoro Guérin, farmacista a Lisieux. Tutta la famiglia si stabilisce ai Buissonnets. Teresa vi trova un ambiente caldo ma i cinque anni in cui andrà a scuola dalle Benedettine resteranno per lei "i più tristi della sua vita". Buona alunna ma timida, scrupolosa, vive male i contrasti della sua vita scolastica...

La partenza di Paolina per il Carmelo di Lisieux riapre la ferita. A dieci anni, Teresa si ammala gravemente: sintomi allarmanti di una regressione infantile, allucinazioni, anoressia. La medicina rinuncia. Le famiglie, il Carmelo pregano. Il 13 maggio 1883, una statua della Vergine Maria sorride a Teresa che guarisce istantaneamente.

L'8 maggio dell'anno successivo riceve la sua prima comunione: è per lei una "fusione" d'amore. Gesù si dona a lei e lei si dona a Gesù. Pensa già a diventare carmelitana. La partenza per il Carmelo della sua terza mamma, sua sorella Maria, la destabilizza. Soffre di una grave crisi di scrupoli ossessivi, diventa ipersensibile e "piagnucolosa all'eccesso". Vuole morire ed essere liberata. La notte di Natale 1886, la grazia tocca il suo cuore. È una vera "conversione" che la trasforma in donna forte. Il Bambino del presepio, il Verbo di Dio, le ha trasmesso la sua forza nell'Eucaristia.

Eccola pronta a combattere per il Carmelo, a superare tutti gli ostacoli: suo padre, suo zio, il Superiore del Carmelo, il Vescovo, il Papa Leone XIII. Perché la grazia le ha aperto il cuore e vuole salvare i peccatori con Gesù che, sulla Croce, ha sete d'anime. Teresa, a quattordici anni e mezzo, decide di restare ai piedi di questa Croce per "raccogliere il sangue divino e donarlo alle anime". Questa è la sua vocazione: "Amare Gesù e farlo amare".

Nel 1887, sentendo parlare di un assassino che ha ucciso tre donne a Parigi, prega e si sacrifica per lui, volendo ad ogni costo strapparlo dall'inferno. Enrico Pranzini è giudicato e condannato alla ghigliottina. Ma prima di morire, bacia il Crocifisso! Teresa piange di gioia: esaudita, lo nomina il suo "primo figlio".

Durante un pellegrinaggio in Italia, Teresa si accorge che fuori della loro "sublime vocazione", i sacerdoti hanno i loro piccoli lati nascosti. Coglie che bisogna pregare molto per loro perché sono uomini "deboli e fragili". Teresa comprende che la sua vocazione non è soltanto di pregare per la conversione dei grandi peccatori ma anche di pregare per i sacerdoti. Nel corso dello stesso pellegrinaggio, ella domanda al Papa di entrare al Carmelo a quindici anni. Risposta evasiva, "fiasco", ma il 9 aprile 1888, lascia per sempre suo padre, le sue sorelle, i Buissonnets, il suo cane Tom...

Al Carmelo (1888-1897) - Un cammino di solitudine

Felice di essere là "per sempre", "prigioniera" con Lui... e 24 suore. La vita comunitaria, il freddo, la preghiera sovente nell'aridità, la solitudine affettiva (anche se ritrova due sorelle), sopporta tutto con ardore. La sua più grande sofferenza sarà la malattia del suo papà diletto, ricoverato al Bon Sauveur di Caen, ospedale per malati mentali. Nuovo dramma famigliare per Teresa. Si immerge nella preghiera con "il Servo sofferente" di Isaia 53, sulle tracce della passione di Gesù. Ma il clima spirituale del suo Carmelo, segnato da una paura diffusa di Dio, visto innanzitutto come giustiziere, le pesa. Aspira all'Amore quando legge la Viva Fiamma d'Amore di San Giovanni della Croce. Nel 1891, a diciotto anni, un sacerdote la lancia "sulle onde della fiducia e dell'Amore" sulle quali non osava avanzare, essendo piuttosto restia in questo cammino audace, anche per sua sorella Paolina, Madre Agnese di Gesù, che diverrà priora nel 1893.

Suo padre, ritornato in famiglia, muore nel 1894: Celina che lo curava entra a sua volta al Carmelo.

È in quest'epoca che la giovane suor Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo (questo è il suo nome vero, riassunto della sua vocazione), scopre, dopo anni di ricerca, la via dell'infanzia spirituale che trasformerà la sua vita. Riceve la grazia di approfondire la Paternità di Dio che non è che amore Misericordioso (espresso in suo Figlio Gesù incarnato). La vita cristiana non è altro che la vita di figli del Padre ("figli nel Figlio"), inaugurata nel battesimo e vissuta in una confidenza assoluta. "Se non ritornerete come bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli", dice Gesù (Mt 18,3). Per fortuna, Madre Agnese le ordina di scrivere i suoi ricordi d'infanzia. Teresa obbedisce e scrive 86 pagine in un piccolo quaderno.

Allorché alla sua epoca le anime elette (rare) si offrivano come vittime alla Giustizia divina, il 9 giugno 1895, durante la messa della Trinità, la "debole e imperfetta" Teresa si offre al suo amore Misericordioso.

Questo dono totale la "rinnova", brucia ogni suo peccato. Nel settembre 1896, Teresa sente che la sua bella vocazione ("carmelitana, sposa e madre") non le basta più. Prova durante la sua preghiera il richiamo di grandi desideri: essere sacerdote, diacono, profeta, dottore (della Chiesa), missionario, martire... Queste sofferenze spariranno quando troverà infine la sua vocazione leggendo un passo di san Paolo sulla carità (1Cor 13). Allora, tutto diventa luminoso per lei e può scrivere: "O Gesù, mio Amore... ho trovato infine la mia vocazione, è l'Amore! Sì ho trovato il mio posto nella Chiesa e questo posto, o mio Dio, me l'avete dato Voi... nel cuore della Chiesa, mia Madre, io sarò l'Amore... così sarò tutto... così il mio sogno sarà realizzato!!!" (Manoscritto B, 3v°). Sempre più preoccupata dei peccatori che non conoscono questo Amore Misericordioso, ella entra nella Pasqua 1896 in una notte fitta dove la sua fede e la sua speranza devono combattere. Tanto più che una tubercolosi consuma la sua salute e la indebolisce. Usa le sue ultime forze per insegnare la via d'infanzia alle cinque novizie di cui è responsabile e a due fratelli spirituali, sacerdoti missionari per l'Africa e la Cina.

Vivendo questa "com-passione", in unione con la Passione di Gesù nel Getsemani e sulla Croce, spossata dalle emottisi, conserva il suo sorriso e la sua squisita carità che rialza il morale delle sorelle, costernate di vederla morire in atroci sofferenze. Per obbedienza, continua fino allo sfinimento la redazione dei suoi ricordi nei quali, con trasparente verità, "canta le misericordie del Signore" nella sua breve vita. Pregando per "fare del bene sulla terra, dopo la sua morte, fino alla fine del mondo", profetizzando umilmente che la sua missione postuma sarà di "donare la sua piccola via alle anime" e di "passare il suo Cielo a fare del bene sulla terra", muore il 30 settembre 1897.

Un anno dopo la sua morte, fu pubblicato un libro composto a partire dai suoi scritti: la Storia di un'Anima che conquistò il mondo e fece conoscere questa giovane suora che amò Gesù fino a "morir d'amore". Questa vita nascosta irradiò l'universo. Tutto ciò continua da più di cento anni...

"La mia piccola dottrina" come la chiamate voi...

Il cammino spirituale di Teresa Martin fu solitario. Certo, ella ha ricevuto molto dalla sua famiglia, dai suoi educatori, dai maestri del Carmelo. Ma nessun sacerdote l'ha segnata profondamente. In lei, lo Spirito Santo ha tracciato un cammino autentico.

"Non ho mai cercato che la verità"

Chi le ha rivelato le profondità dell'amore trinitario e una "via" per raggiungerle, senza alcuna preoccupazione didattica? Tutto è venuto dalla vita, dagli avvenimenti quotidiani riletti alla luce della Parola di Dio. Il suo apporto incomparabile alla spiritualità del XX secolo è un ritorno alla purezza radicale del Vangelo. "Se non ritornerete come bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli" (Mt 18, 3). Malgrado non abbia mai potuto disporre dell'Antico Testamento integrale, ha operato un ritorno alla meditazione della Parola di Dio. Senza alcuna iniziazione, senza alcuna cultura biblica, cita nei suoi scritti più di 1000 volte la Bibbia. È a ventidue anni che due testi dell'Antico Testamento cristallizzano in lei una lunga ricerca: l'illuminazione de "la via d'infanzia spirituale" che simboleggerà il suo contributo.

"Voglio essere una santa"

Teresa, ardente adolescente, è partita per la santità. Scrive a suo padre: "Ti glorificherò diventando una grande santa".

Ma velocemente, al Carmelo, urterà contro le sue debolezze e la sua impotenza, quando si paragona ai santi. Questi le appaiono come una montagna, mentre lei non è che un granello di sabbia. "Crescere, diventare come loro, è impossibile", constata, ma non si scoraggia. Perché se Dio ha messo in lei questi desideri di santità, ci deve essere una strada, una via per salire "la dura scala della perfezione".

La Parola di Dio le aprirà la via: "Se qualcuno è piccolissimo, venga a me" (Pr 9,4). "Allora sono venuta", scrive la "piccola Teresa" domandandosi ciò che Dio farà al bambino che andrà da Lui, legge Isaia 66: da allora, ha capito che non potrà salire da sola questa scala ma che Gesù la prenderà nelle sue braccia, come un rapido ascensore. Da allora, la piccolezza di Teresa non è più un ostacolo, ma, al contrario, più sarà piccola e leggera nelle braccia di Gesù, più Lui la farà santa con una rapida ascesa.

È così che Teresa racconta la scoperta della piccola via (Manoscritto C, 2). Dapprima è una scoperta di ciò che è Dio: essenzialmente Amore Misericordioso. Ormai, vedrà tutte le perfezioni divine (compresa la sua Giustizia attraverso il prisma della Misericordia.

Ciò la trascina in una fiducia audace: "desidero essere santa, ma sento la mia impotenza e vi domando, o mio Dio, di essere Voi stesso la mia santità" (cfr Atto d'Offerta come Vittima d'Olocausto all'Amore Misericordioso).

Accettare di lasciarsi plasmare da Dio non implica alcun facile infantilismo. Teresa farà concretamente tutto ciò che è possibile per mostrare concretamente il suo amore per Dio e per le sue sorelle, ma in una totale gratuità, quella dell'amore.

In tutte le situazioni e in tutti gli atti della sua vita, Teresa applicherà questa via: Dio le domanda questo, ella sente che ne è incapace, dunque Lui lo farà in lei. Un esempio: amare tutte le suore come Gesù le ama le è impossibile. Allora unendosi a Lui, è Lui che le amerà in Teresa. "Sì, sento che quando sono caritatevole, è Gesù solo che agisce in me; più io sono unita a Lui, più amo tutte le mie sorelle" (Manoscritto C. 13 r°).

Ecco un cammino di santità che si apre per tutti, i piccoli, i poveri, i feriti: accettare la realtà della propria debolezza e offrirsi a Dio come si è, affinché Lui agisca in noi.

Si capisce meglio allora che una tale frase, per esempio, è agli antipodi della sdolcinatezza ma esplicita, al contrario, l'infanzia evangelica predicata da Gesù: "Gesù si compiace di mostrarmi l'unico cammino che porta a questa fornace Divina, questo cammino è l'abbandono del bambino che si addormenta senza paura nelle braccia di suo papà" (Manoscritto B, 1v°).

Le sue intuizioni ne fanno un'annunciatrice delle grandi verità riportate alla luce dal Concilio Vaticano II: primato del mistero pasquale di Gesù su tutte le devozioni esplose, la via della santità per tutti i battezzati, mariologia che vede in Maria "una Madre più che una Regina", avendo vissuto la prova della fede (cfr la poesia "Perché t'amo, Maria", testamento mariano, maggio 1897), ecclesiologia di comunione fondata sulla presenza dell'Amore (lo Spirito Santo) nel cuore della Chiesa che anima tutte le vocazioni complementari nella Comunione dei Santi del Cielo e della Terra.

Rivoluzione anche nella concezione del fine ultimo: non più il riposo, ma l'azione:

"Passerò il mio cielo a fare del bene sulla terra"

Teresa, senza saperlo, ha aperto dei cammini di ecumenismo: la sua lettura della lettera ai Romani seduce i luterani; l'ortodossia la ama con san Francesco d'Assisi (i simboli universali utilizzati da questi due santi facilitano la loro inculturazione in altre civiltà).

La sua missione; la sua influenza universale

Fu nella Cattedrale di San Pietro a Lisieux, una domenica del luglio 1887, al termine della messa, che Teresa riceve la grazia eucaristica della sua missione. Chiudendo il suo messalino, è colpita da un'immagine del Crocifisso che fuoriesce dalle pagine:

"Fui colpita dal sangue che cadeva da una delle sue mani divine, provai una grande pena pensando che questo sangue cadeva in terra che nessuno si affrettasse a raccoglierlo, e presi la decisione di fermarmi in spirito ai piedi della Croce per ricevere la Divina rugiada che ne colava, comprendendo che bisognava in seguito versarla sulle anime...

Il grido di Gesù sulla Croce risuonava continuamente nel mio cuore: "Ho sete!" Queste parole accendevano in me un ardore sconosciuto e molto vivo... Volevo dare da bere al mio Diletto e mi sentivo io stessa divorata dalla sete delle anime... Non erano ancora le anime dei sacerdoti che mi attiravano, ma quelle dei grandi peccatori, bruciavo dal desiderio di sradicarle dal fuoco eterno..." (Manoscritto A, 45 v°).

La sua missione al Carmelo

Per essere maggiormente missionaria, Teresa si sente chiamata al Carmelo alla sequela di Santa Teresa d'Avila, sua "Madre", attraverso il dono della sua vita e la preghiera che oltrepassa tutte le frontiere. Come la Madre spagnola, "vorrebbe dare mille vite per salvare una sola anima".

Entrando al Carmelo, dichiara: "Sono venuta per salvare le anime e soprattutto per pregare per i sacerdoti". "Amare Gesù e farlo amare" diventa sempre più il fine della sua vita.

È contentissima quando le si danno due fratelli spirituali da aiutare nel loro ministero.

Il sacerdote Maurizio Bellière, seminarista di ventun'anni, chiede l'aiuto di una carmelitana per favorire la sua vocazione. Sarà Padre Bianco e partiragrave; per il Niassa (oggi Malawi). Ritornerà in Francia e morirà, ricoverato in ospedale, al Bon Sauveur di Caen nel 1907 a trentatré anni. Teresa lo aiuterà molto con la sua corrispondenza. Gli scriverà undici lettere molto importanti.

Il padre Adolfo Roulland, delle Missioni Estere di Parigi, partirà in Cina, nel Su-Tchuen e corrisponderà con Teresa, dopo una prima messa celebrata al Carmelo e un incontro in parlatorio con sua sorella. Teresa gli scriverà sei lettere. Morirà in Francia nel 1934.

Tutti e due permetteranno a Teresa di allargare i suoi orizzonti universali. Ammalata, "camminerà per un missionario".

I "desideri infiniti" che la fanno soffrire durante la preghiera la spingono a volere "percorrere la terra (...) annunciare il Vangelo nelle cinque parti del mondo, fino alle isole più lontane... Vorrei essere missionaria non solamente per qualche anno ma vorrei esserlo stata dalla creazione del mondo ed esserlo fino alla consumazione dei secoli..." (Ms B, 3 r°).

La sua missione in Cielo

Questo desiderio si intensificherà fino sul suo letto di morte nella speranza di essere sempre più missionaria anche dopo la morte:

"Non intendo restare inattiva in cielo, il mio desiderio è di lavorare ancora per la Chiesa e per le anime. Questo domando al buon Dio e sono certa che mi esaudirà" (LT 254).

"Sento che la mia missione sta per cominciare, la mia missione di far amare il buon Dio come io lo amo di dare la mia piccola via alle anime" (QG, 17. 7. 1).

"Voglio passare il mio Cielo a far del bene sulla terra" (QG, 17. 7. 1).

Patrona universale delle missioni

Lo stupore più grande è che la Chiesa l'ha proclamata patrona universale delle missioni nel 1927.

Patrona di tutte le missioni sia locali che estere, suor Teresa, senza mai lasciare la sua cella, ha talmente investito nell'Amore trinitario nella quotidianità della sua vita che ha irradiato sul mondo le misericordie del Cuore di Dio.

Le vocazioni teresiane

Dopo la morte di Teresa, innumerevoli vocazioni sacerdotali e religiose nacquero dal loro incontro con Teresa. Lei ha mantenuto le sue promesse. Una moltitudine di sacerdoti e di missionari le hanno affidato il loro ministero.

Più di 50 congregazioni nel mondo si appoggiano alla spiritualità di Santa Teresa. Sono ordinariamente congregazioni apostoliche che hanno inculturato il messaggio teresiano nelle loro civiltà. Il numero è di circa 5000.

Ne ricordiamo alcune nate in Italia:

Istituto Piccole suore di S. Teresa del Bambino Gesù, Imola. Fondazione: 1923
Carmelitane Missionarie di S. Teresa del Bambino Gesù, Santa Marinella. Fondazione: 1925
Discepole di S. Teresa del Bambino Gesù, Qualiano. Fondazione: 1926
Ancelle di Santa Teresa del Bambino Gesù, Salerno. Fondazione: 1937