Quelle che fecero l'impresa

24 agosto 1562

Mentre il Concilio di Trento volge al termine, sotto il Pontificato di Pio IV, regnando in Spagna Filippo II, e governando l'Ordine Nicola Audet, ha inizio oggi la riforma del Carmelo femminile promossa da Teresa de Cepeda y Ahumada.

Ottenuto da Roma il Breve di fondazione (7 febbraio 1562), sotto l'obbedienza del vescovo locale Mons. Álvarez de Mendoza, si inaugura il piccolo e povero Carmelo di San José in Avila, Protomonastero e culla di tutti i Carmeli teresiani.

Don Alvaro de Mendoza, il Vescovo, che sentiva grande affetto per la Madre Fondatrice, non poté essere presente alla cerimonia inaugurale e come suo delegato incaricò il Maestro Daza. Questi collocò nella casa il SS. Sacramento e diede l'Abito alle prime quattro giovani, inaugurando così il Monastero, collocato nel quartiere di S. Rocco in Avila.

Mancava all'appuntamento un altro grande amico della Madre, Fra Pietro de Alcantara, quasi moribondo, nel suo convento di Arenas. Erano invece presenti alla cerimonia Francesco de Salcedo, il cavaliere santo, e Giuliano d'Avila, il cappellano.

Le prime pietre fondamentali del provvidenziale edificio furono Agnese e Anna de Tapia, sorelle e cugine di Teresa. Presero il nome di Agnese di Gesù e Anna dell'Incarnazione. Per delega del Vescovo, il Maestro Daza diede l'abito alle prime quattro giovani. Ricevettero l'abito di Nostra Signora: Antonia de Henao che prese il nome di Antonia dello Spirito Santo; Maria de la Paz che prese il nome di Maria della Croce, conosciuta da Teresa presso Donna Guiomar de Ulloa; Orsola de Revilla y Arevalo che si chiamò Orsola dei Santi; e Maria di Avila che prese il nome di Maria di San Giuseppe, sorella di Giuliano d'Avila, il cappellano fedele del nuovo Carmelo. Fu una festa semplice e suggestiva, cui presenziarono solo pochi intimi. Non mancarono nemmeno un paio di monache amiche, del Monastero de La Encarnación che s'ingegnarono a trovarsi fuori dalla clausura per poter assistere alla cerimonia. Era l'ora degli amici, di coloro che avevano sofferto sotto le raffiche della buriana.

La gioia degli inizi fu di breve durata. Il giorno stesso della fondazione, la priora de La Encarnación, Donna Maria Cimbrón, eletta il 12 agosto precedente, richiamò Teresa in Monastero per rendere conto dei fatti. Intanto la Madre affida la nuova piccola comunità a Maria di San Giuseppe.

Soltanto il 5 dicembre dello stesso anno, accompagnata da alcune monache, Teresa può far ritorno stabilmente a San José. Porta con sé: Isabella di San Paolo (Isabella de la Peña) figlia di Francesco de Cepeda, fratello di Teresa. La nipote porta con sé una dote di 200 ducati.

Le altre erano Anna di San Giovanni (Dávila, ritornerà però a La Encarnación tre mesi dopo); Anna degli Angeli (Anna Gómez); e Maria Isabella Ordoñez di cui non conosciamo il nome da carmelitana.

Arrivarono qualche tempo dopo: Maria de Ocampo (figlia di cugini di Teresa), che suggerì l'idea della fondazione di un Monastero secondo la Regola primitiva (settembre 1560), e prese il nome di Maria Bautista di San Giuseppe; Eleonora de Cepeda, già monaca a La Encarnación e sorella della precedente (dovette però ritornare al suo Monastero de La Encarnación per malattia); Maria di San Girolamo (Maria Dávila) aveva 22 anni e giunse nel settembre del 1563, anche lei cugina di Teresa, e portò con sé una dote di 250 ducati; infine Isabella di San Domenico (Isabella Ortega), aveva 23 anni, entrò il 4 ottobre 1563 portando una dote di 600 ducati. Se si tolgono Anna Dávila ed Eleonora de Cepeda che ritornarono a La Encarnación, rimasero con la Madre Teresa de Jesús in 13, il numero primitivo che fissò agli inizi Teresa stessa: "solo 12 monache e una priora" (Vita 36,19); "A San José non devono essere più di 13 e non devono aumentare" (Cammino di perfezione A, 6,4). È il numero mistico di 12 spose con Cristo, è il numero apostolico, i 12 apostoli con Cristo, il piccolo Collegio di Cristo.

Con Teresa de Jesús, nel secolo d'oro dell'umanesimo rinascimentale spagnolo, nasce così un tentativo originale di sintesi tra eremitismo radicale (la sua passione per gli antichi padri e la Regola eremitica) e una fraternità quotidiana coinvolgente quant'altro mai: eremitismo insieme. La figura simbolica della nuova sintesi è l'amicizia: un gruppo di amici e amiche (13) che si aiutano a imparare e vivere una vita di preghiera (vita di orazione) che è soprattutto amicizia con Dio per salvare i fratelli.

Ecco i nomi del nuovo "piccolo collegio di Cristo":

Agnese de Tapia, si chiamò Agnese di Gesù
Anna de Tapia, si chiamò Anna dell'Incarnazione, entrambe sorelle e cugine di Teresa
Antonia de Henao, si chiamò Antonia dello Spirito Santo
Maria de la Paz, si chiamò Maria della Croce
Orsola de Revilla y Arevalo, si chiamò Orsola dei Santi
Maria di Avila, si chiamò Maria di San Giuseppe
Isabella de la Peña, si chiamò Isabella di San Paolo, nipote di Teresa
Anna Dávila, si chiamò Anna di San Giovanni, ritornerà però a La Encarnación
Anna Gómez, si chiamò Anna degli Angeli
Maria Isabella Ordoñez, non conosciamo il nome da carmelitana
Maria de Ocampo, si chiamò Maria Bautista di San Giuseppe, figlia di cugini di Teresa
Eleonora de Cepeda, già monaca a La Encarnación e sorella della precedente, ritornò a La Encarnación
Maria Dávila, si chiamò Maria di San Girolamo, anche lei cugina di Teresa
Isabella Ortega, si chiamò Isabella di San Domenico