La preghiera sacerdotale di Teresa

Un mezzo semplice per un'anima semplice: "Attirami, noi correremo". Dalla preghiera sacerdotale di Teresa, ora vicina alla sua sera, trapela tutta la sua audacia.

Da quando ho due fratelli e le mie giovani sorelle Novizie, se volessi domandare per ogni anima quanto ha bisogno e lo dettagliassi bene, le giornate sarebbero troppo brevi e temerei molto di dimenticare qualche cosa d'importante. Le anime semplici non hanno bisogno di mezzi complicati. Poiché appartengo a questo numero, un mattino durante il ringraziamento, Gesù mi ha dato un mezzo semplice per adempiere la mia missione. Mi ha fatto comprendere questa parola del Cantico dei Cantici: "Attirami, noi correremo all'odore dei tuoi profumi". O Gesù, non è dunque neppure necessario dire: "Attirandomi, attira le anime che amo". Questa semplice parola: "Attirami" è sufficiente. Signore, lo comprendo, quando un'anima si è lasciata catturare dall'odore inebriante dei tuoi profumi, non potrebbe correre da sola, tutte le anime che ama sono attirate sulla sua scia. Lo si fa senza costrizione, senza sforzo, è una conseguenza naturale della sua attrazione verso di te. Come un torrente che si getta con impeto nell'oceano e travolge tutto quanto incontra sul suo passaggio, così, Gesù, l'anima che si tuffa nell'oceano senza rive del tuo amore attira con sé tutti i tesori che possiede... Signore, tu lo sai, non ho altri tesori tranne le anime che ti è piaciuto unire alla mia: questi tesori, sei stato tu ad affidarmeli. Anch'io oso fare mie le parole che hai rivolto al Padre Celeste l'ultima sera che vivesti sulla terra, pellegrino e mortale. Gesù, mio Amato, non so quando il mio esilio finirà... più di una sera mi deve ancora vedere cantare nell'esilio le tue misericordie, ma infine, anche per me verrà l'ultima sera. Allora vorrei poterti dire, o mio Dio: "Ti ho glorificato sulla terra; ho adempiuto l'opera che mi hai affidato; ho fatto conoscere il tuo nome a coloro che mi hai dato: erano tuoi, e tu me li hai dati. Ora, conoscono che tutto quanto mi hai donato viene da te; perché ho comunicato loro le parole che tu mi hai comunicato, le hanno ricevute e hanno creduto che mi hai mandato tu. Prego per coloro che tu mi hai dato perché sono tuoi. Io non sono più nel mondo, ma loro ci sono e io ritorno a te. Padre Santo, conserva nel tuo nome coloro che mi hai dato. Ora vengo a te, ed è perché la gioia che viene da te sia perfetta in loro, che dico queste cose ora che sono nel mondo. Non ti prego di toglierli dal mondo, ma di preservarli dal male. Essi non sono del mondo, come io pure non sono del mondo. Non è soltanto per loro che prego, ma anche per quelli che crederanno in te per quanto avranno sentito dire. Padre mio, spero che dove io sarò, ci saranno pure coloro che tu mi hai dato e che il mondo sappia che tu li hai amati come hai amato me".

Sì, Signore, ecco quello che vorrei ripetere dopo di te, prima di volare fra le tue braccia. È forse temerarietà? No, da molto tempo mi hai permesso di essere audace con te, come il padre del figlio prodigo parlando al figlio maggiore, tu mi hai detto: "Tutto quello che è mio è tuo". Le tue parole, Gesù, sono dunque mie e posso servirmene per attirare sulle anime che mi sono unite i favori del Padre Celeste. Ma, Signore, quando dico che dove io sarò desidero siano quelli che mi sono stati dati da te, non pretendo che non possano arrivare a una gloria più elevata di quella che ti piacerà darmi. Voglio semplicemente domandare che un giorno noi siamo tutti riuniti nel tuo bel Cielo. Tu lo sai, o mio Dio, non ho mai desiderato altro che amarti, non ambisco altra gloria. Il tuo amore mi ha prevenuto fin dall'infanzia, è cresciuto con me, e ora è un abisso di cui non posso sondare la profondità. L'amore attira l'amore, per questo, mio Gesù, il mio si slancia verso di te, vorrebbe colmare l'abisso che lo attira, ma purtroppo non è che una goccia di rugiada perduta nell'oceano!... Per amarti come bisogna amarti, è necessario che faccia mio il tuo stesso amore, solo allora troverò il riposo. Gesù, forse è un'illusione, ma mi sembra che tu non possa colmare un'anima di amore più di quanto tu abbia colmato la mia: per questo oso domandarti di amare coloro che tu mi hai dato come tu hai amato me. Un giorno, in Cielo, se scoprirò che tu li ami più di me, me ne rallegrerò, riconoscendo fin d'ora che queste anime meritano il tuo amore ben più di me. Ma, qui in terra, non posso concepire una più grande immensità d'amore di quella che a te è piaciuta prodigarmi gratuitamente senza alcun merito da parte mia.