Teresa, rosa sfogliata

Poesia scritta da Teresa il 19 maggio 1897 su richiesta di Madre Enrichetta, del Carmelo di Parigi.

Pochi mistici si sono spinti così lontano come Teresa, ormai minata nel fisico, all'estremo delle sue forze che offre il suo nulla buttandosi sotto i passi di Gesù, in un atto di puro e totale amore. Così la si coglie in questa composizione: non chiede nulla, s'abbandona, è quasi già al di là della morte, si direbbe quasi al di là dell'amore.

Teresa deve ormai rinunciare agli impegni della vita comune uno dopo l'altro... fino ad abbandonare la sua cella per l'infermeria... intuisce che le resta un ultimo atto supremo da assolvere: Io devo morire. Morire dissolvendosi, appassendo, giorno dopo giorno, come una rosa che si sfoglia. Dentro ad una offerta, la più assoluta, senza cura, senza pretese, senz'arte. La sua generosità è pari alla sua delicatezza: che la sua vita così spesa (persa) sia soltanto dolcezza sotto i passi infantili di Gesù Bambino e sotto gli ultimi passi dell'Uomo dei Dolori (allusione al suo nome appunto di Gesù Bambino e del Volto Santo).

Suor Maria della Trinità racconta la genesi di questa poesia di cui Madre Enrichetta del Carmelo di Parigi aveva anche suggerito l'argomento: "Poiché rispondeva ai suoi sentimenti, Suor Teresa vi mise tutto il suo cuore. Madre Enrichetta ne fu molto contenta, solamente mi scrisse che mancava un'ultima strofa che spiegasse che, alla morte, Dio avrebbe raccolto questi petali sfogliati per riformarne una bella rosa che sarebbe brillata per tutta l'eternità. Allora suor Teresa di Gesù Bambino mi disse: "Che la buona Madre faccia lei stessa questa strofa così come l'intende, per me non sono per nulla ispirata a farla. Il mio desiderio è di essere sfogliata del tutto, per gioire di Dio. Punto e basta"".

UNA ROSA SFOGLIATA

Gesù, quando ti vedo sorretto da tua Madre
Lasciar l'appoggio
E trepido tentare su questa arida terra
i primi passi
Davanti a te vorrei una rosa sfogliare
tutta freschezza
Perché il tuo piccol piede soavemente posi
Sopra ad un fiore!...

Questa rosa sfogliata, è immagine fedele
Divino Infante
Del cuor che per te vuol tutto immolarsi intero
Ad ogni istante.
Signore, sui tuoi altari più d'una fresca rosa
Ama brillare
A te essa si dona... Ma d'altra cosa io sogno:
"È di sfogliarmi!..."

La rosa nel suo splendore ti può abbellir la festa
Bambino Amato,
Ma la rosa sfogliata, si disperde senza cura
al capriccio del vento.
Una rosa sfogliata si dà senza pretese
Per più non essere.
Com'essa allegramente a te io m'abbandono
Gesù Piccino.

Con incuria si passa sui petali di rosa
E ciò che resta
Son semplici ornamenti disposti là senz'arte
Io l'ho compreso.
Gesù, per amore tuo la vita ho perso
E l'avvenire
Agli occhi dei mortali come appassita rosa
Devo morire!...

Per te, devo morire, Gesù, Beltà Suprema,
Sorte felice!
Voglio, sfogliandomi, provarti che io t'amo
O mio Tesoro!...
Sotto agl'infantili passi tuoi segretamente
Qui viver voglio
Ed addolcir ancor vorrei sopra al Calvario
Gli estremi passi tuoi!...

SEMPRE A PROPOSITO DI ROSE...

Teresa la santa delle rose?

In una lettera che padre Bellière scrisse a Madre Agnese, includeva un piccolo distintivo di carta con un'immagine del Cuore di Gesù da una parte e, dall'altra, un testo da lui scritto. Si trattava di un distintivo in uso presso gli aderenti alla Associazione Guardia d'onore del Sacro Cuore, alla quale era iscritto padre Bellière.

Il distintivo doveva essere consegnato a Suor Teresa con la quale, pur essendo stato affidato alle sue preghiere, non aveva ancora iniziato a corrispondere, ma con cui intendeva già sigillare con questo segno la loro unione fraterna.

Chiedeva, perciò, che Teresa apponesse all'immagine la sua firma. Cosa che Teresa in effetti farà sul retro dell'immagine.

Il mittente vi ha già scritto: "immagine di unione di carità apostolica e fraterna nei Sacri Cuori di Gesù e di Maria. Firmato: M. Barthélemy-Bellière figlio di M. e G. (Maria e Gesù), A. M. (aspirante missionario). 24 ottobre 1895".

Sotto gli emblemi abituali del Sacro Cuore, il retro porta impresso il motto: "Non è che amore e misericordia!" (cfr LT 266, p 1281).

Teresa lo firma e lo colloca nel piccolo libro dei vangeli, che porta giorno e notte sul suo cuore. Aprendolo a caso lo sguardo cade su questo versetto: "Sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e come vorrei che fosse già acceso" (Lc 12,49).

Alla morte di suor Teresa di Gesù Bambino, l'immagine-ricordo è rimandata a padre Bellière. A sua volta, egli apre a caso il Nuovo Testamento e capita esattamente lo stesso versetto (cfr LT 34, 38 e 41). C'è più di una coincidenza fortuita. Da parte di Teresa, così attenta a cogliere e a far concordare questi piccoli segni, compresi dal solo beneficiario, il versetto evangelico ci svela a colpo sicuro il segreto della sua attività missionaria, come di quella di ogni apostolo.

Madre Agnese la sceglie in un primo momento come citazione della prima edizione di Storia di un'Anima (HA 98, p1). La scrive anche sulla croce della prima sepoltura, nell'ottobre 1897, sotto questa forma:

"Che io voglio, o mio Dio - Portare lontano il tuo Fuoco - Ricordati".

Un'imprudenza del sacrestano pasticcia la pittura fresca. Madre Agnese modifica allora il suo progetto e scrive:

"Voglio passare il mio cielo a fare del bene sulla terra".

Questo "bene" però non tarda ad essere identificato con i benefici della "pioggia di rose", con il rischio di far dimenticare che l'annuncio del Vangelo a tutta la terra è il bene più ardentemente desiderato dal cuore missionario di Teresa.

Le sue più belle rose sono di Fuoco.