LA MISSIONE DI TERESA

Se Gesù realizzerà i miei presentimenti...(LT 220)

Non conosco l’avvenire; tuttavia se Gesù realizzerà i miei presentimenti, le prometto - scriveva a Padre Maurice Bellière - di restare anche Lassù la sua piccola sorella. La nostra unione, invece di esser spezzata, diventerà allora più intima, non ci sarà più clausura, non ci saranno più grate e la mia anima potrà volare con lei nelle missioni lontane. I nostri ruoli resteranno gli stessi: a lei le armi apostoliche, a me la preghiera e l’amore… (LT 220).

Con queste parole Teresa prendeva commiato dal suo primo fratello spirituale, un giovane sacerdote missionario che aveva accolto e guidato sulla piccola via da lei tracciata. Le pagine più belle scritte da Teresa sulla misericordia divina furono, senza dubbio, le ultime quattro lettere (LT 247, 258, 261, 263), che scrisse a Padre Maurice Bellière per incoraggiarlo ad avanzare con lei sulla piccola via del totale abbandono (Pierre Descouvemont). Le ultime sette lettere di Teresa a Padre Maurice Bellière (da LT 244 del 9 giugno 1897 a LT 266 del 25 agosto 1897) costituiscono la continuazione ed il completamento dottrinale del Manoscritto C (Sœur Cécile Pergeaux). A questo Sacerdote dei Padri Bianchi, Missionario in Africa scrisse in tutto undici lettere e una Preghiera. Teresa ebbe un secondo fratello spirituale, il Padre Adolphe Roulland, Sacerdote delle Missione Estere di Parigi, Missionario in Cina, al quale scrisse sei lettere (LT 189, 193, 201, 221, 226, 254). Questo prezioso insieme di lettere ai sacerdoti custodisce l’immenso amore che Teresa nutriva verso il ministero sacerdotale. A nessuno sfugge con quanta dedizione Teresa sia vissuta al Carmelo certa che la sua vita nascosta era apostolica quanto quella dei missionari. Con queste lettere, Teresa di Gesù Bambino ha accolto, pregato e guidato sulla Piccola Via, da lei tracciata, i suoi primi due fratelli spirituali con i quali ha intrattenuto un rapporto epistolare molto intenso e ricco, dove emerge profondamente il suo animo sacerdotale e apostolico; questa pagina del nostro Sito, oltre tutta la corrispondenza che Teresa ha inviato ai sacerdoti.

I PRIMI FRATELLI SPIRITUALI DI TERESA

Nella vita di Teresa, dottore della Chiesa, c’è un episodio commovente che dimostra il suo zelo per le anime e specialmente per i missionari. Era già molto malata e camminava solo con grande fatica, così il medico le aveva ordinato di fare ogni giorno, per una mezz’ora, una passeggiata nel giardino. Pur non credendo nell’utilità di questo esercizio, ella lo eseguiva fedelmente ogni giorno. Una volta una consorella che l’accompagnava, vedendo le grandi sofferenze che le procurava il camminare, le disse: “Ma suor Teresa, perché fa tutta questa fatica se le procura più sofferenze che sollievo?”. E la santa rispose: “Sa sorella, sto pensando che forse proprio in questo momento un missionario in un paese lontano si sente molto stanco e scoraggiato, perciò offro le mie fatiche per lui”.
Dio mostrò di aver accolto il desiderio di Teresa di offrire la sua vita per i sacerdoti, quando la madre superiora le affidò due nomi di seminaristi, che avevano chiesto il sostegno spirituale di una carmelitana. Uno era l’abbé Maurice Barthélemy-Bellière, che pochi giorni dopo la morte di Teresa riceveva l’abito di “Padre Bianco” e divenne sacerdote e missionario. L’altro era P. Adolphe Roulland, che la santa accompagnò con le sue preghiere e sacrifici fino all’ordinazione sacerdotale e in modo speciale poi come missionario in Cina.

Maurice Barthélemy-Bellière
primo fratello spirituale di Teresa
Sacerdote dei Padri Bianchi, Missionario in Africa

Faccio tutto quanto dipende da me per ottenerle le grazie che le sono necessarie (LT 213) Maurice Barthélemy-Bellière nacque a Caen, in Normandia (Francia) il 10 giugno 1874. La sua vita s’incrociò con quella di Teresa grazie a Madre Maria Gonzaga che lo affidò alla sua preghiera e alla sua guida spirituale. Suor Teresa lo guidò sulla piccola via da lei scoperta e con lui intrattenne una corrispondenza molto preziosa. Maurice era un giovane seminarista dalla vocazione fragile quando conobbe Suor Teresa. L’adozione di questo fratello spirituale fu una gioia grandissima per lei (Ms C, 31v-32r). Ella esercitò nei suoi confronti una specie di maternità spirituale. Dopo la salutare prova della caserma, Maurice, ventiduenne, ritrovò l’ambiente di studi del Seminario. Suor Teresa gli inviò le sue prime righe il 21 ottobre 1896, con un piccolo scritto riservato e compose per lui una preghiera. Nella lettera che Madre Agnese scrisse a don Bellière, per comunicargli di aver accolto la sua richiesta di avere l’aiuto spirituale di una ‘sorella’ carmelitana, acclude anche la preghiera di Teresa.

Preghiera di Teresa per il suo fratello spirituale (Pr 8)

J.M.J.T.


O mio Gesù, ti ringrazio di soddisfare uno dei miei più grandi desideri: quello d’avere un fratello Sacerdote e apostolo…
Mi sento molto indegna di questo favore, ma giacché ti degni di concedere alla tua povera piccola sposa la grazia di lavorare specialmente alla santificazione di un’anima destinata al Sacerdozio, con gioia ti offro per essa tutte le preghiere e i sacrifici di cui posso disporre; ti chiedo, o mio Dio, di non guardare ciò che sono, ma ciò che dovrei e vorrei essere, ossia una religiosa tutta infiammata del tuo amore.
Tu lo sai, Signore: la mia unica ambizione è di farti conoscere e amare, ora il mio desiderio sarà realizzato.Io non posso che pregare e soffrire, ma l’anima alla quale ti degni unirmi con i dolci vincoli della carità andrà a combattere nella pianura per conquistarti dei cuori, e io, sulla montagna del Carmelo, ti supplicherò di dargli la vittoria.
Divino Gesù, ascolta la preghiera che ti rivolgo per chi vuole essere tuo Missionario: custodiscilo in mezzo ai pericoli del mondo; fagli sentire sempre più il niente e la vanità delle cose passeggere e la felicità di saperle disprezzare per tuo amore. Il suo sublime apostolato si eserciti già su coloro che lo circondano, che egli sia un apostolo, degno del tuo Sacro Cuore…
O Maria dolce Regina del Carmelo, a te affido l’anima del futuro Sacerdote, di cui sono l’indegna piccola sorella. Degnati di insegnargli fin d’ora con quale amore tu toccavi il Divino Gesù Bambino e lo avvolgevi in fasce, affinché egli un giorno possa salire il Santo Altare e portare nelle sue mani il Re dei Cieli.
Ti chiedo ancora di custodirlo sempre all’ombra del tuo manto verginale, fino al momento felice in cui, lasciando questa valle di lacrime, potrà contemplare il tuo splendore e godere durante tutta l’eternità dei frutti del suo glorioso apostolato…

Teresa di Gesù Bambino
rel. carm. ind.

Fino alle vacanze dell’estate 1897, lei gli scrisse una lettera ogni due mesi. Il 29 settembre 1897, la vigilia della morte di Suor Teresa, s’imbarcò per Algeri, in Tunisia, dove entrò in noviziato dai Padri Bianchi. Ordinato Sacerdote nel 1901, esercitò il suo apostolato a Niassa, l’attuale Malawi, dal 1902 al 1904. A causa della cattiva salute fu costretto a rientrare in Francia dove morì a Caen, sua città natale, il 14 luglio 1907.

Lettere a Padre Maurice Bellière

Lettera 198 a don Bellière

Una Carmelitana che non fosse apostola si allontanerebbe dallo scopo della sua vocazione

Carmelo di Lisieux, 21 ottobre 1896

Reverendo Padre,
Poiché la Reverenda Nostra è malata, mi ha affidato la missione di rispondere alla sua lettera. Mi dispiace che lei sia privato delle parole che la Madre le avrebbe rivolto, ma sono contenta di essere la sua interprete e di dirle la sua gioia nel sapere quanto Nostro Signore ha operato nella sua anima; continuerà a pregare perché completi in lei la sua opera.
Reverendo Padre, è inutile, mi pare, dirle quanto è grande la mia partecipazione alla felicità di Nostra. La sua lettera di luglio mi aveva afflitto molto; attribuivo al mio poco fervore i combattimenti che doveva affrontare e non cessavo di implorare per lei l’assistenza materna della dolce Regina degli Apostoli; così la mia consolazione è stata molto grande ricevendo come mazzo di fiori, per il mio onomastico, la certezza che le mie povere preghiere sono state esaudite…
Ora che la burrasca è passata, ringrazio Dio di avergliela fatta traversare, perché leggiamo nei nostri santi libri queste parole: “Beato l’uomo che ha sofferto la tentazione”; e ancora: “Chi non è stato tentato, che cosa sa?…”. In realtà, quando Gesù chiama un’anima a guidare, a salvare moltitudini di altre anime, è molto necessario che le faccia sperimentare le tentazioni e le prove della vita. Poiché le ha accordato la grazia di uscire vittorioso dalla lotta, spero che il nostro dolce Gesù realizzerà i suoi grandi desideri. Gli chiedo che lei sia, non solo un buon missionario, ma un santo infiammato dall’amore di Dio e delle anime; la supplico di ottenere anche a me questo amore perché possa aiutarla nella sua opera apostolica. Lei lo sa, una Carmelitana, che non fosse apostola, si allontanerebbe dallo scopo della sua vocazione e cesserebbe d’essere figlia della Serafica Santa Teresa, che desiderava dare mille vite per salvare una sola anima.
Non dubito, che lei vorrà unire le sue preghiere alle mie, perché Nostro Signore guarisca Nostra.
Nei cuori di Gesù e di Maria, sarò sempre felice di dirmi:
la sua indegna piccola sorella

Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

Lettera 213 a don Bellière

Non sono un angelo… ma una piccola Carmelitana imperfetta e che… ha il desiderio di avorare per la gloria di Dio

Carmelo di Lisieux, 26 dicembre 1896

Reverendo,
Avrei voluto risponderle prima, ma la Regola del Carmelo non consente di scrivere né di ricevere lettere durante l’Avvento, tuttavia la Nostra Venerata Madre mi ha permesso, eccezionalmente, di leggere la sua comprendendo che ha bisogno di essere particolarmente sostenuto dalla preghiera.
L’assicuro, Reverendo, che faccio tutto quanto dipende da me per ottenerle le grazie che le sono necessarie, grazie che certamente le saranno accordate, poiché Nostro Signore non ci chiede mai sacrifici superiori alle nostre forze. Talvolta, è vero, il Salvatore divino fa sentire tutta l’amarezza del calice che presenta alla nostra anima. Quando chiede il sacrificio di tutto quanto è più caro al mondo, è impossibile, a meno di una grazia tutta speciale, di non gridare come Lui nel giardino dell’agonia: “Padre, che questo calice si allontani da me… tuttavia sia fatta la tua volontà, non la mia”!
È molto consolante pensare che Gesù, il Dio Forte, ha conosciuto le nostre debolezze, che ha tremato alla vista del calice amaro, calice che, in un altro momento aveva così ardentemente desiderato bere… La sua parte è veramente bella, perché Nostro Signore l’ha scelta per Sé e, per primo, ha accostato le labbra alla coppa che le presenta.
Un Santo ha detto: “Il più grande onore che Dio possa fare ad una persona, non è di darle molto, è di chiedere molto!”. Gesù la tratta quindi da prediletto: vuole che inizi già la sua missione e che attraverso la sofferenza salvi le anime. Non è forse soffrendo, morendo, che Egli stesso ha riscattato il mondo?… So che aspira alla felicità di sacrificare la sua vita per il divino Maestro, ma il martirio del cuore non è meno fecondo dell’effusione del sangue e, fin d’ora, questo martirio è il suo; ho ben ragione quindi nell’asserire che la sua parte è bella, degna d’un apostolo di Cristo.
Reverendo, lei viene a cercare consolazione da colei che Gesù le ha dato come sorella, e ne ha il diritto. Poiché la nostra Reverenda Madre mi permette di scriverle, vorrei rispondere a questa dolce missione che mi è affidata, ma sento che il mezzo più sicuro per giungere al mio scopo, è pregare e soffrire…
Lavoriamo insieme alla salvezza delle anime! Non abbiamo che l’unico giorno di questa vita per salvarle e dare così al Signore le prove del nostro amore! L’indomani di questo giorno sarà l’eternità, allora Gesù le renderà il centuplo delle gioie così dolci e legittime che gli sacrifica. Conosce l’ampiezza del suo sacrificio, sa che la sofferenza, di coloro che le sono cari, aumenta ancora la sua. Ma anche Lui ha sofferto questo martirio: per salvare le nostre anime ha lasciato sua Madre, ha visto la Vergine Immacolata, ritta ai piedi della croce, il cuore trapassato da una spada di dolore. Così spero che il nostro Divino Salvatore consolerà sua madre, glielo chiedo intensamente. Se il Divino Maestro lasciasse intravedere, a coloro che lei sta per lasciare per suo amore, la gloria che le riserva, la moltitudine di anime, che formeranno il suo corteo in Cielo, sarebbero già ricompensati del sacrificio che la sua partenza procurerà loro.
Nostra Madre è ancora sofferente, però va un po’ meglio da qualche giorno, spero che il Divino Bambino Gesù le renda le forze che spende per la sua gloria. Le invia l’immaginetta di san Francesco d’Assisi, che le insegnerà il mezzo di trovare la gioia in mezzo alle prove e ai combattimenti della vita.
Spero, che continuerà a pregare per me che non sono un angelo, come lei sembra credere, ma una piccola Carmelitana imperfetta e che, malgrado la sua povertà, ha come lei il desiderio di lavorare per la gloria di Dio.
Restiamo uniti con la preghiera e la sofferenza vicino alla culla di Gesù.


Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

Lettera 220 a don Bellière

Quanto noi gli chiediamo è di lavorare per la sua gloria

Mercoledì sera, 24 febbraio 1897

Reverendo,
Prima di entrare nel silenzio della santa Quaresima, voglio aggiungere qualche parola alla lettera della Nostra Venerabile Madre, per ringraziarla di quella che lei mi ha inviato il mese scorso.
Se prova consolazione pensando che al Carmelo una sorella prega sempre per lei, la mia riconoscenza non è meno grande della sua verso nostro Signore che mi ha dato un fratello, che ha destinato a diventare suo Sacerdote ed Apostolo… Solo in Cielo lei saprà veramente quanto mi è caro. Sento che siamo fatti per comprenderci; la sua prosa, che lei dice “rude e stringata”, mi rivela che Gesù ha messo nel suo cuore aspirazioni che dà solo alle anime chiamate alla più alta santità. Poiché Egli stesso mi ha scelta per essere sua sorella, spero che non guarderà alla mia debolezza, o piuttosto, che si servirà di questa stessa debolezza per compiere la sua opera; il Dio Forte infatti ama mostrare la sua potenza servendosi del niente. Unite in Lui, le nostre anime potranno salvarne molte altre, perché il dolce Gesù ha detto: “Se due fra di voi si accorderanno insieme, qualsiasi cosa chiedano al Padre mio sarà loro accordata”. Quanto noi gli chiediamo è di lavorare per la sua gloria, è di amarlo e di farlo amare!… Come potrebbero la nostra unione e la nostra preghiera non essere benedette?
Reverendo, poiché il cantico sull’amore le ha fatto piacere, la Nostra buona Madre mi ha detto di copiargliene altri, ma li riceverà solo fra qualche settimana, perché ho pochi momenti liberi, anche di domenica, dato che sono sacrestana. Queste povere poesie le riveleranno non quello che io sono ma quello che vorrei e dovrei essere… Componendole, ho badato più alla sostanza che alla forma, infatti le regole metriche non sono sempre rispettate; il mio scopo era di tradurre i miei sentimenti (o piuttosto i sentimenti della Carmelitana), per rispondere ai desideri delle sorelle. Questi versi convengono di più ad una religiosa che ad un seminarista, spero tuttavia che le faranno piacere. La sua anima non è la fidanzata dell’Agnello Divino e non diventerà ben presto la sua sposa, nel giorno benedetto della sua ordinazione al Suddiaconato?
La ringrazio di avermi scelta per madrina del primo bambino che avrà la gioia di battezzare, tocca a me quindi scegliere i nomi del mio futuro figlioccio; desidero dargli per protettori la Santa Vergine, San Giuseppe e San Maurizio, patrono del mio fratello. Senza dubbio questo bambino esiste solo nel pensiero di Dio, ma prego per lui e adempio in anticipo i miei doveri di madrina. Prego anche per tutte le persone che le saranno affidate e soprattutto, supplico Gesù di arricchirla di tutte le virtù e particolarmente del suo amore. Mi dice che spesso prega anche per la sua sorella21; poiché ha questa carità, sarò felicissima se, ogni giorno, farà questa preghiera, che racchiude tutti i suoi desideri: “Padre misericordioso, nel nome del nostro dolce Gesù, della Vergine Maria e dei Santi ti domando di infiammare la mia sorella del tuo Spirito d’Amore e di accordarle la grazia di farti molto amare”. Mi ha promesso di pregare per me per tutta la vita che, senza dubbio, sarà più lunga della mia e non le sarà permesso di cantare come me: “Ne ho la speranza: il mio esilio sarà breve”; ma non le è concesso di dimenticare la sua promessa. Se il Signore mi prenderà presto con Sé, le domando di continuare ogni giorno la stessa breve preghiera, perché desidererò in Cielo la stessa cosa che sulla terra: amare Gesù e farlo amare.
Lei mi deve ritenere molto strana, forse le dispiace di avere una sorella che sembra voler godere del riposo eterno e lasciarla lavorare da solo… ma si rassicuri, la sola cosa che desidero è la volontà di Dio e credo che se, in Cielo non potessi lavorare per la sua gloria, preferirei l’esilio alla patria.
Non conosco l’avvenire, ma se Gesù realizza i miei presentimenti, le prometto di restare la sua piccola sorella lassù. La nostra unione, invece di essere spezzata, diventerà più intima: allora non ci sarà più clausura, non ci saranno più grate e la mia anima potrà volare con lei nelle lontane missioni. I nostri ruoli resteranno gli stessi: a lei le armi apostoliche, a me la preghiera e l’amore…
Mi rendo conto di essermi persa, ormai è tardi e fra qualche minuto suonerà per l’ufficio divino; tuttavia ho ancora una domanda da farle. Vorrei che mi scrivesse le date memorabili della sua vita, perché possa unirmi a lei, in modo tutto particolare per ringraziare il nostro dolce Salvatore delle grazie che le ha accordato.
Nel Sacro Cuore di Gesù-Ostia, che sarà presto esposto alla nostra adorazione, sono felice di dirmi per sempre:
La sua piccolissima e indegnissima sorella


Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo
rel. carm. ind.

Lettera 224 a don Bellière

Per trovare delle anime grandi bisogna venire al Carmelo

          25 aprile 1897

Alleluia!
Caro piccolo fratello,
La mia penna o piuttosto il mio cuore si rifiuta di chiamarla ormai “reverendo” e la Nostra buona Madre mi ha detto che mi sarei potuta servire, scrivendole, del nome che uso quando parlo di lei a Gesù. Mi sembra che il Divino Salvatore abbia voluto unire le nostre anime per lavorare alla salvezza dei peccatori, come un tempo unì quelle del Venerabile Padre de La Colombière e della Beata Margherita Maria. Leggevo ultimamente nella vita di questa santa: “Un giorno in cui mi avvicinai a Nostro Signore per riceverlo nella Santa Comunione, mi mostrò il suo Sacro Cuore come una fornace ardente e due altri cuori (il suo e quello del Padre de La Colombière) che vi si stavano unendo e inabissando, dicendomi: È così che il mio puro amore unisce questi tre cuori per sempre. Mi fece anche capire che quest’unione era tutta per la sua gloria, e che per questo, voleva che fossimo come fratello e sorella, condividendo ugualmente i beni spirituali. Dopo di che, mostrando a Nostro Signore la mia povertà e la disparità esistente fra un sacerdote di così grandi virtù e una povera peccatrice come me, mi disse: Le ricchezze infinite del mio Cuore suppliranno a tutto e pareggeranno tutto”.
Forse il paragone non le pare giusto? È vero che lei non è ancora un Padre de La Colombière, ma non dubito che un giorno sarà, come lui, un autentico apostolo di Cristo. In quanto a me, non penso per nulla di paragonarmi alla Beata Margherita Maria, constato semplicemente che Gesù mi ha scelta per essere la sorella di uno dei suoi apostoli e che le parole che la santa amante del suo Cuore gli rivolgeva, per umiltà, io, le ripeto in tutta verità. Così spero che le sue ricchezze infinite suppliranno a tutto quanto mi manca per compiere l’opera che mi affida.
Sono veramente felice che Dio si sia servito dei miei poveri versi per farle un poco di bene, sarei stata confusa nell’inviarglieli, se non mi fossi ricordata che una sorella non deve avere nulla da nascondere a suo fratello. È proprio con cuore fraterno che lei li ha accolti e giudicati… È rimasto senza dubbio sorpreso nel ritrovare “Vivere d’amore”; la mia intenzione non era di inviargliela due volte, ne avevo iniziato la copia quando ho pensato che già l’aveva, ed era troppo tardi per fermarmi.
Devo confessarle che nella sua lettera c’è una cosa che mi ha suscitato pena: lei non mi conosce per quella che in realtà sono. È vero che per trovare delle anime grandi bisogna venire al Carmelo: proprio come nelle foreste vergini, vi sbocciano fiori di un profumo e di uno splendore sconosciuto al mondo. Gesù, nella sua misericordia, ha voluto che fra questi fiori ne crescessero di più piccoli; mai potrò ringraziarlo a sufficienza, perché è grazie a questa indulgenza che io, povero fiore senza splendore, mi trovo sullo stesso terreno delle rose, mie sorelle. La prego di credermi, Dio non ha voluto darle per sorella una grande anima, ma un’anima piccolissima e molto imperfetta.
Non creda che sia l’umiltà che mi impedisce di riconoscere i doni di Dio, so che ha fatto in me grandi cose e lo canto ogni giorno con felicità. Mi ricordo che deve amare di più colui a cui è stato perdonato di più, così cerco di fare in modo che la mia vita non sia che un atto d’amore e non mi inquieto più di essere una piccola anima, al contrario me ne rallegro. Ecco perché oso sperare che “il mio esilio sarà breve”, ma non perché sia pronta; sento che non lo sarò mai se il Signore non si degnasse di trasformarmi Lui stesso; può farlo in un istante; dopo tutte le grazie di cui mi ha colmato, attendo ancora questa dalla sua misericordia infinita.
Mi dice di chiedere per lei la grazia del martirio. Questa grazia l’ho molto spesso sollecitata per me, ma non ne sono degna e veramente si può dire con San Paolo: “Non è opera di colui che vuole o di colui che corre, ma di Dio che fa misericordia”. Poiché il Signore sembra non volermi accordare il martirio dell’amore, spero che mi permetterà, per mezzo di lei, di cogliere l’altra palma a cui aneliamo. Vedo con piacere che Dio ci ha dato le stesse attrattive, gli stessi desideri. L’ho fatta sorridere cantando “Le mie armi”, la farò sorridere ancora dicendole che, nell’infanzia, sognavo di combattere sui campi di battaglia. Quando cominciai a imparare la storia di Francia, il racconto delle imprese di Giovanna d’Arco mi entusiasmava, sentivo nel mio cuore il desiderio e il coraggio di imitarla, mi sembrava che il Signore destinasse pure me a grandi cose. Non mi sbagliavo, ma invece delle voci del Cielo che mi invitavano a combattere, sentivo in fondo all’anima una voce più dolce, più forte ancora, quella dello Sposo delle vergini che mi chiamava ad altre imprese, a conquiste più gloriose e nella solitudine del Carmelo, compresi che la mia missione non era di fare incoronare un re mortale, ma di fare amare il Re del Cielo, di sottomettergli il regno dei cuori.
È tempo che mi fermi e tuttavia devo ancora ringraziarla per le date che mi ha inviato, vorrei che vi aggiungesse pure quella della sua nascita, non conosco infatti la sua età. E perché perdoni la mia semplicità, le invio le date memorabili della mia vita, proprio con l’intenzione di restare particolarmente uniti con la preghiera e la riconoscenza, in questi giorni benedetti.
Se Dio mi dà una figlioccia, sarò molto contenta di rispondere al suo desiderio di darle per protettrice la Santa Vergine, San Giuseppe e la mia santa Patrona.
Infine, fratello, termino pregandola di scusare i miei lunghi sgorbi e una lettera così scucita.
Sono nel Sacro Cuore di Gesù, per l’eternità,
La sua indegna piccola sorella

Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

È inteso, vero? che i nostri rapporti resteranno segreti. Nessuno, tranne il suo Direttore spirituale, deve conoscere l’unione che Gesù ha realizzato tra le nostre anime.

Lettera 244 a don Bellière

Non muoio, entro nella vita e tutto quello che non posso dirle quaggiù, glielo farò comprendere dall’alto del Cielo!…

9 giugno 1897

Fratello, ho ricevuto la sua lettera questa mattina e approfitto di un momento, in cui l’infermiera è assente, per scriverle una parola d’addio; quando la riceverà avrò lasciato l’esilio… Per sempre la sua piccola sorella sarà unita al suo Gesù, ed allora potrà ottenerle delle grazie e volare con lei nelle missioni lontane.
Come sono contenta di morire!… Sì, sono contenta, non perché sarò liberata dalle sofferenze di quaggiù (la sofferenza, al contrario, è la sola cosa che mi pare desiderabile nella valle di lacrime), ma perché sento bene che questa è la volontà di Dio.
La Nostra buona Madre vorrebbe trattenermi sulla terra; in questo momento si celebra per me una novena di Messe a Nostra Signora delle Vittorie. Ella mi ha già guarita nella mia infanzia, ma credo che il miracolo che farà non sarà altro che quello di consolare la Madre che mi ama così teneramente.
Caro fratello, nel momento di comparire davanti a Dio, comprendo più che mai che una cosa sola è necessaria: lavorare unicamente per Lui e non fare nulla per sé, né per le creature.
Gesù vuole possedere completamente il suo cuore, vuole che sia un grande santo. Per questo dovrà soffrire molto, ma quale gioia la inonderà quando sarà arrivato al momento felice della sua entrata nella Vita Eterna!… Sto per andare ad offrire a tutti i suoi amici del Cielo il suo amore, li pregherò perché la proteggano. Vorrei dirle mille cose che comprendo essendo alla soglia dell’Eternità, ma non muoio, entro nella vita e tutto quello che non posso dirle quaggiù, glielo farò comprendere dall’alto del Cielo!…
A Dio, preghi per la sua piccola sorella che le dice: A presto, arrivederci in Cielo!


Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo
rel. carm. ind.

Lettera 247 a don Bellière

Gesù l’ha guardata con uno sguardo d’amore come un tempo il giovane del Vangelo

Carmelo di Lisieux, 21 giugno 1897

Fratello,
Con lei ringrazio Nostro Signore per la grande grazia che si è degnato di accordarle nel giorno di Pentecoste; proprio nel giorno di questa bella festa, dieci anni fa, ho ottenuto, non dalla mia guida spirituale, ma dal mio papà il permesso di farmi apostola al Carmelo. È un avvicinamento ulteriore delle nostre anime.
La prego, mio caro piccolo Fratello, di non credere mai di “annoiarmi, né di distrarmi” parlandomi molto di lei. Sarebbe possibile per una sorella non interessarsi di quanto riguarda suo fratello? Per quanto concerne il distrarmi, non deve temere nulla; le sue lettere, al contrario, mi uniscono maggiormente a Dio, facendomi contemplare, più da vicino, le meraviglie della sua misericordia e del suo amore.
Qualche volta a Gesù piace “rivelare i suoi segreti ai più piccoli”; la prova è che, dopo aver letto la sua prima lettera del 15 ottobre 1895, ho pensato la stessa cosa della sua guida spirituale: lei non può essere un santo a metà, dovrà esserlo del tutto o niente. Ho intuito che doveva avere un’anima energica e, per questo, fui felice di diventare sua sorella.
Non creda di spaventarmi, scrivendomi “degli anni belli dissipati”. Ringrazio Gesù che l’ha guardata con uno sguardo d’amore come un tempo il giovane del Vangelo. Più fortunato di lui, ha saputo rispondere fedelmente alla chiamata del Maestro, ha lasciato tutto per seguirlo, e questo nella più bella età della vita, a diciotto anni. Anche lei, come me, può cantare le misericordie del Signore, esse brillano in lei in tutto il loro splendore!… Lei ama Sant’Agostino, Santa Maddalena, anime alle quali “molti peccati sono stati rimessi perché hanno molto amato”. Anch’io li amo, amo il loro pentimento e soprattutto… la loro audacia amorosa! Quando vedo avanzare Maddalena davanti ai numerosi convitati, bagnare di lacrime i piedi del Maestro adorato, che tocca per la prima volta, sento che il suo cuore ha compreso gli abissi d’amore e di misericordia del Cuore di Gesù e che, per quanto sia peccatrice, questo Cuore d’amore non solo è disposto a perdonarla, ma anche a prodigarle i benefici della sua intimità divina, a elevarla fino alle più alte vette della contemplazione.
Caro fratello, dopo che mi è stato donato di comprendere così l’amore del Cuore di Gesù, le confido che questo ha cacciato dal mio cuore ogni timore. Il ricordo delle mie colpe mi umilia, mi porta a non appoggiarmi sulla mia forza che non è che debolezza, ma più ancora questo ricordo mi parla di misericordia e di amore.
Quando si gettano le proprie colpe con fiducia tutta filiale nel braciere divorante dell’amore, come potrebbero non essere consumate per sempre?
So che ci sono dei Santi che passarono la loro vita a praticare mortificazioni incredibili per espiare i loro peccati; ma che vuole “ci sono diverse dimore nella casa del Padre Celeste”! Gesù lo ha detto ed è per questo che seguo la via che mi traccia. Tento di non occuparmi più di me stessa in nulla, e ciò che Gesù si degna operare nella mia anima glielo consegno, perché non ho scelto una vita austera per espiare i miei peccati, ma quelli degli altri.
Ho riletto il mio breve scritto e mi chiedo se mi comprenderà, perché mi sono spiegata molto male. Non creda che biasimi il pentimento che prova per le sue colpe e il desiderio di espiarle. No! Ne sono ben lontana, ma lo sa: ora siamo in due, la cosa si farà più velocemente (ed io, a mio modo, farò più di lei), così spero che un giorno Gesù la farà camminare per la mia stessa via.
Perdoni, fratello, non so che cosa ho scritto oggi, perché dico veramente quanto non vorrei dire. Non ho più spazio per rispondere alla sua lettera, lo farò un’altra volta. Grazie per le sue date, ho già festeggiato i suoi ventitré anni. Prego per i suoi cari genitori che Dio ha chiamato a sé da questo mondo e non dimentico la mamma che lei ama.
La sua indegna sorella


T. di Gesù Bambino del Volto Santo
rel. carm. ind.

Lettera 253 a don Bellière

Non conosco l’avvenire,… posso dirle con certezza che lo Sposo è alla porta

13 luglio 1897

Mio caro piccolo fratello,
Forse quando leggerà queste brevi parole non sarò più sulla terra, ma nel seno delle delizie eterne! Non conosco l’avvenire, tuttavia posso dirle con certezza che lo Sposo è alla porta, ci vorrebbe un miracolo per trattenermi nell’esilio e penso che Gesù non faccia un miracolo inutile.
O mio caro piccolo fratello, come sono contenta di morire! Sì, sono contenta, non di essere liberata dalle sofferenze di quaggiù: la sofferenza unita all’amore è al contrario la sola cosa che mi pare desiderabile nella valle di lacrime. Sono contenta di morire perché sento che tale è la volontà di Dio e, ben più di quaggiù, sarò utile alle persone che mi sono care, a lei in particolare. Chiede, nella sua ultima lettera alla nostra Madre che io le scriva spesso durante le vacanze. Se il Signore vuole ancora prolungare di qualche settimana il mio pellegrinaggio e la nostra cara Madre lo permette, potrò ancora scriverle brevi parole come queste, ma è più probabile che farò molto più che scrivere al mio caro fratello. Ancor più che parlargli il linguaggio pesante della terra, sarò vicinissima a lui e vedrò tutto quello che gli è necessario e non concederò riposo a Dio, finché non mi abbia dato tutto quello che voglio!… Quando lei partirà per l’Africa, la seguirò, non più con il pensiero e con la preghiera: io sarò sempre con lei e la sua fede saprà certamente scoprire la presenza di una piccola sorella che Gesù le ha donato, non per essere il suo sostengo per due anni soltanto, ma fino all’ultimo giorno della sua vita.
Tutte queste promesse, le sembreranno forse un poco fantastiche, però deve sapere che Dio mi ha sempre trattata da bambina viziata. È vero che la sua croce mi ha seguita fin dalla culla, ma questa croce Gesù me l’ha fatta amare con passione, mi ha fatto sempre desiderare quello che voleva darmi. Comincerà proprio in Cielo a non soddisfare i miei desideri? Davvero non posso crederlo e le dico: “Presto, fratello, le sarò vicinissima”.
La scongiuro, preghi molto per me, le preghiere mi sono necessarie in questo momento, ma soprattutto preghi per la nostra Madre: avrebbe voluto trattenermi quaggiù per lungo tempo ancora; per ottenerlo, questa venerata Madre ha fatto dire una novena di Messe a Nostra Signora delle Vittorie, che mi aveva già guarita nella mia infanzia, ma io, sentendo che il miracolo non ci sarebbe stato, ho chiesto e ottenuto dalla Vergine Santissima che consolasse un poco il cuore della Madre o piuttosto, le facesse accettare che Gesù mi porti in Cielo.
A Dio, fratello! Arrivederci a presto nel bel Cielo.

T. di Gesù Bambino del Volto Santo
rel. carm. ind.

Lettera 258 a don Bellière

Non posso che fare mie le parole di Gesù all’ultima cena

18 luglio 1897

Mi povero e caro Fratello,
Il suo dolore mi commuove profondamente; ma vede come è buono Gesù, permette che io possa ancora scriverle per tentare di consolarla e senza dubbio non sarà l’ultima volta. Il dolce Salvatore sente i suoi pianti e le sue preghiere, è per questo che mi lascia ancora sulla terra. Non creda che me ne affligga! No, al contrario, poiché vedo nella condotta di Gesù quanto la ama!
Mi sono, senza dubbio, spiegata male nel mio ultimo biglietto perché mi dice, carissimo piccolo fratello, “di non chiederle quella gioia che io provo nell’avvicinarsi della felicità”. Se, per qualche istante potesse leggere nella mia anima, come ne sarebbe sorpreso! Il pensiero della felicità celeste non solo non mi causa alcuna gioia, ma talvolta ancora mi domando come sarà possibile essere felice senza soffrire. Gesù, senza dubbio, cambierà la mia natura, altrimenti dovrei rimpiangere la sofferenza e la valle di lacrime. Non ho mai chiesto a Dio di morire giovane, mi sarebbe parsa una viltà, ma Lui, fin dalla mia infanzia, mi ha dato la persuasione intima che la mia corsa quaggiù sarebbe stata breve. È solo il pensiero di adempiere la volontà del Signore che fa tutta la mia gioia.
Fratello, come vorrei potere versare nel suo cuore il balsamo della consolazione! Non posso che fare mie le parole di Gesù all’ultima cena, Egli non potrà offendersene poiché sono la sua piccola sposa e di conseguenza i suoi beni sono miei. Le dico, quindi, come Egli disse ai suoi intimi: “Io vado al Padre, ma poiché vi ho detto questo… avete il cuore colmo di tristezza, vi dico quindi la verità: è nel vostro interesse che io vada. Voi ora siete nella tristezza, ma vi rivedrò e il vostro cuore sarà nella gioia e nessuno potrà togliervela”.
Sì, ne sono certa, dopo il mio ingresso nella vita, la tristezza del mio fratello si muterà in una gioia colma di pace che nessuna creatura potrà rapirgli. Lo sento, dobbiamo andare in Cielo per la stessa via, quella della sofferenza unita all’amore. Quando sarò in porto le insegnerò, fratello della mia anima, come dovrà navigare sul mare tempestoso del mondo: con l’abbandono e l’amore di un bambino che sa di essere amato da suo Padre, che non potrebbe lasciarlo solo nell’ora del pericolo. Come vorrei farle comprendere la tenerezza del Cuore di Gesù, quanto attende da lei! Nella sua lettera del 14 lei aveva fatto trasalire dolcemente il mio cuore, compresi più che mai fino a qual punto la sua anima è sorella della mia poiché è chiamata a elevarsi verso Dio con l’ascensore dell’amore e non a salire la rude scala del timore… Non mi stupisco per nulla che la pratica della familiarità con Gesù le sembri un poco difficile da realizzare. Non ci si può arrivare in un solo giorno, ma ne sono sicura, l’aiuterò molto a procedere su questa via deliziosa, quando sarò liberata dal mio involucro mortale e subito, come Sant’Agostino, lei dirà: “L’Amore è il peso che mi trascina”.
Vorrei tentare di farle comprendere, con un paragone molto semplice, come Gesù ami le anime anche imperfette che hanno fiducia in Lui. Io immagino che un padre abbia due figli sventati e disubbidienti e che, volendoli punire, ne veda uno che trema e si allontana da lui con terrore, pur avendo in fondo al cuore il sentimento che merita di essere punito, mentre suo fratello, al contrario, si getta nelle braccia del padre, dicendo che gli dispiace di averlo fatto addolorare, che lo ama e che, per provarglielo, sarà più attento d’ora in poi. Poi, se questo figlio chiede a suo padre di punirlo con un bacio, non credo che il cuore di quel padre felice possa resistere alla fiducia filiale del figlio di cui conosce la sincerità e l’amore. Non ignora tuttavia che più di una volta ricadrà negli stessi errori, ma è disposto a perdonargli sempre, se il figlio lo prenderà sempre dalla parte del cuore… Non le dico nulla del primo figlio, mio caro fratello; lei deve comprendere da solo se il padre possa amarlo quanto l’altro e trattarlo con la stessa indulgenza…
Ma perché le parlo della fiducia e dell’amore? Mi spiego così male che bisogna attendere il cielo per intrattenerla su questa felice via. Quanto volevo fare oggi, era consolarla. Come sarei felice se accogliesse la mia morte come l’accoglie Madre Agnese di Gesù! Lei ignora senza dubbio che mi è due volte sorella e che mi è stata mamma nell’infanzia. Nostra Madre temeva molto che la sua natura sensibile e il suo grande affetto per me le avrebbero reso amara la mia partenza; è avvenuto invece il contrario: parla della mia morte come di una festa ed è una grande consolazione per me. La prego, tenti come lei di persuadersi che invece di perdermi mi troverà e che non la lascerò più. Chieda la stessa grazia per la Madre che lei ama e che io amo ancora di più perché è il mio Gesù visibile. Le darei con gioia quanto mi chiede se non avessi fatto voto di povertà ma, per questa ragione, non posso neppure disporre di un’immaginetta, è solo Nostra Madre che la può accontentare e so bene che soddisferà i suoi desideri. A proposito, in vista della mia prossima morte, una sorella mi ha fotografato per la festa di Nostra Madre. Le novizie hanno esclamato, vedendomi, che avevo assunto la mia aria seria; sembra che abitualmente sia più sorridente, ma creda che se la mia fotografia non le sorride, la mia anima non cesserà di sorriderle quando sarà vicino a lei. A Dio, caro e amatissimo fratello, mi creda che sarò per tutta l’eternità la sua vera piccola sorella.


T. di Gesù Bambino
r. c. i.

Lettera 261 a don Bellière

Vorrei che lei fosse semplice con Dio, ma anche…con me; è sorpreso dalla mia frase?

26 luglio 1897

Caro piccolo fratello,
Quanto piacere mi ha fatto la sua lettera! Se Gesù ha ascoltato le sue preghiere e ha prolungato a causa loro il mio esilio, ha pure esaudito nel suo amore le mie, poiché lei è rassegnato a perdere “la mia presenza, la mia azione sensibile”, come dice. Fratello mio, mi lasci dire: Dio riserva alla sua anima sorprese ben dolci; essa è, lei me lo ha scritto, “poco abituata alle cose soprannaturali” ed io, che non per nulla sono la sua piccola sorella, le prometto di farle gustare dopo la mia partenza per la vita eterna, la felicità che si può provare nel sentire vicino a sé una persona amica. Non sarà più una corrispondenza come questa, più o meno lunga, sempre molto incompleta, che lei sembra rimpiangere, ma un ritrovarsi fraterno che incanterà gli angeli, un ritrovarsi fraterno che le persone non potranno biasimare perché sarà loro nascosto. Come mi sembrerà bello essere libera da questa spoglia mortale che mi obbligherebbe se, per assurdo, mi trovassi con altre persone in presenza del mio fratello, a guardarlo come un estraneo, uno sconosciuto!… La prego, non imiti gli Ebrei che rimpiangevano “le cipolle d’Egitto!”. Io le ho servito da qualche tempo anche troppi di questi ortaggi che fanno piangere quando si avvicinano agli occhi senza essere cotti.
Ora sogno di condividere con lei “la manna nascosta”, che l’Onnipotente ha promesso di dare “al vincitore”. Solo perché è nascosta questa manna celeste l’attira meno delle “cipolle d’Egitto”, ma ne sono sicura, appena mi sarà permesso di presentarle un nutrimento tutto spirituale, non rimpiangerà più quello che le avrei dato se fossi ancora rimasta a lungo sulla terra. La sua anima è troppo grande per attaccarsi a qualche consolazione di quaggiù! È in cielo che lei deve incominciare in anticipo a vivere, perché è scritto: “Là dove è il vostro tesoro, c’è anche il vostro cuore”. Il suo unico Tesoro non è Gesù? Poiché è in Cielo, è là che deve abitare il suo cuore e glielo dico molto semplicemente: mi sembra che le sarà più facile vivere con Gesù quando io sarò accanto a Lui per sempre.
Bisogna che mi conosca in modo molto imperfetto per temere che una narrazione dettagliata delle sue mancanze possa diminuire la tenerezza che provo per la sua anima! Fratello, lo creda, non avrò bisogno di “mettere la mano sulla bocca di Gesù!”. Da molto tempo ha dimenticato le sue infedeltà, solo i suoi desideri di perfezione gli sono presenti per rallegrare il suo Cuore. La supplico, non si trascini più ai suoi piedi, segua il “primo slancio che la porta fra le sue braccia”, è questo il suo posto, e ho constatato ancora di più che nelle altre sue lettere che Egli le proibisce di andare in Cielo per un’altra via, diversa da quella della sua piccola sorella.
Sono proprio del suo parere, “il Cuore divino è più rattristato da mille piccole indelicatezze dei suoi amici che dalle colpe anche gravi che commettono le persone del mondo”; ma mi sembra che è solamente quando i suoi, non rendendosi conto delle loro continue indelicatezze, se ne fanno un’abitudine e non gliene chiedono perdono, che Gesù può dire le toccanti parole che ci sono messe sulle labbra dalla Chiesa nella settimana santa: “Queste piaghe che vedete in mezzo alle mie mani, le ho ricevute nella casa di coloro che mi amavano!”. Per coloro che l’amano e che, dopo ogni indelicatezza, gli chiedono perdono gettandosi nelle sue braccia, Gesù trasalisce di gioia. Dice ai suoi angeli quello che il padre del figlio prodigo diceva ai suoi servitori: “Rivestitelo della veste più bella, mettetegli l’anello al dito, rallegriamoci”. Fratello, quanto sono poco conosciute la bontà, l’amore misericordioso di Gesù! È vero che per gioire di questi tesori bisogna umiliarsi, riconoscere il proprio nulla, ed ecco quello che molti non vogliono fare, ma non è così che lei si comporta, perciò la via della semplice e amorosa fiducia è proprio fatta per lei.
Vorrei che lei fosse semplice con Dio, ma anche… con me; è sorpreso dalla mia frase? Lei mi chiede perdono, fratello, “della sua indiscrezione” che consiste nel voler sapere se nel mondo la sua sorella si chiamava Genoveffa, io trovo la domanda del tutto naturale; per provarglielo le racconterò alcuni particolari della mia famiglia, perché non è stato bene informato.
Il buon Dio mi ha dato un papà e una mamma più degni del cielo che della terra; chiesero al Signore di dare loro molti figli e di prenderli tutti per Sé. Questo desiderio venne esaudito: quattro piccoli angeli se ne andarono nel Cielo e le cinque figlie rimaste nell’arena presero Gesù per Sposo. Fu con coraggio eroico che papà, come un nuovo Abramo, salì tre volte il monte del Carmelo per immolare a Dio quanto aveva di più caro. Dapprima furono le due maggiori, poi la terza, con il consiglio della sua guida spirituale e condotta dal nostro incomparabile papà, fece una prova in un Monastero della Visitazione. (Dio si accontentò del consenso, più tardi ritornò nel mondo dove visse come se si trovasse nel chiostro). Non rimanevano all’eletto di Dio che due figlie, l’una di diciotto anni, l’altra di quattordici. Quest’ultima, “la piccola Teresa”, gli chiese di volare al Carmelo, cosa che ottenne senza difficoltà dal papà, che spinse la sua compiacenza fino a condurla dapprima a Bayeux30, poi a Roma31, per rimuovere gli ostacoli che ritardavano l’immolazione di colei che chiamava la sua regina. Quando l’ebbe condotta in porto, disse all’unica figlia che gli rimaneva: “Se vuoi seguire l’esempio delle tue sorelle, io acconsento, non preoccuparti per me”. L’angelo che doveva sostenere la vecchiaia di un simile santo rispose che dopo la sua partenza per il Cielo, lei pure sarebbe volata verso il chiostro, fatto che riempì di gioia colui che viveva per Dio solo. Ma una vita così bella doveva essere coronata da una prova adeguata. Poco tempo dopo la mia partenza, il papà che tanto noi amavamo a giusta ragione, venne colto da un attacco di paralisi alle gambe, ma la prova non poteva fermarsi lì: sarebbe stata troppo dolce, poiché l’eroico patriarca si era offerto a Dio come vittima. Così la paralisi cambiò il suo corso e si fissò nella testa venerabile della vittima che il Signore aveva accettato… Non ho più spazio per raccontarle altri dettagli commoventi, voglio solamente dirle che dovemmo bere il calice sino alla feccia e separarci per tre anni dal nostro venerato papà, affidandolo a mani religiose ma estranee. Accettò questa prova, di cui comprese tutta l’umiliazione e spinse il suo eroismo fino a non voler che si chiedesse la sua guarigione.
A Dio, mio piccolo fratello, spero di scriverle ancora, se il tremito della mano non aumenterà, sono stata costretta infatti a scrivere la lettera a più riprese. La sua piccola sorella non “Genoveffa”, ma“Teresa” di Gesù Bambino del Volto Santo.

Lettera 263 a don Bellière

Mi rallegro che Dio mi permetta di soffrire ancora per suo amore

Carmelo di Lisieux, 10 agosto 1897

Mio caro piccolo Fratello,
Eccomi ormai pronta per la partenza: ho già ricevuto il mio passaporto per il Cielo ed è il mio amato papà ad ottenermi questa grazia. Il 2932 mi ha dato la garanzia che presto andrò a raggiungerlo: l’indomani, il dottore stupito dal peggioramento fatto dalla malattia in due giorni, disse alla Nostra buona Madre che era tempo di esaudire il mio desiderio, facendomi ricevere l’Estrema Unzione. Il 30 ho ricevuto dunque questa felicità, e anche quella di vedere Gesù-Ostia, lasciare per me il suo tabernacolo, per farsi Viatico del mio lungo viaggio. Questo Pane del Cielo mi ha fortificata. Sembra che il mio pellegrinaggio non possa aver fine. Ma invece di lamentarmene, mi rallegro che Dio mi permetta di soffrire ancora per suo amore. Come è dolce abbandonarsi nelle sue braccia senza paure né desideri!
Le confesso, fratello mio, che non comprendiamo il Cielo nella stessa maniera. A lei sembra che, partecipando alla giustizia e alla santità di Dio, non potrò più, come sulla terra, scusare le sue mancanze. Ma ha dunque dimenticato che parteciperò anche alla misericordia infinita del Signore?
Io credo che i Beati abbiano una grande compassione delle nostre miserie; ricordano che, essendo stati come noi fragili e mortali, hanno commesso le stesse colpe, sostenuto le stesse lotte e la loro fraterna tenerezza diventa ancora più grande di quanto non lo fosse sulla terra, perciò non cessano di proteggerci e di pregare per noi.
Ora, caro picolo fratello, le parlo dell’eredità che lei riceverà dopo la mia morte. Ecco la parte che Nostra Madre le darà: - 1° Il reliquiario che ho ricevuto il giorno della vestizione e che da allora non mi ha più lasciata - 2° Un piccolo Crocifisso che mi è incomparabilmente più caro del grande, in quanto questo che porto non è più il primo che mi era stato dato. Al Carmelo talvolta si cambiano gli oggetti di pietà: è un buon mezzo per impedire che ci si attacchi. Torno a parlare di questo piccolo Crocifisso. Non è bello, i tratti del Cristo sono quasi scomparsi: non se ne meraviglierà quando saprà che dall’età di 13 anni questo ricordo, di una delle mie sorelle, mi ha seguito ovunque. È stato soprattutto durante il mio viaggio in Italia che questo Crocifisso mi è diventato prezioso: l’ho accostato a tutte le reliquie insigni che avevo la gioia di venerare (dirne il numero mi sarebbe impossibile): è stato inoltre benedetto dal Santo Padre. Da quando sono ammalata tengo quasi sempre tra le mani questo nostro caro piccolo Crocifisso. Guardandolo penso con gioia che, dopo aver ricevuto i miei baci, andrà a reclamare quelli del mio piccolo fratello. Ecco dunque in che cosa consiste la sua eredità. In più Nostra Madre le darà l’ultima immagine che ho dipinta. Termino qui, fratello caro, nel punto in cui avrei dovuto cominciare, ringraziandola del grande piacere che lei ha fatto mandandomi la sua fotografia.
A Dio, caro piccolo fratello! Egli ci faccia la grazia di amarlo e di salvargli anime! È l’augurio che le formula
la sua indegna piccola sorella

Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo
r. c. i.

Lettera 266 a don Bellière

Non posso temere un Dio che per me si è fatto così piccolo!

25 agosto 1897

(Recto:)33

Non posso temere un Dio che per me si è fatto così piccolo!… Io l’amo!… Infatti egli non è che amore e misericordia!

(Verso:)

Ultimo ricordo di un’anima sorella della sua

T. di G. B.

Adolphe-Jaen-Louis-Eugène Roulland
secondo fratello spirituale di Suor Teresa
Sacerdote delle Missione Estere di Parigi, Missionario in Cina

Chieda a Gesù per me, (…) di infiammarmi del fuoco del suo Amore, perché io possa poi aiutarla ad accenderlo nei cuori (LT 189)

Adolphe-Jaen-Louis-Eugène Roulland nacque a Cahagnolles nel Calvados (Francia) il 13 ottobre 1870. Entrò nelle Missioni Estere di Parigi e preparandosi al Sacerdozio, sentì il bisogno dell’aiuto delle preghiere di una monaca claustrale per il suo futuro apostolato. Madre Maria di Gonzaga non esitò allora a scegliere Suor Teresa di Gesù Bambino. È la migliore fra le buone, confidò a Padre Roulland prima della sua Ordinazione Sacerdotale (28 giugno 1896). Questi incontrò Suor Teresa il 3 luglio, in occasione di una delle sue messe celebrate al Carmelo. Nel corso degli ultimi mesi della vita, Suor Teresa scrisse ben sette volte a P. Roulland. Di questa corrispondenza, un biglietto andò perduto perché, consegnato come segno di protezione a una piccola bambina cinese durante la sua malattia, non fu ricuperato al momento della sua sepoltura. La Priora fece pervenire al padre una fotografia di Suor Teresa sul retro della quale aveva riportato le date importanti della sua vita e il missionario inviò una sua foto che Madre Maria di Gonzaga autorizzò Suor Teresa a conservare in cella. Il ritratto era accompagnato da un foglio sul quale il padre scrisse, anche lui, per la sua sorella gli avvenimenti principali della sua vita.
Suor Teresa portava un piccolo Vangelo sul cuore e lì inserì l’immagine-ricordo dell’ordinazione Sacerdotale del suo fratello, sulla quale scrisse: Quaggiù lavoriamo insieme; in Cielo condivideremo la ricompensa. Ugualmente Padre Roulland portava con sé un’immagine dipinta di Suor Teresa, che rappresentava un cuore che lasciava cadere gocce di sangue sopra Su-Tchuen, la regione cinese dove il Padre era stato inviato missionario, con questa invocazione di Suor Teresa: O Sangue Divino di Gesù, innaffia la nostra missione. Fa germinare gli eletti (20 agosto 1896). Ogni giorno ricordava Suor Teresa nella messa e recitava la preghiera che ella gli aveva domandato: Mio Dio, infiamma la mia sorella del vostro amore, preghiera che, su domanda di Suor Teresa, diventò la seguente dopo la morte: Mio Dio, permetti alla mia sorella di farti ancora amare.
In una lettera che P. Roulland le inviò da Shangai tra il 24 e il 26 agosto 1896, Suor Teresa restò sorpresa di leggere questo avvenimento tra i più importanti della vita del suo fratello spirituale: Vocazione salvata da Notre-Dame de La Délivrande: 8 settembre 1890. Era esattamente il giorno della Professione di Suor Teresa al Carmelo allorché dicendo al mondo un eterno addio, il suo unico scopo era quello di salvare le anime, specialmente le anime degli apostoli. A Gesù, suo Divino Sposo, ella domandò particolarmente un’anima apostolica; non potendo essere Sacerdote, voleva che al suo posto un Sacerdote ricevesse le grazie del Signore, che avesse le sue medesime aspirazioni, i suoi medesimi desideri, come scrisse a P. Roulland il 1° novembre 1896 (LT 178). Ricordiamo che la poesia-preghiera A Nostra Signora delle Vittorie, Regina delle Vergini, degli Apostoli e dei Martiri era stata scritta il 16 luglio 1896, secondo l’intenzione di P. Roulland.
Nel 1909, dopo qualche anno di vita missionaria in Cina, il Padre fu richiamato a Parigi come Direttore nel Seminario di Rue du Bac, adempiendo inoltre, dal 1913, le funzioni di economo. Senza tuttavia mettersi personalmente in mostra, fu un apostolo sempre più convinto di Santa Teresa di Gesù Bambino e del suo Atto d’offerta all’Amore misericordioso. Nel 1922, dopo un anno passato a Roma, fu incaricato del Noviziato dei fratelli a Dormans (Marne), ove morì il 12 giugno 1934 (Da Procès de béatification et canonisation de ste thérèse de l’enfant-jésus et de la ste face, I, Procès informatif ordinaire, Teresianum, Roma, 1973).

La poesia-preghiera A Nostra Signora delle Vittorie, Regina delle Vergini, degli Apostoli e dei Martiri era stata scritta da Teresa il 16 luglio 1896, secondo l'intenzione di P. Roulland.

Poesia 35

16 luglio 1896
A Nostra Signora delle Vittorie
Regina delle Vergini, degli Apostoli e dei Martiri

1  Tu che la mia speranza appaghi,
Madre, l'umile canto ascolta
di quell'amor riconoscente
che dal cuor mio di figlia viene!

2  Alle opere d'un missionario
tu per sempre mi hai unita
coi legami della preghiera,
del dolore e dell'amore.

3  Lui nel mondo andare deve
e annunciare di Gesù il nome;
nell'ombra e nel mistero invece
le umili virtù vivrà.

4  Soffrire, questo io reclamo!
Io amo e desidero la Croce!
Aiutando a salvar un'anima
mille volte morir vorrei!

5  Per il Conquistatore d'anime
immolarmi voglio al Carmelo,
diffondendo con lui quel fuoco
che ci porta Gesù dal Cielo. (Lc 12,49)

6  Con Lui - mirabile mistero! -
amar farà il virgineo nome
della mia Madre tenerissima
fino al Su-tchuen orientale!

7  Nella mia grande solitudine
voglio i cuori conquistar, Maria!
I peccatori, col tuo Apostolo,
convertirà in capo al mondo.

8  E per lui l'acqua del Battesimo
farà  del neonato d'un sol giorno
il tempio dove Dio medesimo
per amore abiterà.

9  D'angioletti popolerà
il radioso soggiorno eterno.
Per suo mezzo a schiere i bambini
in volo andranno su nel cielo.

10  Con Lui la palma potrà cogliere
che amo con tutta la mia anima.
Oh, qual speranza, Madre cara!
Io Sorella sarà d'un Martire!

11  Non più in esilio in questa vita,
giunti a sera dell'alto scontro
godremo nella Patria eterna
i frutti dell'apostolato.

12  A Lui l'onor della Vittoria
presso le schiere dei beati;
a me il riflesso di sua Gloria
eternamente là  nel Cielo!

La piccola sorella d'un Missionario
 

Lettere a Padre Adolfo Roulland

Lettera 189 a padre Roulland

La nostra unione apostolica sia conosciuta da Gesù solo

Carmelo di Lisieux3 giugno 1896

Reverendo Padre,
Penso che farò cosa gradita alla nostra buona Madre, offrendole il 21 giugno, per la sua festa, un corporale e un purifichino con una palla(1), perché abbia il piacere di inviarglielo per il 29(2). È a questa Venerata Madre che debbo la felicità intima di essere unita a lei con i legami apostolici della preghiera e della mortificazione; così la supplico, Padre, di aiutarmi a pagarle al Santo Altare, il mio debito di riconoscenza.
Mi sento molto indegna di essere associata, in modo particolare, a uno dei Missionari del nostro Adorabile Gesù, ma poiché l’obbedienza mi affida questo dolce compito, sono certa che il mio Celeste Sposo supplirà ai miei deboli meriti, sui quali non mi appoggio per nulla e che esaudirà i miei desideri fecondando il suo apostolato. Sarò veramente felice di lavorare con lei alla salvezza delle anime; è con questo scopo che mi sono fatta Carmelitana; non potendo essere missionaria d’azione, ho voluto esserlo attraverso l’amore e la penitenza come Santa Teresa, la mia serafica Madre… La supplico, Reverendo Padre, chieda a Gesù per me, il giorno in cui si compiacerà per la prima volta di discendere dal Cielo alla sua voce, di infiammarmi del fuoco del suo Amore, perché io possa poi aiutarla ad accenderlo nei cuori.
Da tempo desideravo conoscere un Apostolo che volesse pronunciare il mio nome al Santo Altare il giorno della sua prima Messa!… Desideravo preparargli io stessa i sacri lini e la bianca ostia destinata a nascondere il Re del Cielo!… Il Dio della bontà ha voluto realizzare il mio sogno e mostrarmi una volta di più come si compiace di soddisfare i desideri di chi ama Lui solo.
Se non temessi di essere indiscreta, le chiederei ancora, Padre, di avere ogni giorno al santo altare un ricordo per me… Quando l’oceano la separerà dalla Francia, si ricorderà guardando la “palla” che ho dipinto con tanta felicità, che sul monte del Carmelo c’è chi prega sempre il Divin Prigioniero d’Amore per il successo della sua gloriosa conquista.
Desidero, Reverendo Padre, che la nostra unione apostolica sia conosciuta da Gesù solo, e reclamo una delle sue prime benedizioni per colei che sarà felice di dirsi eternamente
la sua indegna piccola sorella in Gesù-Ostia

Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

2 Piccola tela di lino inamidata che copre il calice.
3 Giorno della prima Messa.

Lettera 193 a padre Roulland

In Cielo, chiederò a Gesù il permesso di visitarla e continueremo insieme il nostro apostolato

Carmelo di Lisieux, 30 luglio 1896

Fratello,
Mi permette, non è vero, di non chiamarla più con un altro nome poiché, a Gesù è piaciuto unirci con il legame dell’apostolato?
Mi è molto dolce pensare che, da tutta l’eternità, Nostro Signore ha formato questa unione che deve salvargli delle anime e mi ha creata per essere sua sorella…
Ieri abbiamo ricevuto le sue lettere; con gioia Nostra buona Madre l’ha introdotta in clausura. Mi consente di tenere la fotografia di mio fratello; è un privilegio tutto speciale: una Carmelitana non ha neppure i ritratti dei parenti più prossimi, ma Nostra Madre sa bene che il suo, anziché richiamarmi le cose del mondo e gli affetti della terra, eleverà la mia anima nelle regioni più alte, la condurrà a dimenticarsi per la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Così, fratello, mentre attraverserò il mare in sua compagnia, lei resterà vicino a me, ben nascosto nella mia povera cella…
Tutto quanto mi circonda mi richiama il suo ricordo, ho fissato la carta del Su-Tchuen sul muro del laboratorio dove lavoro, e l’immaginetta, che mi ha regalato, riposa sempre sul mio cuore, nel libro dei Vangeli, che non mi lascia mai. Inserendola per caso, ecco il passo dov’è caduta: “Colui che abbandonerà tutto per seguirmi, riceverà il centuplo in questo mondo e la vita eterna nel secolo futuro”. Queste parole di Gesù si sono realizzate per lei, perché mi dice: “Parto felice”. Comprendo che questa gioia debba essere tutta spirituale; è impossibile lasciare il padre, la madre, la patria, senza provare tutte le lacerazioni della separazione… Soffro con lei, con lei offro il suo grande sacrificio e supplico Gesù di diffondere le sue abbondanti consolazioni sui suoi genitori, in attesa dell’unione celeste, dove li vedremo rallegrarsi della sua gloria che, asciugando per sempre le loro lacrime, li colmerà di gioia per tutta la felice eternità.
Questa sera, durante l’orazione, ho meditato alcuni passi di Isaia che mi sono parsi appropriati a lei e non posso impedirmi di copiarglieli.
“Prendi un luogo più spazioso per piantare le tue tende… Ti estenderai a destra e a sinistra, la tua discendenza avrà le nazioni per eredità, abiterà le città deserte… Alza gli occhi, e guarda intorno a te; tutti quelli che vedi radunati vengono verso di te, i tuoi figli verranno da lontano e le tue figlie sorgeranno da tutte le parti. Allora guarderai questa moltiplicazione straordinaria, il tuo cuore stupito si dilaterà, quando la moltitudine delle rive del mare e tutto quello che vi è di grande fra le nazioni sarà venuto verso di te”.
Non è forse il centuplo promesso? E lei non può scrivere a sua volta: “Lo Spirito del Signore è sopra di me, mi ha colmato della sua unzione. Mi ha inviato per annunciare la sua parola, per guarire tutti quelli che hanno il cuore spezzato, per rendere la libertà a coloro che sono incatenati e consolare quelli che piangono… Mi rallegrerò nel Signore, perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza e ornato con gli ornamenti della giustizia. Come la terra fa germinare il seme, così il Signore Dio farà germogliare per mezzo mio la sua giustizia e la sua gloria in mezzo alle nazioni… Il mio popolo sarà un popolo di giusti, saranno i germogli che ho piantato… Andrò nelle isole più lontane, verso coloro che non hanno mai sentito parlare del Signore. Annuncerò la sua gloria alle nazioni e le offrirò come un regalo al mio Dio”.
Se volessi copiare tutti i passaggi che mi hanno maggiormente colpito, ci vorrebbe troppo tempo. Quando avrà un istante libero, vorrei che mi scrivesse le principali date della sua vita, potrei così unirmi particolarmente a lei per ringraziare Dio delle grazie che le ha fatto.
A Dio, fratello!… La distanza non potrà mai separare la nostre anime, la stessa morte renderà più intima la nostra unione. Se andrò presto in Cielo, chiederò a Gesù il permesso di visitarla a Su-Tchuen e continueremo insieme il nostro apostolato. Nell’attesa, le sarò sempre unita nella preghiera e chiedo a Nostro Signore di non lasciarmi mai gioire quando lei soffrirà. Vorrei anche che lei avesse sempre le consolazioni ed io le prove, forse è egoismo? No, poiché la mia sola arma, è l’amore e la sofferenza, mentre la sua spada è quella della parola e delle fatiche apostoliche.
Ancora una volta, a Dio, fratello, voglia benedire colei che Gesù le ha dato per sorella…

Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo
rel. carm. ind.

Lettera 201 a padre Roulland

Al di fuori della sua volontà non faremmo nulla, né per Gesù, né per le anime

Carmelo di Lisieux, 1° novembre 1896

Fratello mio,
La sua interessante missiva, giunta sotto il patrocinio di tutti i Santi, mi suscita una grande gioia. La ringrazio di trattarmi da vera sorella; con la grazia di Gesù, spero di rendermi degna di questo titolo che mi è così caro. La ringrazio anche di averci inviato “L’anima di un Missionario”. Questo libro mi ha vivamente interessato, mi ha permesso di seguirla nel corso del suo lontano viaggio. La vita di Padre Nempon ha un titolo davvero appropriato: rivela davvero l’anima di un missionario o piuttosto l’anima di tutti gli apostoli veramente degni di questo nome.
Mi chiede, nella lettera scritta da Marsiglia, di pregare Nostro Signore di allontanare da lei la croce di essere nominato Rettore in un seminario, e anche quella di ritornare in Francia. Comprendo che una simile prospettiva non le sia gradita; con tutto il cuore chiedo a Gesù che voglia lasciarla adempiere il suo laborioso apostolato così, come l’ha sempre sognato. Tuttavia aggiungo con lei: “Che la volontà di Dio sia fatta”. Qui solamente si trova il riposo, al di fuori di quest’amabile volontà non faremmo nulla, né per Gesù, né per le anime.
Non posso dirle, Fratello, quanto sia contenta di vederla così completamente abbandonato fra le mani dei suoi Superiori, mi sembra che sia una prova certa che un giorno i miei desideri saranno realizzati, cioè che lei sarà un grande santo.
Mi permetta di confidarle un segreto, che mi è rivelato dal foglio in cui sono scritte le date memorabili della sua vita.
- L’8 settembre 1890 la sua vocazione missionaria fu salvata da Maria, la Regina degli Apostoli e dei Martiri; in quello stesso giorno, una piccola Carmelitana diventava la sposa del Re dei Cieli. Dicendo al mondo un eterno addio, il suo unico scopo era di salvare le anime, soprattutto quelle degli apostoli. A Gesù, suo Sposo divino, chiese particolarmente un’anima apostolica; non potendo essere sacerdote, voleva che, al suo posto, un sacerdote ricevesse le grazie del Signore, che avesse le stesse aspirazioni, gli stessi desideri di lei…
Lei conosce l’indegna Carmelitana che fece questa preghiera. Non pensa come me che la nostra unione, confermata il giorno della sua ordinazione sacerdotale, cominciò l’8 settembre?… Credevo di incontrare solo in cielo l’apostolo, il Fratello che avevo chiesto a Gesù, ma il Salvatore Amato, levando un poco il velo misterioso che nasconde i segreti dell’eternità, si è compiaciuto di darmi, fin dall’esilio, la consolazione di conoscere il Fratello della mia anima, di lavorare con lui alla salvezza dei poveri infedeli.
Come è grande la mia riconoscenza quando considero le delicatezze di Gesù! Che cosa ci riserva in Cielo se, fin da quaggiù, il suo amore ci dispensa sorprese così deliziose?
Più che mai capisco che i più piccoli avvenimenti della nostra vita sono condotti da Dio, è Lui che ci fa desiderare e colma i nostri desideri… Quando Nostra mi propose di diventare la sua aiutante, lo confesso Fratello, esitai. Considerando le virtù delle sante Carmelitane che mi circondano, mi sembrava che Nostra servisse meglio i suoi interessi spirituali scegliendole una sorella diversa da me; solo il pensiero che Gesù non avrebbe guardato alle mie opere imperfette, ma alla mia buona volontà, mi fece accettare l’onore di condividere le sue fatiche apostoliche. Non sapevo allora che Nostro Signore stesso mi aveva scelta, Egli che si serve degli strumenti più deboli per operare delle meraviglie!… Non sapevo che da sei anni avevo un fratello che si preparava a diventare missionario; ora che questo Fratello è veramente suo apostolo, Gesù mi rivela questo mistero, per aumentare ancora, senza dubbio, nel mio cuore, il desiderio di amarlo e farlo amare.
Lo sa, Fratello, che se il Signore continua a esaudire la mia preghiera, otterrà un favore che la sua umiltà le impedisce di sollecitare? Questo favore incomparabile, lo indovina, è il martirio!…
Sì, ne ho la speranza, dopo lunghi anni passati nelle fatiche apostoliche, dopo aver dato a Gesù amore per amore, vita per vita, lei gli donerà anche sangue per sangue!…
Scrivendo queste righe, mi rendo conto che le giungeranno in gennaio, mese in cui si scambiano gli auguri. Credo che quelli della sua piccola sorella saranno i soli nel loro genere!… A dire il vero, il mondo riterrebbe folli simili auguri, ma per noi il mondo non vive più e “la nostra conversazione è già in Cielo”; nostro unico desiderio è di rassomigliare al nostro adorabile Maestro, che il mondo non ha voluto riconoscere perché si è annientato, assumendo la forma e la natura dello schiavo. Che fortuna per lei seguire così da vicino l’esempio di Gesù!… Considerando che ha rivestito l’abito cinese, penso naturalmente al Salvatore che si è rivestito della nostra povera umanità ed è divenuto simile a noi, per riscattare le nostre anime per l’eternità.
Forse lei mi trova molto bambina, ma non importa, le confesso che ho commesso un peccato d’invidia leggendo che i suoi capelli stavano per essere tagliati e sostituiti da una treccia cinese. Non è quest’ultima che ho invidiato, ma molto semplicemente una piccola ciocca di capelli diventati inutili. Senza dubbio mi domanderà, ridendo, che cosa vorrei farne. Bene, questi capelli saranno per me delle reliquie quando lei sarà in Cielo, con la palma del martirio in mano. Ritiene senza dubbio che mi porto molto avanti, ma so che è l’unico modo per arrivare al mio scopo, perché la sua piccola sorella (che è riconosciuta tale solo da Gesù) sarà certamente dimenticata nella distribuzione delle sue reliquie. Sono molto sicura che sta ridendo di me, ma non mi importa. Se lei consente a pagare la piccola ricreazione che le sto offrendo con: “I capelli di un futuro martire”, sarò ben ricompensata.
Il 25 dicembre non mancherò di mandare il mio angelo perché depositi le mie intenzioni vicino all’ostia che sarà consacrata da lei. Dal profondo del cuore la ringrazio di offrire per Nostra e per me la sua Messa dell’aurora; mentre sarà all’altare, noi canteremo il mattutino di Natale che precede immediatamente la Messa di mezzanotte.
Fratello, non si è sbagliato nel dire che senza dubbio le mie intenzioni saranno “di ringraziare Gesù per il giorno, fra tutti, pieno di grazie”. Non è in questo giorno che io ho ricevuto la grazia della vocazione religiosa: Nostro Signore, volendo per Lui solo il mio primo sguardo, volle chiedere il mio cuore dalla culla, se posso esprimermi così.
La notte di Natale del 1886 fu, è vero, decisiva per la mia vocazione, ma per denominarla chiaramente la devo chiamare la notte della mia conversione. In quella notte benedetta, di cui è scritto che rischiara le delizie di Dio stesso, Gesù, che per amore mio si faceva Bambino, volle farmi uscire dalle fasce e dalle imperfezioni dell’infanzia; mi trasformò in tal modo da non riconoscere più me stessa. Senza questo cambiamento sarei dovuta rimanere ancora molti anni nel mondo. Santa Teresa che diceva alle sue figlie: “Voglio che voi non siate donne in nessuna cosa, ma che in tutto siate simili a uomini forti”, non avrebbe voluto riconoscermi per sua figlia se il Signore non mi avesse rivestito della sua forza divina, se non mi avesse armato Lui stesso per la guerra.
Le prometto, Fratello, di raccomandare a Gesù, in un modo del tutto particolare, la ragazza di cui mi parla e che incontra ostacoli alla sua vocazione, partecipo sinceramente alla sua pena, sapendo per esperienza come sia amaro non poter rispondere immediatamente alla chiamata di Dio. Le auguro di non essere costretto, come me, ad andare a Roma!… Senza dubbio lei ignora che sua sorella ha avuto l’audacia di parlare al Papa!… Tuttavia è vero, e se non avessi avuto quest’audacia, forse sarei ancora nel mondo.
Gesù ha detto che “il regno dei Cieli soffre violenza e solo i violenti lo rapiscono”, è stato lo stesso per me riguardo al regno del Carmelo. Prima di essere prigioniera di Gesù, mi è stato necessario viaggiare molto lontano, per rapire la prigione che preferivo a tutti i palazzi della terra; così non avevo nessun desiderio di fare un viaggio per mio gradimento personale, e quando il mio incomparabile papà mi propose di condurmi a Gerusalemme, se avessi voluto ritardare la mia entrata di due o tre mesi, non esitai (malgrado l’attrattiva naturale che mi portava a visitare i luoghi santificati dalla vita del Salvatore), a scegliere il riposo all’ombra di Colui che avevo desiderato. Comprendevo che, veramente, un solo giorno passato nella casa del Signore valeva più che mille giorni spesi altrove.
Forse, lei desidera sapere quale ostacolo trovai nel portare a compimento la mia vocazione: non era altro che la mia giovinezza, il nostro Padre Superiore rifiutò formalmente di ricevermi prima dei ventuno anni, dicendo che la bambina di quindici anni non era capace di sapere in che cosa si impegnava. La sua condotta era prudente e non dubito che, provandomi, adempisse la volontà di Dio che voleva farmi conquistare la fortezza del Carmelo con la punta della spada. Forse anche Gesù permise al demonio di porre ostacoli ad una vocazione che non doveva, così credo, rientrare nei gusti di questo malvagio privo d’amore, come lo chiama la nostra Santa Madre. Fortunatamente tutte le sue astuzie si volsero a sua vergogna, non servirono che a rendere la vittoria di una bambina più splendida. Se volessi scriverle tutti i dettagli del combattimento che dovetti sostenere, mi ci vorrebbe molto tempo, inchiostro e carta. Raccontati da una penna abile questi dettagli avrebbero per lei dell’interesse, ma la mia non sa infondere fascino ad una lunga narrazione: le chiedo quindi perdono per averla forse già annoiata.
Lei mi promette, Fratello, di continuare ogni mattina a dire all’altare: “Mio Dio, infiamma la mia sorella del tuo amore”, gliene sono profondamente riconoscente e non ho difficoltà ad assicurarla che le sue condizioni sono e saranno sempre accettate. Tutto quello che chiedo a Gesù per me, lo chiedo anche per lei; quando offro il mio debole amore all’Amato, mi permetto di offrire anche il suo. Come Giosuè lei combatte nella pianura, io invece sono il piccolo Mosè, e di continuo il mio cuore è elevato verso il Cielo per ottenere la vittoria. Come lei sarebbe da compiangere se Gesù stesso non sostenesse le braccia del suo Mosè!… Ma con il soccorso della preghiera, che tutti i giorni lei rivolge per me al Divin Prigioniero d’Amore, spero che non sarà mai da compiangere e che, dopo questa vita in cui insieme avremo seminato nelle lacrime, ci ritroveremo gioiosi portando in mano dei covoni.
Mi è piaciuto il piccolo sermone che ha rivolto a Nostra per esortarla a restare ancora sulla terra; non è lungo, ma, come lei dice, non c’è nulla da replicare; vedo che non faticherà a convincere i suoi uditori quando predicherà, e spero che un’abbondante messe d’anime sarà raccolta e offerta da lei al Signore. Mi accorgo che sono alla fine del foglio, ciò mi costringe a terminare i miei scarabocchi. Voglio tuttavia dirle che tutti i suoi anniversari saranno da me fedelmente festeggiati. Il 3 luglio mi sarà particolarmente caro, poiché in quel giorno lei ha ricevuto Gesù, per la prima volta e in quella stessa data, io ho ricevuto Gesù, dalla sua mano, assistendo alla sua prima Messa al Carmelo.
Benedica, Fratello mio, la sua indegna sorella

Teresa di Gesù Bambino
rel. carm. ind.

Raccomando alle sue preghiere un giovane seminarista che vorrebbe essere missionario, la sua vocazione sta per essere messa alla prova dal servizio militare.

Lettera 221 a padre Roulland

Non mi preoccupo affatto per l’avvenire, sono sicura che Dio farà la sua volontà

19 marzo 1897

Fratello mio,
La nostra buona Madre mi ha consegnato le sue lettere, malgrado la Quaresima, tempo in cui non si scrive al Carmelo. Desidera permettermi di risponderle oggi, temiamo infatti che la nostra lettera di novembre sia andata a visitare le profondità del Fiume Azzurro. Le sue lettere, datate da settembre, hanno compiuto una felice traversata e sono venute a rallegrare la Madre e la sua piccola sorella il giorno della festa di Tutti i Santi; quella del 20 gennaio ci giunge con la protezione di San Giuseppe. Poiché prende esempio da me nello scrivere su tutte le righe, non voglio perdere questa buona abitudine che, tuttavia, rende la mia brutta scrittura ancora più difficile da decifrare. Quando non avremo più bisogno di inchiostro e di carta per comunicarci i nostri pensieri? Lei è stato proprio sul punto di visitare il paese incantato, dove ci si può comprendere senza scrivere e anche senza parlare. Di tutto cuore ringrazio Dio di averla lasciata sul campo di battaglia perché per Lui possa riportare molte vittorie. Già le sue sofferenze hanno salvato molte anime. San Giovanni della Croce ha detto: “Il più piccolo atto di puro amore è più utile alla Chiesa di tutte le opere messe insieme”. Se è così, come devono essere fruttuose le sue pene e le sue prove per la Chiesa, infatti solo per amore di Gesù lei le soffre con gioia! Veramente, fratello, non posso compiangerla, poiché in lei si realizzano quelle parole dell’Imitazione: “Quando troverete dolce la sofferenza e l’amerete per amore di Gesù Cristo, avrete trovato il Paradiso in terra”. Questo Paradiso è quello del missionario e della Carmelitana; la gioia che le persone del mondo cercano in mezzo ai piaceri, non è che un’ombra fuggitiva, ma la nostra gioia, cercata e gustata nelle fatiche e nelle sofferenze, è una realtà molto dolce, un pregustare la felicità del Cielo.
La sua lettera, tutta impregnata di santa gaiezza, mi ha molto interessata, ho seguito il suo esempio e ho riso di tutto cuore, a spese del suo cuoco che vedevo alle prese con lo sfondamento della pentola. Il suo biglietto da visita mi ha pure divertita, non so neppure da quale parte girarlo, sono come un bambino che vuole leggere in un libro capovolgendolo.
Ma per tornare al suo cuoco, lo sa che anche noi al Carmelo abbiamo talvolta delle avventure divertenti?
Il Carmelo, come il Su-Tchuen, è un paese fuori dal mondo, dove si perde il senso delle cose più semplici, eccole un esempio. Una persona caritatevole ci ha fatto dono ultimamente di un bell’astice(1) ben legato nel suo cesto. Indubbiamente era molto tempo che una simile meraviglia non si era più vista in monastero; la nostra sorella cuoca tuttavia si ricordò che bisognava mettere la povera bestia nell’acqua per farlo cuocere: lo fece lamentandosi di essere obbligata ad esercitare una simile crudeltà verso una creatura innocente. Questa sembrava addormentata e si lasciava fare tutto quello che si voleva, ma appena avvertì il calore, la sua calma si mutò in furia e, conoscendo la sua innocenza, non chiese il permesso a nessuno per saltare in mezzo alla cucina, perché il suo caritatevole carnefice non aveva messo il coperchio sulla pentola. Subito la povera sorella si arma delle molle e rincorre l’astice che salta disperatamente. La lotta continua molto a lungo, infine la cuoca, stremata, sempre armata delle molle, corre da Nostra Madre e le dice che l’astice è indiavolato. Il suo volto esprimeva ancora più delle sue parole. Povera creatura così dolce, così innocente fino ad un momento fa, eccoti ora indiavolata! Veramente non bisogna credere ai complimenti delle persone! Nostra Madre non può impedirsi dallo scoppiare in una risata, ascoltando le dichiarazioni del giudice severo che reclama la giustizia. Va anche lei subito in cucina, prende l’astice che, non avendo fatto voto di obbedienza, oppone qualche resistenza, poi, dopo averlo messo nella sua prigione, se ne va, dopo aver ben chiuso la porta, cioè il coperchio. Alla sera, in ricreazione, tutta la Comunità ride fino alla lacrime per l’astice indiavolato e l’indomani ciascuna può gustarne un boccone. La persona che voleva farci un piacere non fallì il suo scopo, perché il famoso astice, o piuttosto la sua storia, ci servirà più di una volta da divertimento, non in refettorio, ma in ricreazione. Forse la mia piccola storia non le sembra molto divertente, ma le assicuro che se avesse visto l’avvenimento, non sarebbe riuscito a stare serio… insomma, se l’annoio, la prego di perdonarmi, ora le parlerò più seriamente. Dopo la sua partenza, ho letto la vita di parecchi missionari; nella mia lettera, che forse non ha ricevuto la ringraziavo per la Vita di Padre Nempon. Ho letto, fra l’altro, quella di Teofano Vénard, che mi ha interessata e colpita più di quanto non sappia dire. Sotto questa impressione, ho composto qualche strofa, del tutto personale, tuttavia gliela mando; Nostra Madre mi ha detto che questi versi sarebbero piaciuti al mio fratello del Su-Tchuen. La penultima strofa richiede qualche spiegazione: ho detto che con gioia partirei per il Tonchino, se Dio mi ci volesse chiamare. Ciò forse la sorprenderà, non è un sogno che una Carmelitana aspiri a partire per il Tonchino? No, non è un sogno e posso davvero assicurarla che se Gesù non verrà presto a cercarmi per il Carmelo del Cielo, un giorno partirò per quello di Hanoi, perché ora c’è un Carmelo in quella città, fondato recentemente da quello di Saigon. Lei lo ha visitato e sa che in Cocincina un Ordine come il nostro non può sostenersi senza elementi francesi; ma, le vocazioni sono molto rare e spesso i Superiori non vogliono lasciare partire le suore che credono capaci di rendere un servizio alla loro Comunità. Così, in gioventù, Nostra Madre fu impedita dalla volontà del suo Superiore di andare a sostenere il Carmelo di Saigon. Non sta a me lamentarmene, ringrazio Dio di aver così ben ispirato il suo rappresentante, ma mi ricordo che i desideri delle madri si realizzano talvolta nei figli e non sarei sorpresa di andare sulla riva infedele a pregare e a soffrire come Nostra Madre avrebbe voluto fare!… Bisogna riconoscere che le notizie che ci giungono dal Tonchino non sono peraltro molto rassicuranti: alla fine dell’anno scorso, dei ladri entrati nel povero monastero, sono penetrati nella cella della Priora, che non si è svegliata, ma al mattino non ha trovato il Crocifisso al suo fianco (di notte, il Crocifisso di una Carmelitana riposa sempre vicino alla sua testa, posto sul cuscino); un armadio era stato forzato e il poco denaro che formava tutto il tesoro materiale della Comunità era scomparso. I Carmeli di Francia, commossi dalla disgrazia di quello di Hanoi, si sono uniti per dargli i mezzi di far costruire un muro di clausura tanto alto da impedire ai ladri di penetrare nel monastero.
Forse lei vuole sapere che cosa pensa Nostra Madre del mio desiderio di andare nel Tonchino? Ella crede alla mia vocazione (perché veramente ce ne vuole una speciale e non ogni Carmelitana si sente chiamata a espatriare), ma non crede che la mia vocazione possa mai realizzarsi, bisognerebbe per questo che il fodero fosse solido quanto la spada e forse il fodero sarebbe gettato in mare prima di arrivare nel Tonchino. Veramente non è molto comodo essere composti da un corpo e da un’anima! Questo miserabile fratello asino, come lo chiamava San Francesco d’Assisi, dà spesso fastidio alla sua nobile sorella e le impedisce di slanciarsi là dove vorrebbe… Insomma non voglio maledirlo: malgrado le sue mancanze, è ancora buono a qualche cosa, poiché fa guadagnare il Cielo alla sua compagna e lo guadagna pure per sé. Non mi preoccupo affatto per l’avvenire, sono sicura che Dio farà la sua volontà, è la sola grazia che desidero, non bisogna essere più realisti del Re!… Gesù non ha bisogno di nessuno per compiere la sua opera e, se mi accettasse, sarebbe per pura bontà, ma a dire il vero, credo piuttosto che mi tratterà come una fannullona; non lo desidero, ma sarei ben contenta di sopportare fatiche e di soffrire a lungo per lui, quindi gli chiedo di agire liberamente con me, cioè di non fare alcuna attenzione ai miei desideri, sia di amarlo soffrendo, sia di andare a gioire di lui in Cielo. Spero però, fratello, che se lasciassi l’esilio, lei non dimenticherà la promessa di pregare per me; ha sempre accolto le mie richieste con una bontà così grande che oso ancora farne un’altra: non desidero che lei chieda a Dio di liberarmi dalle fiamme del purgatorio. Santa Teresa diceva alle sue figlie, quando volevano pregare per lei: “Che mi importa di restare fino alla fine del mondo in purgatorio se con le mie preghiere salvo una sola anima!”. Queste parole trovano un’eco nel mio cuore, vorrei salvare delle anime e dimenticarmi per loro; vorrei salvarne anche dopo la mia morte, allora sarei felice che lei dicesse, al posto della breve preghiera che ora recita e che sarà realizzata per sempre, questa: “Mio Dio, permetti alla mia sorella di farti ancora amare”. Se Gesù l’esaudirà, le saprò ben dimostrare la mia riconoscenza… Mi domanda, di scegliere fra i due nomi di Maria o di Teresa, per una piccola che lei battezzerà; poiché i cinesi non vogliono due protettrici ma una, bisogna dare loro la più potente, è quindi la Santa Vergine che ha la meglio. Più tardi, quando battezzerà molti bambini, lei farà molto piacere a mia sorella, Carmelitana come me, chiamando due sorelle Celina e Teresa: sono i nomi che noi avevamo nel mondo. Celina, maggiore di me di quasi quattro anni, è venuta a raggiungermi dopo aver chiuso gli occhi a Papà. Questa sorella non sa nulla del profondo legame che ho con lei, ma poiché spesso in ricreazione parliamo del missionario di Nostra Madre (nome con cui lei è conosciuto al Carmelo di Lisieux), mi diceva ultimamente il suo desiderio che, attraverso di lei, Celina e Teresa rivivessero in Cina.
Scusa, fratello mio, le mie richieste e la mia chiacchierata interminabile e degnati di benedire

La tua indegna piccola Sorella
Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo

(1) Crostaceo di grande mole, può raggiungere i 65 cm di lunghezza e 5/6 Kg di peso. È un prodotto molto delicato per cui deve essere commercializzato ancora vivo per garantirne la freschezza.

Lettera 226 a padre Roulland

Una sola parola, della Scrittura, svela alla mia anima orizzonti infiniti

Carmelo di Lisieux, 9 maggio 1897

Fratello mio,
Ho ricevuto con gioia, o piuttosto con emozione le reliquie che mi ha voluto inviare. La sua è quasi una lettera di arrivederci per il Cielo; mi sembrava, leggendo, di sentire il racconto delle prove dei suoi predecessori nell’apostolato.
Su questa terra, dove tutto cambia, una sola cosa resta stabile: il comportamento del Re dei cieli verso i suoi amici; dopo che ha elevato lo stendardo della Croce, è alla sua ombra che tutti devono combattere e riportare la vittoria: “La vita di ogni missionario è feconda nella Croce”, diceva Teofano Vénard, ed ancora: “La vera felicità è soffrire”. E poi: “Per vivere è necessario morire”.
Gli inizi del suo apostolato sono segnati dal sigillo della croce, il Signore la tratta da privilegiato; è più con la persecuzione e la sofferenza che con le brillanti predicazioni che Egli vuole affermare il suo regno nelle anime. Lei dice: “Sono ancora un bimbo che non sa parlare”. Neppure Padre Mazel, che venne ordinato sacerdote nel suo stesso giorno, sapeva parlare, tuttavia ha già colto la palma…23. Come i pensieri divini sono al di sopra dei nostri!… Apprendendo la morte di questo giovane missionario, che udivo nominare per la prima volta, mi sono sentita spinta ad invocarlo, mi sembrava di vederlo in cielo, nel glorioso coro dei Martiri. Lo so, agli occhi degli uomini il suo martirio non porta questo nome, ma allo sguardo di Dio, questo sacrificio senza gloria, non è meno fecondo di quello dei primi cristiani, che confessarono la loro fede davanti ai tribunali. La persecuzione ha mutato forma, gli apostoli di Cristo non hanno cambiato sentimenti, così il loro Divino Maestro non potrebbe cambiare le sue ricompense, a meno di aumentarle in rapporto alla gloria che è loro rifiutata qui in terra.
Non comprendo, come lei possa dubitare del suo immediato ingresso in Cielo, se gli infedeli le togliessero la vita. So che bisogna essere molto puri per apparire davanti al Dio di ogni Santità, ma so pure che il Signore è infinitamente giusto e questa giustizia, che spaventa tante persone, è il motivo della mia gioia e della mia fiducia. Essere giusto non è soltanto esercitare la severità per punire i colpevoli, ma anche riconoscere le intenzioni rette e ricompensare le virtù. Spero nella giustizia di Dio quanto nella sua misericordia. È perché è giusto che “è compassionevole e colmo di dolcezza, lento a punire e largo nella misericordia. Perché conosce la nostra fragilità, si ricorda che non siamo che polvere. Come un padre ha tenerezza per i suoi figli, così il Signore ha compassione di noi”. Udendo queste belle e consolanti parole del Profeta-Re, come dubitare che Dio non apra le porte del suo regno ai figli che non solo hanno lasciato la loro famiglia e la loro patria per farlo conoscere ed amare, ma desiderano anche dare la loro vita per Colui che amano?… Gesù aveva ben ragione di dire che non c’è amore più grande di questo!
Come dunque si lascerà vincere in generosità? Come purificherà nelle fiamme del purgatorio le anime consumate nel fuoco dell’amore divino? È vero che nessuna vita umana è esente da colpe, solo la Vergine Immacolata si presenta assolutamente pura davanti alla Maestà Divina. Quale gioia pensare che questa Vergine è la nostra Madre! Poiché ci ama e conosce la nostra debolezza, che cosa abbiamo da temere?
Ecco delle frasi per esprimere il mio pensiero o, piuttosto, per non riuscire a manifestarlo. Volevo semplicemente dire che mi pare che tutti i missionari siano martiri per mezzo del desiderio e della volontà e che, di conseguenza, non dovrebbero andare in purgatorio. Se rimane nella loro anima, nel momento in cui appare davanti a Dio, qualche traccia di debolezza umana, la Santa Vergine otterrà loro la grazia di fare un atto di amore perfetto e poi darà loro la palma e la corona che così bene hanno meritato. Ecco quello che penso della giustizia di Dio, la mia via è tutta di fiducia e di amore, non comprendo le anime che hanno paura di un così tenero Amico. Talvolta, quando leggo certi trattati spirituali, in cui la perfezione è mostrata attraverso mille difficoltà, circondata da mille illusioni, il mio piccolo spirito si affatica subito, chiudo il dotto libro e prendo la Sacra Scrittura. Allora tutto mi sembra luminoso: una sola parola svela, alla mia anima, orizzonti infiniti, la perfezione mi sembra facile, vedo che è sufficiente riconoscere il proprio nulla e abbandonarsi come un bambino tra le braccia di Dio. Lasciando alle anime grandi, agli spiriti grandi, i bei libri che non posso comprendere e ancor meno mettere in pratica, mi rallegro di essere piccola, poiché solo i bambini e quelli che assomigliano a loro saranno ammessi al banchetto celeste. Sono molto felice che ci siano diverse dimore nel regno di Dio, perché se non ci fosse che quella, la cui descrizione e il cui cammino mi sembrano incomprensibili, non potrei entrarci. Vorrei tuttavia non essere troppo lontana dalla sua dimora; considerando i suoi meriti, spero che Dio mi farà la grazia di partecipare alla sua gloria, allo stesso modo che sulla terra la sorella di un conquistatore, anche se sprovvista di doni di natura, partecipa, malgrado la sua povertà, agli onori resi al fratello.
Il primo atto della sua missione in Cina mi sembra splendido. La piccola anima, di cui ha benedetto le spoglie mortali, doveva realmente sorriderle e promettere la sua protezione a lei e ai suoi. Come la ringrazio di considerarmi fra di loro! Sono anche profondamente commossa e riconoscente del ricordo che ha ,nella Santa Messa, per i miei cari genitori. Spero che ora siano in possesso del Cielo verso cui tendeva ogni loro azione e desiderio; ciò non mi impedisce di pregare per loro, perché mi sembra che le anime beate ricevano una grande gloria dalle preghiere fatte per loro e di cui possono disporre per altre anime sofferenti.
Se come credo, papà e mamma sono in Cielo, devono guardare e benedire il fratello che Gesù mi ha dato. Avevano tanto desiderato un figlio missionario!… Mi è stato raccontato che, prima della mia nascita, i miei genitori speravano che il loro desiderio finalmente si realizzasse. Se avessero potuto penetrare il velo dell’avvenire, avrebbero visto che, realmente, si sarebbe compiuto in me: infatti un missionario è diventato mio fratello, e così loro figlio, e nelle loro preghiere non possono separare il fratello dall’indegna sorella.
Lei prega per i miei genitori che sono in Cielo, io prego spesso per i suoi che sono ancora sulla terra. È per me un dolce obbligo e le prometto di esservi sempre fedele, anche se lascio l’esilio e, forse, farò ancora di più, poiché conoscerò meglio le grazie che saranno loro necessarie; e poi, quando la loro corsa quaggiù sarà finita, verrò a cercarli a nome suo e li introdurrò in Cielo. Come sarà dolce la vita di famiglia di cui gioiremo per tutta l’eternità!
Attendendo questa beata eternità, che fra poco tempo si schiuderà per noi, poiché la vita non è che un solo giorno, lavoriamo insieme alla salvezza delle anime. Io posso fare ben poco, o piuttosto assolutamente nulla da sola. Quello che mi consola è pensare che al suo fianco posso servire a qualche cosa. In realtà lo zero per se stesso non ha valore, ma posto vicino all’uno diventa potente, purché si metta al lato giusto, dopo e non davanti!… È proprio qui che Gesù mi ha collocato e spero di restarvi sempre, seguendola da lontano con la preghiera e il sacrificio.
Se ascoltassi il mio cuore non concluderei la mia lettera oggi, ma sta per suonare la fine del silenzio, bisogna che la porti a Nostra buona Madre che l’attende.
La prego dunque, fratello, di voler inviare la sua benedizione al piccolo zero che il buon Dio le ha posto accanto.

Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo
rel. carm. ind.

Lettera 254 a padre Roulland

Lo sento, le sarò più utile in Cielo che sulla terra

Carmelo di Lisieux, 14 luglio 1897


Fratello,
Nella sua ultima lettera, che mi ha fatto tanto piacere, dice: “Sono un neonato che impara a parlare”. Ebbene, da cinque o sei settimane, sono anch’io un neonato, poiché vivo solo di lolo28; ben presto andrò a sedermi al banchetto celeste e mi disseterò con l’acqua della vita eterna! Quando riceverà questa lettera, avrò lasciato senza dubbio questa terra. Il Signore, nella sua infinita misericordia, mi avrà aperto il suo regno dove potrò attingere ai suoi tesori per regalarle alle persone che mi sono care. Creda, fratello mio, che la sua piccola sorella manterrà le sue promesse e con gioia la sua anima, liberata dal peso dell’involucro mortale, volerà verso le lontane regioni che lei evangelizza. Lo sento, le sarò più utile in Cielo che sulla terra ed è con gioia che le annuncio il mio prossimo ingresso in questa felice città, sicura che condividerà la mia gioia e ringrazierà il Signore per avermi dato il mezzo di aiutarla più efficacemente nella sua opera apostolica.
Conto proprio di non restare inattiva in Cielo, il mio desiderio è di lavorare ancora per la Chiesa e per le anime: lo chiedo a Dio e sono certa che mi esaudirà. Forse che gli angeli non si occupano di noi, di continuo, senza mai cessare di guardare il Volto divino, di perdersi nell’Oceano senza rive dell’Amore? Perché Gesù non mi permetterebbe di imitarli?
Lei vede che se lascio ormai il campo di battaglia, non è per il desiderio egoista di riposarmi; il pensiero della beatitudine eterna fa appena trasalire il mio cuore. Da lungo tempo la sofferenza è divenuta il mio Cielo quaggiù e veramente con difficoltà riesco a immaginare come potrò ambientarmi in un Paese in cui la gioia regna senza alcuna vena di tristezza. Bisognerà che Gesù mi trasformi e mi dia la capacità di gioire, altrimenti non potrò sopportare le delizie eterne.
Ciò che mi attira verso la Patria dei Cieli è il richiamo del Signore, è la speranza di amarlo finalmente come ho tanto desiderato, è il pensiero che potrò farlo amare da una moltitudine di persone che lo benediranno eternamente.
Fratello mio, lei non avrà il tempo di inviarmi le sue commissioni per il Cielo, ma le indovinerò e poi non dovrà che dirmele a voce molto bassa, le sentirò e porterò fedelmente i suoi messaggi al Signore, alla nostra Madre Immacolata, agli Angeli e ai Santi che lei ama. Chiederò per lei la palma del martirio e le sarò vicina, sostenendo la sua mano finché colga senza sforzo la palma gloriosa e poi, con gioia, voleremo insieme nella Patria celeste, circondati da tutte le anime che avrà conquistato!
Arrivederci Fratello, preghi molto per la sua sorella, preghi per Nostra Madre, il cui cuore sensibile e materno fa molta fatica ad accettare la mia partenza. Conto su di lei per consolarla.
Sono per l’eternità la sua piccola sorella


Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo
rel. carm. ind.

S. Teresa di Gesù Bambino e i sacerdoti

Il pellegrinaggio a Roma per il Giubileo Sacerdotale di Leone XIII

Uno dei primi chiari accenni di Teresa ai sacerdoti accade durante il pellegrinaggio a Roma del 1888, in occasione del Giubileo Sacerdotale di Leone XIII, Teresa aveva solo 14 anni quando, comprese la sua vocazione di madre spirituale per i sacerdoti. Nella sua Autobiografia scrive come, dopo aver conosciuto in Italia molti santi sacerdoti, avesse anche capito che, nonostante la loro sublime dignità, essi restavano degli uomini deboli e fragili. Scrive: “L’altra esperienza che feci riguarda i sacerdoti. Non avendo vissuto nella loro intimità, non potevo capire lo scopo principale della riforma del Carmelo. Pregare per i peccatori mi rapiva. ma pregare per le anime dei sacerdoti che io credevo pure più del cristallo, mi pareva sorprendente! Ah! ho capito la mia vocazione in Italia e non è stato andar troppo lontano per una conoscenza tanto utile! Per un mese ho vissuto con molti santi sacerdoti e ho visto che, se la loro dignità sublime li innalza al di sopra degli angeli, essi sono tuttavia uomini deboli e fragili… Se dei santi sacerdoti che Gesù chiama nel Vangelo «il sale della terra» mostrano nella loro condotta che hanno un grande bisogno di preghiere, che dobbiamo dire dei tepidi? Gesù non ha detto anche: «Se il sale diviene scipito, con che cosa lo rafforzeremo?».
… Com’è bella la vocazione che ha per scopo di conservare il sale destinato alle anime! É la vocazione del Carmelo poiché il fine unico delle nostre preghiere e dei nostri sacrifici è d’essere apostole degli apostoli, pregando per essi mentre evangelizzano le anime con le parole e soprattutto con gli esempi” (Ms A 56r).

Di fronte al clericalismo che â??scomunicaâ? le donne!

“Non riesco ancora a capire perché mai le donne siano tanto facilmente scomunicate in Italia. Ad ogni piè sospinto ci veniva detto: «Non entrate qua… non entrate là sareste scomunicate!». Ah povere donne, quanto disprezzo per loro! Eppure, sono ben più numerose degli uomini quelle che amano Dio, e durante la Passione di Nostro Signore le donne ebbero più coraggio degli Apostoli poiché sfidarono gl’insulti dei soldati e osarono asciugare il Volto adorato di Gesù. Certamente per questo egli permette che il disprezzo sia il loro retaggio sulla terra, poiché l’ha scelto per se stesso. In Cielo, saprà ben mostrare che i pensieri suoi non sono quelli degli uomini, poiché allora le ultime saranno le prime” (Ms A 66 v).

La vocazione della carmelitana: salvare le anime e pregare per i sacerdoti

“Quello che venivo a fare nel Carmelo, lo dichiarai ai piedi di Gesù Ostia, nell’esame che precedette la mia professione: “Sono venuta per salvare le anime, e soprattutto a pregare per i sacerdoti”. Quando si vuole conseguire uno scopo, occorre prendere i mezzi adeguati: Gesù mi fece capire che voleva darmi delle anime per mezzo della Croce” (Ms A 69 v).

Lâ??influsso di un sacerdote francescano su Teresa attraverso la Confessione (P. Alexis Prou)

“L’anno che seguì la mia professione, cioè due mesi prima che morisse Madre Genoveffa, ricevetti grandi grazie durante il ritiro. Generalmente i ritiri predicati mi sono ancora più dolorosi di quelli che faccio da sola, ma quell’anno accadde diversamente. Avevo fatto una novena preparatoria con grande fervore, nonostante quello che provavo intimamente, perché mi sembrava che il predicatore non potesse capirmi, in quanto pareva adatto soprattutto a far del bene ai grandi peccatori, ma non alle anime consacrate. Il Signore, volendo mostrarmi che è lui solo il direttore dell’anima mia, si servì proprio di quel Padre, il quale fu apprezzato soltanto da me. Avevo allora grandi prove intime di ogni sorta (fino a chiedermi talvolta se ci fosse un Cielo). Mi sentivo inclinata a non parlare delle mie disposizioni intime, non sapendo come esprimerle, ma appena entrata in confessionale sentii l’anima mia dilatarsi. Dopo che avevo detto poche parole, fui capita in un modo meraviglioso e perfino indovinata. L’anima mia era come un libro nel quale il Padre leggeva meglio che io stessa. Mi lanciò a vele spiegate sulle onde della confidenza e dell’amore che mi attiravano così fortemente, e sulle quali non osavo andare avanti. Mi disse che le mie colpe non addoloravano il Signore. e aggiunse come suo rappresentante e a nome suo che il Signore era molto contento di me” (Ms A 80 rv).

Che i sacerdoti amino Gesù come Maria lo amava!

“Celina, se vuoi, ci possiamo mettere a convertire le anime, bisogna che quest’anno facciamo molti sacerdoti che sappiano amare Gesù! che lo tocchino con la stessa delicatezza con cui lo toccava Maria nella sua culla” (LT 101). In una delle sue lettere incoraggiava la sorella Celina: “Viviamo per le anime, siamo apostoli, salviamo soprattutto le anime dei sacerdoti… preghiamo, soffriamo per loro e, nell’ultimo giorno, Gesù sarà riconoscente” (LT 94).

I sacerdoti spesso non capiscono la vocazione monastica contemplativa!

“Quale gioia soffrire per Colui che ci ama alla follia e passare per folli agli occhi del mondo! Gli altri si giudicano da se stessi, e poiché il mondo è insensato, pensa naturalmente che le insensate siamo noi!… Ma dopo tutto, non siamo le prime, il solo crimine che fu rimproverato a Gesù da Erode fu quello di essere folle e io la penso come lui!… Sì, era follia cercare dei poveri piccoli cuori mortali per farne il suo trono, Lui, il Re della gloria, che siede sui Cherubini… e la cui presenza non può riempire i Cieli… Era folle l’Amato nel venire sulla terra a cercare i peccatori per farne suoi amici, suoi intimi, suoi simili, Lui che era perfettamente felice con le due adorabili Persone della Trinità!… Noi non potremmo mai fare per Lui le follie che ha fatto per noi, e le nostre azioni non meriteranno questo nome, perché non sono che atti molto razionali e ben al di sotto di quanto il nostro amore vorrebbe compiere. È dunque il mondo che è insensato, poiché ignora quanto Gesù ha fatto per salvarlo, ed è lui l’accalappiatore che seduce le anime e le porta a fonti senza acqua. Non siamo neppure delle fannullone, delle sprecone. Gesù ci ha difeso nella persona di Maddalena. Era a tavola, Marta serviva, Lazzaro mangiava con Lui e i discepoli. Maria non pensava a prendere cibo ma a far piacere a Colui che amava. Così prese un vaso colmo di un profumo di grande valore e lo versò sul capo di Gesù spezzando il vaso; allora tutta la casa si riempì del profumo ma gli apostoli mormorarono contro Maddalena. Accade le stesso per noi: i cristiani più ferventi, i sacerdoti, trovano che siamo esagerate, che dovremmo servire con Marta invece di consacrare a Gesù i vasi delle nostre vite con il profumo che vi è racchiuso… E tuttavia, che importa se i nostri vasi sono spezzati, dal momento che Gesù è consolato e che il mondo, suo malgrado, è costretto a sentire i profumi che ne esalano e che servono a purificare l’aria avvelenata che non cessa di respirare?” (LT 169).

Teresa â??piccolo Mosèâ? che prega sulla montagna per i sacerdoti e il loro apostolato

“Voi siete i miei Mosè in preghiera sulla montagna, domandatemi operai ed io ve ne manderò. Non aspetto che una preghiera, un sospiro del vostro cuore! L’apostolato della preghiera non è forse, per così dire, più elevato che quello della parola? La nostra missione, come carmelitane, è di formare degli operai evangelici che salveranno migliaia di anime delle quali noi saremo le madri… Celina, se non fossero le parole stesse di Gesù, chi oserebbe credervi?… Io trovo che la nostra parte è veramente bella!… Che cosa abbiamo da invidiare ai sacerdoti?” (LT 135).

La carità di Teresa verso un sacerdote scandaloso: P. Hyacinthe Loyson, ex Carmelitano Scalzo e Provinciale di Parigi, apostata, ribelle contro il Papa, sposato, ecc�

“Celina cara, è davvero colpevole, più colpevole forse di quanto sia mai stato un peccatore convertito, ma non può forse Gesù fare quello che non ha mai fatto fin qui? Se non lo desiderasse, avrebbe messo nel cuore delle sue povere piccole spose un desiderio irrealizzabile?… No, è certo che desidera più di noi ricondurre all’ovile questa povera pecorella smarrita. Verrà un giorno in cui i suoi occhi si riapriranno… Non ci stanchiamo di pregare. La fiducia compie miracoli e Gesù ha detto alla beata Margherita Maria: «Un’anima giusta ha tanto potere sul mio cuore che può ottenere il perdono per mille criminali». Nessuno sa se è giusto o peccatore, ma, Celina, Gesù ci fa la grazia di sentire in fondo al cuore che preferiremmo morire piuttosto che offenderlo. D’altronde non sono i nostri meriti ma quelli del nostro Sposo, e perciò nostri, che noi offriamo al Padre che sta nei cieli affinché il nostro fratello, un figlio della santa Vergine, torni vinto a gettarsi sotto il manto della più misericordiosa delle madri” (LT 129).

Teresa sente in sé tutte le vocazioni, anche quella del sacerdote

“Essere tua Sposa, Gesù, essere carmelitana, essere, per l’unione con te, madre delle anime, tutto questo dovrebbe bastarmi… Non è così. Senza dubbio, questi tre privilegi sono ben la mia vocazione, carmelitana, sposa e madre, tuttavia io sento in me altre vocazioni,  sento la vocazione del guerriero, del sacerdote, dell’apostolo, del dottore, del martire… Sento la vocazione del sacerdote. Con quale amore Gesù, ti porterei nelle mie mani quando, alla mia voce, discenderesti dal Cielo! Con quale amore ti darei alle anime! Ma, pur desiderando di essere sacerdote, ammiro e invidio l’umiltà di san Francesco d’Assisi, e sento la vocazione d’imitarlo, rifiutando la dignità sublime del sacerdozio. Gesù! Amore mio, vita mia, come conciliare questi contrasti? Come attuare i desideri della mia povera piccola anima? Nonostante la mia piccolezza, vorrei illuminare le anime come i profeti, i dottori, ho la vocazione di essere apostolo. Vorrei percorrere la terra, predicare il tuo nome, e piantare sul suolo infedele la tua Croce gloriosa. Ma, o Amato, una sola missione non mi basterebbe, vorrei al tempo stesso annunciare il Vangelo nelle cinque parti del mondo, e fino nelle isole più remote. Vorrei essere missionaria non soltanto per qualche anno, ma vorrei esserlo stata fin dalla creazione del mondo, ed esserlo fino alla consumazione dei secoli” (Ms B 2v 3r).

Teresa trova la risposta nel cap 13 della Prima Lettera ai Corinzi

“L’Apostolo spiega come i doni più perfetti sono nulla senza l’Amore. La Carità è la via per eccellenza che conduce sicuramente a Dio. Finalmente avevo trovato il riposo. Considerando il corpo mistico della Chiesa, non mi ero riconosciuta in alcuno dei membri descritti da san Paolo, o piuttosto volevo riconoscermi in tutti. La Carità mi dette la chiave della mia vocazione. Capii che, se la Chiesa ha un corpo composto da diverse membra, l’organo più necessario, più nobile di tutti non le manca, capii che la Chiesa ha un cuore, e che questo cuore arde d’amore. Capii che l’amore solo fa agire le membra della Chiesa, che, se l’amore si spegnesse, gli apostoli non annuncerebbero più il Vangelo. I martiri rifiuterebbero di versare li loro sangue… Capii che l’amore racchiude tutte le vocazioni, che l’amore è tutto, che abbraccia tutti i tempi e tutti i luoghi, in una parola che è eterno. Allora, nell’eccesso della mia gioia delirante, esclamai: Gesù, Amore mio, la mia vocazione l’ho trovata finalmente, la mia vocazione è l’amore! Sì ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto, Dio mio, me l’avete dato voi! Nel cuore della Chiesa mia Madre, io sarò l’amore. Così, sarò tutto… e il mio sogno sarà attuato!” (Ms B 3 v).

Ma la sua audace va ancora oltre e si spinge fino a voler far sua la stessa preghiera sacerdotale di Gesù

“Da quando ho due fratelli (Maurice Barthélemy-Bellière e Adolphe Roulland), e le mie giovani sorelle Novizie, se volessi domandare per ogni anima quanto ha bisogno e lo dettagliassi bene, le giornate sarebbero troppo brevi e temerei molto di dimenticare qualche cosa d’importante. Le anime semplici non hanno bisogno di mezzi complicati. Poiché appartengo a questo numero, un mattino durante il ringraziamento, Gesù mi ha dato un mezzo semplice per adempiere la mia missione. Mi ha fatto comprendere questa parola del Cantico dei Cantici: «Attirami, noi correremo all’odore dei tuoi profumi». O Gesù, non è dunque neppure necessario dire: «Attirandomi, attira le anime che amo». Questa semplice parola: «Attirami» è sufficiente. Signore, lo comprendo, quando un’anima si è lasciata catturare dall’odore inebriante dei tuoi profumi, non potrebbe correre da sola, tutte le anime che ama sono attirate sulla sua scia. Lo si fa senza costrizione, senza sforzo, è una conseguenza naturale della sua attrazione verso di te. Come un torrente che si getta con impeto nell’oceano e travolge tutto quanto incontra sul suo passaggio, così, Gesù, l’anima che si tuffa nell’oceano senza rive del tuo amore attira con sé tutti i tesori che possiede… Signore, tu lo sai, non ho altri tesori tranne le anime che ti è piaciuto unire alla mia: questi tesori, sei stato tu ad affidarmeli. Anch’io oso fare mie le parole che hai rivolto al Padre Celeste l’ultima sera che vivesti sulla terra, pellegrino e mortale. Gesù, mio Amato, non so quando il mio esilio finirà… più di una sera mi deve ancora vedere cantare nell’esilio le tue misericordie, ma infine, anche per me verrà l’ultima sera. Allora vorrei poterti dire, o mio Dio: «Ti ho glorificato sulla terra; ho adempiuto l’opera che mi hai affidato; ho fatto conoscere il tuo nome a coloro che mi hai dato: erano tuoi, e tu me li hai dati. Ora, conoscono che tutto quanto mi hai donato viene da te; perché ho comunicato loro le parole che tu mi hai comunicato, le hanno ricevute e hanno creduto che mi hai mandato tu. Prego per coloro che tu mi hai dato perché sono tuoi. Io non sono più nel mondo, ma loro ci sono e io ritorno a te. Padre Santo, conserva nel tuo nome coloro che mi hai dato. Ora vengo a te, ed è perché la gioia che viene da te sia perfetta in loro, che dico queste cose ora che sono nel mondo. Non ti prego di toglierli dal mondo, ma di preservarli dal male. Essi non sono del mondo, come io pure non sono del mondo. Non è soltanto per loro che prego, ma anche per quelli che crederanno in te per quanto avranno sentito dire. Padre, voglio che anche quelli che tu mi hai dato, siano con me dove sono io, e il mondo sappia che tu li hai amati come hai amato me». Sì, Signore, ecco quello che vorrei ripetere dopo di te, prima di volare fra le tue braccia. È forse temerarietà? No, da molto tempo mi hai permesso di essere audace con te, come il padre del figlio prodigo parlando al figlio maggiore, tu mi hai detto: «Tutto quello che è mio è tuo». Le tue parole, Gesù, sono dunque mie e posso servirmene per attirare sulle anime che mi sono unite i favori del Padre Celeste. Ma, Signore, quando dico che dove io sarò desidero siano quelli che mi sono stati dati da te, non pretendo che non possano arrivare a una gloria più elevata di quella che ti piacerà darmi. Voglio semplicemente domandare che un giorno noi siamo tutti riuniti nel tuo bel Cielo. Tu lo sai, o mio Dio, non ho mai desiderato altro che amarti, non ambisco altra gloria. Il tuo amore mi ha prevenuto fin dall’infanzia, è cresciuto con me, e ora è un abisso di cui non posso sondare la profondità. L’amore attira l’amore, per questo, mio Gesù, il mio si slancia verso di te, vorrebbe colmare l’abisso che lo attira, ma purtroppo non è che una goccia di rugiada perduta nell’oceano!… Per amarti come bisogna amarti, è necessario che faccia mio il tuo stesso amore, solo allora troverò il riposo. Gesù, forse è un’illusione, ma mi sembra che tu non possa colmare un’anima di amore più di quanto tu abbia colmato la mia: per questo oso domandarti di amare coloro che tu mi hai dato come tu hai amato me. Un giorno, in Cielo, se scoprirò che tu li ami più di me, me ne rallegrerò, riconoscendo fin d’ora che queste anime meritano il tuo amore ben più di me. Ma, qui in terra, non posso concepire una più grande immensità d’amore di quella che a te è piaciuta prodigarmi gratuitamente senza alcun merito da parte mia” (Ms C 33v-35v).

Teresa amò i sacerdoti e li "amò sino alla fine"

Da: Ultimi Colloqui Storia del Quaderno Giallo

Prima di affrontare la lettura del Quaderno Giallo, di Madre Agnese di Gesù vogliamo tracciare, seppur brevemente, la storia della redazione di questo testo, conosciuto in Italia con il titolo di Novissima Verba, ma che oggi si preferisce chiamare Ultimi Colloqui il titolo che gli aveva dato l’autrice Madre Agnese, al secolo Paolina Martin, una delle tre sorelle di Teresa entrate nello stesso monastero. Dal 6 aprile 1897 Madre Agnese aveva cominciato a raccogliere le ultime parole di suor Teresa nel cosiddetto Carnet Jaune (Quaderno Giallo). Presto, dal luglio 1897, fu imitata dalle altre due sorelle Martin, e precisamente, da suor Maria del Sacro Cuore e da suor Geneviève di Santa Teresa (Celina), incoraggiate in questo progetto dall’unica sorella che si trovava ancora a casa, Leonia Martin, che visitava regolarmente il parlatorio del Monastero di Lisieux per avere notizie della sorella malata. Il testo degli Ultimi colloqui pur nella sua disarmante semplicità, non è di facile lettura, vi si coglie la sensazione di sentire una voce che non è simile a nessun’altra voce. Le domande timorose, ma anche indiscrete, che Madre Agnese e altre monache rivolgono a suor Teresa suonano a volte banali e indisponenti. La sua voce però è inconfondibile: cristallina e intensa tanto da costringere ad ascoltarla, lieve come gli oggetti e i colori che essa evoca in un tono solo apparentemente ingenuo e infantile. Una voce che si fa all’improvviso appassionata, che sa urlare (con una forza che spaventa ed è la forza della fede e della gioventù) tutto il suo dolore e la sua devota desolazione. È pure utile tratteggiare brevemente l’ambiente di Ultimi Colloqui. Essi ci presentano suor Teresa, gravemente ammalata e giunta al termine del suo itinerario terreno, per lei si delinea l’ultima tappa della sua breve esistenza che la porta verso Dio: la sua passione. I suoi dati clinici sono molto scarni, comunque traspare una tosse lacerante e insistente, soprattutto di notte. L’8 luglio 1897 ella ha lasciato definitivamente la sua cella per l’infermeria del monastero. Quasi tre mesi la separano dalla morte, sono giorni ardui e penosissimi. Con l’agonia fisica, ella vive un’altra agonia altrettanto tremenda: quella della prova della fede che, dalla Pasqua dell’anno precedente, la tiene - come lei stessa scrive - «seduta alla tavola dei peccatori a condividere lo stesso pane amaro del dolore». Questa prova viene da lei consapevolmente vissuta e offerta a Cristo, come partecipazione al dramma dell’ateismo dell’uomo moderno. Senza però dimenticare lo scopo della sua stessa vita, anche in questo periodo suor Teresa continua a pensare ai sacerdoti e ai missionari come traspare dalle citazioni al riguardo che abbiamo ricercato per mostrare che Teresa amò i sacerdoti e come Gesù li “amò sino alla fine”. Vedendo Madre Agnese prendere imperturbabile appunti sulle sofferenze che sopporta, commenta: «Madre mia, è facile scrivere belle cose sulla sofferenza, ma scrivere non è nulla, nulla. Bisogna esserci per sapere». «Non credevo che si potesse soffrire così tanto… non lo avrei mai creduto». Il 22 settembre la situazione si fa particolarmente drammatica: la sofferenza raggiunge punte elevatissime e suor Teresa quasi non ce la fa più a sopportare tanto dolore: «Stia bene attenta, Madre mia, mi disse un giorno, quando avrà delle ammalate in preda a dolori così forti, di non lasciare vicino a loro medicine velenose. Le assicuro che basta un solo momento per perdere la ragione, quando si soffre in questo modo. E allora ci si avvelenerebbe con grande facilità».

1° maggio 1897

2. Oggi, ho avuto il cuore tutto ricolmo di una pace celeste. Ieri sera avevo tanto pregato la Santa Vergine, pensando che il suo bel mese stava per cominciare. Lei (suor Agnese di Gesù) non era alla ricreazione questa sera. Nostra Madre (Maria di Gonzaga la Priora) ci ha detto che uno dei missionari imbarcati con il P. Roulland (fratello spirituale di Teresa) era morto prima di arrivare nella sua missione. Sulla nave questo giovane missionario aveva fatto la comunione con le ostie del Carmelo date al P. Roulland… E adesso è morto… senza avere fatto alcun apostolato, senza aver sopportato alcuna fatica, come quella di imparare il cinese. Il buon Dio gli ha dato la palma del desiderio; ma, come vede, Egli non ha bisogno di nessuno.

8 luglio

16. Mi (suor Agnese di Gesù) avvisò che, più tardi, un gran numero di giovani sacerdoti, sapendo che lei era stata affidata come sorella spirituale a due missionari, avrebbero domandato [al Carmelo] lo stesso favore. Mi avvertì che ciò potrebbe diventare un grande pericolo. Chiunque potrebbe stendere quello che scrivo, e riceverebbe gli stessi complimenti, la stessa fiducia. È solamente con la preghiera e il sacrificio che possiamo essere utili alla Chiesa. La corrispondenza deve essere rarissima e non bisogna permetterla assolutamente a certe religiose che ne sarebbero preoccupate, crederebbero di fare meraviglie, e non farebbero in realtà che ferire la loro anima e cadere forse nei sottili tranelli del demonio (cf Ms C, 32r/v). Insistendo ancora: Madre mia, ciò che le ho appena detto è davvero importante, la prego: non lo dimentichi in futuro. Al Carmelo non bisogna battere della moneta falsa per comprare anime… E spesso le belle parole che si scrivono e le belle parole che si ricevono sono uno scambio di moneta falsa.

13 luglio

17. A noi tre [sorelle]:
Non figuratevi che all’idea di morire io provi una viva gioia, come per esempio ne provavo un tempo quando si trattava di andare a passare un mese a Trouville o ad Alençon; non so più che cosa sono le gioie vive. Del resto non smanio dalla voglia di godere, non è questo che mi attira. Non posso pensare molto alla felicità che mi aspetta in Cielo; una sola attesa fa battere il mio cuore, è l’amore che riceverò e quello che potrò donare. E poi penso a tutto il bene che vorrei fare dopo la mia morte: far battezzare i bambini piccoli, aiutare i sacerdoti, i missionari, tutta la Chiesa…

4 agosto

5. È solo in Cielo che vedremo la verità riguardo a ogni cosa. Sulla terra è impossibile. E così, anche per la Sacra Scrittura, non è triste di vedere tante differenze di traduzione? Se fossi stata sacerdote avrei imparato l’ebraico e il greco, non mi sarei accontentata del latino, così avrei conosciuto il vero testo dettato dallo Spirito Santo.
8. Come conduce avanti, ora, la sua piccola vita? La mia piccola vita è soffrire, e poi ecco tutto! Non potrei dire: Mio Dio, è per la Chiesa, mio Dio è per la Francia… ecc… Il buon Dio sa bene ciò che deve farne; io gli ho dato tutto per fargli piacere. E poi, mi affaticherei troppo a dirgli: Da’ questo a Pietro, da’ questo a Paolo. Io lo faccio subito solo quando una sorella me lo chiede, e dopo non ci penso più. Quando prego per i miei fratelli missionari, non offro le mie sofferenze, dico semplicemente: Mio Dio, dà loro tutto quello che desidero per me.

6 agosto

6. Come ero fiera quand’ero ebdomadaria all’Ufficio [suora incaricata a presiedere la recita dell’ufficio durante una settimana], come dicevo ad alta voce le orazioni in mezzo al Coro, perché pensavo che il sacerdote nella Messa diceva le stesse orazioni e che avevo come lui il diritto di pregare ad alta voce davanti al Santissimo Sacramento, di dare le benedizioni, le assoluzioni, di leggere il Vangelo quando ero prima cantora.
… Però posso dire che l’Ufficio è stato insieme la mia felicità e il mio martirio, perché avevo un così grande desiderio di recitarlo bene e di non farvi errori; e talvolta mi sono vista, dopo aver previsto un minuto prima quello che dovevo dire, lasciarlo passare senza aprire bocca per una distrazione proprio involontaria. Eppure non credo che qualcuno possa desiderare più di me di recitare perfettamente l’Ufficio e di assistervi in Coro.
… Scuso molto le sorelle che dimenticano o che si sbagliano.

7 agosto

2. …Oh, come è poco amato il buon Dio sulla terra!… anche dai sacerdoti e dai religiosi… No, il buon Dio non è amato molto…

20 agosto

11. Mi parlò della lettera di un sacerdote che affermava che la Santa Vergine non conosceva per esperienza le sofferenze fisiche. Stasera, guardando la Santa Vergine, ho capito che non era vero; ho capito che aveva sofferto non solo nell’anima, ma anche nel corpo. Ha sofferto molto, nei viaggi, a causa del freddo, del caldo, della fatica. Ha digiunato molte volte.
… Sì, lei sa che cosa è soffrire.
… Ma è forse male volere che la Santa Vergine abbia sofferto? Io che l’amo tanto!

21 agosto

3. Quanto avrei desiderato essere sacerdote per predicare sulla Santa Vergine! Mi sarebbe bastata una sola volta per dire tutto ciò che penso a questo proposito. Avrei prima fatto capire quanto poco si conosca, in realtà, la sua vita. Non bisognerebbe dire cose inverosimili che non si sanno; per esempio che, piccolissima, a tre anni, la Santa Vergine è andata al Tempio per offrirsi a Dio con sentimenti ardenti d’amore assolutamente straordinari; mentre forse vi è andata semplicemente per obbedire ai suoi genitori. E ancora perché dire, a proposito delle parole profetiche del vecchio Simeone, che la Santa Vergine da quel momento ha avuto costantemente davanti agli occhi la passione di Gesù? «Una spada di dolore trapasserà la tua anima» (cf Lc 2,35), aveva detto il vecchio. Non era dunque per il presente, lo vede bene, mia piccola Madre; era una predizione generica per l’avvenire. Perché una predica sulla Santa Vergine mi piaccia e mi faccia del bene, bisogna che veda la sua vita reale, non supposizioni sulla sua vita; e sono sicura che la sua vita reale doveva essere semplicissima. La presentano inavvicinabile, bisognerebbe mostrarla imitabile, fare risaltare le sue virtù, dire che viveva di fede come noi, fornirne le prove con il Vangelo dove leggiamo: «Non capirono ciò che diceva loro» (cf Lc 2,50). E quest’altra non meno misteriosa: «I suoi genitori erano ammirati di ciò che si diceva di lui» (cf Lc 2,33). Quest’ammirazione suppone un certo stupore, non trova mia piccola Madre? Sappiamo bene che la Santa Vergine è la Regina del Cielo e della terra, ma è più Madre che Regina, e non bisogna dire, a causa delle sue prerogative, che eclissa la gloria di tutti i Santi, come il sole al suo sorgere fa scomparire le stelle. Dio mio! Che cosa strana! Una Madre che fa scomparire la gloria dei suoi figli! Io penso tutto il contrario, credo che ella aumenterà di molto lo splendore degli eletti. È bene parlare delle sue prerogative, ma non bisogna dire soltanto questo, e se, in una predica, si è obbligati dall’inizio alla fine, a esclamare e a fare Ah! ah! se ne ha abbastanza! Chi sa se qualche anima non arriverebbe fino a sentire una certa distanza da una creatura tanto superiore, e non si direbbe: «Se è così, tanto vale andare a brillare come si potrà in un angolino!». Ciò che la Santa Vergine ha in più rispetto a noi, è che non poteva peccare, che era esente dalla macchia originale, ma d’altra parte ha avuto meno fortuna di noi, perché non ha avuto una Santa Vergine da amare; ed è una tale dolcezza in più per noi, e una tale dolcezza in meno per lei! Comunque ho detto nel mio Cantico: «Perché ti amo, o Maria!» tutto ciò che predicherei su di lei.

23 agosto

6. Aveva offerto le sue sofferenze per don de Cornière, allora seminarista, ed assai tentato. Lui l’aveva saputo, e scrisse una lettera umilissima e molto toccante. Oh! Quanta consolazione mi ha portato questa lettera! Ho visto che le mie piccole sofferenze portavano frutto. Ha notato i sentimenti di umiltà che esprime? È proprio quello che desideravo.
…Quanto mi fa bene vedere come, in così poco tempo, si possa avere tanto amore e riconoscenza per un’anima che ti ha fatto del bene e che tu non conoscevi fino a quel momento. Che sarà dunque in Cielo, quando le anime conosceranno quelle che le avranno salvate?
9. Mi diceva che tutto quello che aveva udito predicare sulla Santa Vergine non l’aveva commossa. Che i sacerdoti ci mostrino dunque delle virtù praticabili! È bene parlare delle sue prerogative, ma soprattutto bisogna poterla imitare. Ella preferisce l’imitazione piuttosto che l’ammirazione, e la sua vita è stata così semplice! Per quanto bella sia una predica sulla Santa Vergine, se si è obbligati tutto il tempo a fare: Ah!… Ah!… se ne ha abbastanza. Come mi piace cantarle: Visibile (ella diceva: facile) hai reso la stretta via al Cielo / (cf Mt 7,14) praticando sempre le virtù più umili.

19 settembre

Le avevano portato da fuori un mazzo di dalie. Le guardò con piacere e affondò le sue dita tra i loro petali con un gesto così gentile! Dopo la prima Messa del Rev. Denis chiese di vedere il suo calice. Siccome guardava a lungo il fondo della coppa, le dicemmo: Perché dunque guarda così attentamente il fondo del Calice? Perché mi ci rifletto. In sacristia, mi piaceva fare questo. Ero contenta di dirmi: i miei tratti si sono riflettuti là dove si è posato il Sangue di Gesù e dove discenderà ancora. Quante volte ho anche pensato che a Roma il mio viso si era riprodotto negli occhi del Santo Padre (Leone XIII durante il suo viaggio a Roma).

A SUOR GENEVIÈVE

Nel corso dell’anno 1897, suor Teresa di Gesù Bambino mi disse, molto prima di essere malata, che si aspettava proprio di morire in quell’anno; ecco la ragione che mi dette nel mese di giugno, quando si vide attaccata da una tubercolosi polmonare: Vede, mi disse, il buon Dio mi prenderà a un’età in cui non avrei avuto il tempo di diventare sacerdote… se avessi potuto essere sacerdote, sarebbe stato in questo mese di giugno, a questa ordinazione, che avrei ricevuto i santi Ordini. Ebbene affinché non rimpianga nulla, il buon Dio permette che io sia ammalata, non sarei dunque potuta andarci e sarei morta prima di aver esercitato il mio ministero.

Teresa e Celina sui sacerdoti

Lettera 94 alla sorella Celina

Come sarà bello contemplare Gesù faccia a faccia per tutta l’eternità!

Carmelo, 14 luglio 1889

Celina carissima,
L’anima mia non ti abbandona. Con te soffre l’esilio!… Sì, costa il vivere, restare su questa terra d’amarezza e d’angoscia… Ma domani… fra un’ora saremo in porto, che felicità! Come sarà bello contemplare Gesù faccia a faccia per tutta l’eternità! Sempre, sempre più amore, sempre gioie più inebrianti… una felicità senza nubi!…
Come ha fatto dunque Gesù per distaccare così le anime nostre da tutto il creato? Ha vibrato un gran colpo, ma è un colpo d’amore!… Dio è ammirabile ma soprattutto è amabile, amiamolo dunque… amiamolo tanto da soffrire per lui tutto ciò che vorrà, anche le pene dell’anima, le aridità, le angosce, le apparenti freddezze!… È un grande amore amare Gesù senza sentire la dolcezza di questo amore, è un martirio!… Ebbene, moriamo martiri! Celina, dolce eco dell’anima mia, comprendi?… il martirio ignorato, conosciuto solo da Dio, che lo sguardo della creatura non può scoprire, martirio senza onore, senza trionfo: ecco l’amore spinto fino all’eroismo. Ma un giorno Dio riconoscente esclamerà: “Adesso è la mia volta”. Cosa vedremo allora? Che è dunque questa vita che non avrà fine?…Dio sarà l’anima della nostra anima. Mistero insondabile! L’occhio dell’uomo non ha veduto la luce increata, il suo orecchio non ha udito le incomparabili melodie e il suo cuore non può presentire ciò che Dio riserva a coloro che ama. E tutto questo arriverà presto, sì, molto presto: affrettiamoci a preparare la nostra corona, stendiamo la mano per cogliere la palma e, se amiamo molto, se amiamo Gesù con passione, Egli non sarà così crudele da lasciarci a lungo su questa terra d’esilio… Celina, durante i brevi istanti che ci rimangono, non perdiamo tempo… salviamo le anime… le anime…, esse si perdono come fiocchi di neve e Gesù piange, e noi… pensiamo al nostro dolore senza consolare il nostro Fidanzato! Celina, viviamo per le anime, siamo apostoli, salviamo soprattutto le anime dei sacerdoti, queste anime dovrebbero essere più trasparenti del cristallo. Purtroppo quanti cattivi sacerdoti, sacerdoti che non sono abbastanza santi! Preghiamo, soffriamo per loro e nell’ultimo giorno Gesù sarà riconoscente. Noi gli daremo delle anime!…
Comprendi il grido del mio cuore?
Insieme. Sempre insieme!…


Celina e Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo
nov. carm. ind.

Lettera 96 alla sorella Celina

Sento che Gesù vuole che ti dica queste cose, perché la nostra missione è quella di dimenticarci

15 ottobre 1889

Mia cara Celina,
Se tu sapessi come hai colpito il cuore della tua Teresa! I tuoi vasetti sono incantevoli. Tu non sai il piacere che mi hanno fatto! Celina, la tua lettera mi ha fatto molto piacere: ho sentito quanto le nostre anime siano fatte per comprendersi, per camminare per la stessa strada! La vita!… È vero che per noi non ha più fascino… non mi sbaglio: è vero che le attrattive del mondo per noi sono svanite, ma non è che fumo… e a noi resta la realtà! Sì, la vita è un tesoro, ogni istante è un’eternità, un’eternità di gioia per il Cielo, un’eternità per contemplare Dio faccia a faccia, per essere una cosa sola con lui!… Non c’è che Gesù che è, tutto il resto non è. Amiamolo dunque alla follia, salviamogli anime. Celina, sento che Gesù domanda a noi due di estinguere la sua sete donandogli anime, soprattutto anime di sacerdoti. Sento che Gesù vuole che ti dica queste cose, perché la nostra missione è quella di dimenticarci, di annientarci… Siamo così poca cosa… e tuttavia Gesù vuole che la salvezza delle anime dipenda dai nostri sacrifici, dal nostro amore. Viene da noi a mendicare anime. Cerchiamo di capire il suo sguardo! Tanto pochi lo capiscono! Gesù ci fa la grazia straordinaria di ammaestrarci lui stesso, di mostrarci una luce nascosta. La vita è breve, l’eternità è senza fine… Facciamo della nostra vita un continuo sacrificio, un martirio d’amore, per consolare Gesù. Egli non vuole che uno sguardo, un sospiro, ma uno sguardo e un sospiro che siano per lui solo!… Che tutti gli istanti della nostra vita siano per lui solo. Che le persone ci sfiorino appena. Non c’è che una cosa da fare nella notte di questa vita, l’unica notte che non ritorna più: amare Gesù con tutta la forza del nostro cuore e salvargli le anime perché sia amato… Fare amare Gesù! Celina, come parlo bene con te; è come se parlassi alla mia anima! Celina, mi sembra che a te posso dire tutto!…
(Grazie ancora dei tuoi graziosi vasetti: il piccolo Gesù ha l’aria radiosa per essere così ben ornato).


Suor Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo
nov. carm. ind.

Lettera 101 alla sorella Celina

Facciamo come gli avari, siamo gelose delle più piccole cose per il Diletto

31 dicembre 1889

Mia cara Celina,
A te il mio ultimo saluto di quest’anno!… Fra qualche ora sarà passato per sempre… Sarà nell’eternità! Poiché la mia Celina è già a letto, spetta a me andarla a trovare per augurarle un buon anno!… Ti ricordi di un tempo? L’anno che è finito è stato buono, sì, è stato prezioso per il Cielo, possa quello che viene assomigliargli!… Celina io non mi meraviglio di vederti a letto dopo un simile anno! Alla fine d’una giornata come questa, vi è proprio bisogno di riposo!… Mi comprendi?… Forse l’anno che sta per cominciare sarà l’ultimo!… Approfittiamo dei più brevi istanti, facciamo come gli avari, siamo gelose delle più piccole cose per il Diletto!… Il nostro capodanno è assai triste… Col cuore pieno di ricordi veglierò in attesa di mezzanotte… Ricordo tutto… adesso siamo orfane, ma possiamo dire con amore: “Padre nostro che sei nei Cieli”. Sì, egli ci resta ancora, l’unico tutto delle nostre anime!… Un altro anno è passato! Celina, è passato e non tornerà più. Come è passato quest’anno, così anche la nostra vita passerà e presto diremo: “È passata”. Non perdiamo il nostro tempo; presto splenderà per noi l’eternità! Celina se vuoi, convertiamo le anime. Bisogna che quest’anno generiamo molti sacerdoti che sappiano amare Gesù, che lo tocchino con la stessa delicatezza con cui Maria lo toccava nella culla!

La tua piccola sorella Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo
nov. carm. ind.

Auguro un buon anno anche a Lolò, credo però che potrò vederla. Ringrazia tanto lo Zio e la Zia, di’ loro che tutti i regali mi hanno commossa, ringrazia pure Giovanna e Maria, veramente sono troppo buone. Suor Maria del Sacro Cuore non può scriverti perché la lettera peserebbe troppo.

Lettera 108 alla sorella Celina

Quanto ti devo dire lo sai, poiché tu sei me

Dal Carmelo, 18 luglio 1890

Cara Celina.
Se sapessi quanto ha detto alla mia anima la tua lettera!… La gioia inondava il mio cuore come un oceano sconfinato!… Quanto ti devo dire lo sai, poiché tu sei me!… Ti allego un foglio che dice molto della mia anima, mi sembra che pure la tua vi si immergerà… Celina è passato tantissimo tempo… e già l’anima del profeta Isaia si immergeva come la nostra nelle bellezze nascoste di Gesù… Quando leggo queste cose mi domando: che cos’è il tempo?… Il tempo non è che un miraggio, un sogno… Dio ci vede già nella gloria, gioisce della nostra beatitudine eterna!… Come fa bene alla mia anima questo pensiero, comprendo allora perché non mercanteggia con noi… sente che noi lo comprendiamo e ci tratta da amiche, da spose carissime… Poiché Gesù è stato “solo a pigiare il vino” che ci offre da bere, a nostra volta non rifiutiamo di portare vesti tinte di sangue!… Pigiamo per Gesù un vino nuovo che lo disseti, che gli renda amore per amore, non conserviamo una sola goccia di vino che noi possiamo donargli;… allora, guardando attorno a Sé, vedrà che veniamo per aiutarlo!… Il suo volto era come nascosto!… Celina, lo è ancora oggi, perché chi comprende le lacrime di Gesù?… Facciamo nel nostro cuore un piccolo tabernacolo dove Gesù possa rifugiarsi, allora sarà consolato e dimenticherà quanto noi non possiamo dimenticare: “L’ingratitudine delle anime che l’abbandonano in un tabernacolo deserto!…”.
“Aprimi, sorella mia, mia sposa, perché il mio volto è bagnato di rugiada, e i miei capelli di gocce notturne” (Cantico dei Cantici): ecco che cosa Gesù dice all’anima quando è abbandonato e dimenticato!… L’oblio, mi sembra che sia ciò che lo fa più soffrire!…
Papà!… Celina, non posso dire tutto quanto penso, sarebbe troppo lungo, e poi come dire cose che il pensiero stesso può a stento tradurre, delle profondità che sono negli abissi più intimi dell’anima!… Gesù ci ha inviato la croce più raffinata che potesse inventare nel suo amore immenso. Come lamentarci quando Egli stesso è stato considerato un uomo colpito da Dio e umiliato!… Il divino fascino incanta la mia anima e la consola meravigliosamente, in ogni istante del giorno! Le lacrime di Gesù, quale sorriso! Abbraccia tutti per me e dì loro tutto quello che vorrai! Penso molto a Leonia, la mia Visitandina. Dì a Maria del Santo Sacramento15 che Gesù chiede a lei molto amore, vuole da lei la riparazione delle freddezze che riceve, bisogna che il suo cuore sia un braciere dove Gesù possa riscaldarsi!… Bisogna che si dimentichi interamente per non pensare che a Lui solo!
Celina, preghiamo per i sacerdoti, preghiamo per loro! Che la nostra vita sia loro consacrata; Gesù mi fa sentire tutti i giorni che lo vuole da noi due
C. T. 16

Lettera 122 alla sorella Celina

La verginità è un silenzio profondo di tutte le preoccupazioni della terra

14 ottobre 1890

Mia cara Celina,
Non voglio lasciare partire la lettera di Maria senza aggiungervi qualche riga per te. Nostra Madre mi permette di venire a fare la mia orazione con te… Non è quello che facciamo sempre insieme? È sempre la stessa cosa che devo dirti. Preghiamo per i sacerdoti, ogni giorno ci si accorge come gli amici di Gesù siano rari… Mi sembra che sia proprio l’ingratitudine ciò a cui Egli è più sensibile, soprattutto vedendo le anime che gli sono consacrate dare ad altri il loro cuore che gli appartiene in modo così assoluto… Celina, facciamo del nostro cuore un piccolo giardino di delizie dove Gesù venga a riposarsi… Piantiamo solo dei Gigli nel nostro giardino e non sopportiamo altri fiori, perché questi possono essere coltivati da altre persone, ma Gigli, soltanto le vergini possono darne a Gesù. “La verginità è un silenzio profondo di tutte le preoccupazioni della terra”, non solamente delle preoccupazioni inutili, ma di tutte le preoccupazioni… Per essere vergini bisogna pensare solo allo Sposo, che non tollera intorno a Sé nulla che non sia vergine, “poiché ha voluto nascere da una Madre vergine, avere un precursore vergine, un tutore vergine, un discepolo prediletto vergine, e, infine, una tomba vergine”. Vuole anche una piccola sposa vergine, la sua Celina!… Inoltre si dice che “ciascuno ama naturalmente la sua terra natale e, poiché la terra natale di Gesù è la Vergine delle vergini e Gesù è nato, per sua volontà da un Giglio, ama trovarsi nei cuori delle vergini”. E il tuo viaggio?1. Sembra che me ne dimentichi… No, il mio cuore ti segue laggiù, comprendo tutto quello che provi… comprendo tutto!… Tutto passa, il viaggio di Roma, con le sue lacerazioni è passato,… la nostra vita d’un tempo è passata… La morte anch’essa passerà, e allora noi gioiremo della vita non per alcuni secoli, ma milioni di anni passeranno per noi come un giorno e altri milioni di anni succederanno loro, colmi di riposo e di felicità!… Celina… Prega molto il Sacro Cuore. Tu lo sai, io non vedo il Sacro Cuore come tutti gli altri. Penso che il cuore del mio Sposo è per me sola, come il mio è per lui solo e gli parlo allora nella solitudine di questo delizioso cuore a cuore, attendendo di contemplarlo un giorno faccia a faccia! Non ti dimenticare laggiù della tua Teresa, mormora solamente il suo nome e Gesù comprenderà. Tante grazie sono legate laggiù, soprattutto per un cuore che soffre… Vorrei tanto scrivere a Leonia, ma è impossibile, non ho neppure il tempo di rileggermi: dille quanto penso a lei, ecc…, ecc… Sono sicura che il Sacro Cuore le accorderà molte grazie ecc…, ecc… Dille tutto, tu capisci!…

Lettera 135 alla sorella Celina

La nostra missione come Carmelitane è di formare operai evangelici che salveranno migliaia di anime

15 agosto 1892

Mia cara Celina,
Non posso lasciare partire la lettera senza aggiungervi una parola. Per questo sono costretta a rubare a Gesù qualche istante, ma non me ne vorrà perché è di Lui che noi parliamo; senza di Lui. nessun discorso ha fascino per i nostri cuori… Celina, le vaste solitudini, gli orizzonti incantati, che si aprono davanti a te, devono parlarti molto all’anima! Io non vedo tutto questo, ma dico con San Giovanni della Croce: “Io ho nel mio Amato le montagne, le valli solitarie e boscose, ecc…“. E questo Amato istruisce la mia anima, le parla nel silenzio, nelle tenebre… Ultimamente mi è venuto un pensiero che ho bisogno di dire alla mia Celina. Un giorno pensavo a che cosa potevo fare per salvare le anime, una parola del Vangelo mi ha mostrato una viva luce. Un tempo Gesù diceva ai suoi discepoli, mostrando loro i campi di grano maturo: “Alzate gli occhi e vedete come le campagne sono già biondeggianti per essere mietute”. E più avanti “In verità la messe è abbondante, ma il numero degli operai (sacerdoti) è piccolo: chiedete dunque al padrone della messe che invii operai”. Che mistero!… Gesù non è Onnipotente? Le creature non appartengono a Colui che le ha fatte? Perché dunque ha detto: “Domandate al padrone della messe che mandi degli operai?”. Perché Gesù ha per noi un amore così incomprensibile da volere che si abbia parte con Lui alla salvezza delle anime. Non vuole fare nulla senza di noi. Il Creatore dell’universo attende la preghiera di una povera piccola anima, per salvare le altre anime riscattate come lei dal prezzo di tutto il suo sangue. La nostra vocazione non è di andare a mietere nei campi di grano maturo. Gesù non ci dice “Abbassate gli occhi, guardate le campagne e andate a mietere”. La nostra missione è ancora più sublime. Ecco le parole del nostro Gesù: “Alzate gli occhi e vedete”. Vedete come in Cielo ci sono posti vuoti, tocca a voi riempirli; voi siete i miei Mosè che pregano sul monte, chiedetemi operai e ne invierò, non attendo che una preghiera, un sospiro del vostro cuore!…
L’apostolato della preghiera non è per così dire più elevato di quello della parola? La nostra missione come Carmelitane è di formare operai evangelici che salveranno migliaia di anime, di cui noi saremo le madri!… Se queste non fossero le parole stesse di Gesù chi oserebbe credervi?… Trovo che la nostra parte sia molto bella, che cosa abbiamo noi da invidiare ai sacerdoti?… Vorrei poterti dire tutto quanto penso, ma mi manca il tempo, comprendi tu tutto quello che non posso scriverti! Il giorno della festa di Giovanna, festeggiala da parte nostra con un piccolo mazzo di fiori; la Regola non ci permette di farlo, ma dille che noi penseremo ancor di più a lei. Abbraccia tutti da parte mia e dì loro tutto quello che potrai trovare di più gentile. Se tu trovassi dell’erica, mi piacerebbe!

La tua piccola Teresa di Gesù Bambino
rel. carm. ind.

Lettera 169 alla sorella Celina

Quale gioia soffrire per Colui che ci ama alla follia e passare per folli

19 agosto 1894

Mia cara piccola sorella,
È dunque per l’ultima volta che sono obbligata a scriverti nel mondo!… Non sapevo di dire una cosa così vera nella lettera che ti inviai a La Musse affermando che saresti stata ben presto al Carmelo. Non sono stupita della tempesta che si abbatte a Caen, F. e G.6 hanno scelto una strada così differente dalla nostra vocazione!… Ma riderà bene chi riderà per ultimo… Dopo questa vita di un giorno, comprenderanno chi tra noi è stato più privilegiato!…
Quanto ci ha commosso la tua pesca miracolosa… Come queste piccole delicatezze ci fanno sentire che il papà è vicino a noi! Dopo una morte di cinque anni, quale gioia ritrovarlo sempre lo stesso, che cerca come un tempo il modo per farci piacere. Come ripagherà la sua Celina per le cure che gli ha prodigato!… È lui che ha condotto in porto in così poco tempo la tua vocazione; ora che è un puro spirito gli è facile andare a trovare i sacerdoti e i vescovi, così non ha fatto tanta fatica per la sua Celina quanta ne ha fatta per la sua regina!… Sono molto felice, che non provi attrazione sensibile venendo al Carmelo, è una delicatezza di Gesù che vuole ricevere da te un regalo. Egli sa che è molto più dolce dare che ricevere. Non abbiamo che il breve istante della vita per dare a Dio… ed Egli si affretta già a dire: “Ora è il mio turno…”. Quale gioia soffrire per Colui che ci ama alla follia e passare per folli agli occhi del mondo! Gli altri si giudicano da se stessi, e poiché il mondo è insensato, pensa naturalmente che le insensate siamo noi!… Ma dopo tutto, non siamo le prime, il solo crimine che fu rimproverato a Gesù da Erode fu quello di essere folle e io la penso come lui!… Sì, era follia cercare dei poveri piccoli cuori mortali per farne il suo trono, Lui, il Re della gloria, che siede sui Cherubini… e la cui presenza non può riempire i Cieli… Era folle l’Amato nel venire sulla terra a cercare i peccatori per farne suoi amici, suoi intimi, suoi simili, Lui che era perfettamente felice con le due adorabili Persone della Trinità!… Noi non potremmo mai fare per Lui le follie che ha fatto per noi, e le nostre azioni non meriteranno questo nome, perché non sono che atti molto razionali e ben al di sotto di quanto il nostro amore vorrebbe compiere. È dunque il mondo che è insensato, poiché ignora quanto Gesù ha fatto per salvarlo, ed è lui l’accalappiatore che seduce le anime e le porta a fonti senza acqua. Non siamo neppure delle fannullone, delle sprecone. Gesù ci ha difeso nella persona di Maddalena. Era a tavola, Marta serviva, Lazzaro mangiava con Lui e i discepoli. Maria non pensava a prendere cibo ma a far piacere a Colui che amava. Così prese un vaso colmo di un profumo di grande valore e lo versò sul capo di Gesù spezzando il vaso; allora tutta la casa si riempì del profumo ma gli apostoli mormorarono contro Maddalena. Accade le stesso per noi: i cristiani più ferventi, i sacerdoti, trovano che siamo esagerate, che dovremmo servire con Marta invece di consacrare a Gesù i vasi delle nostre vite con il profumo che vi è racchiuso… E tuttavia, che importa se i nostri vasi sono spezzati, dal momento che Gesù è consolato e che il mondo, suo malgrado, è costretto a sentire i profumi che ne esalano e che servono a purificare l’aria avvelenata che non cessa di respirare?

L’infermiera sarebbe contenta che tu trovassi a Caen un mezzo flacone di acqua antiemorragica di Tisserand (2 franchi e mezzo). Se ci sono solo dei flaconi interi non prenderli: ce ne sono qui a Lisieux.
Suor Maria del S. C. vorrebbe 7 o 8 schiaccianoci.

I testimoni al processo parlano di Teresa e del suo amore verso i sacerdoti e il sacerdozio

Madre Agnese di Gesù, sorella di Teresa.

In generale, giudicava ogni cosa dal punto di vista della fede; non si fermava mai all’aspetto terreno e umano degli avvenimenti. Così, essendo maestra delle novizie, non ammetteva che si criticasse il modo con cui erano fatte le prediche e le istruzioni. Tuttavia non pensava che tutti i sacerdoti parlassero ugualmente bene, ma non ammetteva che si criticassero le imperfezioni della loro predicazione. Diceva anche che lo spirito di fede non consentiva di parlare dei difetti dei sacerdoti. Si confessò per la prima volta verso l’età di sei anni e mezzo. Fu per lei un grande avvenimento nella sua vita; fece il suo esame con molta cura, accanto a me. Poiché le avevo detto che le lacrime del piccolo Gesù sarebbero cadute sulla sua anima e l’avrebbero purificata al momento della benedizione del sacerdote, si rallegrava della sua confessione come di una grande festa. Poiché faceva il suo esame di coscienza con me molto candidamente, mi chiedeva ciò che bisognava dire. Ero molto imbarazzata nel non trovare nessun peccato, non avendola mai vista disobbedire o commettere alcuna colpa. La incitavo piuttosto all’amore e alla riconoscenza che alla contrizione. Prima di entrare al Carmelo, mi diceva che voleva farsi Carmelitana non fosse altro che per salvare una sola anima, che tutta una vita di sofferenza non sarebbe troppo per questo. Ma in seguito i suoi desideri seguirono una ben altra ampiezza: guadagnare anime al buon Dio divenne la sua costante preoccupazione; me ne parlava in continuazione. Al momento della sua professione, quando all’esame canonico (2 settembre 1890) le fu chiesto per quale motivo si sentiva attratta ad abbracciare questo santo stato, rispose: «È soprattutto per salvare le anime e per pregare per i sacerdoti». Una immaginetta di Nostro Signore Gesù Cristo Crocifisso grondante sangue le rivelò ciò che doveva fare per salvare anime; capì - mi diceva - che doveva raccogliere il sangue di Gesù e riversarlo sui peccatori: «Mi sentivo divorata dalla sete delle anime. Non mi attiravano ancora le anime dei sacerdoti, ma quella dei grandi peccatori». Più avanti l’attirarono maggiormente le anime dei sacerdoti perché le sapeva più care a Nostro Signore e più capaci di attirargli i cuori. Mi ripeté questo più di una volta dopo il suo viaggio a Roma, durante il quale aveva visto con stupore che se la loro sublime dignità li innalza al di sopra degli angeli, non sono, per questo, meno deboli e fragili degli uomini. Costantemente poi pregava per i sacerdoti e parlava della necessità di ottenere loro delle grazie. Fu molto contenta di offrire le sue preghiere e le sue mortificazioni specialmente per due missionari, al cui lavoro l’aveva associata la Madre Priora. Il 19 agosto 1897, festa di San Giacinto, offrì l’ultima comunione della sua vita per la conversione di un povero sacerdote del nostro Ordine che porta questo nome (padre Giacinto Loyson). Era del resto uno dei suoi più ardenti desideri; ma ne parlò spesso durante la sua vita dicendomi che faceva molti sacrifici a questo scopo.

Verso il 1895-1896, accettò l’ordine della Madre Priora, di stabilire una specie di fraternità spirituale tra lei e due missionari: il padre Bellière, dei Padri Bianchi, e il padre Roulland, missionario nel Sut-Tchuen. Non solo offriva per loro le sue preghiere e i suoi sacrifici, ma iniziò con ciascuno una fitta corrispondenza su argomenti spirituali. Durante la sua ultima malattia mi fece a questo proposito le seguenti osservazioni e raccomandazioni: «Più avanti, un grande numero di giovani sacerdoti, sapendo che sono stata sorella spirituale di due missionari, chiederanno qui lo stesso favore; potrebbe essere pericoloso. È solo con la preghiera e il sacrificio che possiamo essere utili alla Chiesa. La corrispondenza deve essere molto rara e non bisogna permetterla per nulla a certe religiose che ne sarebbero preoccupate, crederebbero di fare meraviglie e non farebbero, in realtà, che ferire la loro anima e cadere forse nei sottili tranelli del demonio. Madre mia, ciò che le dico è molto importante; non lo dimentichi in futuro».

Al tempo in cui era sacrestana, metteva nell’esercizio del suo ufficio una grande pietà, specialmente quando toccava i vasi sacri e preparava i lini e gli ornamenti dell’Altare. Quest’ufficio la spingeva a essere molto fervente e ricordava questa parola dei Libri Santi: «Siate santi, voi che toccate i vasi del Signore» (Is 52,11). Se nella Pisside o nel corporale trovava qualche particella, manifestava la più viva gioia. Una volta, avendo trovato un frammento abbastanza grande, corse in lavanderia dove si trovava la comunità e fece segno ad alcune di seguirla. Si inginocchiò per prima ad adorare Nostro Signore, rimise il corporale nella borsa e poi ce la fece baciare. Era in preda ad un’indicibile emozione. Un’altra volta il sacerdote, mentre distribuiva la Santa Comunione, lasciò cadere l’Ostia. La Serva di Dio tese l’estremità del suo Scapolare per non lasciar cadere a terra la Santa Ostia. Mi diceva poi con gioia: «Ho portato Gesù Bambino fra le mie braccia, come la Santa Vergine». Durante la sua malattia, le si portò il Calice di un giovane sacerdote che aveva da poco celebrato la sua Prima Messa. Guardò l’interno della sacra coppa e ci disse: «La mia immagine si è riflessa nel fondo del Calice, là dove si è posato il Sangue di Gesù e dove discenderà tante altre volte. Mi piaceva fare questo coi Calici quando era sacrestana».

Un altro giorno mi disse: «Non penso di essere felice di gioire, di riposarmi in cielo. Non è questo che mi attira. Ciò che mi attira è l’amore: è amare, essere amata e ritornare sulla terra per far amare il buon Dio, per aiutare i missionari, i sacerdoti, tutta la Chiesa. Voglio passare il mio cielo a fare del bene sulla terra». Ciò che vidi brillare di più in lei durante la sua ultima malattia, è la semplicità, l’abbandono di se stessa, l’umiltà, il costante ricorso alla preghiera e la fiducia in Dio.

«Non smanio di godere, ma è questo che mi attira. Non posso pensare molto alla felicità che mi aspetta in cielo. Una sola attesa fa battere il mio cuore: è l’amore che riceverò e quello che potrò donare. Penso a tutto il bene che vorrei fare dopo la mia morte: far battezzare i bambini piccoli, aiutare i sacerdoti, i missionari tutta la Chiesa!…».

Ve ne sono [molte persone] che considerano [la Serva di Dio suor Teresa] il loro angelo custode e hanno prove sensibili della sua continua assistenza; i suoi scritti sono il codice di perfezione che guida la loro vita spirituale, e si sforzano di seguire la «sua vita». Ho rilevato questa influenza tanto sulle madri di famiglia quanto sulle religiose. Dove mi è parsa più ammirevole è sui sacerdoti. Ormai non conto nemmeno più il numero di quelli che la lettura di Storia di un’anima ha fatto passare dalla tiepidezza al fervore, dal fervore alla vita perfetta e persino talvolta dal peccato allo stato di grazia.

Come lo sa?

Dalle lettere che mi giungono costantemente. Ho anche ricevuto spesso al parlatorio dei sacerdoti il cui fervore si era ravvivato o accresciuto all’incontro con suor Teresa.

Suor Geneviève, sorella di Teresa

Ero diventata la sola confidente di Teresa, così non poté nascondermi il desiderio che aveva di entrare al Carmelo. La sua attrattiva per la vita religiosa si era manifestata fin dalla più tenera infanzia. Non soltanto ripeteva che desiderava essere religiosa, ma sognava una vita eremitica e talvolta si isolava in un angolo della sua camera dietro le tende del suo letto per intrattenersi con Dio. Aveva allora 7 o 8 anni. Più tardi, a 14 anni, dopo quella che lei chiama “la sua conversione”, la vita religiosa le apparve soprattutto come un mezzo per salvare le anime. Anzi pensò, per questo, di farsi religiosa delle missioni estere, ma la speranza di salvare un maggior numero di anime con la mortificazione e il sacrificio di se stessa la decise di rinchiudersi al Carmelo. La Serva di Dio mi confidò lei stessa il perché di questa determinazione: era per soffrire di più e così guadagnare più anime a Gesù. Stimava che era più duro per la natura lavorare senza mai vedere il frutto dei propri sforzi, lavorare senza stimoli, senza alcuna distrazione, che il lavoro penoso fra tutti è quello che si intraprende su noi stessi per arrivare a vincersi. Così, questa vita di morte, più lucrativa di tutte le altre per la salvezza delle anime, era quella che voleva abbracciare, augurandosi, come diceva lei stessa “di diventare al più presto prigioniera per dare alle anime le bellezze del cielo”. Infine, entrando al Carmelo, il suo scopo speciale fu di pregare per i sacerdoti e immolarsi per i bisogni della Santa Chiesa. Lei chiamava questo genere di apostolato fare il commercio all’ingrosso, perché attraverso la testa, arrivava alle membra. Così dichiarò con fierezza all’esame canonico che precedette la sua professione: “Sono venuta - disse - per salvare le anime e soprattutto per pregare per i sacerdoti”.

La Serva di Dio nutriva la sua anima con la lettura della Sacra Scrittura. Fin dalla sua infanzia, anche il libro dell’Imitazione la deliziava e lo sapeva a memoria. Ma soprattutto ciò che la assorbiva durante le sue orazioni era la meditazione del Santo Vangelo. Desiderò anche portare questo libro sacro sul suo cuore e si preoccupò molto di trovare i Santi Vangeli pubblicati separatamente per farli rilegare e procurarci la stessa felicità. Scrutava la Sacra Scrittura per “conoscere il carattere del buon Dio”. La differenza delle traduzioni la addolorava: “Se fossi stata sacerdote - diceva - avrei studiato a fondo l’ebraico e il greco per conoscere il pensiero divino, tale quale Dio si degna esprimere nel nostro linguaggio umano”.

La Serva di Dio amava tanto ornare gli altari e soprattutto l’altare dove, in certi giorni, veniva esposto il Santissimo Sacramento. Esercitò per lungo tempo l’ufficio di sacrestana. Era edificante vedere con quale rispetto e con quale gioia toccava i vasi sacri e la sua gioia quando scorgeva un minuscolo frammento dell’ostia santa dimenticata dal sacerdote. Ho assistito in tali occasioni a scene sublimi di pietà, in particolare una volta in cui si trovava dinanzi a un calice insufficientemente purificato: lo portò nel tabernacolo dell’oratorio con una devozione indicibile. Toccava i corporali e i purificatoi con una grande delicatezza: le sembrava, mi diceva, di toccare i panni di Gesù Bambino. Nel preparare la Messa per il giorno seguente, le piaceva specchiarsi nel calice e nella patena; le sembrava che lasciando specchiata nell’oro la sua immagine, era su di lei che sarebbero state riposte le sante speci.

Nel mese di giugno 1897, suor Teresa di Gesù Bambino, molto prima di ammalarsi, mi disse che pensava di morire in quello stesso anno: eccovi il motivo che mi diede nel mese di giugno. Quando si vide colpita da una tubercolosi polmonare mi confidò: “Vedete, il buon Dio mi prenderà in un’età in cui non avrei avuto il tempo necessario per essere sacerdote… Se fossi potuta diventate sacerdote, ciò sarebbe avvenuto in questo mese di giugno e durante quella ordinazione avrei ricevuto i santi Ordini. Eh! Allora, affinché non rimpianga nulla, il buon Dio permette che io sia malata e dunque, impossibilitata a partecipare alla cerimonia e pertanto morirò prima di aver esercitato il mio ministero”. Il sacrificio di non essere sacerdote le stava sempre molto a cuore. Quando, durante la sua malattia, le tagliavamo i capelli, ci chiedeva sempre di farle la tonsura; allora compiaciuta si passava la mano sulla testa. Ma il suo rimpianto non si limitava a degli infantilismi; essendo ispirato da un autentico amore per Dio, questo rimpianto le ispirò grandi speranze. Il pensiero che Santa Barbara aveva portato la Comunione a S. Stanislao Kostka la affascinava, ci diceva: “Perché non un angelo, non un sacerdote, ma una vergine? Oh, quante meraviglie vedremo in cielo! Sono del parere che quanti avranno desiderato sulla terra l’onore del sacerdozio ne saranno partecipi in cielo”.

Durante la vita da carmelitana, orientò le sue intenzioni specialmente verso la santificazione dei sacerdoti. Nel 1889 mi scriveva il 14 luglio (aveva sedici anni): “O mia Celina, viviamo per le anime, siamo apostoli… salviamo soprattutto le anime dei sacerdoti: queste anime dovrebbero essere più trasparenti del cristallo. Ahimè! Quanti cattivi sacerdoti, sacerdoti che non sono abbastanza santi. Preghiamo, soffriamo per loro… Celina, capisci il grido del mio cuore?”. Lo stesso pensiero me lo ripeteva in numerose lettere del 1889 e del 1890, come pure lo ripete nel suo manoscritto e nelle sue poesie.

Il pensiero che la glorificazione di suor Teresa sarebbe un incoraggiamento alla santità, suscita ovunque degli apostoli; in particolare i sacerdoti le sono specialmente devoti. Padre Flamérion, S.J., direttore una casa di esercizi spirituali per sacerdoti presso Parigi, ci ha fornito degli esempi toccanti. Nei seminari suor Teresa è molto conosciuta e amata. Tanti sacerdoti e religiosi la prendono come “sorella” o associata al loro sacerdozio. Abbiamo avuto qui parecchie visite di vescovi e abati i quali chiedono di vedere la cella di suor Teresa di Gesù Bambino. Con pia venerazione si sono inginocchiati davanti alla statua della Santa Vergine che le ha sorriso, e si sono fatti condurre in tutti i luoghi santificati dalla sua presenza… Le richieste di preghiere arrivano così numerose al Carmelo, che le visite al parlatorio e la corrispondenza sono diventate estremamente gravose. Pertanto, Madre Agnese di Gesù, suor Maria del Sacro Cuore ed io, essendo le sorelle della Serva di Dio, ci siamo dovute ritirare per quanto possibile da questo movimento, altrimenti non ci sarebbe più per noi vita religiosa possibile.

Padre Adolphe Roulland m.e.p.

Ecco in quali circostanze conobbi la Serva di Dio. Nel 1896, al momento di ricevere l’ordinazione sacerdotale e di andare in missione, ebbi l’idea di sollecitare le preghiere speciali di una religiosa carmelitana che fosse così spiritualmente associata al mio apostolato. Mi rivolsi per questo alla Madre Priora del Carmelo di Lisieux, che designò a questo scopo suor Teresa di Gesù Bambino. Io non la conoscevo. Prima di partire per le missioni, venni a Lisieux nel luglio 1896. Celebrai la santa messa al Carmelo ed ebbi, durante una mezza giornata, diversi colloqui con la Serva di Dio. Mantenemmo da allora una corrispondenza che si protrasse fino alla sua morte, cioè per un anno. Ricevetti da lei in questo periodo circa otto lettere.

I favori che ho ricevuto per intercessione della Serva di Dio sono per me una ulteriore prova che ella praticava le virtù a un alto grado, e che il Signore, che amava provarla, la ricompensava largamente, ancora in questa vita, con l’esaudire le sue domande. Senza voler insistere sui favori d’ordine spirituali che sono persuaso di aver ottenuto per sua intercessione, mi è gradito riconoscere che le sono proprio un po’ debitore della mia vocazione di missionario: «L’8 settembre 1890 - mi scrisse il 1° novembre 1896 - la sua vocazione di missionario veniva salvata da Maria Regina degli apostoli e dei martiri: in quello stesso giorno, una piccola carmelitana diventava la sposa del Re dei cieli. Il suo unico scopo era quello di salvare le anime, soprattutto quelle degli apostoli. A Gesù, suo Sposo divino, chiese in modo particolare un’anima apostolica; non potendo essere sacerdote, voleva che, al suo posto, un sacerdote ricevesse le grazie del Signore, avesse le stesse aspirazioni, gli stessi desideri di lei. Lei conosce l’indegna carmelitana che fece quella preghiera. Non pensa come me che la nostra unione, confermata il giorno della sua consacrazione sacerdotale, cominciò l’8 settembre? Credevo che solo in cielo avrei incontrato l’apostolo che avevo chiesto a Gesù; ma questo diletto Salvatore sollevando un poco il misterioso velo che nasconde i segreti dell’eternità, si è degnato donarmi, fin dall’esilio, la consolazione di conoscere il fratello della mia anima, di lavorare con lui per la salvezza dei poveri infedeli».
Ecco un favore temporale che ugualmente attribuisco a lei. In missione durante una persecuzione circa 200 donne e vergini si erano rifugiate presso di me. Ora i banditi approfittando della mia assenza, si preparavano ad assalire la mia residenza. Prima di mettersi in marcia, fanno un’ultima supplica alle loro divinità, facendo esplodere dei petardi in loro onore. Uno di questi mette fuoco alle polveri: la detonazione fa saltare il monastero buddista, uccide o ustiona un buon numero di banditi, il resto di quelli sani fugge da tutte le parti. L’allarme è dato; le mie cristiane sono salvate prima ancora d’aver conosciuto il pericolo. Non ho dubitato un istante della protezione di suor Teresa che mi aveva promesso di vegliare su di me e su i miei cristiani, e alla quale io raccomandavo tutti i giorni gli interessi della mia missione. Questi fatti accaddero verso il 1904.

Maria della Trinità, amica e novizia di Teresa

Quand’era sacrestana sono stata testimone dello spirito di fede con cui compiva il suo ufficio. Mi parlava della sua felicità di avere, come i sacerdoti, il privilegio di toccare i vasi sacri; li baciava rispettosamente e mi faceva baciare l’ostia magna che stava per essere consacrata. La sua felicità fu al colmo il giorno in cui, nel ritirare la patena dorata dalla mensa della comunione, vide che vi era un frammento assai grande. La incontrai sotto il chiostro, mentre portava il suo prezioso tesoro che proteggeva con cura: «Seguitemi - mi disse - porto Gesù». Arrivata in sacristia, depose solennemente la patena su un tavolo, mi fece mettere in preghiera vicino a lei finché arrivò il sacerdote che aveva fatto avvertire. Aveva una sete ardente della Santa Comunione, e la sua più grande sofferenza era di non poterla ricevere tutti i giorni. Avrebbe preferito tutte le sofferenze piuttosto di ometterne una sola. Un giorno di comunione, essendo molto malata, ricevette dalla Madre Priora l’ordine di prendere una medicina. Ora, in quel caso, era usanza qui di non fare la comunione. Davanti a questa decisione, suor Teresa di Gesù Bambino si sciolse in lacrime e perorò così abilmente la sua causa presso la Madre Priora che non solo ottenne di non prendere quella medicina se non dopo la Messa, ma, da quel giorno, si abolì l’usanza di perdere la comunione in simili circostanze.

Il suo amore per Dio le dava uno zelo ardente per la salvezza delle anime, in modo particolare quelle dei sacerdoti; offriva tutti i suoi meriti per la loro Santificazione e mi esortava a fare la stessa cosa. Ella chiamava i peccatori «suoi figli» e prendeva sul serio il suo titolo di «madre» nei loro confronti. Li amava appassionatamente e lavorava per loro con una dedizione instancabile. Un giorno di bucato, mi avviavo alla lavanderia senza affrettarmi, guardando, mentre passavo, i fiori del giardino. Anche suor Teresa di Gesù Bambino vi andava, camminando rapidamente. Ella mi raggiunse presto e mi disse: «È così che ci si affretta quando si hanno dei figli da nutrire e si è obbligati a lavorare per farli vivere?». E trascinandomi: «Andiamo, venite con me e affrettiamoci, perché se ci gingilliamo, i nostri figli moriranno di fame». Mi diceva ancora: «Un tempo, nel mondo, svegliandomi la mattina, pensavo a ciò che probabilmente doveva capitarmi nella giornata, e se non prevedevo che difficoltà, mi alzavo triste. Ora è tutto il contrario… Mi alzo tanto più gioiosa e piena di coraggio quanto più prevedo tante occasioni di testimoniare il mio cuore a Gesù e di guadagnare da vivere ai miei figli, i poveri peccatori. Subito bacio il mio crocifisso, lo poso delicatamente sul cuscino mentre mi vesto, e gli dico: «Gesù mio, Voi avete lavorato abbastanza, pianto abbastanza, durante i trentatre anni della vostra vita su questa povera terra! Ora riposatevi è il mio turno di combattere e di soffrire».

Padre Godefroy Madelaine O. Praem.

Al Carmelo è risaputa che ella era, in mezzo alle sue sorelle, un angelo di pace e di carità. Mi hanno riferito molto spesso fino a che punto era servizievole nei riguardi di tutte le sorelle, e in modo particolare verso quelle che erano più bisognose a causa di difetti e infermità. Ma quello che voglio soprattutto testimoniare è il suo amore eroico per le anime. La Serva di Dio mi ha spesso confidato gli ardenti desideri che aveva di consumarsi per guadagnare anime. Nella sua anima c’era una fiamma apostolica. Tali aspirazioni non erano in lei pura teoria, si traducevano in pratica per mezzo di costanti atti di preghiera, di opere buone e di mortificazioni. Credo che una delle sue più abituali intenzioni fosse quella di salvare anime. Volle essere missionaria ed è con un’attivissima generosità che accettò di unire la sua vita spirituale ai lavori di due missionari che chiamava i suoi «fratelli». Sono venuto a conoscenza di quest’ultimo particolare, non soltanto dalla «Storia della sua vita», ma dal racconto che me ne hanno fatto i genitori di uno di questi missionari, il reverendo Padre Roulland delle Missioni Estere.