Profilo spirituale

"Le è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron" (Is 35,2).

Dire monte Carmelo è dire devozione mariana, santuario della Madonna, scapolare, evocazioni bibliche di Elia. Tutti hanno sentito parlare di questo monte, ma certamente non tutti avranno un'idea della sua situazione geografica, delle sue dimensioni, della sua bellezza. È quello che ora ci proponiamo di fare, con lo scopo che i lettori, siano o non siano stati in Terra Santa, possano avere una informazione e un concetto su questo monte, estremamente bello, citato spesso nell'Antico Testamento. La parola Carmelo in ebraico significa "vigna di Dio".

Quando lo Sposo del Cantico dei Cantici vuole esprimere la bellezza della sua Sposa, non crede di poterla celebrare meglio se non dicendo che il suo capo è bello come il Carmelo: Caput tuum ut Carmelus. Quando Isaia vuole rappresentarci lo splendore e la maestà del futuro Messia, ce lo dipinge circondato dalla gloria del Libano e rivestito di tutte le bellezze del Carmelo: Gloria Libani data est ei, decor Carmeli et Saron. Di questo monte egli vuole ancora mostrarci la più alta stima quando aggiunge che la giustizia abiterà nella solitudine e che la santit&agrace; regnerà sul Carmelo: Habitabit in solitudine iudicium, et iustitia in Carmelo sedebit. Infine Dio stesso per bocca d'un altro Profeta mette il colmo all'elogio chiamando il Carmelo sua terra e sua eredità: Terram meam, hereditatem meam, e a Gerusalemme egli fa questa promessa: "Nel giorno del mio amore, ti ho introdotta dall'Egitto nella terra del Carmelo", come se quel solo nome riassumesse ai suoi occhi tutti i beni di cui vuole arricchire il suo popolo, cioè la Chiesa e ciascuna delle anime nostre.

Biblicamente il Carmelo è citato nei libri storici e poetici, dove vengono messe in risalto la sua bellezza e la sua ricchezza, sempre giovani. Nel Nuovo Testamento non vi si accenna mai. La figura biblica che domina la storia di questo monte è il profeta Elia (1 Re 18) con il famoso sacrificio dei profeti di Baal e la visione della nuvoletta che saliva dal mare. Anche Eliseo soggiornava spesso sul Carmelo e proprio lì andò a cercarlo la donna sunammita per condurlo con sé, dopo la morte di suo figlio, che venne risuscitato dal profeta (2 Re 4).

I pellegrini antichi (tra cui Beniamino di Tudela) parlano di dodici pietre disposte a forma di cerchio: pensavano fosse l'altare di Elia eretto al momento del sacrificio, ma probabilmente si trattava dei resti di un antico santuario cananeo dedicato a Baal. La visione della nuvoletta fu sufficiente a Elia per scoprirvi la fine di una lunga carestia di tre anni e mezzo: quella nuvoletta infatti diventò poi un cielo plumbeo di nubi che scatenò una dirottissima pioggia. I Padri della Chiesa videro in questa nuvoletta la figura di Maria, origine umana del Salvatore, che è la vera pioggia della salvezza degli uomini, desiderata da Isaia: "Stillate, cielo, dall'alto e le nubi facciano piovere la giustizia" (Is 45,8).

Nel periodo bizantino (sec. IV-VII) vi fu sul Carmelo una grande fioritura di eremiti, cenobiti e monaci, attratti dall'esempio di Elia. Nel medioevo, al tempo dei Crociati, il monte Carmelo si ripopolò ancora di monaci e vi si originò l'ordine carmelitano che tanta gloria avrebbe dato a Dio. Nel sec. XVIII si costruì una bella chiesa sopra la cosiddetta grotta di Elia che è l'attuale santuario detto "Stella Maris", visitato ogni anno da migliaia di pellegrini, non solo cristiani ma anche musulmani. Così il Carmelo, con la sua vita rigogliosa e i suoi ricordi biblici, offre anche ai nostri giorni spazio alla vita spirituale all'ombra della Madonna.

In molte religioni il monte viene considerato come il punto in cui il cielo incontra la terra. Molti paesi hanno il loro monte santo, dove abitano gli dei, da dove viene la salvezza. Anche la Bibbia conserva queste credenze e le purifica: Jahve è adorato come il Dio dei monti e delle valli (El-Shaddaj in ebraico). Alcuni monti nell'A.T. furono riservati ad una funzione duratura e gloriosa: pensiamo al monte di Dio, l'Horeb, luogo della rivelazione, luogo della legge; pensiamo al monte Sion, ombelico del mondo, come lo definisce il profeta Ezechiele. E pensiamo quindi al Monte Carmelo, luogo della predicazione del più celebre fra i profeti, Elia, e del suo discepolo, Eliseo.

"Carmelo" vuol dire il giardino fiorito di Dio, e come un giardino doveva davvero apparire a chi vi giungeva dopo aver attraversato il deserto, o a chi giungeva in Palestina provenendo dal mare. Il Carmelo è il luogo della vicenda biblica del profeta Elia. In un momento di grande confusione politica e religiosa della storia di Israele, Elia rappresenta un sicuro punto di riferimento. È colui che restaura l'alleanza con Dio contro il culto dilagante di Baal; è il profeta che manifesta l'intervento strepitoso di Dio sul Carmelo: prima il fuoco che brucia il sacrificio, poi l'acqua, la nuvoletta, "come una mano d'uomo" che sale dal mare e porta la pioggia a dirotto. La vicenda di Elia possiamo leggerla nel Primo Libro dei Re. Nella tradizione biblica Elia è il profeta simile al fuoco: leggiamo nel Siracide (48,1):

"Sorse il profeta Elia come un fuoco, / la sua parola bruciava come fiaccola (...)
Come ti rendesti famoso, Elia, con i prodigi! / E chi può vantarsi di esserti uguale? (...)
Fosti assunto in un turbine di fuoco / su un carro di cavalli di fuoco designato a rimproverare i tempi futuri".

Ma oltre ad essere il profeta del fuoco, Elia è colui che incontra Dio nel silenzio e nella preghiera: (1 Re 19, 11-14): "Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. Come l'udì, Elia si coprì il volto col mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna. Ed ecco udì una voce che gli diceva: "Che fai qui, Elia?". Egli rispose: "Sono pieno di zelo, per il Signore Dio degli eserciti?".