Cronologia di un miracolo

Tutto quanto viene qui descritto non vuole precedere in nulla il giudizio che compete esclusivamente alla Chiesa.

Credo di essere stato tra i primi a conoscere la nascita di Pietro Schilirò.
Mi trovavo a Marola (Reggio Emilia), all'incontro della Federazione dei Monasteri Carmelitani Regina Pacis, quando ricevo la telefonata di Valter, il papà di Pietro, che mi comunica la nascita del figlio. Era il 25 maggio 2002 il giorno stesso della nascita. La gioia dell'annuncio della sua quinta nascita era però rattristato dal fatto che il bambino, nato da parto eutocico alla 40a settimana di età gestazionale, è stato portato immediatamente in terapia intensiva per grave insufficienza respiratoria dovuta ad ingestione di meconio. Il caso però appare nella norma e risolvibile nel giro di qualche giorno. Scambiamo e formuliamo preghiere e ci lasciamo, preoccupati sì, ma abbastanza tranquilli. Ricevo poi, nei giorni seguenti, altre telefonate che, pur preoccupate, non sono disperate, mi chiedono di pregare e di far pregare.

Tra alti e bassi si arriva al 3 giugno quando al telefono i genitori mi chiedono di amministrare urgentemente il Battesimo al neonato perché i medici lo dichiarano in grave pericolo di vita. Sono molto sorpreso e stento a credere alla gravità del caso, ma fissiamo il Rito del Battesimo per le ore 20,00 dello stesso giorno, in Ospedale. Alla sera vengono a prendermi i Coniugi Schilirò con i loro figli. Il breve viaggio verso l'Ospedale si svolge in un clima di forte emozione ed è in questa circostanza che propongo alla famiglia (4 figli più Jasmina, una ragazza bosniaca in affido) di pregare i Venerabili Coniugi Louis e Zélie Martin, genitori di Santa Teresa di Gesù Bambino, che hanno perso ben quattro figli in tenera età, perché aiutino, grandi e piccoli, a comprendere la volontà di Dio. Lascio loro alcune Pagelline con brevi cenni biografici e la preghiera per la novena che avevo portato con me.

Ricordo il clima fortemente teso dovuto al fatto di non riuscire a comprendere quanto stava accadendo, come se si stesse vivendo un brutto sogno. Dopo aver preso tutte le precauzione del caso, mi conducono in reparto; entrano con me solo i genitori. Mi trovo davanti ad un bel bambino di quattro kg., completamente sedato e connesso a ventilatore meccanico (ad alta frequenza oscillatoria). Amministro il Battesimo alla presenza dei genitori, che sono anche i padrini e rispondono alle domande del Rito, mentre dalla finestra del reparto assistono gli altri figli. Vi è pure la presenza di una infermiera. Il Rito si svolge secondo il rituale romano per i bambini in pericolo di morte, per cui ometto i riti complementari. Non potendo versare l'acqua sulla fronte del bimbo perché connesso al ventilatore meccanico e non può essere assolutamente mosso, immergo il pollice in un bicchiere d'acqua ed inumidisco la fronte per tre volte battezzandolo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, imponendogli il nome di Pietro. L'emozione è grande e visibile in tutti.

Terminato il Rito del Battesimo, la Dr.ssa Farina chiama i genitori di Pietro in una saletta per un colloquio al quale vengo invitato anch'io. Assieme ai genitori ascolto la descrizione delle condizioni del neonato che non lasciano intravedere nulla di buono e che un prolungamento ulteriore della ventilazione meccanica dei polmoni porterebbe sicuramente ulteriori complicazioni alla sua vita. Fino a questo momento non avevo seguito la vicenda che sentendo il papà o la mamma, che quasi quotidianamente mi tenevano al corrente e mi spiegavano la gravità dello stato di Pietro e che era andato sempre più peggiorando fino al punto da rendere urgentissimo il Battesimo. Ma ora, quanto stavo ascoltando, mi convinceva che nonostante le parole molto precise, circostanziate, velate e sfumate la situazione era gravissima.

In quella stessa seduta, la Dr.ssa Farina, in mia presenza rinnova, la richiesta ai genitori perché acconsentano ad una biopsia dei polmoni di Pietro al fine di verificare che cosa poteva giustificare l'intrattabilità del caso. Anche i medici ormai non pensavano più solo ad ingestione di meconio, ma di valutavano anche altre ipotesi. Non c'è molto tempo perché se si trattasse di una possibile malattia ereditaria? occorrerebbe portare il neonato a Bergamo per altri trattamenti che non sarebbero stati efficaci oltre un certo tempo. La biopsia spiega la Dr.ssa, comunque, non apporterà alcun danno allo stato attuale di Pietro né potrà cambiare la tragicità della situazione. La famiglia manifesta perplessità, dubbi ed esitazioni al riguardo di un intervento invasivo su un bambino il cui stato era peggiorato al punto da chiedere il Battesimo, e si opponeva solo perché sembrava loro ormai un inutile accanimento terapeutico. Intervengo chiedendo ulteriori chiarimenti alla Dr.ssa e poi rivolgendomi ai genitori cerco di far loro comprendere che una biopsia potrà almeno far conoscere che cosa sta compromettendo così gravemente la vita del loro bambino. In fondo una cattiva speranza è meglio che nessuna speranza?

Conosco la famiglia Schilirò da anni, come pure la loro fede, dopo il colloquio con loro e la Dr.ssa, persuaso dell'estrema gravità di Pietro, ho rinnovato una volta di più a loro e a figli, mentre mi riconducono a casa, la richiesta di iniziare subito la Novena pregando i Coniugi Martin, cosa che accolgono coinvolgendo non solo i parenti, ma anche i molti amici in questa iniziativa distribuendo la Pagellina della Novena.

Personalmente nutrivo la speranza, più che per la guarigione diretta di Pietro, così drammaticamente descritta dal medico, per la comprensione della volontà di Dio riguardo al senso misterioso di questa nascita.

L'indomani vengo a conoscere che la famiglia, avendo consultato anche altri medici amici, dopo un lungo e doloroso ripensamento della situazione che permane gravissima, ha dato l'autorizzazione per la biopsia.

Al lettino di Pietro verrà poi posta l'immaginetta dei Coniugi Martin perché veglino su di lui ed aiutino tutti a conoscere ed accogliere la volontà di Dio qualunque essa sia.

Intanto, a Novena iniziata, il 4 giugno Pietro viene sottoposto ad intervento chirurgico di biopsia polmonare da parte del Dr. D'Alessio dell'Ospedale di Legnano (Milano), che dichiara al papà che il prelievo bioptico si presenta ad un esame macroscopico in pessime condizioni.

Nei giorni successivi le condizioni del neonato permangono gravissime e l'assistenza respiratoria (HFO) sempre estremamente spinta. Il 5 giugno, nel pomeriggio, arriva un comunicato telefonico della Dr.ssa Cappellini (anatomo-patologa), dell'Ospedale di Monza, che esegue l'esame del pezzo bioptico che sospetta una malformazione congenita caratterizzata da grave sovvertimento della struttura polmonare. Il referto scritto del giorno 6 giugno dice: «? il quadro complessivo, pur non configurando quadro malformativo specifico, è di uno sviluppo congenito maturativo alterato con ispessimento degli spazi interstiziali ed estrema scarsità di superficie respiratoria. La diagnosi istologica è resa difficile dal sovvertimento dello stato di base dovuto alle sequele terapeutiche».

La Dr.ssa Zorloni, in base al reperto di cui sopra, avverte quindi la famiglia Schilirò che la prognosi è infausta e che verranno effettuati post-mortem ulteriori prelievi al neonato per futuri esami.

La famiglia Schilirò prostrata continua a pregare e inizia il 13 giugno una seconda Novena durante una celebrazione comunitaria a cui partecipano moltissime persone che conoscono la famiglia e il suo grande dolore. Durante e dopo la recita del Rosario invito tutti a pregare i Venerabili Coniugi Martin, che hanno conosciuto il dolore della perdita di quattro figli, per ottenere la luce e la forza necessaria per conoscere ed accogliere la volontà di Dio al riguardo della sorte di Pietro. Al termine recitiamo comunitariamente la preghiera della Novena chiedendo espressamente ai Coniugi la comprensione della volontà di Dio e la guarigione di Pietro se essa è nei suoi piani.

L'indomani, 14 giugno, la mamma di Pietro mi telefona e mi invita a leggere la lettera n° 194 che Teresa di Gesù Bambino scrive a suor Maria di San Giuseppe l'8 settembre 1896, prendo il libro e leggo:

« (?) Sono incantata dal piccolo Bambino e colui che lo porta tra le braccia è ancor più incantato di me? Ah com'è bella la vocazione del piccolo Bambino! Non è una missione che deve evangelizzare, ma tutte le missioni. E questo come? Amando, dormendo, GETTANDO FIORI a Gesù quando sonnecchia. Allora Gesù prenderà questi fiori e comunicando loro un valore inestimabile, li lancerà a sua volta, li farà volare su tutte le rive e salverà le anime, con i fiori, con l'amore del piccolo bambino che non vedrà nulla, ma che sorriderà sempre anche attraverso le lacrime! (Un bambino missionario e guerriero che meraviglia!)».
(Lt. 194 - I corsivi e il maiuscolo sono dell'autrice; Edizione del Centenario S. Teresa di Gesù Bambino, Opere Complete).

Sono sorpreso e stupito, e pur non conoscendo il testo in questione, mi risulta spontanea l'applicazione a Pietro e al telefono con la mamma cerco di aiutarla ad accogliere la risposta alla nostre preghiere come ci giunge attraverso questo frammento di lettera di Santa Teresa di Gesù Bambino. Se non altro la lettera ci aiuta a comprendere che Pietro ha una vocazione e che «amando dormendo» evangelizza non una missione ma tutte le missioni! Questo ci fa capire che quanto Dio sta chiedendo a Pietro non è un destino cieco, iniquo e cattivo, anzi Pietro «dice sì» al compito, alla missione che Dio gli ha affidato quella di essere «missionario e guerriero», «senza vedere nulla» e «sorridendo sempre anche attraverso la lacrime». La mamma sorpresa mi ascolta e, se non proprio «felice», sembra più lieta per la inaspettata luce che la lettera getta sul destino di Pietro. Sì, personalmente, mi ritenevo «esaudito», ero convinto che Pietro, qualunque fosse il numero dei suoi giorni o dei suoi anni, egli aveva un compito ed una missione da realizzare. Mi sembrava di aver più luce se non più gioia, e questo pur nel grave frangente mi consolava, dandomi la forza di orientare anche Adele in questo senso. Il testo della lettera di Teresa la mamma l'aveva ricevuto dalla propria sorella che per starle vicino leggeva gli scritti di Teresa di Gesù Bambino per confortare la sorella nella grande prova in cui si trovava ormai da tempo.

Appena deposto il telefono volli però accertarmi del contesto della lettera che pensavo, in un primo momento, il frammento dovesse appartenere, e con mia sorpresa trovo che il frammento è tale anche nell'Edizione delle Opere Complete, anzi, è seguito da un secondo frammento il n° 195 sempre indirizzato a Suor Maria di San Giuseppe e che porta la stessa data (data che mi si farà poi notare è la medesima del Manoscritto B, dove Teresa parla ancora della vocazione del piccolo bambino; cfr. Ms B 4r° e 4v°).

Il nuovo frammento apportava ulteriore luce al caso di Pietro, per cui telefonai immediatamente alla mamma e gli lessi quello che ritenevo come un seguito e un completamento del precedente:


«Il piccolo fratello pensa come il piccolo Bambino?
Il martirio più doloroso, più AMOROSO è il nostro, poiché solo Gesù lo vede.
Non sarà mai rivelato alle creature sulla terra, ma quando l'Agnello aprirà il libro della vita, quale stupore per la Corte Celeste sentire proclamare, con quelli dei missionari e dei martiri, il nome dei piccoli bambini che non avranno mai fatto azioni clamorose?».
(Lt. 195I - I corsivi e il maiuscolo sono dell'autrice; Edizione del Centenario S. Teresa di Gesù Bambino, Opere Complete).

Dico alla mamma che possiamo essere rassicurati circa il senso della vita del piccolo Pietro che pur non facendo «azioni clamorose?», lascerà nello stupore «la Corte Celeste\"!

Ora mi sembrava tutto più chiaro che non ci fosse altro da attendere, o meglio, che bisognava prepararsi a prendere la grave decisione: quella di non continuare eventualmente ad accanirsi contro Pietro. (Debbo confessare che in quei giorni a causa delle notizie infauste, mi pensavo a cosa avrei dovuto dire al funerale di Pietro. E di aver messo da parte le due citazioni di Teresa per il caso. Questo non l'ho mai osato dire! Confesso di aver pensato a questa eventualità, perché ero certo che la famiglia mi avrebbe chiesto di aiutarli e di star loro vicino). Intanto la situazione clinica nei giorni successivi è altalenante Pietro passa a periodi di ventilazione meccanica convenzionale a ventilazione ad alta frequenza oscillatoria con ossido nitrico e FIO2 100%. Vengono posizionati in sequenza 12 drenaggi toracici per trattare pneumotorace ipertesi e recidivanti. Viene posizionato catetere venoso centrale con manovra chirurgica. Durante questo periodo di ventilazione sviluppa sepsi da candida trattata con terapia antifungina. Si è fatta un'assistenza massimale, che permette di mantenere il neonato in condizioni respiratorie accettabili, ma non si osserva alcun segno di miglioramento.

Il 24 giugno viene sospeso l'ossido nitrico ritenuto ormai inefficace ai fini dell'ossigenazione. Il 26 giugno il Primario, Dr. Paolo Tagliabue, convoca i genitori poiché Pietro ha presentato delle gravi crisi respiratorie a causa delle difficoltà di trattamento dei pneumotoraci bilaterali, tali da poter determinare il decesso del neonato. Si conferma l'estrema gravità delle condizioni cliniche. Nonostante ciò non si recede dalla terapia massimale in corso.

Inaspettatamente la mattinata del 29 giugno (Ss Pietro e Paolo) per la prima volta è possibile ridurre la percentuale di ossigeno somministrata per mantenere adeguati livelli di ossigenazione (100% a 70%). Ciò in concomitanza alla risoluzione del pneumotorace. Il giorno 30 giugno viene definitivamente tolto il drenaggio pleurico di sinistra. Il 2 luglio, ulteriore miglioramento con FIO2 70%, rimozione del drenaggio pleurico di destra ed estubazione: Pietro mantiene un'attività respiratoria spontanea con ossigeno tramite \"occhiali\".

Il 15 luglio Pietro è sempre in respiro spontaneo senza ossigeno.

Il 27 luglio Pietro viene dimesso senza alcun supporto respiratorio in buone condizioni generali.
Il 14 settembre, festa dell'Esaltazione della Santa Croce, Pietro viene presentato ufficialmente alla comunità parrocchiale di San Francesco d'Assisi in Muggiò (Mi) e per ricevere i Riti complementari del Battesimo. Presiede l'Eucaristia vespertina il Parroco, Don Leonardo Fumagalli, a ringraziare Dio per la guarigione di Pietro vi sono 400 e oltre amici che sono stati per la famiglia una grande compagnia nelle ore buie della dolorosa prova.

A quanto mi risulta al momento attuale gode ottima salute e cresce rispettando le varie tappe tipiche del suo sviluppo.

P.Antonio Sangalli O.C.D.